Archivio Mensile: novembre 2010

Ultimatum alla Gelmini: il DDL non s’ha da fare! (di Davide Delle Chiaie)

Il giorno Mercoledì 17 Novembre 2010, giornata internazionale di mobilitazione studentesca, gli studenti italiani di molte città hanno lanciato al Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini  un ultimatum: il DDL non s’ha da fare. Tutti coloro coinvolti in questo disegno di legge sono scesi in piazza per concedere ai politici l’ultima possibilità di ritirarlo, il giorno prima che venisse discusso alle Camere. Anche a Padova studenti medi ed universitari, precari e ricercatori hanno fatto sentire la propria voce, radunandosi in oltre un migliaio davanti alla prefettura e dando vita ad un corteo colorato e rumoroso, fatto di striscioni, slogan e musica sparata a tutto volume. Un cartellone molto caratteristico recitava: “Da Pomigliano a Londra, tutti in piazza per un’istruzione libera e democratica”. Altra peculiarità era costituita dalla folta rappresentanza di ingegneria, che ha scritto “Se siamo qui anche noi l’avete fatta davvero grossa”.

Mi reco nel luogo di ritrovo, piazza Antenore, alle 9 di mattina, l’ora prefissata. Trovo molti manifestanti, alcuni dei quali con bottiglie di birra in mano (a quest’ora!), un camioncino dotato di impianto audio su sui sono attaccati striscioni in dialetto e decine di poliziotti e carabinieri. Parte la musica: dopo qualche minuto di “Colpo di pistola” dei Subsonica e di “Quelli che benpensano” di Frankie Hi-Nrg il dj mette su una serie di pezzi reggae ed hip-hop mai sentiti prima. Nel frattempo gli studenti provenienti dagli istituti più lontani arrivano. Alle 9.30 circa si parte in corteo.

Un ragazzo al microfono incita i manifestanti parlando di opposizione da parte del popolo minuto alla casta dei padroni che vogliono creare uno Stato basato sul sistema dei privilegi feudali: senza dubbio una retorica comunista e populista, che però rende bene l’idea del senso dell’iniziativa. Passiamo per il centro, quindi  confluiamo in alcune delle arterie principali del capoluogo di provincia veneto. Strada facendo, trovo due delle mie compagne di corso e mi unisco a loro. Siamo davvero in tanti: il fitto schieramento oplitico di studenti si estende per circa duecento metri. A chiudere la fitta compagine, solo i camioncini della polizia. La musica è intervallata da uno speaker che lancia ritornelli più o meno ripetuti dalla folla come “Noi il bunga-bunga non lo vogliamo” o “Chi non salta è Berlusconi”. La sua voce diminuisce canzone dopo canzone: dopo un’ora sembra che a parlare sia un catarroso con problemi d’asma!

Raggiungiamo Piazza Insurrezione e poi ci dirigiamo verso piazza Garibaldi. Alle 11 devo andarmene a malincuore: mi aspetta una lezione che non posso perdere. Leggo dai giornali che i miei compagni di sventura “hanno chiesto e ottenuto il permesso di continuare la protesta fino all’ingresso del centro culturale San Gaetano dove è in corso un convegno con la neo-segrataria della Cgil Camusso. Alla Camusso i ragazzi hanno consegnato un documento in cui si chiede al sindacato di proclamare lo sciopero generale, indipendentemente dalla situazione politica del paese” (da “Il Mattino di Padova” online).

Insomma, anche questa volta i giovani hanno dimostrato di allontanarsi dallo stereotipo del bamboccione tristemente impersonato dal “Trota”: i Padovani si sono comportati con maturità e senso civico, dando vita ad una manifestazione pacifica e gradevole. Questa ulteriore opposizione all’involuzione dell’istruzione italiana darà un qualche frutto?


I due volti del Testamento Biologico – Pareri diversi di due personaggi illustri su un tema che ha diviso l’Italia (di Giulia Santunione e Maria Golinelli)

Articolo tratto da l’Appunto, giornale trimestrale formiginese.

Forse tutti almeno una volta abbiamo provato ad immedesimarci in una vita senza poter più usare il nostro corpo o la nostra testa, una vita senza la forza di muoversi,di parlare e di comunicare. Forse tutti abbiamo immaginato cosa voler fare della nostra vita, qualora essa dovesse essere compromessa fisicamente da un corpo che non ci ascolta più. Da questi pensieri sono sorte domande, dalle domande abbiamo formulato risposte e dalle diverse risposte, si sono scatenate forti diatribe sul “trattamento di fine vita”, che hanno portato alla nascita di diverse correnti di pensiero nel modo di intendere e di affrontare l’attuale situazione. Abbiamo incontrato due cittadini formiginesi, particolarmente attivi nella diffusione di idee,proposte e direttive a riguardo. Si tratta di Maria Elinda Giusti -rappresentante del consiglio direttivo di Libera Uscita,associazione che sostiene la legalizzazione del testamento biologico e la depenalizzazione dell’eutanasia- e il Dottor Luigi Melini -ex primario del reparto di medicina interna a Modena – attualmente a capo dell’Associazione dei Medici Cattolici Italiani.

 

C’è molta confusione sul significato di eutanasia e testamento biologico:molti infatti tendono a identificarli in una cosa sola. Potete spiegarci cosa si intende con questi due termini?

 

Entrambi i nostri interlocutori sono concordi nell’affermare che il testamento di vita è il documento con cui è possibile dichiarare preventivamente quale trattamento sanitario subire o rifiutare, quando le facoltà mentali sono compromesse permanentemente. In questo modo il medico è vincolato alle decisioni del paziente. Questo documento è revocabile periodicamente per mantenerne l’attualità.

L’etimologia di Eutanasia ci conduce a “buona morte”ed è essenzialmente di due tipi: può essere attiva,quando è somministrato al paziente una sostanza atta ad anticiparne la morte, oppure passiva, quando vengono interrotte le cure di sostegno vitali. Entrambe le forme sono per legge vietate in Italia, pena la carcerazione.

 

 

Perché è nato un dibattito così accesi tra opinioni diverse riguardo a tali questioni etiche?

Maria Elinda: “Tutto sorge dalla risposta che diamo ad una precisa domanda: “la vita ci è disponibile?”. Penso che ognuno, a seconda delle proprie idee, convinzioni o credenze religiose, sia libero di rispondere, senza aver la pretesa di imporre la propria volontà su quella degli altri.”

Dr. Melini: “Il problema nasce dal valore conferito al consenso del paziente a ricevere o meno le cure mediche. La legge italiana stabilisce che ognuno è libero di esprimere la propria volontà a riguardo,ma in caso di urgenza e di incoscienza, il medico ha la priorità sul consenso del paziente, per intervenire a favore della salvaguardia della vita non in direzione della sua fine. Agire per la vita non è una possibilità ma un dovere del medico, che, come tale, ha giurato di attenersi al codice deontologico. Ora sembra essere nata una cultura di fine vita, all’interno di una società che sembra pensare solo alla propria morte. La vita umana è un diritto di ognuno; è un dono carico di un valore universale che non può essere messo in discussione. Non decidiamo noi fino a quando possiamo disporre di questo dono.

 

 

È giusto che la questione del testamento biologico entri in parlamento?

Maria Elinda: “La realtà che viviamo ci mette di fronte alla possibilità di sopravvivere in condizioni in cui la vita risulta essere una serie di funzioni fisiologiche svolte artificialmente da qualcos’altro al di fuori del nostro corpo. E data la realtà dei fatti, ritengo che il paziente abbia il diritto di scegliere per la propria vita. E questo può essere espresso tramite il testamento biologico. Un documento cioè con cui si può nominare una persona a cui affidare il testamento di vita,con cui si fa prevalere il volere del paziente sui medici e con cui si può rifiutare alimentazione e idratazione artificiali. La regolamentazione sul testamento biologico permetterebbe di prendere le giuste decisioni davanti a tanti casi di incoscienza irreversibile. Giuste perché scelte dal paziente stesso.

Dr. Melini: “Non ci sarebbe bisogno di una legge sul testamento biologico, perché già la nostra Costituzione e il codice deontologico dei medici sono ampiamente sufficienti per capire come ci si deve comportare in caso di prognosi sicuramente infausta. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Ma se una persona si ritrova in stato di incoscienza, nessuno può sapere la sua volontà, perché quella espressa in un eventuale testamento di vita non sarebbe attuale! Quindi il medico deve proseguire le cure per il sostegno della vita, ovviamente evitando forme di accanimento terapeutico. Non possono essere i giudici a decidere cosa fare di vite umane, come è accaduto in alcuni casi.. si parla di questioni troppo delicate per essere lasciate al parere dei giudici. Quindi regolamentare il testamento biologico può essere utile , ma senza che esso contempli la possibilità di rifiutare alimentazione e idratazione. Perché non si può uccidere una persona lasciandola morire di fame. È un reato, per lo stato ma soprattutto per la coscienza!

La chiesa come si sta comportando?

Maria Elinda: “Bisognerebbe ricordare al Papa che i 10 comandamenti non sono le leggi di una stato come l’Italia, definitasi laica. Il comportamento della chiesa Cattolica è piuttosto ingerente perché sembra pretendere che l’umanità accolga le sue proposte.”

Dr. Melini: “La Chiesa Cattolica ha il diritto e il dovere di guidare i suoi fedeli e di offrire il suo punto di vista in questioni morali di tale calibro. Essa,in quanto portavoce del messaggio di Dio,deve fare luce laddove gli uomini spesso fanno confusione.”

Entrambi gli intervistati hanno infine illustrato la situazione nella nostra città. Rispetto alle altre province italiane, Modena ha assunto particolari disposizioni, dimostrandosi negli ultimi anni molto attiva. Infatti la sezione modenese dell’associazione nazionale Libera Uscita ha ottenuto il riconoscimento legale della figura dell’amministratore di sostegno. È possibile cioè scegliere una persona che, a seguito di un atto notarile, diventi garante delle volontà riguardanti le disposizioni di fine vita.

FORMIGINE REGISTRA UN BISOGNO CONIUGANDOLO IN DIRITTO.

In attesa di una legge nazionale che si pronunci con una regolamentazione concreta, è in atto in molti comuni italiani la raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario dei cittadini residenti nel territorio (in Emilia Romagna e Toscana si concentra il 50% dei comuni che hanno approvato la registrazione di tali documenti direttivi) .

Il testamento biologico si fonda sull’assunto che sia direttamente il cittadino a disporre della propria vita e della libertà che gli appartiene. Trattandosi propriamente di un testamento scritto, quindi di esplicite dichiarazioni di volontà, il testamento biologico garantisce il rispetto dell’autonomia individuale e la tutela di quel diritto di ognuno alla libertà di cura, a poter scegliere quindi da sé e per sé i propri trattamenti sanitari, lontano da qualsiasi imposizione o dovere alle terapie. (“[…] Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona“, art. 32, Cost.)

Il testamento biologico fornisce disposizioni personali generali per quanto riguarda la somministrazione dei farmaci, il sostentamento vitale, la rianimazione, la donazione degli organi, l’assistenza religiosa e la destinazione del proprio corpo all’utilizzo per scopi scientifici e didattici.

A questo fine è prevista la nomina di un fiduciario che si impegna a garantire il rispetto delle volontà. La deposizione e la registrazione del testamento biologico presso il Comune ne assicura l’autenticità, la sicurezza e la conservazione.

Nonostante la legge ordinaria italiana non abbia ancora sancito la validità di questo documento, il Comune di Formigine offre, a chi lo desidera, la possibilità di depositare il testamento biologico, indicando le terapie a cui si vuole essere sottoposti e quali rifiutare, nel caso in cui il cittadino dovesse trovarsi in condizioni tali da non poter esprimere il proprio consenso o dissenso in merito.

Con la deliberazione consiliare n. 36 del 27 maggio 2010, Formigine ha istituito e organizzato un servizio per la regolarizzazione e registrazione di dette dichiarazioni. Attivo dal 12 Luglio 2010, il testamento biologico può essere depositato presso lo Sportello del cittadino tramite appuntamento (numero 059/416333 oppure 059/416238), consegnando un numero di copie precompilate della dichiarazione in busta chiusa, da firmare al momento della registrazione, e una marca da bollo da € 14,62, costo totale e unico del servizio). L’operazione deve avvenire in presenza del funzionario comunale e del fiduciario scelto dal cittadino.

Sebbene il popolo formiginese possa forse apparire dubbioso e restio nei riguardi delle nuove burocrazie, in realtà il testamento biologico restituisce il potere discrezionale alla persona nella somministrazione delle cure, nel rispetto dell’autodeterminazione individuale e del valore della vita e dignità della persona umana, tutelando una maggiore garanzia della considerazione delle proprie scelte e aiutando il medico stesso a rispettare la reale volontà del paziente.

Formigine sembra averlo capito.

(Fac-simile di testamento biologico disponibile su: http://www.liberauscita.it/online/?page_id=129)


Storia di un politico (di Alessandro Venturelli)

 

Mi accorsi tardi nella vita,
di scegliere quel mestiere
che Dio abbandonò anzitempo.

Perchè non esiste uomo al mondo
in grado di sorridere al contadino spolpato
dal progresso agricolo
e all’industriale ambizioso,
mostrando gli stessi denti stretti
sulla stessa faccia sincera.
Come una scimmia che per non cadere
si regge tra due rami.

Eppure è questo che dice la democrazia:
tutti han diritto ad avere un sorriso dello stato.
Il contadino perderà il lavoro,
l’industriale sarà travolto dal mercato.
Non biasimatemi
se deciderò di mangiare dal piatto
in cui il Signore ha lasciato i suoi avanzi.
Non sarò certo io
il terzo infelice della tragedia.
Sono un uomo semplice nelle vesti di un drago
bruciato dal mio stesso fuoco.
Ed ora mi troverete qui,
a leccarmi le ferite
nelle casse dello stato.

Puttaniere,corrotto,parassita,
fannullone,privilegiato: questo
scriveranno sul mio epitaffio.
Questo è ciò con cui il potere droga
i suoi atleti.
Ma ora, sul mio letto di morte
avrete la vostra vendetta,
quando rimpiangerò la pace
di chi è vissuto povero e ingenuo
ma mai colpevole
delle disgrazie di un altro uomo.


Il mercato della politica

Il mercato parlamentare è sempre esistito, inutile negarlo, quindi non dobbiamo stupirci se in questo periodo di crisi – economica politica sociale morale – sentiamo ancora parlare di quest’usanza della politica.

In questi casi si pensa a deputati o senatori noti, i cui ruoli sono determinanti nell’ambito dei voti in Parlamento o nell’ambiente di partito. Ma non è sempre così. Spesso i personaggi sconosciuti ai più diventano i principali attori di queste delicate ma determinanti fasi, perché possono con una loro mossa rendere un grande beneficio ad una coalizione piuttosto che ad un’altra. E in quest’Italia, dove tutto ha un prezzo e, soprattutto, dove non esistono conseguenze per chi le leggi le fa, basta accordarsi e in quattro e quattr’otto si ammaina una bandiera per tirarne su un’altra.

Nel 2007, durante il governo Prodi, i casi di deputati che passavano dal centro-destra al centro-sinistra via gruppo misto era la regola, non l’eccezione. Come nel passato governo passare dal centro al Pdl era considerata prassi logica per far sopravvivere un Berlusconi scosso da una miriade di processi tra i membri del suo partito (in primis quelli del Presidente del Consiglio) e le disavventure interne alla maggioranza. E’ la politica della sopravvivenza, comprensibile, e finché esisterà il voto di scambio questa logica non cambierà.

Ma se è abbastanza normale passare da un gruppo all’altro per far sopravvivere un governo, è assolutamente abnorme pagare per chiedere di far cadere un governo avverso. Repubblica racconta la storia di due deputati del carroccio – Marco Pottino e Albertino Gabana – che si sono fatti pagare per votare la sfiducia al governo Prodi, e quindi farlo cadere.

 

Da Repubblica:

Come funziona il mercato da Transatlantico nel reame di Silvio Berlusconi, laddove tutto ha un prezzo, tutto una ricompensa? Lo ricostruiamo attraverso la storia di due oscuri peones, ligi ex onorevoli del Nord-Est. Transitati dalla Lega al gruppo misto alla fine del 2006, nel pieno del biennio ballerino del governo Prodi. Quando ogni singolo senatore diventa determinante per la tenuta dell’esecutivo e in tanti vengono contesi, corteggiati, lusingati. In qualche caso forse convinti con ragioni a cinque zeri. Dopo aver rotto con la Lega in Friuli per beghe locali, Marco Pottino, allora deputato, classe ’74, e Albertino Gabana, allora senatore, classe ’54 (entrambi di Pordenone) dopo un anno di navigazione a vista nel gruppo misto, vengono “convertiti” a fine 2007 al credo berlusconiano. Per essere acquisiti infine al gruppo forzista. Sono le settimane in cui l’esecutivo del Professore già vacilla. E il senatore Gabana in più di un’occasione vota con quella maggioranza, in un Palazzo Madama trasformato ormai in una casbah. Poco influente Pottino a Montecitorio, ma strategico Gabana per tentare la spallata. I due però camminano insieme. Inseparabili. I messi del Cavaliere sanno che il “pacchetto” va acquisito in tandem. Entrambi vengono avvicinati, lusingati, compiaciuti. Elio Vito, attuale ministro dei Rapporti con il Parlamento – rivela Pottino nel colloquio telefonico con Repubblica – è il più convincente.

La contropartita? Dentro il Pdl raccontano come in quegli ultimi giorni della Pompei prodiana, Berlusconi chieda all’alleato Bossi il via libera per tentare l’operazione aggancio. E di come la manovra sia stata accordata dal Senatur, a patto che i due “ex” del Carroccio non vengano poi rieletti. Clausola che il Cavaliere, o chi per lui, mette subito in chiaro ai due, nel momento in cui viene prospettato il passaggio e la fittizia candidatura alle successive politiche (poi precipitate da lì a tre mesi). Ma allora che interesse avrebbero avuto i peones ad accettare l’offerta? Transitare per poi perdere il seggio? È qui che scatta la rete di protezione. La garanzia per entrambi, qualora non eletti, di mantenere comunque lo status economico da parlamentare, magari con una consulenza ad hoc.

I fatti. Succede che, alle Politiche del 2008, tanto il giovane Pottino quanto il cinquantenne Gabana vengono candidati insieme alla Camera, lista Pdl, collegio del natio Friuli. Puntualmente non la spuntano: risultano primo e secondo dei non eletti. E accade che nel dicembre 2008, pochi mesi dopo l’inizio della legislatura, entrambi stipulino due distinti “contratti di lavoro a progetto” con il gruppo Pdl di Montecitorio, “in persona del suo presidente, Fabrizio Cicchitto”, con tanto di firma in calce. Durata (art. 5 del contratto): a partire dal gennaio 2009 e “fino al termine della XVI legislatura”. Compenso (art. 6): “Complessivi 120.516 euro annui al lordo delle ritenute”, da corrispondere “in dodici rate di 10.043 euro”. Né più né meno che l’indennità sommata alla diaria di cui godono gli onorevoli. Mancano all’appello solo i 4 mila del rimborso spese per portaborse. Bingo! Professionisti da gratificare per i servigi e la dedizione, consulenti meritevoli (“Considerevoli esperienze professionali nell’ambito delle comunicazioni istituzionali” è l’identica motivazione nei due contratti), da impiegare al gruppo. Il tutto, con soldi pubblici, i budget messi a disposizione dalla Camera, quattrini del contribuente.

Ma si dà il caso che a Montecitorio, al gruppo Pdl, di loro non vi sia traccia (se non al libro paga). “Non risultano nei nostri elenchi, è sicuro che lavorino qui?” risponde la segretaria interpellata. “Forse potete provare al partito”. Ma la risposta non cambia quando vengono contattati gli uffici di via dell’Umiltà. Repubblica rintraccia Gabana e Pottino al telefono a Pordenone. I due ex leghisti, oggi pidiellini militanti, forniscono nella sostanza la medesima spiegazione. Confermano di avere quel rapporto di consulenza ma negano la compravendita: “Non siamo stati affatto comprati, provenivamo già dal centrodestra”. E ammettono di andare poco a Roma: “Ma solo perché è meglio lavorare qui in Friuli, ci dedichiamo alla costruzione del partito. Proveniamo dal Carroccio e chi meglio di noi sa come si lavora sul territorio?”.

 

 

Ma torniamo ad oggi… Da inizio legislatura 91 parlamentari (69 deputati e 22 senatori) hanno cambiato gruppo. Chi per aderire ad un altro partito, chi per fondarne uno nuovo, chi per passare allo schieramento opposto. Alcuni, poi, si sono sbagliati e sono tornati sui propri passi.

I deputati che hanno cambiato gruppo:

       
 MANNINO Calogero     UDC > gruppo Misto  
BACCINI Mario    UDC > gruppo Misto > PdL    
PIONATI Francesco    UDC > gruppo Misto    
PISACANE Michele    UDC > gruppo Misto    
ROMANO Francesco Saverio    UDC > gruppo Misto    
RUVOLO Giuseppe    UDC > gruppo Misto    
TABACCI Bruno   UDC > gruppo Misto    
GIULIETTI Giuseppe   IdV > gruppo Misto    
MISITI Aurelio Salvatore   IdV > gruppo Misto    
PISICCHIO Pino   IdV > gruppo Misto    
PORFIDIA Americo   IdV > gruppo Misto    
TOUADI Jean Leonard   IdV > PD    
MERLO Ricardo Antonio   gruppo Misto > UDC    
RIA Lorenzo   PD > gruppo Misto > UDC    
BINETTI Paola   PD > UDC    
CALGARO Marco   PD > gruppo Misto    
CESARIO Bruno   PD > gruppo Misto    
GAGLIONE Antonio   PD > gruppo Misto    
LANZILLOTTA Linda   PD > gruppo Misto    
LUSETTI Renzo   PD > UDC    
MANTINI Pierluigi   PD > UDC    
MOSELLA Donato Renato   PD > gruppo Misto    
VERNETTI Gianni   PD > gruppo Misto    
CARRA Enzo   PD > UDC    
CALEARO CIMAN Massimo   PD > gruppo Misto    
ANGELI Giuseppe   PdL > FLI > PdL    
BELLOTTI Luca   PdL > FLI    
BOCCHINO Italo   PdL > FLI    
BONGIORNO Giulia   PdL > FLI    
BRIGUGLIO Carmelo   PdL > FLI    
BUONFIGLIO Antonio   PdL > FLI    
CATONE Giampiero   PdL > FLI    
CONSOLO Giuseppe   PdL > FLI    
COSENZA Giulia   PdL > FLI    
DELLA VEDOVA Benedetto   PdL > FLI    
DIVELLA Francesco   PdL > FLI    
GUZZANTI Paolo   PdL > gruppo Misto    
LA MALFA Giorgio   PdL > gruppo Misto    
LAMORTE Donato   PdL > FLI    
LO PRESTI Antonino   PdL > FLI    
MELCHIORRE Daniela   PdL > gruppo Misto    
MENIA Roberto   PdL > FLI    
MOFFA Silvano   PdL > FLI    
MONDELLO Gabriella   PdL > UDC    
MORONI Chiara   PdL > FLI    
NAPOLI Angela   PdL > FLI    
PATARINO Carmine Santo   PdL > FLI    
PERINA Flavia   PdL > FLI    
PROIETTI COSIMI Francesco   PdL > FLI    
RAISI Enzo   PdL > FLI    
RONCHI Andrea   PdL > FLI    
ROSSO Roberto   PdL > FLI    
SCALIA Giuseppe   PdL > FLI    
SILIQUINI Maria Grazia   PdL > FLI    
TANONI Italo   PdL > gruppo Misto    
TREMAGLIA Mirko   PdL > FLI    
URSO Adolfo   PdL > FLI    
BARBARESCHI Luca Giorgio   PdL > FLI    
BARBARO Claudio   PdL > FLI    
DI BIAGIO Aldo   PdL > FLI    
GRANATA Benedetto Fabio   PdL > FLI    
PAGLIA Gianfranco   PdL > FLI    
POLIDORI Catia   PdL > FLI    
RUBEN Alessandro   PdL > FLI    
SBAI Souad   PdL > FLI > PdL    
TOTO Daniele   PdL > FLI    
FINI Gianfranco   PdL > FLI    
CONTE Giorgio   PdL > FLI    
SCANDEREBECH Deodato   PdL > UDC    
           

I senatori che hanno cambiato gruppo:

ASTORE Giuseppe   IdV > gruppo Misto  
RUSSO Giacinto   IdV > gruppo Misto  
GUSTAVINO Claudio   PD > gruppo Misto > UDC  
POLI BORTONE Adriana   PdL > gruppo Misto > UDC  
FANTETTI Raffaele   gruppo Misto > PdL  
BIANCHI Dorina   PD > UDC  
BRUNO Franco   PD > gruppo Misto  
RUTELLI Francesco   PD > gruppo Misto  
SBARBATI Luciana   PD > UDC  
SERRA Achille   PD > UDC  
VILLARI Riccardo   PD > Misto  
BALDASSARRI Mario   PdL > FLI  
CONTINI Barbara   PdL > FLI  
DE ANGELIS Candido   PdL > FLI  
DIGILIO Egidio   PdL > FLI  
GERMONTANI Maria Ida   PdL > FLI  
MENARDI Giuseppe   PdL > FLI  
MUSSO Enrico   PdL > gruppo Misto  
PONTONE Francesco   PdL > FLI  
SAIA Maurizio   PdL > FLI  
VALDITARA Giuseppe   PdL > FLI  
VIESPOLI Pasquale   PdL > FLI  

 

Sicuramente tutti questi parlamentari hanno scelto liberamente di seguire la loro coscienza, come noi cittadini esprimiamo liberamente il nostro voto nella cabina elettorale per eleggerli ogni 5 anni – o 2 anni come accade ultimamente nel nostro Belpaese – ma pensando al prossimo 14 dicembre (data in cui si decideranno le sorti del governo Berlusconi) mi chiedo: quanti di questi – o altri parlamentari - cambieranno ancora partito?

Liberamente s’intende…


“Prevenire è meglio che curare”: STOP ai prodotti usa e getta! L’ecologia tutta al femminile (di Eleonora Coppoletta)

Come spesso vi sarà capitato di sentirvi dire dal vostro medico di fiducia, “prevenire è meglio che curare”. A mio parere questo concetto si può attribuire con la stessa efficacia al problema ambientale dello smaltimento dei rifiuti. Ormai risulta chiaro che uno dei problemi che preoccupa la nostra esistenza in questo pianeta è quello della sovrapproduzione di rifiuti che da anni sta acquistando proporzioni davvero insostenibili, come dimostrano le ripetute crisi a questo riguardo, che interessano aree storicamente problematiche come le regioni centro-meridionali. Il caso di Napoli e del comprensorio vesuviano è, in tal senso, un esempio tangibile di come in Italia questo settore stenti a trovare una soluzione definitiva, adottando politiche volte soprattutto a risolvere il problema a valle piuttosto che a monte: la strategia vincente è quella che coniuga efficaci metodi di smaltimento dei rifiuti con una razionale riduzione della loro quantità. Tuttavia, senza aspettare che da qualche parte arrivi una soluzione concreta a quest’annoso problema, è anche vero che ognuno di noi può apportare un utile contributo alla tutela dell’ambiente e della salute.A questo riguardo mi preme sottoporre all’attenzione delle donne un prodotto che purtroppo in Italia non è sotto i riflettori delle grandi aziende pubblicitarie, per ovvi motivi di opportunità…al fine, probabilmente, di non interferire nel profitto economico dell’imperversante logica consumistica.  L’oggetto di cui sto parlando è la coppetta mestruale, realizzata in silicone che si indossa internamente e raccoglie il flusso mestruale piuttosto che assorbirlo, mantenendo così inalterato il microambiente vaginale. Semplice da inserire, una volta riempita si estrae, si svuota, si lava e si inserisce nuovamente. Oltre agli innegabili vantaggi economici che ne comporta l’uso, essa riveste un sano ruolo di eco-friendly, non essendo un prodotto usa-e-getta. Ancora più chiaro appare l’enorme beneficio che se ne ricava per l’ambiente, se si considera da una parte il consumo smisurato di tamponi o assorbenti tradizionali e dall’altra la constatazione che essi rientrano in quella categoria di rifiuti cosiddetti di “difficile decomposizione” per la quale occorre un arco di tempo che si stima addirittura pari a circa 500 anni! Fortunatamente però, da qualche tempo la coppetta mestruale sta cominciando a trovare spazio in alcuni siti web che ne propongono la vendita on-line e di recente è possibile acquistarla anche presso alcuni negozi di prodotti biologici ad un costo di circa 30 euro e può essere utilizzata per un periodo di dieci anni, secondo ciò che è scritto sulle indicazioni d’uso. Per confronto, la spesa annua per gli assorbenti tradizionali ammonta pressappoco a 20 euro e in dieci anni a 200 euro (salvo inflazione!).Colgo l’occasione, quindi, per rivolgere un caloroso appello a tutte quelle donne che non hanno avuto remore a cambiare le loro abitudini utilizzando questo pratico prodotto, esortandole a pubblicizzare e a diffondere il più possibile la loro positiva esperienza, in nome del risparmio economico e di una sostenibilità ambientale secondo una logica anticonsumistica che non rappresenta una tendenza reazionaria, ma un vero e proprio stile di vita attento alla responsabilità civile delle proprie azioni.


L’angolo del barbone (numero zero)

Qualcuno in città si sta chiedendo se, dati i tempi biblici, sotto il telone di Palladino ci sia ancora la Ghirlandina o uno space-shuttle.

CC



Il pianista (di Alessandro Venturelli)

 

pensate che un coltello nella schiena sia doloroso?
pensate che la morte abbia l’escusiva nel troncare vite?
pensate che il dolore sia testimone della gravità di una ferita?

Io non urlai nemmeno quando, cadendo dalle scale
mi ruppi due dita della mano.
Poi venne la scadente medicina
a cancellare la sensibilità dei nervi.
Fu allora che il mio cuore gridò disperato.
Quando, oltre al dolore, quelle dita
non distinguevano più l’aria dai tasti del
pianoforte.
E se con i valzer hai giocato come un bambino
lasciando la tua anima avvinghiata
alla ghisa di uno strumento a coda,
senza le mani,
di te resta solo un vestito
fatto di carne ossa e stoffa
e l’orecchio ti condanna alla memoria
di ciò che hai amato.


Noi quaderni, voi manganelli! (di Davide Delle Chiaie)

In data Martedì 9 Novembre 2010, ore 13.30 circa, arrivano in visita ufficiale a Padova il nostro stimato Primo Ministro Silvio Berlusconi, la cui popolarità è sempre più in salita grazie alla sua irruenza sessuale, il Fondatore della Lega Nord, il vichingo Umberto Bossi e quel genio iperlaureato di suo figlio Renzo, chiamato affettuosamente “trota”. I due big e il giovane squalo della politica italiana si recano presso la prefettura del capoluogo di provincia veneto per trattare il delicato problema delle alluvioni che hanno messo in ginocchio mezza Padania. Indubbiamente si tratta di una visita di facciata: ci sono città e province come Vicenza che sono davvero in una situazione disperata, in piena emergenza.
Quel giorno io mi ritrovo in programma solo due ore di lezione di Letteratura Spagnola, durante le quali vediamo un interessante film di Almodovar, “Ma che cosa ho fatto per meritarmi questo?”. Finita la proiezione poco prima delle 12.30 esco dal cinema con una mia amica e mi dirigo in bicicletta verso casa. Non faccio in tempo ad iniziare a pedalare che mi ritrovo davanti automobili delle forze dell’ordine, furgoncini di televisioni varie e centinaia di manifestanti armati di cartelli e striscioni controllati a vista da decine di celerini. Raggiungo la mia conoscente e le chiedo delucidazioni: lei mi risponde che oggi sono in visita Berlusconi e Bossi. La notizia mi sorprende: è un evento di una certa entità e io non ne so nulla. È vero che non ho la televisione e che non leggo i giornali se non su Internet, e senza regolarità, ma credevo che un avvenimento del genere fosse sulla bocca di tutti, soprattutto in ambito universitario.
Ripresomi dalla forte emozione, cerco un pertugio dove infilarmi per andarmene, ma passare è difficile: i poliziotti schiacciano i manifestanti, che occupano per intero la strada, impedendomi di andarmene. Decido di parcheggiare il mio bolide d’acciaio e di aspettare che le acque si plachino, osservando. Ben presto arriva un carabiniere che mi invita gentilmente a passare dall’altra parte dalla strada per favorire il passaggio dei mezzi di trasporto. Finisco in mezzo ai “facinorosi”, ai criminali comunisti nemici del Presidente del Consiglio e del Paese intero. Sto davvero consegnando la mia anima a Lucifero, con tutte queste azioni riprovevoli e peccaminose!
Mentre raggiungo gli altri dannati, vedo che uno striscione è stato sequestrato dalle forze dell’ordine e gettato a terra. Mi sorprendo della fantasia dei manifestanti: ci sono cartelloni con la scritta “Non ti crediamo più, tu Ruby e Noemi, noi alluvioni e problemi!”, bandiere dell’Italia, e in particolare si distingue una ragazza con una maglia che riporta la scritta “Papi sono disoccupata, trovami un lavoro!”. Ogni tanto parte qualche coro o canto, ritmato da ritornelli orecchiabili: il repertorio delle offese è molto vario, si va da “porci” a “dimettetevi” a “mafiosi”, passando per “vecchio rincoglionito impotente” e lo strausato “Chi non salta è Berlusconi”. Sono disgustato dal comportamento dei manifestanti: come si permettono di offendere solo Berlusconi, Bossi per la par condicio merita un numero uguale di improperi! Mettetevi nei suoi panni, accompagna il Premier e sente che offendono solo lui: io ci rimarrei molto male!
La sorveglianza non è proprio impeccabile: si può passare al di là della barriera dei poliziotti, fingendo di volersene andare. Io e la mia amica, passando uno alla volta, ci apriamo uso spiraglio e ci avviciniamo indisturbati all’entrata. Al di là dell’ultima fila di celerini, solo fotografi e collaboratori che aspettano l’arrivo delle celebrità. A volte il baccano aumenta in modo esponenziale: sembra di essere in mezzo a un gruppo di suonatori di vuvuzelas, ma poi si scopre che i vip non si sono mostrati e tutto si acquieta. Ad un tratto passa un carro dei vigili del fuoco, applauditi ed acclamati come veri eroi.
Verso le 13.15 i manifestanti si stufano di essere schiacciati e vogliono farsi avanti. All’inizio a piccoli gruppi, facilmente controllabili, poi sempre in di più: i poliziotti sono costretti a lasciarli passare. A questo punto si presenta una scena molto particolare, che avrei voluto immortalare: i ragazzi alzano le mani, come per dire “non siamo armati”. In realtà qualche sobillatore qua e là si intravede: tra me e un carabiniere c’è una ragazza con un pacco da 6 uova nel casco, poste sotto i guanti. La posizione non è delle migliori: chissà se è riuscita a lanciarle. Spero di sì, si tratta di un cibo altamente proteico, magari con l’aggiunta di prosciutto, e Umberto mi sembra un po’ deperito: non vorrei che si sciupasse, dopo chi dà la caccia ai pericolosissimi stranieri mafiosi?
Dalla mia posizione defilata purtroppo vedo molto poco e non capisco precisamente cosa accade ad un tratto: sono circa le 13.30, esplode qualcosa, la polizia, che già da un po’ farfugliava, carica. L’attacco è un semplice avvertimento, sembra innocuo, anche se gira la voce che a un ragazzo abbiano spaccato la testa! Scopro in seguito dalla lettura del giornale che in quel momento arrivano i politici e che i manifestanti lanciano un potente petardo, causa della carica della polizia: inizialmente io avevo pensato ad un lacrimogeno gettato dai celerini. La folla reagisce alla violenza con la provocazione: la massa di studenti tira fuori i proprio quaderni e li prende in mano, a suggellare il valore della cultura libera oppressa dalle armi, cantando a squarciagola:” Noi quaderni, voi manganelli” e “fascisti!”. Un’altra mia conoscenza giunta in quel momento mi informa che le offese non sono troppo fuori luogo: i poliziotti padovani si sono sempre distinti per essere non proprio dei volponi. Mi confida che una volta, in occasione di una retata nella zona della stazione, i poliziotti hanno cercato dappertutto, senza chiudere la via di accesso alle uscite secondarie e alle zone limitrofe: gli spacciatori sono scappati tutti senza lasciare alcuna traccia, mentre i poliziotti si guardavano intorno increduli! Mi auguro che si trattasse di pivelli o delle pecore nere delle forze dell’ordine, e non di un difetto congenito dei padovani: in caso contrario la ridicola “teoria scientifica” di Darwin secondo cui la mescolanza delle razze e delle etnie è positiva andrebbe rafforzata e le idee leghiste perderebbero credibilità! Dio non voglia mai!
Sento i morsi della fame: me ne vado, un po’ deluso. No ho visto Silvio, ma forse è meglio così: chissà cosa sarebbe successo se fossi rimasto ancora!
Non avevo mai partecipato a qualcosa del genere, con tanto di politici: mi sento quasi un privilegiato, anche se coi tempi che corrono immagino che milioni di persone ormai abbiano fatto parte almeno ad un corteo o ad uno sciopero. Ho provato sensazioni strane: mi sentivo pieno di rabbia e di energia, influenzato dagli altri ragazzi, con il testosterone a mille. Sono emozioni che ti segnano a pelle, rimanendoti impresse per molto.
Purtroppo non avevo la mia macchina fotografica: spero che almeno la mia memoria conservi per sempre queste scene

Il disinnesco (di Giovanni Galli)

Bacone. Ecco, l’inventore della scienza moderna. Ci interessa perché da questo barone fraudolento in poi il “sapere” non sarà più considerato in solo, ma sempre accompagnato dal “potere”. Per un inizio non troppo perturbante, può funzionare. Allora, paragoniamo le conseguenze dell’apprendimento del sapere-potere in luoghi e tempi diversi; parliamo ad esempio del know how di qualsiasi azienda, industria, gruppo et coetera. Avere know how permette di essere avvantaggiati sul mercato (sempre che il mercato ci sia – cioè, ci può essere a Terzigno l’azienda di ingegneria ambientale più evoluta al mondo, senza che il mercato offra la possibilità di applicare il proprio know how). In questo caso ci muoviamo in un ambiente istituzionalizzato e civile, ma è molto più facile immaginare il vantaggio ricavato dal sapere-potere in caso di guerra: per esempio,  io, Presidente che rappresento la Nazione, SO che un determinato paese nasconde degli ordigni nucleari o batteriologico-chimici, quindi POSSO invaderlo. Certo, questa è una provocazione, però chi ha le armi e/o le tecniche più avanzate vince le guerre. Chi fornisce però il sapere per costruire armi o affinare tecniche sono veri e propri esperti. Questi esperti sono i nipoti di Bacone, il quale dichiarava di voler “fare violenza alla natura” per mezzo della scienza. Bè, sì, questo è un escamotage retorico, ma non voglio disprezzare la scienza, semmai quelli che continuano a fare scienza dura in un tempo e in un luogo (luogo in senso allargato, non mi riferisco all’Emilia Romagna o all’Italia, perché si riderebbe molto e non me la sento di ridere, ora) in cui non c’è più confine netto tra una “scienza” e un’altra. Quindi addolcimento della scienza dura in molle, tanto che non si parla più di Filosofia da un pezzo, semmai di filosofie, del siffatto programma di partito, del siffatto programma televisivo, della scienza, della matematica, dei cartoni animati, dei profumi, dei generi, del genitivo in generale. E il fatto che un programma di partito (sempre che ci sia, quella dei programmi di partito è un’ontologia molto nebulosa) si appoggi ad una determinata filosofia, lo infonde di una certa rispettabilità apparente, che cade pur sempre all’occhio. Ma non si dà il fatto che una scienza molle perda di potere, rispetto ad una scienza dura, anzi, rende il rapporto sapere-potere ancora più ambiguo: da qui nascono gli spin-doktor, con la K da personaggio maligno di racconti di fantascienza, che attorniano i personaggi politici, che invece fanno parte di quelle storie, che già dalle prime righe ti dicono che, se non butti via in fretta il libro che stai cominciando a leggere e non ti dai una mossa a disinnescare quei personaggi un po’ di finzione, ma con poteri veri purtroppo, il finale non sarà certo uno dei migliori. Se capiamo che abbiamo il compito di fare questo disinnesco, siamo ad un buon punto. Poi occorre fare rete, tam tam, l’unico modo per diffondere il verbo e consolidare la notizia. Poi vengo invece al punto cruciale, il punto che più mi inquieta. E il punto è una domanda che rivolgo a tutti quelli che leggeranno questa cosa e non solo: perché mentre sto studiando all’Università di Bologna ho l’impressione che le stesse persone che mi insegnano, tentino allo stesso tempo, consapevolmente o meno, di disinnescarmi?
Se non sopportate chi pecca di ingenuità, allora siete già dall’altra parte e probabilmente non leggerete queste parole. Sennò, andate avanti.
Se c’è una qualche ciclicità storica nel fatto che i giovani debbano da sempre guadagnarsi il futuro, ci aiutino gli archeologi. Se invece il “disinnesco del sapere” è diventata una qualità tutta italiana o sociale, ci aiutino i sociologi. Se può la poietikè techné aiutarci a trovare un nuovo linguaggio per uscire dalla afasia della violenza, mediatica e non, eccoci. O forse siamo tutti (tutti quelli che vogliono disinnescare per non essere disinnescati) a doverci aiutare, forse senza alternativa all’aiuto e alla fatica del disinnesco. Anzi, sicuramente senza alternativa al disinnesco. La nostra lotta per l’esistenza fisica e sociale non ci condanna più ad essere liberi, come predicava la penna di Sartre, ma ad essere ladri di futuro, perché la libertà sarà conquistata dopo il disinnesco.


Crolli annunciati: Pompei come la Seconda Repubblica

In questi giorni convulsi di guerra dichiarata ma non combattuta apertamente tra Fini e Berlusconi sembra ormai chiaro a tutti che le fragili fondamenta su cui poggiava la  Seconda Repubblica sono crollate, contestualmente all’irreversibile crisi di Berlusconi che porterà a nuove elezioni entro qualche mese (forse fine marzo-aprile, come dice informalmente Maroni a Vendola e Giordano, cioè appena i parlamentari avranno ottenuto il vitalizio, come prevede la legge dopo due anni e mezzo di legislatura*).

Il crollo della Schola Armaturarum Juventutis Pompeianae, l’edificio di addestramento dei Gladiatori di Pompei è forse un presagio nefasto del crollo di questa Seconda Repubblica? A volte certe cose sono dei segni augurali.

I Romani, del resto, di predizioni e presagi se ne intendevano e stavolta ce ne hanno inviato uno direttamente dal 79 d.C. anno in cui la storia di Pompei si è bloccata, come in una fotografia, rimanendo sepolta sotto metri di pomici vulcaniche fino alla sua riscoperta nel 1748.

Cadrà il governo, ma questa ormai non sembra più una disgrazia, anzi, se qualcuno di veramente “onorevole” -benché in parlamento di onorevoli con questa legge elettorale ce ne sono entrati pochi- staccasse la spina, nessuno si stupirebbe più di tanto.

Ciò che è successo a Pompei, invece, sconcerta e rimane una vergogna indicibile per l’Italia, per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per tutti i responsabili che la magistratura identificherà come tali. Pompei non è solo patrimonio del nostro Paese ma è patrimonio dell’Umanità (UNESCO), E un patrimonio tanto in termini culturali quanto economici, essendo il sito archeologico più visitato in Italia con 2 milioni e mezzo di visitatori e ben 20 milioni di euro di entrate l’anno. Il nostro Paese ha quindi l’onere e l’onore di conservare un patrimonio globale.

E’ pur vero che gli ultimi veloci avvicendamenti e commissariamenti in Soprintendenza a Pompei (Piero Guzzo, Marcello Fiori, Jeannette Papadopoulos) hanno fatto sospettare che la reggenza di quella soprintendenza fosse piuttosto complicata, forse per le infiltrazioni camorristiche che potrebbero aver interessato la gestione del sito. Guzzo il 31 gennaio di quest’anno dichiarava a El Pais in un’intervista: “a Pompei la cosa più importante è combattere l’infiltrazione della Camorra, che costruisce edifici illegali da cui osserva e controlla gli affari nella zona”. Nel giugno del 2009, ad esempio, la polizia di Napoli scoprì un tunnel segreto di 30 metri pieno di oggetti rubati che andava dagli scavi fino a una abitazione civile.

C’è poco da fare: lo Stato a Pompei è assente, manda fondi in misura assai consistente, ma probabilmente i funzionari assegnati alla loro gestione hanno le mani legate dal lungo braccio della malavita locale. La conservazione degli edifici, delle pitture -celebre il colore cosiddetto “rosso pompeiano” degli affreschi, e dei materiali archeologici in genere costa, deve essere organizzata e il fatto che si tratti di ambiente aperto, vicino al mare (vento, umidità, sali) certo non aiuta. I soldi però non mancavano, il personale nemmeno (la Soprintendenza Archeologica di Pompei a circa 600 dipendenti, più o meno il numero di deputati a Montecitorio, coincidenze?).

Ci preme denunciare che la mancanza di attenzione da parte delle istituzioni per la nostra più grande ricchezza, la nostra Storia, e per i suoi ancor visibili fasti, riportati in luce dal lavoro di migliaia di archeologi non può che riempire di amarezza. L’Italia è il paese turisticamente più visitato al mondo, grazie ai suoi paesaggi naturali e antropici: se la politica avesse più lungimiranza, investirebbe per prima cosa su i nostri beni culturali e ambientali. Patrimonio culturale e infrastrutture per la fruizione, servizi e produzioni primarie ecologicamente compatibili. I beni culturali sono già lì, non bisogna costruire niente, non inquinano, sono belli perché armonicamente inseriti nel paesaggio. Occorre solo conservarli, studiarli con le moderne metodologie di ricerca e quindi valorizzarli, costruire intorno ad essi un clima di interesse culturale e idonee infrastrutture che ne facilitino la fruizione.

A questo scopo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha fatto ben poco. E’ parere ormai consolidato nel settore che il MiBAC sia quasi al totale sfacelo, giacché, com’è noto, è uno dei ministeri meno finanziati e meno politicamente rilevanti.

Il messaggio dei nostri antenati pompeiani è difficilmente equivocabile: dopo 15 anni di Seconda Repubblica, che equivale a dire dopo 15 anni di rincoglionimento collettivo occorre cambiare radicalmente strada. I romani sapevano farlo con i colpi di stato. Bastava avere i pretoriani dalla propria. Gli italiani devono solo staccare la spina ai moribondi: Berlusconi,  D’Alema e  tutti quelli che hanno permesso che la domus dei Gladiatori a Pompei e la nostra Repubblica crollassero come castelli di sabbia.

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*Il vitalizio dei parlamentari ammonta a 2.792 euro al mese (dopo 2 anni e mezzo di legislatura) e a 3.108 euro, nel caso di legislatura completata.
Ogni anno di contributi aggiunge qualcosa, ad esempio un parlamentare i carica da più di 20 anni percepisce una pensione mensile di 8.455 euro.


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