Archivio Mensile: agosto 2011

Comunione e Liberazione: movimento ecclesiale cattolico o Spa ramificata?

In questi caldi giorni estivi si è replicato, come ogni anno, il Meeting di Rimini. Questa manifestazione viene organizzata principalmente da Comunione e Liberazione, il movimento ecclessiale cattolico fondato da Don Giussani. Dico principalmente perchè se si volesse ridurre questo evento ai numerosi momenti di confronto tra esponenti politici e della società civile si perderebbero di vista tanti altri aspetti che sono legati alla kermesse. Non metto in discussione sul piano astratto la validità e l’importanza dei temi che vengono posti: quest’anno si è parlato molto della crisi economica e sociale del paese e delle possibili alternative per uscirne. Se mai sono criticabili gli interventi di molti esponenti politici che non vanno oltre il lanciarsi in grandi e lunghe analisi, povere di dati e molto teoriche, dimostrando di poter essere dei buoni giornalisti e al limite scienziati sociali, ma di non poter costituire un punto di riferimento politico credibile, nè tantomeno un buon esempio per moltitudini di giovani ciellini che affollano il festival.

In ogni caso non è facile infrangere il clima di “amicizia” e “fratellanza” che pervade il Meeting, che in modo ecumenico unisce avversari politici e sospende le differenze sociali e di classe. Nè è da tutti essere dotati del coraggio necessario per parlare al Meetig del fatto che la Chiesa cattolica non paga alcun tipo di tassa e che forse, se si rileggesse il Vangelo, soprattutto in un periodo come questo sarebbe il caso di contribuire concretamente per le sorti del nostro paese. Ma chi oserebbe inimicarsi o mettere in discussione la potente organizzazione che in termini di aziende ad essa legate produce 70 miliardi di fatturato ogni anno? Chi avrebbe il coraggio di mettersi contro la vastissima rete di docenti universitari, medici di ospedali pubblici e privati, esponenti di rilievo dei vertici della Chiesa (come Scola), politici che governano ricchissime regioni (Formigoni)? Non è da tutti. Così anche il Presidente Napolitano si è limitato ad analisi generali e a dare addosso in modo trasversale alla politica, ottennendo così l’ovazione della platea ciellina. Del resto di questi tempi gli interventi “grillini” riscuotono successo in molti settori, e la base ciellina non ha fatto distinzione.

In ogni caso è interessante notare come queste giornate siano un snodo fondamentale  per realtà molto variegate ed importanti.

Guardando questo video potrete rendervi conto di come dietro al messaggio evangelico di Comunione e Liberazione si muovano a traino realtà economiche rilevantissime, come banche (Intesa San Paolo), aziende statali (Finmeccanica), multinazionali straniere (Novartis); nonchè movimenti come Radio Maria e le moltitudini di associazioni cattoliche che caratterizzano l’associazionismo legato alla Chiesa. Questa fiera è un vero e proprio business, tanto da raccogliere finanziamenti da enti pubblici come Regioni, Province e Comuni (soldi nostri che dovrebbero essere destinati ad interventi di pubblico interesse); enti privati ideologicamente nati a sinistra, come le cooperative rosse, che dimostrano con questi finanziamenti di essere delle spa qualsiasi, a dispetto delle loro origini. Oltre una marea di piccole aziende che sfruttano questo momento per pubblicizzarsi.

Insomma analizzando il Meeting si può comprendere la natura ramificata di questo movimento che supera ampiamente la dimensione spirituale e la missione evangelica per la quale è nato, o quanto meno utilizza strumenti di natura economica e politica che esulano dal campo nel quale dovrebbe muoversi un’associazione di questo tipo. Questo fa di CL una potente organizzazione che, muovendosi a cavallo tra la dimensione pubblica e quella privata e sfruttando molte zone d’ombra, influenza pesantemente in termini culturali e pratici il nostro paese, agendo su numerosi terreni, dalle parrocchie alle banche, dalle università alle associazioni cattoliche.

Non ci sarebbe nessuna ipocrisia se questo venisse riconosciuto, se cioè CL fosse trasparente. Se quando i suoi esponenti si candidano nelle liste universitarie, ad esempio, mantenessero il nome del loro movimento invece di ricorrere ad altre sigle, negando sistematicamente il loro legame politico-religioso con il movimento. Non li si accosterebbe ad una setta o ad un’associazione massonica, se le loro strutture fossero aperte verso l’esterno e se non imponessero codici di lealtà e riconoscenza verso il movimento, che ricordano la sottomissione e l’obbedienza. Non ci si lancerebbe in paragoni con la Mafia, se non fossero organizzati in modo tale da essere impermeabili alle altre associazioni e realtà e se le loro pratiche non mettessero in discussione la libertà individuale della persona. Se esistesse poi una legge sul conflitto di interesse, Comunione e Liberazione forse non potrebbe neanche esistere, o sarebbe totalmente diversa da come è oggi; ma per questo dobbiamo ringraziare i Governi che non hanno mai scritto quella norma.

In ogni caso ciò che vorrei chiedere a chi è cattolico, diversamente da come lo sono gli aderenti al movimento di CL, e alla stessa base ciellina è questo: credete che la realtà di CL sia oggi vicina alle pratiche e allo spirito con cui Don Giussani fondò il movimento? Credete che la pratica di carità, prerogativa del moviemento, abbia ancora un ruolo centrale? Credete che il Meeting di Rimini sarebbe così importante e frequentato se fosse solo un luogo di confronto puro, servito da ristoranti e servizi essenziali e contornato unicamente dalle associazioni cattoliche con finalità sociali?

Non credo. Penso però che sarebbe molto più interessante, più vero e più vicino alla morale evangelica. Forse sarebbe anche più aperto e attraente per chi non è cattolico o per chi lo è in altri termini. Se questa manifestazione fosse organizzata in tal modo potrebbe rappresentare un forte punto di riferimento culturale per il paese (emancipandosi così dall’autoreferenzialità che gli è propria), e non solo un forte punto di riferimento economico. Se così fosse si renderebbe onore anche alle parole di Napolitano, tanto sentite dai giovani ciellini, che ha invocato un’operazione di verità. E sarebbero anche in linea, credo, con una certa morale cattolica.

Ma gli interessi in ballo sono troppo grandi e l’egemonia culturale evidentemente rappresenta una cultura minoritaria e funzionale in CL, rispetto al primato del potere e dell’arricchimento. Evidentemente il Demonio, per i vertici ciellini, non si cela nei soldi slegati da una dimensione etica che inondano il Meeting ogni anno, o nello sfruttamento dei giovani volontari, che inseguendo valori cristiani si trovano a servire valori capitalistici veri e propri, che di gratuito e caritatevole hanno ben poco. Ma l’ultima cosa che chiederei ad un militante di Cl è questa: per la base ciellina, allora, in cosa sta il Demonio?


Indwiloq. Una cosmogonia, una fiaba anarchica ed ecologica (a cura di Enrico Montaletti) Part II

A quel tempo, la più giovane creatura di Indwiloq veniva chiamata Umano. Umano era un animale  magnifico che camminava su due zampe e comunicava in tantissime affascinanti lingue diverse. Dato che era la creatura più giovane ed inesperta, Umano aveva ancora molte cose da fare e da provare davanti a sé, ma giunse anche per Umano il tempo in cui diventò adolescente, ed iniziò a ribellarsi al proprio genitore.

Umano visse per molto tempo una bellissima infanzia, curato da Indwiloq, amorevole Madre e premuroso Padre, ma in seguito Umano iniziò ad essere impaziente ed irritabile e, nei suoi capricci, imparò ad essere egoista. Umano piagnucolava, si agitava e si lamentava, ed iniziò a dire spesso ad  Indwiloq che lui era diverso, migliore rispetto a tutte le altre creature e forme di vita, che in realtà erano sue sorelle, suoi fratelli e suoi spiriti amici. Si senti sottovalutato, incompreso, ignorato. Questo causò un terribile fremito di paura tra tutte le altre creature in mezzo alle quali Umano aveva sempre vissuto, con le quali si era voluto bene, ed iniziò il periodo della Grande Diffidenza.

Cervo sparì, Elefante corse via per la paura di incontrare Umano. Aquila volò dove nessun Umano avrebbe potuto raggiungerla, Pesce iniziò a nuotare in acque più profonde.

Ape e Vespa iniziarono a volare e arrampicarsi sugli alberi, costruendo alveari come fortezze per proteggersi dall’esterno, mentre Orso, che già era molto esperto e saggio, si limitò a fare qualche smorfia di biasimo, andando ad accucciarsi nelle grotte più profonde e buie per farsi delle belle dormite. Anche Coccodrillo fece un sorrisetto e nuotò lontano, mentre Giraffa abbassò il suo nobile collo e trotterellò via con gli altri animali, e Ragno si nascose  sotto i sassi  e dietro le foglie.

Formica ritornò nel suo villaggio sottoterra, Pipistrello si tappò le orecchie ed iniziò a svolazzare da tutte le parti per non sentire. Pure le forme di vita invisibili fuggirono altrove, mentre le Piante, che poverine non riuscivano a muoversi abbastanza velocemente, tremavano tutte  dalla paura.

Per un po’ di tempo quindi Tutta La Vita su Indwiloq fuggì da Umano lasciandolo solo al suo destino. Il pianeta genitore provò in tutti i modi a consolare la sua creatura inquietata con parole d’amore,  d’incoraggiamento, con l’abilità che solo una madre sa avere e la saggezza che solo un padre sa avere. Ma Umano non ne voleva proprio sapere.

Diceva, “Io sono il migliore! Sono differente da tutti voi e so tutto molto meglio di voi!”

E anche, la cosa più dolorosa di tutte, “ Io non ho bisogno di voi!”

Indwiloq pianse per molte centinaia di anni, pianse di un dolore che solo un genitore rifiutato dalle proprie creature può sentire. Attraverso i suoi occhi lucidi e gonfi di lacrime, Indwiloq guardava come il suo figlio ribelle, Umano, si allontanava dal sentiero della conoscenza.

Fu così dunque che il mondo entrò nell’Era Scura dell’Umanità.

Umano iniziò a moltiplicarsi con una frequenza sempre maggiore. Uomo e Donna iniziarono a vivere in ogni parte del mondo, perpetuando il male e andando contro il loro genitore.

Un tempo, per quello che tutti possono ricordare, Indwiloq accudiva Umano con i frutti e gli strumenti che il suo corpo poteva offrire. Umano prendeva anche dai suoi fratelli animali e dalle sorelle piante, ma con la sicurezza di restituire sempre quello che aveva preso, in un modo o nell’altro.

Ora, Uomo e Donna non erano più soddisfatti di quello che Indwiloq dava loro liberamente, cominciarono quindi ad esplorare l’interno del mondo, dove nessuno aveva mai pensato di andare a cercare, e fu così che iniziarono a prendere quello che volevano da dentro il suo corpo. Iniziarono anche a strappare, lacerare e derubare la superficie del loro genitore per i loro fini, e a tormentare i loro spiriti amici con le loro continue richieste rifiutandosi di dare qualcosa in cambio.

Era l’Epoca dell’Egoismo e dell’Ignoranza.

Donna  e Uomo costruirono nuovi strumenti e inventarono la tecnologia. Iniziarono a svuotare le arterie di Indwiloq dal metallo, che era il suo sangue, e con questo metallo fecero martelli, aratri, falci e spade, lance, alabarde, asce, scudi e armature. Abbatterono grandi porzioni della pelliccia di Indwiloq, la foresta sacra e  antichissima che dava la casa a migliaia di creature. Se un tempo vivevano con i frutti della foresta, o al massimo con piccoli orti se quello che si poteva trovare nel boschi non era sufficiente, ora Uomo e Donna massacravano la foresta e la sostituivano con campi e pascoli, mangiavano e si espandevano e non si preoccupavano di dare niente in cambio a nessuno. Indwiloq e Tutta La Vita Sulla Terra si opposero a questa nuova esistenza di Umano, e glielo dissero come poterono, ma Umano fece semplicemente finta di non sentire.

Ma l’arroganza di Umano era solo all’inizio, e incominciò a dire:

“Il mio modo di vivere è l’unico modo possibile, piantatela tutti di rimproverarmi e di fare delle tragedie! C’è solo una maniera per vivere su questo mondo, tutte le altre sono sbagliate! Tutto o è una cosa oppure un’altra, tutte le cose o sono nere o sono bianche, non esiste nessuna via di mezzo, nessun terreno comune!”, e finì dicendo “Voi mi dite che sbaglio, ma il mio modo è l’unico modo giusto! Quindi siete voi che sbagliate, voi siete i miei nemici!”.

Indwiloq allora si sentì spaventato e col cuore a pezzi: Umano voleva distruggere il mondo stesso che l’aveva generato. Uomini e Donne iniziarono addirittura a distruggersi a vicenda, molte popolazioni diverse pensarono che il loro modo di vivere fosse l’unico modo, il modo giusto, e vollero eliminare tutti quelli che vivevano in maniere differenti perché non erano più in grado di confrontarsi. Molti iniziarono a pensare come se tutto fosse una cosa contro un’altra, o bianca o nera. Iniziarono a pensare alle opposizioni e non alle composizioni, agli opponenti e non ai complementi.

Ciò comportò l’entrata nell’Epoca dell’Ignoranza, dell’Egoismo e dell’Oppressione.


Reload your guns!!!

You need to use your spirit as a weapon to fight death

You need to use your soul


Capitalismo è convertire lussi in necessità: visione antropologica della crisi economica

Le merci ci circondano accompagnandoci in ogni momento della nostra vita presente e futura. In ogni rito di passaggio , le merci scandiscono un sistema di segni che viene ricordato e conservato come esempio di soddisfazione, di dedizione, di abnegazione, più semplicemente di dovere sociale compiuto. Le merci giungono a noi dalla produzione e dallo scambio. Al centro del mondo delle merci sta, nell’immaginario collettivo, il consumatore razionale che massimizza l’utilità sua e di coloro che lo circondano e di colore con cui egli viene cognitivamente in contatto attraverso le previsioni che elabora per raggiungere l’obiettivo.

La ragione strumentale determina i percorsi dell’orientamento all’azione. I percorsi non possono condurre alla composizione di ogni conflitto, alla dispersione della tensione e all’inveramento di un mondo che si pensa sia solo “quasi perfetto”: si è convinti che ogni migliore realtà sia possibile perché si è fatto scherno ideologico di ogni utopia, ma la segreta convinzione di costruire la vera perfezione attraverso il profitto di mercato e la sua divina mano invisibile, traspare dagli occhi azzurri e dai capelli biondi dei cantori degli equilibri perfetti di marginalistica ascendenza.

L’immagine pacifica del mondo delle merci avanza inesorabilmente nell’intero globo. È ugualmente evidente che questa immagine della perfezione spesso si appanna, quando le crisi di mercato incrinano le certezze delle ragioni strumentali (indeboliscono le attività dei sovrani gestori del flusso delle merci e dei capitali), questo perché il flusso delle merci è determinato dall’utilizzo di una moneta che assume una dimensione sempre più importante nel mondo produttivo. Il mondo  è nel mezzo della prima crisi mondiale da sublimazione della proliferazione del debito eretto a leva finanziaria illimitata. Una glorificazione tragica dell’irrazionalità borsistica e dell’opportunismo manageriale. È il prodotto di un colpo di stato condotto dalle corti manageriali costruitesi nell’ultimo ventennio. Manager prodotti al di fuori delle regole della tradizione, formati e legittimati dalla scolarizzazione postuniversitaria specialistica, creatrice di reticoli emofiliaci detti capitale sociale, che in realtà funzionano come famiglie mafiose non violente. Sono stati creati dalla nuova utopia (realizzabile questa volta) dell’impresa perfetta che insegna a tutte le altre: le società di consulenza. Queste, allevano risorse umane e le allocano nelle imprese visibili. Sono le imprese invisibili che governano ciò che studiano e ristrutturano e ritrasformano continuamente. Il tutto glorificato dalla teoria dell’agenzia che grazie alla corresponsione di stock options commisurate alla valorizzazione azionaria apre invece la forbice della divaricazione degli interessi tra comportamento acquisitivo di piccoli gruppi segreti e destino dell’impresa come reticolo di saperi e di fedeltà. Questo percorso conduce alla sovra valutazione della performance, esaltando il breve termine e il risultato artificialmente inscritto nei libri contabili.

Ora della verità: debitori e creditori non riescono a rendere solvibili i loro beni e le loro attese. Ecco la crisi che vede fallire le cattedrali della finanza e della circolazione monetaria. La strage degli innocenti è compiuta. Questa crisi dimostra che l’assunzione dell’utilitarismo a paradigma totalizzante dell’universo economico conduce al disastro della stessa economia capitalistica. Si è presupposto che tutti noi altro non avessimo in mente che il dar vita a comportamenti egoistici orientati solo dall’interesse materiale. Il fine dell’impresa doveva essere quello del profitto tout court: dare dividendi agli azionisti grazie all’aumento del valore delle azioni. Sarebbe possibile rendendo tutti proprietari. I manager diventano proprietari e nello stesso tempo erano il prototipo del cagnolino pavloviano, stimolato dall’odore e dal sapore del cibo che lui stesso si preparava. Profitti e Azioni iniziano a salire vertiginosamente vent’anni fa perché invece di investire come un tempo, si distribuivano i dividendi. Tutti correvano a comprare azioni perché si pensava nel breve termine. L’etica degli affari che si impara sul campo grazie a dirigenti virtuosi e che nessun master insegna, dovrebbe imporre di non vendere più questi strumenti finanziari, cosi come dovrebbe imporre di non far sottoscrivere mutui non pagabili. Il problema è che se non li faccio sottoscrivere i miei indicatori di premio scendono e le mie stock options diminuiscono di valore perché il titolo scende. Perché funzioni la cosiddetta leva finanziaria è necessario vendere e continuare a vendere.

Ma poi, arriva la crisi. Si ricomincia, tuttavia è necessario cambiare. Se non si vuole avere dinanzi ai nostri occhi, di nuovo, gli effetti delle stock options, tali da alimentare la bolla finanzia e da far decadere la propensione a investire con conseguenze devastanti sull’economia reale. Queste non hanno nulla a che vedere con il profitto capitalistico, sono ricavi da rendita di posizione, una posizione di dominio assoluto sull’agenzia realizzata grazie al monopolio delle informazioni e alle spericolate manovre finanziarie.

Di fronte ai fallimenti temporanei della ragione strumentale dello scambio mercantile, a cui fa fronte lo statalismo effimeramente risolutore, emerge un argomento squisitamente antropologico: il dono. Non pensiamo che tutti possano conoscere gli studi sul Kula fatti da Malinowski, pertanto diciamo che il dono è una forma di scambio fondata sulla reciprocità personalizzata e differita. Personalizzata per è una relazione non deificata. Il dono è energia psichica affettiva e non può essere riconducibile al puro calcolo cognitivo. Differita perché dura nel tempo. È un bene che con l’uso non si consuma, un bene che vive nella e della storia. Il dono convive con il mercato. Del mercato non è l’alternativa, quanto invece una risorsa formidabile e potente.  Se esiste la poligamia delle forme di scambio (un dono quindi oltre lo stato e il mercato) esiste allora la polifonia delle forme dell’allocazione dei diritti di proprietà. Questo è il problema reale e profondo che occorre intendere in tutta la sua importanza per costruire un ritratto veritiero delle forme dello scambio: esse sono un indice delle forme della proprietà. Tutte quelle forme di allocazione dei diritti di proprietà fondate sullo scambio reciproco del dono e il suo dispiegarsi intragenerazionale e intergenerazionale, fondano società di persone anziché di capitali e contribuendo in tal modo alla formidabile crescita della stessa economia di mercato. Essa, per diffondersi, ha bisogno di tranquilla solidarietà: il “date e vi sarà dato” non nega il mercato ma addolcisce e tempera la crescita economica.


Se la vittima diventa il persecutore: il genocidio della Costa d’Avorio

Costa d’Avorio, 2010. Alassane Ouattara, economista apprezzato all’estero, lo scorso novembre è stato riconosciuto dalla comunità internazionale vincitore delle elezioni presidenziali in Costa d’avorio. Il presidente uscente Laurent Gbagbo, al potere dal 2000, ha contestato il risultato rifiutando di cedere il potere e in questo appoggiato dall’esercito che ha braccato gli oppositori uccidendo almeno 500 persone. Per quattro mesi Ouattara ha vissuto a Abidjan assediato dalle truppe di Gbagbo e protetto dalle forse dell’Onu che sono presenti nel Paese dal 2003 per garantire l’armistizio dopo la guerra civile. L’11 maggio 2011 l’ex presidente è stato arrestato in un blitz condotto dalle truppe francesi e dai caschi blu.

Oggi Amnesty International chiama in causa il capo dello Stato Alassane Ouattara, affermando che : “il presidente e il primo ministro sono in un momento cruciale della storia, devono decidere se arrestare quelli che hanno perpetrato gli abusi e creare un vero e proprio esercito altrimenti non ci potrà mai essere una vera riconciliazione”. Secondo Amnesty le forze di sicurezza (Fcri) e le milizie Dozo (cacciatori tradizionali) compiono omicidi e attacchi mirati contro il gruppo etnico Guéré, ritenuto fedele all’ex presidente Laurent Gbagbo, a rischio sono soprattutto le persone più giovani sospettate di aver combattuto in prima linea.

Lo sapevate? I media ne hanno parlato? Eppure all’orecchio suona famigliare questa storia africana, cosi famigliare da riportarci nel Rwanda del 1994. Stesse motivazioni, stesse modalità, stessa assenza di media occidentali e se mancano i media, manca anche l’aiuto dell’ONU e delle Nazioni Unite.

Riportiamo l’intervista di Yolande Mukagasana fatta dal blog di Beppe Grillo, un’intervista che deve essere veicolo di conoscenza e presa di coscienza di quello che domani chiameremo Genocidio della Costa d’Avorio.

Intervista Yolande Mukagasana nel 17° anniversario della strage in Uganda

Sono Yolande Mukagasana, sopravvissuta al genocidio dei Tutsi del Rwanda successo 17 anni fa. Attualmente vivo in Belgio ma per il momento penso che il mio posto non sia l’Europa ma sia in Rwanda nel cuore del génocidio, dei sopravvissuti, degli assassini, soprattutto nel cuore delle nuove generazioni che hanno bisogno di me per apprendere la Storia e così poter proteggersi. E’ per questo che andrò lì qualunque cosa succeda, ne sono convinta.

Il genocidio del Rwanda 17 anni dopo

Ciò che desidero è poter raccontare ciò che è successo perché penso che raccontando aiuterò i giovani a proteggersi ed è un dovere. Non è solo questo perché anche il mio Paese ha bisogno di me nel processo di riconciliazione. Sto facendo un grande progetto per i giusti, cosa molto importante nell’educazione dei giovani per dimostrarli che abbiamo sempre una scelta. Una scelta quando si tratta di un male come il genocidio perché si può sempre scegliere , esiste sempre la responsabilità individuale. Ho cresciuto più di 20 bambini orfani del genocidio, oggi la maggior parte sono indipendenti e vivono per conto loro e oggi sono nonna di tanti nipoti, se si può dire così. Mi rimangono tre da crescere e questa è una piccola responsabilità in quanto dal ’94 ho avuto pochi mezzi, ma i miei figli erano abituati alla povertà. Ora sento che i più giovani rimasti hanno bisogno di avermi vicino per aver una madre a cui confidare le proprie gioie e dolori e torno a casa per questo. Vado anche per essere vicina a quei umani, tutti quei rwandesi che non hanno chiesto ciò che hanno subito nel 94 e aiutarli nella lotta quotidiana. Essere vicina a tutte quelle donne violentate per confortarle, se non lo sono stata non è che sono stata più forte di loro e non sono manco sicura che sia stata una fortuna…

L’ONU e i massacri della Costa d’Avorio

Perché nel 94 l’ONU non ha varato la risoluzione per fermare il genocidio in Ruanda contrariamente a quanto avvenuto nei giorni scorsi per la Libia?
Yolande: Sapete bene che il Rwanda non ha né ricchezze né petrolio. La Libia è molto più interessante del Rwanda da questo punto di vista. Suppongo quindi che L’ONU non è intervenuto in Rwanda per questo motivo, noi non avevamo valore poiché non avevamo risorse appetibili. E poi quando parliamo dell’ONU mi domando sempre chi è l’ONU?
L’ONU è l’insieme di tutte quelle potenze che vendono gli armi e cercano sempre i loro interessi economici in Africa. Suppongo, ma non posso essere sicura, che la causa è che da noi non c’era nulla e noi eravamo quindi insignificanti. Ora devono provare a salvare la Libia anche perché sono soprattutto le stesse ad aver causato la guerra che non è certamente venuta fuori dal nulla, quindi è semplicemente una strategia. Posso anche sbagliare, ma per me è una strategia per impadronirsi delle risorse della Libia, e questo davvero mi intristisce. Assistere a tutto quello che sta succedendo sia in Costa d’Avorio sia in Libia, sia nel Darfur (oddio per quest’ultimo c’era stata una breve commozione dell’opinione pubblica) senza che la società civile occidentale dica nulla in merito davvero questo silenzio mi delude profondamente.

Per la Costa d’Avorio, cosa sta succedendo? in Italia sentiamo qualcosa ma non conosciamo la situazione .
Yolande: Sia voi che io sappiamo sempre ciò che i media vogliono raccontarci, quindi non possiamo affermare che sappiamo tutto visto che nessuno di noi parla con gli ivoriani i quali sono divisi tra di loro. Tuttavia la prima domanda che mi faccio è, considerando che abbiamo assistito in TV come si sono svolte le elezioni e abbiamo visto qualcuno buttare e stracciare le schede elettorali , come si può considerare tutto questo normale senza che nessuno dica qualcosa, fino a scegliere come vincitore quello che si vuole.
Non si può essere sicuri che a vincere le lezioni sia stato Ouattara o Gbagbo, nessuno può dire che ne è sicuro, ciò è impossibile. Tuttavia esiste una persona voluta dalla comunità internazionale come dirigente della Costa d’Avorio e si difende questa persona passando al di sopra del popolo ivoriano. E da qui a poco forse ci diranno che c’è stato un genocidio in Costa d’Avorio e i responsabili di ciò saranno gli ivoriani, mentre dietro tutto ciò ci sta la comunità internazionale. C’è la comunità internazionale dietro tutto ciò che sta succedendo, c’è anche l’ONU dietro i massacri. La comunità internazionale non può pretendere di non sentire ciò che sta succedendo in Costa d’Avorio, e ancora meno la Francia! I 1500 soldati francesi inviati in Costa d’avorio richiamano esattamente il Rwanda! Non posso affermare che sta succedendo un genocidio, ma la reazione della Francia che ha manipolato l’ONU è esattamente la missione Turquoise in Rwanda durante il nostro genocidio. Non posso rimanere senza reagire perché mi fa molta pena. Ma nello stesso momento, tra Ouattara e Gbagbo, mi dispiace, ma non posso dire che uno ama gli ivoriani più dell’altro.

Forse la tragedia del Rwanda ci ha insegnato qualcosa?
Yolande: Io penso proprio di non. Perché se il Rwanda avesse insegnato qualcosa, l’ONU non avrebbe mai accettato la presenza dei militari francesi lì, non avrebbe mai fatto ciò che sta facendo così come la comunità internazionale. Il Rwanda non ci ha assolutamente insegnato nulla, devono essere gli africani responsabili di ciò che succede in Africa, questa è la strategia, mi dispiace.
Cosa possiamo fare per informare gli italiani della situazione dell’Africa e aiutare gli africani a venire a capo di questi problemi?
Yolande: Come può la società civile occidentale aiutare la società civile africana quando la stessa società civile occidentale sta dietro ciò che i governi occidentali stanno combinando? L’unica cosa è che i giornalisti bene intenzionati e illuminati denuncino ciò che sta succedendo, non solo focalizzandosi sulle defezioni degli africani in quanto nella maggior parte dei casi questi ultimi sono dei semplici strumenti delle potenze occidentali. Sia chiaro che non li sto assolvendo per questo , assolutamente non ma ad ognuno le sue responsabilità.

Il genocidio del Rwanda sarebbe avvenuto senza l’interferenza delle nazioni occidentali? Perché l’ONU, che si è affrettato ad approvare il bombardamento della Libia, non intervenne allora? In Africa non tutto è quello che sembra, la verità non ci viene raccontata dai giornali. Ieri il milione di morti in Rwanda, oggi un numero imprecisato di morti in Costa d’Avorio, ex colonia francese, e l’intervento dell’ONU con migliaia di soldati e i bombardamenti francesi contro l’ex presidente ivoriano Laurent Gbagbo. Il colonialismo di un tempo è stato sostituito dall’intervento armato delle ex potenze coloniali sotto le bandiere dell’ONU, ma solo se gli conviene.


Indwiloq. Una cosmogonia, una fiaba anarchica ed ecologica (a cura di Enrico Montaletti) Part I

 

Indwiloq. Una cosmogonia, una fiaba anarchica ed ecologica

di Rowan Tree WalkingWolf 

A mia madre, per avermi regalato un’infanzia ricca di fiabe.

E a tutti coloro che continuano a raccontarne.

Non molto lontano da qui, non molto tempo fa, nacque un piccolo mondo. Questo mondo aprì i suoi minuscoli occhi onniscienti, fece il suo primo respiro, e fece uno sbadiglio lungo migliaia e migliaia di anni.

Tutto, che aveva dato vita a questo piccolo, gli stava accanto sussurrandogli con un’incomprensibile, lento sussurro cosmico, e disse così al pianeta: “Ti chiamerai Indwiloq, anche se ti saranno dati molti nomi diversi nel corso della tua esistenza”.

Il mondo appena nato schiamazzò “Indwiloq!”, e si stiracchiò a lungo e ben bene mentre il Tutto continuava a fare ruotare il suo Discorso.

Passò abbastanza tempo, e nel mentre il giovane mondo girò e rigirò in tondo per molto tempo, rimuginando, sperimentando, crescendo e cambiando in continuazione. Ascoltò attentamente tutte le cose che il Cosmo gli insegnava, pensando e riflettendoci sopra, e così facendo univa la sua voce ed i suoi pensieri al Ritornello di Tutta la Vita.

Ma giunse il tempo anche per Indwiloq di diventare grande. In questa nuova  epoca, Indwiloq si sentì pronto a diventare un Creatore, un Datore di Vita. Proprio come Tutto, Indwiloq si sentì pronto per creare quel grande regalo e mistero che è la Vita.

E così fu che il già grande Indwiloq si tuffò in un magnifico sogno ad occhi aperti, una filastrocca dell’immaginazione, e in questo stato un po’ dormiente e un po’sveglio, tutto preso dalla creazione, diede vita ad ogni pianta e ogni animale, ogni piccolo insetto, funghetto, erbaccia, ogni batterio e virus che la sua superficie avesse potuto sostenere. Sognò interi ecosistemi e zone climatiche, e si ingegnò anche per cambiare se stesso in modo da permettere alle sue creature di crescere nel modo migliore sul suo grande manto.

Quando le nuove vite aprirono gli occhietti ed iniziarono a stiracchiarsi, Indwiloq cominciò a sussurrare nei loro neonati cuori gli immensi segreti del Cosmo, la conoscenza e la saggezza del Tutto. Tutti ascoltavano con attenzione e meraviglia il suono della voce del Mondo.

Per moltissime generazioni, tutto andò a meraviglia tra le creature di Indwiloq. Esse riuscivano a capire bene che era un privilegio e una fortuna per loro riuscire ad ascoltare la muta voce del perpetuo sussurro di Indwiloq. Ognuna di esse sapeva come abitare nel proprio spazietto, come gestirlo bene, e sapeva anche come comportarsi con tutte le altre creature. Sapevano farsi capire e comunicare, con una moltitudine sorprendente di linguaggi e codici. Sapevano anche che per sopravvivere bisognava chiedersi a vicenda alcune cose, non troppo, e sapevano che bisognava però anche ricambiare quello che gli veniva dato. Sapevano come tramandare il mistero della vita alle loro stesse creature, e sapevano addirittura come morire.

Tutto continuò in questo modo per davvero, davvero moltissimi anni.


Traccia del rasoio #11

Silenzio… una fiaba.

“Non sono un angelo e non pretendo di esserlo. Non è uno dei miei ruoli. Ma non sono nemmeno il diavolo.

Sono una donna e una seria artista, e gradirei essere giudicata per quello. “

Questa traccia la dedico a Amy Winehouse, annoverando con lei Carole King tra le cantautrici inevitabili. So far away è la colonna sonora del funerale di Amy e io, per la sua capacità di stupirmi e di farmi meravigliare, non posso che ascoltare questa fiaba in silenzio. Per la voglia di ascoltarla e ri-ascoltarla che non mi ha mai abbandonato. Per la voce che, unica, diventa soundtrack di questo primo decennio di millennio. E penso che, quando il talento è geniale, il mondo non possa sembrare un posto vivibile, un posto sopportabile. Penso che non sia difficile comprendere il tormento che ci divora quando si possiede la Vista, anche se molti preferiscono la bellezza della menzogna alla forza della verità.


Tg-Com e tanto li chiamarono teledipendenti che lo divennero pure loro.

se noi eravamo dei teledipendenti loro ora cosa sono? Tossici!?

sintesi di come in tutte le cose vi sia il risvolto della medaglia, e come al solito è sempre molto ironico


Ars longa, vita brevis

Scusate un secondo, cosa sta succedendo? Silence, please, Let’s do the Time Warp Dance!

It’s just a jump to the left 
And then a step to the right
With your hands on your hips
You bring your knees in tight
But it’s the pelvic thrust that really drives you insane,
Let’s do the Time Warp again!

Giulio Tremonti è il ministro dell’Economia e delle Finanze, dunque è il responsabile politico della Guardia di Finanza. Ma ahimè, la Guardia di Finanza avrà fatto ammutinamento e ha costretto il poveretto ad una vita di paranoia e segregazione dentro alla caserma finchè, grazie ad un auriga trainata da Marco Milanese in persona, non è riuscito a fuggire salvando la propria salute mentale. Si sentiva spiato, anzi afferma che l’ordine di metterlo sotto osservazione arrivò dall’alto. Ora, di “alto” c’è ben poco in questo governo, sia fisicamente che moralmente, ma è interessante notare come affitti e appartamenti illeciti spuntino come funghi appena Silvio non ha più il controllo della situazione. Mi sembra di assistere a quei litigi infantili dell’asilo: “- giochiamo alla guerra e io faccio il capo! – No il capo te non lo fai perché ti scaccoli! – Allora io vado dalla maestra e le dico che ieri eri nascosto dietro la tenda con la bimba bionda! – Ma non è vero! – Lo so, ma lei mica lo sa.  “ Straordinario. Fortunatamente Tremonti è sempre stato creativo in ogni suo ambito di competenza, cosi almeno non dobbiamo trovarci tra le mani un altro uomo ingenuo come Scajola (e ringraziamo che il suo piano per il nucleare non sia andato a buon fine, non oso immaginare cosa avrebbe potuto inventarsi per lo smaltimento inesistente delle scorie “Ah ma non lo sapevo mica io, nessuno me l’aveva detto”). Mi sto immaginando le fiamme gialle a bordo dell’Olandese Volante che assaltano Capitan Tremonti e il suo fido mozzo Milanese, forse dovrei smetterla di guardare I pirati dei Caraibi.

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And then a step to the right
With your hands on your hips
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But it’s the pelvic thrust that really drives you insane,
Let’s do the Time Warp again!

Ma fosse sol questo ad allietarci l’estate… Non so, mi sembra di essere dentro il Rocky Horror Picture Show davvero a volte. Avete presente il senso di assurdità che si palesa sui visi di quei due poveri turisti appena entrano nella magione? Ecco, credo di sentirmi cosi ora. L’estate inizia con Angelino Alfano che diventa il nuovo segretario del PDL e neanche dopo 24 ore già perde di credibilità auto-definendolo il partito degli onesti. E poteva quasi funzionare peccato che nel mentre in parlamento votavano l’arresto di Papa, provvedimento restrittivo chiesto dalla Procura di Napoli nei confronti del parlamentare pidiellino, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4. In aula, al momento della votazione, era presente anche Berlu che poco prima, in un vertice a Palazzo Grazioli con Angelino  e i coordinatori regionali del Pdl aveva parlato della necessità di fermare «il rischio di una escalation di arresti» perché « di questo passo si rischia di minare i numeri della maggioranza e di tornare al clima del ’92». E al termine della seduta ha battuto il pugno sul tavolo e ha commentato laconico: “E’ una vergogna”. Eh si, c’è da vergognarsi perché non siete riusciti a mettere il guinzaglio alla Lega sto giro e vi hanno votato contro. Del resto il padre del trota l’aveva detto “Ministeri al Nord o vi attaccate” e cosi ci siamo dovuti scandalizzare di fronte alla prima dimostrazione di onestà da parte del governo. Non si fa cosi, ci avete abituato a mafia e corruzione anche nei bagni del Quirinale, non potete mica farci prendere un colpo cosi a gratis. Ma tranquilli, non c’è da temere un ritorno della giustizia e della legalità. Francesco Nitto Palma prende il posto di Alfano come guardasigilli e fa un ingresso con il botto, sia chiaro, con fuochi pirotecnici e ballerine di lap dance quasi: processo lungo, fiducia, votazione positiva. E quando gli hanno chiesto come ci si sente ad aver esordito con una legge ad personam risponde «Non ho firmato le leggi ad personam che mi sono affibbiate. L’amicizia con Previti, così come il fatto di essere stato testimone di nozze di Palamara, sono fatti privati. Dal 28 luglio sono fedele solo alla Costituzione.» Fiuuuuu, fortuna che da tre giorni è fedele alla Costituzione altrimenti la prossima mossa l’avrebbe visto come padrino al battesimo del nipote di Riina o Provenzano.

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Let’s do the Time Warp again!

Le sorelle Carlucci un tempo facevano televisione di scarsa utilità pubblica e di inesistente profondità culturale. Perchè, col caldo e l’afa che ci sono a Modena, si da spazio agli sproloqui della Gabriella, diventata – figurèt- onorevole del PDL? L’ultima, in ordine di tempo, l’ha detta su Amy Winehouse: «Se ci fosse la sinistra al governo ci sarebbero mille casi come i suoi». Ma nel pedigree politico della biondona onorevole per qualità indubbiamente nascoste, di esternazioni esilaranti ce ne sono tante. Come quella volta in cui augurò al povero Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso, che suo figlio fosse intercettato in Rete dai pedofili, così imparava a dire che Internet è uno spazio come altri e che non serve mettere poliziotti a ogni angolo per proteggere i minori. O come quando disse che la Ru486 è un «pesticida antiumano», accusando Livia Turco di non essere mai andata a trovare le donne che hanno assunto il farmaco. O come quando chiese la commissione di inchiesta sui libri di storia perchè, a suo dire, sono troppo di sinistra, arrivano persino a «definire Togliatti una persona intelligente».
O ancora, come quando definì i social network «pericolose armi in mano a pochi delinquenti che, sfruttando l’anonimato, incitano alla violenza, all’odio sociale, alla sovversione». Una convinzione che, tra le altre cose, l’ha spinta a ingaggiare una battaglia senza quartiere contro l’anonimato in Rete. Insomma, donna di intuito e coraggio, di straordinaria retorica, di grande rigore scientifico, questa Carlucci, che mai s’azzarda a trattare argomento di cui non sappia bene  e a fondo. Sospetto, comunque, qualche parentela biologica con Borghezio vista l’alta pertinenza e lucidità d’intervento che li accomuna. Eh no, per le quote rosa non è un bel periodo. Mi chiedo come sia possibile sostenere ancora la validità di questa necessità “femminile” in parlamento se dobbiamo assistere a scene patetiche e ridicole. Ma la Gabriella nazionale non è sola, tranquilli. Oltre al flop clamoroso della legge contro l’omofobia ideata da cerbiattona-Carfagna e wonder-Concia, il miglior esempio di quota rosa ci arriva dalla Regione Lazio. Uno dice “Va beh, la Polverini è presidente della Regione Lazio. Vedrai che tanto danno non può fare” e invece di attacchi perché questa qua ha dato il meglio di sé prima impiegando sei mesi per fare la giunta, poi riempiendo la regione di consulenze d’oro e facendo tagli drammatici alla sanità. Ma il meglio deve ancora arrivare: in un periodo in cui tutti i politici fanno finta (ad eccezione di Napolitano che ogni tanto si sveglia dalla bara vampiresca e agisce controcorrente) di volersi abbassare lo stipendio e diminuire i costi della politica per risanare il debito pubblico, i cosiddetti tagli alla politica, questa decide di prendere un elicottero per fare ben 60 km e all’arrivo, ai giornalisti che le chiedono delucidazioni sul suo strano concetto di “taglio ai costi” risponde “Tagli ne abbiamo fatti, siamo andati tutti dal parrucchiere ieri”. Esilarante, circa come un palo d’amianto sui reni.

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Ma non è che il PD stia meglio, sappiatelo. Dopo il botto fatto con le amministrative e il Referendum bisogna impegnarsi veramente ma veramente un sacco per mandare a scatafascio tutto eh, ci voleva proprio del talento. Uno potrebbe dire che almeno in qualcosa si sono dimostrati determinati, io prego sempre che Cromwell resusciti ed entri a cavallo nel parlamento italiano come fece nel parlamento inglese durante la rivoluzione del 1642, e che attacchi Bersani al cavallo con un piede e lo trascini intorno a Montecitorio, come fece Achille con il cadavere di Ettore intorno a Troia. Almeno farebbe ridere. Tangenti e PD, io non ho voglia di esprimermi a riguardo. Dico solo che hanno invocato troppo presto la macchina del fango e risulta poco credibile.

Ma a proposito di macchina del fango, trovo davvero interessantissima la disquisizione che i giornali schierati a destra fanno sulla scelta tra boxer o slip che Marco Travaglio effettua prima della registrazione delle sue puntate di Passaparola. Direi, antropologica quasi perché se porta gli slip è antico, se porta i boxer rivoluzionario. Stupefacente. Del resto, Belpietro e Feltri mi hanno abituato a cose strabilianti; il primo è addirittura riuscito a sopravvivere ad un attentato organizzato da lui stesso e guardate che ci vuole dell’impegno anche li perché si rischia uno sdoppiamento di personalità alla Black Swan con queste imprese psicologicamente stressanti, l’altro ha fatto lo scoop mondiale sull’attentato in Norvegia affermando prima di qualunque giornale al mondo la rivendicazione – falsa – di Al Qaeda. Poi, una volta smerdato da Breivik – come si sarà permesso di rivendicare l’attentato proprio lui che l’ha fatto – ha dichiarato che la colpa non è dell’attentatore, ma dei ragazzi uccisi accusandoli di essere delle fighette incapaci di difendersi. Ora, Bersani, capisci che la questione macchina del fango non regge visto che son rimasti solo questi due a dirigere il tutto? E te potresti unirti a loro, eh, vi mettete tutti ad un tavolino da bar e guardate chi riesce a spararla più grossa. Del resto, noi non stiamo mica qui a bonificare la macchina del fango.

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Let’s do the Time Warp again!

No, non voglio parlare di Borghezio. Credo che il talento, la genialità e l’estro di quest’uomo meritino una rubrica a parte. Però mi interessa riportarvi la conclusione “avanguardistica” che il Sole 24 ore ha proposto oggi parlando della corruzione. Guido Rossi, giornalista economico, riporta la conclusione strabiliante che Ronald Dworkin scrive in Justice for Hedgehogs (Harvard University Press, 2011): le culture moderne hanno tentato di insegnare una dannosa e apparentemente persuasiva menzogna: che il più importante criterio di misura della “good life” sia la ricchezza e il lusso e il potere che essa porta con sé. MA NON MI DIRE. Prosegue in modo sempre più sbalorditivo Rossi affermando che la ricerca della ricchezza come unico valore della vita, alimentata dall’ideologia del libero mercato e dall’accumulazione monetaria, ha portato la corruzione ad essere lo strumento più semplice di dominio e di conseguente ingiustizia sociale.

Ma, Rossi e Dworkin, avete mai letto Tolkien? Nove anelli furono dati alla razza degli uomini che più di qualunque cosa desiderano il potere. Perché in quegli anelli era sigillata la forza e la volontà di sottomettere le altre razze. Ma, mi chiedo io, sarebbe mica più utile analizzare le soluzioni possibili del problema corruzione invece di proseguire nell’inutile esegesi delle fonti già abbondantemente esplicate dal Lord of the Rings ben 56 anni fa?

Silence, please, Let’s do the Time Warp Dance!

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And then a step to the right
With your hands on your hips
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Let’s do the Time Warp again!


Alle mie Madri e alle porte in faccia

A chi ha il cuore saldo e nella confusione più totale conserva il senso della responsabilità rivolgo tutta la mia stima. A chi continua a dare valore alle cose che lo meritano indipendentemente dalle folate di vento che sconvolgono la sua vita. A chi non si cura troppo delle ondate, delle tendenze e delle propensioni degli altri, ma ne cerca di capire il valore e si comporta di conseguenza, tenendo sempre in mente la propria idea, morale o inclinazione che sia. A chi l’equilibrio senza troppe balle lo trova, non perché è più intelligente, più dotato o più brillante, ma perché le ha provate tutte, con pazienza, passo dopo passo, ferita dopo ferita… Questo genere di persone meritano il massimo rispetto. Non certo i virtuosi, i supertalenti, i geni sedicenti demoniaci, nati grandi e mai cresciuti. Ma ci sono (fortunatamente) troppe cose che possono essere spiegate in mille modi, con serio impegno e determinazione, ma che non potranno mai essere chiare se non sgorgheranno direttamente dall’interno della persona in questione. Cose che bisogna capire da soli, spesso ricevendo impulsi da molte e diverse sorgenti, leggendo, camminando, cadendo in bicicletta, litigando, prendendo treni, riparando valige rotte, girando, viaggiando, rimanendo impantanati in un fosso. Solo allora, quando l’intuizione nasce spontaneamente dal soggetto in questione, è allora che tutto quello che si è sentito, i discorsi chiari solo a metà, i comportamenti inconcepibili e le risposte incomprensibili di chi già aveva capito diventeranno piano piano significativi, densi di verità e di scrupolo. Diventeranno ragionevoli, coerenti, mentre prima erano ermetici e stagnanti nella loro parziale evidenza, diventeranno cose comprensibili solo mediante l’uso del Buon Senso, oh che meraviglia il Buon Senso, quanta salute, quanto robusto, semplice e genuino vigore! Peccato solo che a volte quella che si crede essere Forza diventa la debolezza peggiore, peccato che a volte del buon senso rimanga solo l’involucro, la falsa parvenza, la scatola impolverata con la scritta rossa sgargiante “Buon Senso”, e dentro niente. Per questi motivi, chi arriva a trovare l’equilibrio senza perdersi d’animo, chi non lo trova e ne è consapevole, ma continua a cercare imperterrito, chi l’ha trovato e continua a cercare comunque perché mai con certezza saprà di essere giunto alla meta, chi viaggerà tutta la vita col desiderio di colmare i propri occhi di visioni pur sapendo che non potrà mai riempirsi abbastanza, che ci sarà sempre qualcosa di nuovo da vedere, qualcosa di sconosciuto da non capire, da odiare, da amare e da tradire, chi continuerà a dare fiducia pur essendo stato violato, non in nome di una morale dominante o di una fede sciocca, ma in nome della vita, chi ti guarda con il cuore negli occhi, come diceva Pasolini, anche se non può essere certo di chi sei, di quanto bene o quanto male potenzialmente potresti portare, chi si ingegna, chi trova la forza partendo da zero per ricominciare a suonare dopo anni di malsano silenzio e chi ha smesso di fingere, ha trovato se stesso in fondo ad un fosso e ha deciso di non passare oltre ma di fermarsi e ricostruire ancora una volta un palazzo che è già caduto tante volte, ma non basta questa consapevolezza a concedergli di costruire male, senza entusiasmo e senza voglia, a queste persone va tutta la mia ammirazione. Mai fermarsi, mai smettere, mai dire basta provare, basta sbagliare, basta ricominciare, basta sognare. Anche se odieremo le nostre creazioni, se rinnegheremo le nostre scelte, rimpiangeremo di non essere stati buoni zitti e fermi, anche se non capiremo più niente, esattamente in quel momento saranno proprio le cose alle quali avremmo voluto dire basta che ci salveranno.

Per questo, ancora una volta, restiamo umani.


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