Archivi autore: Marcello Africano
Borderline: Qualcosa brucia
In equilibrio sull’orizzonte invisibile e precario del tramonto.
Questo sole rosso che muore lentamente rende languidi i confini di terra e cielo.
In equilibrio dal punto più alto a quello più basso per la dinamica del pensiero e l’inefficacia dell’espressione mentre tutto scompare nell’ultimo bagliore di luce.
Le nubi tremolanti crepano gli occhi con i sussurri del cambiamento mentre le certezze evaporano in tempo di crisi, ed anche un sasso arriva a galleggiare a mezz’aria quando si leva il primo alito di buio.
La rovina risorge in ogni certezza con la calma di chi ha aspettato a lungo fidando nell’umano ingegno per ritrovarsi poi faccia a faccia con la follia.
Sorge la luna e brilla.
Un unico chiarore, questo chiarore, che affila la lama e cura la ferita.
La sua forza dona speranza e ristabilisce nella notte Fede divina tra le dee, colei che sempre sostiene chi la segue.
E Pietro aveva fede nel gesto che stava compiendo; una tanica di benzina e un semplice accendino che accendeva e spegneva ritmicamente mentre camminava, facendo così illuminare il selciato di lampi sempre diversi.
Tre litri, non uno di più non uno di meno per distruggere e rendere polvere l’acciaio forte delle sue catene.
Ancora una volta dopo tanto tempo avrebbe sentito il suono crepitante della libertà avvicinarsi, quella libertà che brucia, quella libertà data dal sacrificio nel fuoco.
Pietro si ferma, posa la tannica, svita il tappo e versa il contenuto oleoso osservandolo espandersi e scivolare sulla carena del mezzo.
La benzina cade sul’asfalto nero e nera pare anch’essa, ma Pietro si china e illumina una sola goccia per accendere un mare.
Così accade.
Quando la colonna di fiamme è già alta afferra la tanica e le chiavi e ve li lancia dentro con forza.
Rumore di vetri rotti, ed il fuoco divora anche quelli.
Pietro come sempre si interroga, non sa esattamente quali saranno le conseguenze né sa che genere di felicità può portare un gesto del genere che comunque oramai è compiuto.
A forza di stare nel mezzo tra mondi diversi è divenuto un outsider, e come tutti outsider Pietro osserva lasciandosi scivolare addosso ciò che non gli interessa.
Non sa ancora quanto sia auto-lesivo frequentare un ragazzo come Benedetto Bracchetti, né ancora lo sapete voi.
Tutto quello che lui e che voi sapete è che domani mattina sul giornale in prima pagina leggerete di un Suv bianco bruciato in Corso Canal Grande.
StormWalker: L’angelo della pioggia
Vacillo nell’incertezza
Di ciò che sono stato
E di tutta l’amarezza
Che è in fondo il vivere
Per una singola carezza.
Ho amato e rinnegato
E ho più volte tradito
Ciò che mi era stato affidato.
Sono colpevole senza intenzione
In quest’epoca senza ragione.
Il tempo ormai
E’ l’unico testimone della sciagura che ci ha colpiti
E ciò che racconto è al di là
Degli antichi miti.
Ciò che racconto
E’ la verità che fa male
E proverete dolore
Abituati come siete
Alle menzogne senza pudore.
Dissipate ogni dubbio,
Ignorate le perplessità
La mia storia è lo specchio
Tramite cui osserverete
Le vostre vuote realtà.












