Archivi autore: Molli Mattia
Tracce dal Rasoio #10
“Morire con una patata in mano.”
E’ così che dice sempre mia nonna.
“Se mai dovessi morire vorrei che fosse così. Come la mia povera mamma che si è spenta in cucina mentre preparava il pranzo per mio padre. Felice nel fare quello che faceva sempre.”
Mentre dormi.
Ti osservo.
Ti guardo.
Sei così sereno sotto le coperte.
Ti stai riposando dopo una dura giornata di lavoro.
Te lo meriti sai? Ti sei impegnato così tanto oggi che sei tornato a casa e senza cenare sei corso subito nel tuo letto.
E’ il posto più sicuro al mondo, non è vero?
Sotto le coperte ti senti protetto. Caldo e coccolato da soffici lenzuola di flanella.
Come nel ventre materno.
Si sente persino il profumo dell’ammorbidente.
Tutti i problemi scivolano via mentre ti abbandoni al mondo del sogno.
Chissà cosa sogni?
Me lo chiedo spesso sai?
Tutte le notti che passo a salutarti prima di andare a dormire ti osservo e mi pongo questa domanda.
Mi scappa un sorriso ogni tanto.
Tu che sei così esuberante ed energico. Che lotti ogni giorno, ogni momento, ogni singolo secondo sembri quasi un bambino quando posi il viso sul cuscino.
Sei dolce.
Vorrei darti un bacio.
Ogni tanto ti tocco i capelli.
Li sfioro pian piano per non destarti.
Quanto sei buffo! Mi fai ridere di cuore sai?
Sono molte notti che mi siedo accanto a te ma tu non ti svegli mai.
Un po’ mi dispiace sai? Vorrei che mi vedessi e mi parlassi. Vorrei che mi prestassi più attenzione.
Da un lato però sono contenta perché questo mi permette di accarezzarti i capelli e rassicurarti.
Sono un po’ stanca ultimamente ma il tuo viso sereno e rilassato distende il mio spirito e mi rasserena.
Qualche volta riesci a percepire il mio tocco.
Ti giri nel sotto le coperte e affondi il viso nel cuscino.
I tuoi capelli diventano un groviglio ribelle e io mi diverto a sistemarteli con le mie dita sottili.
Capisco il gelido tremito che ti assale quando pongo la mia mano sulla tua nuca.
Io sono la morte a volte faccio questo effetto a chi sogna.
Rasoio rocks for Culture
Quanto lontano può portare l’entusiasmo di un giovane nella cui mente pulsa tenace il pensiero che la cultura è la base della società e del cambiamento?
Quanta energia potrà dare a questo pensiero la scarica del Rock’n’roll?
E, più di ogni altra cosa, quanti progetti si possono realizzare mettendo insieme la voglia di cambiamento, le idee e l’entusiasmo di un gruppo di giovani?
La risposta è semplice: grazie all’insieme di tutti questi elementi non poteva che nascere un progetto che coinvolgesse tutti i giovani di Modena e provincia, con la creazione di un evento che potesse dargli il “la”: la serata del 13 maggio a Soliera, il Rock for Culture.
Ragazzi di varie realtà, dai diciassette ai venticinque anni, universitari e blogger, hanno unito le proprie energie per dare vita alle loro idee organizzando uno spazio dove si potessero riunire da una parte la potenza musicale dei The Rose -tribute band a Janis Joplin- e i Bluestress -blues band di Carpi- e dall’altra la creatività e il giornalismo indipendente del Rasoio e di Artscommittee, un sito artistico che si è impegnato a fare il reportage della serata.
E’ stata una vera e propria prima volta, in cui i coordinatori, dal nulla, hanno costruito le basi per poter organizzare al meglio l’evento, a costo zero e a zero retribuzione: quella sera eravamo tutti volontari e con la voglia di chi crede nei propri progetti, poichè consci che l’avvio di una simile proposta avrebbe potuto dare sfogo alla nostra rabbia per un Paese che non funziona come vorremmo, e che per iniziare a cambiare non può che basarsi su piccoli cambiamenti dal basso, come appunto una serata in onore della cultura.
Il Rasoio, che si è presentato nella sua forma più artistica e fantasiosa, ha creato un enorme spazio dove chiunque potesse esprimere la propria creatività: dal live painting di un enorme striscione fino alla totale pittura delle pareti della nostra “Stanza Interviste”, creata appositamente per conoscere meglio le band che partecipavano alla serata. Con bombolette e uniposca alla mano, grazie al risveglio della vena artistica sopita, quelle che prima erano tre pareti bianche sono diventate un trionfo di fantasia collettiva.
Molto successo hanno avuto anche i posters della BlackCatVSOctopus, che hanno ribadito quanto la cultura non possa (o invece possa?) salvare il nostro paese. Ma, cosa più importante, ci hanno ricordato che NOI possiamo salvare il nostro paese!
Infatti, circondati dalla musica a dalla curiosità suscitata dal Rasoio (“ma cos’è? Possiamo vedere? Chi siete?”) ciò che mi ha colpito di più è stato il risveglio della curiosità, del porre domande, del voler conversare, insomma di non stare semplicemente a guardare in silenzio lo svolgersi di una serata diversa dal solito, ma al contrario di voler partecipare, di voler conoscere, di voler divertirsi.
Venerdì sera non c’era poi tantissima gente, la partecipazione è stata buona ma non così larga. Ma la cosa che ha reso questa partecipazione così preziosa è stato l’entusiasmo, il divertimento con cui le persone hanno animato la serata, la curiosità che le ha spinte a conoscersi e a conoscerci. Sono molto soddisfatta del risultato, penso che da tempo mancasse la possibilità per i giovani di incontrarsi in una serata che non sia in discoteca, dove si possa parlare, stare bene, ridere e soprattutto cominciare a credere che possiamo avere qualcosa di diverso dal solito pacchetto tutto compreso che ci propongono ormai per ogni evento, e che se vogliamo davvero cominciare a cambiare il modo di vedere un paese, insieme possiamo farlo.
Con la cultura e con il Rock’n'Roll.
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Valentina Camac
Foto di Mattia Molli
Un ringraziamento speciale a Marco Fredo e Gianmaria Rizzardi.
Salendo la scala
Gradini.
Li noto subito.
Sono migliaia, centinaia, milioni.
Innanzi a me si staglia un muro di gradini bianchi.
Tutto attorno è tenebra.
Non so cosa mi aspetta lassù.
Non so se ci voglio andare.
Ma il mio corpo non lascia spazio ai dubbi e inizia l’ascesa verso la vetta.
E mentre mi domando cosa mi spinga a salire mi rendo conto che dietro di me ho lasciato già un buon numero di bianco manto incantato.
La salita sembra facile e non mi perdo d’animo.
Qualcosa mi attrae, mi cattura, chiama il corpo a gran voce.
La mente non resiste più.
Sono a metà.
Nero è il mondo che mi circonda ma io ho la sicurezza del bianco innanzi a me.
I gradini però sembrano moltiplicarsi.
Più ne salgo e più mi rendo conto che quelli che mi dividono dalla vetta sono numerosi.
Per un attimo mi sembra di non muovermi affatto.
Perché sto salendo? Perché continuo a salire?
Ora è la fatica a farsi sentire. Sudo freddo.
Le gambe si fanno un po’ pesanti.
No ce la posso fare, ce la devo fare, sto arrivando! Aspettatemi!
Sotto di me un baratro oscuro illuminato da un flebile raggio di luce ancestrale.
Sollevo le gambe con molta fatica.
Quasi inciampo contro uno spigolo d’alzato.
E realizzo.
I gradini sono più grandi.
Continuo imperterrito nella mia scalata.
Dove voglio arrivare? Cosa voglio dimostrare?
Salgo.
Prima un piede, poi l’altro.
Ancora, ancora per mille volta ancora.
Ho perso il conto di quanti gradini ho già fatto.
Cento? Duecento? Mille?
Che importanza ha?
E’ il buio ad osservarmi e il suo giudizio per me non conta.
Accidenti quanto sudo.
D’un tratto mi fermo.
Per la prima volta la mia salita si arresta.
Sto facendo i gradini anche con le mani.
Sto usando le mani per spingermi sempre più in alto.
Perché questa scalinata ciclopica diventa così impervia.
No! Non devo fermarmi.
Qualcosa, qualcuno mi aspetta lassù e se torno indietro sarà solo tenebra e nulla più.
Avanzo ancora spinto da un’attrazione malsana.
Sto sudando.
I gradini sono gelidi.
Ora li faccio con tutto il corpo.
Mi sto arrampicando su una nuda parete bianca.
Afferro lo spigolo e mi spingo con tutta la forza.
Ora è necessario fare un salto per potermi aggrappare stabilmente.
Sto arrivando aspettami!
Ancora dieci, cento, mille gradini.
Mi fermo.
Non riesco più ad arrampicarmi.
I gradini si sono fatti troppo alti e ce ne sono ancora così tanti.
Sotto di me un abisso.
Sopra di me una montagna.
Sono fermo così su un gradino qualunque di questa immensa scala.
Troppo stanco per scendere, troppo piccolo per salire.
I gradini si sono fatti sempre più grandi ma come è possibile?
E ora cosa faccio?
Lassù mi aspettano.
Poi lo vedo.
E’ una figura enorme.
Mi sta venendo incontro.
Non ne distinguo i tratti ma mi pare un uomo.
E’ immenso e sta scendendo i gradini.
Forse si è accorto che non riuscivo ad avanzare e mi sta venendo a prendere.
Che gioia! Mi porterà lassù!
Lo aspetto felice.
E’ stata dura questa salita ma ne varrà la pena.
Mi si gela il sangue.
La titanica figura ora è abbastanza vicina per distinguerne il volto.
Sono io.
Sono io che sto scendendo la scala.
Sono io? Sono io?
Io?
Ma lassù mi aspettano.
Si avvicina.
Devo salire.
Sto per piangere. Il volto mi si riga dalle lacrime.
Scoppio in un pianto isterico e urlo.
Io devo salire! Devo salire mi stanno aspettando!
Ma il me stesso che mi viene incontro non mi sente.
Scende veloce.
Arriva al mio gradino.
Urlo ancora.
Io devo salire!
La mia voce diventa bestiale. Sono un animale.
Il piede mi si avvicina.
Tutto diviene oscurità.
Mi comprime sul duro gradino.
Sento le ossa sgretolarsi in un suono agghiacciante.
Mi schiaccia.








