Quell’incorreggibile del nostro Presidente del Consiglio, Silvio Moira-Orfei Berlusconi, ha portato una ventata di freschezza nel suo spettacolo itinerante. Dopo diciassette anni di onorato servizio, le prestazioni di Emilio Capo-clown Fede cominciavano evidentemente a perdere un po’ di mordente. Costumi ormai desueti, faccia arcinota, pezzo ormai ripetuto ossessivamente a memoria, il vecchio compagno di giochi dei tempi della discesa in campo non riusciva più a richiamare a dovere l’interesse degli spettatori. I provini al tendone di Arcore sono durati quasi tutto l’inverno e hanno richiamato i migliori professionisti da tutta la penisola. La selezione è stata delle più spietate, ma alla fine la fumata bianca è arrivata. Ed è stato proprio lui ad aggiudicarsi la direzione della clowneria del circo berlusconiano: il Jolly Joker, all’anagrafe Augusto Minzolini. Il patron era infatti in cerca di un volto che fosse immediatamente riconoscibile dalla maggior parte degli Italiani, per cui chi meglio di colui che ha prestato il volto alla nostra amata Matta del mazzo francese? Una scommessa azzardata quella del Premier, ma non è certo egli uomo che possa essere tacciato di mancanza di fiuto in veste di talent scout. E difatti i risultati non hanno tardato ad arrivare, nonostante la difficoltà del compito assegnato al novizio dello schermo TV: portare l’allegria in uno degli ultimi luoghi seri dell’informazione televisiva, il Tg1. Un’istituzione in Italia, IL TG per eccellenza, punto di riferimento per gran parte di quel 70% dell’opinione pubblica che forma le proprie opinioni esclusivamente via etere. Intollerabilmente noioso a giudizio di Silvio Orfei, come si poteva estendere la giovialità di Studio Aperto anche a quegli inguaribili barbosi degli spettatori Rai? Serviva un asso nella manica, un Jolly…un Jolly Joker!
Augusto Minzolini si insedia alla Direzione del Tg1 il 20 maggio 2009. Qualche collega che lo presenta pregusta già evidentemente lo spettacolo che ci attende definendolo una persona simpatica, per certi versi irresistibilmente(1). Impiega però un mese per trovare il coraggio di esibirsi per la prima volta in quello che vedremo essere il suo inimitabile pezzo forte: gli editoriali. Il suo consulente d’immagine gli suggerisce di rinunciare alla cuffia coi sonaglietti per evitare uno shock eccessivo nei telespettatori, ma l’espressione è inconfondibile.
E’ il 22 giugno 2009. Da ben quattro giorni il caso D’Addario tiene banco su tutti i tipi di media, non solo a livello nazionale, ma già persino internazionale. Solo il palcoscenico del Tg1 resta vuoto. C’è sconcerto tra i cittadini e all’interno dello stesso mondo dell’informazione, tanto che di questa assenza si comincia a parlare. Ma altro non è che ansia da prestazione. Minzolini è lì dietro le quinte tutto agitato per il suo debutto. Giunge allora il buon Silvio, che capisce i suoi artisti meglio di un padre. Gli avvolge un braccio intorno al collo e gli sussurra amorevolmente: “Tu sei il mio Jolly. Ora va’, è il tuo momento!”. Ed eccolo lì finalmente, sguardo sicuro e fiero, a spiegare a noi telespettatori perché il Tg1, nonostante le polemiche, ha assunto una posizione prudente sull’ultimo gossip, sull’ultimo pettegolezzo del momento: le famose cene – feste, chiamatele come vi pare – nelle dimore private di Silvio Berlusconi.(2) Il motivo è che accade che semplici chiacchiericci e ipotesi investigative diventino notizie da prima pagina. Peccato che queste indiscrezioni da comari perdigiorno di cui parla il Jolly altro non siano che il contenuto dei fascicoli di un’inchiesta della procura di Bari (che a quanto ne so non usa perseguire frottole da bar), secondo cui un certo imprenditore di nome Tarantini forniva escort e cocaina per le feste nelle residenze del Premier. Salta persino fuori che una di queste donne che, di fatto, offrivano a Silvio buona compagnia e/o sesso in cambio di soldi e/o favori, può provare le sue dichiarazioni attraverso registrazioni ambientali da lei stessa effettuate durante uno degli incontri.(3) Ma Minzo non ha dubbi: queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico. Fin qui un buon pezzo, ma manca la ciliegina sulla torta, il finale col botto, che non tarda ad arrivare: questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno, e che continuerò a garantirvi. Con questa chiusura commuove quasi tutti. La gente a casa sui divani si abbraccia, partono standing ovations. Solo qualche brutto e cattivo sottoposto della nuova stella della TV, uno di quei vecchi boriosi giornalisti, storce il naso e critica l’azione del Direttore. Viene letto in diretta il comunicato con cui il sindacato si dissocia dalla suddetta linea editoriale.(4) Lo show fa tanto frastuono che arriva persino in commissione vigilanza Rai, dove Francesco Pardi (Idv) ne dice: fa ridere i polli.(5) Come se fosse una cosa negativa! Il Minzo è talmente divertente che fa ridere persino i polli, e tu lo critichi? E difatti inizialmente egli cade in una sorta di depressione. Ma ecco che è ancora il buon Silvio a corrergli in aiuto. Lo consola, gli ricorda l’importanza del compito che gli è stato assegnato e che sta facendo un ottimo lavoro per portarlo a termine.
Per un poco il nostro Jolly esce di scena, ma continua da dietro le quinte a orchestrare il suo spettacolo perché non perda mai la verve che lui ha promesso ai telespettatori. Vengono infatti introdotte importanti rubriche come “Tg1 Tendenze”, che ogni martedì ci informa su come tenere il nostro stile costantemente al passo coi tempi. La parte finale dello show, ovvero quando la gente è già bell’e che stufa di Obama e di Iran, viene alleggerita da un taglio verso il tabloid, ormai divenuto proverbiale grazie ai celebri montaggi dissacratori del Trio Medusa.(6)
E’ il 3 ottobre 2009. La Fnsi – Federazione della stampa, indice a Roma il primo corteo di protesta contro la tristemente nota Legge Bavaglio, che punisce anche col carcere giornalisti ed editori che pubblichino atti di un processo o intercettazioni e che, vi ricordo, sarà approvata il 29 luglio p.v. alla Camera.(7) Il buon Minzo si sveglia la mattina e gli dicono che i giornalisti protestano perché è a rischio la libertà di stampa. Libertà di stampa? A rischio? Ma se io ne ho quanta ne voglio, pensa lui. Ce n’è anche troppa! E mentre ancora la gente sfila per via con le bandiere, si accendono le luci: vai con l’editoriale!(8) Alla seconda uscita è più sicuro di sé, si contorce sulla scrivania con la sua penna in mano alla ricerca della posa più plastica e seducente. Il pezzo è ancora buono, sfiora i margini del surrealismo quando parla di una manifestazione indetta contro le due querele che Silvio Orfei ha rivolto a Repubblica e a l’Unità. Il finale rimane il suo pezzo forte, caustico, travolgente: si manifesta contro un ipotetico regime politico per insediare un inaccettabile regime mediatico. Stavolta il botto è clamoroso, tanto che i soliti sottoposti brontoloni si riuniscono e lo criticano aspramente. Il Tg1 non si è mai schierato a favore o contro una manifestazione,(9) ma è evidente che non sono in grado di cogliere l’ironia del Joker: è ovvio che il regime politico e quello mediatico coincidono e convergono nella mani del suo datore di lavoro! Era tutta una burla, non c’era da prendersela a quel modo…Addirittura per un po’ scoppia il “caso Minzolini”. Ma dai, ma vi sembra il caso…Ancora una volta il nostro clown se ne sta con la coda tra le gambe per un po’.
10 novembre 2009. Silvio Orfei ha grandi progetti per il suo circo equestre, ma non può pensare di attuarli se certi rompiscatole continuano imperterriti a distrarlo con stupidi procedimenti giudiziari. Uffa. Insomma, è mai possibile che il varietà debba essere così osteggiato nel nostro paese? E’ inaccettabile. Mentre Angelino Alfano il Buttafuori pensa a sistemare questi seccatori, è compito del Jolly Joker intrattenere un po’ il pubblico. Pezzo di grande sostanza, una lezione di livello sulla Costituzione e persino una linea di Riforma della Giustizia.(10) Talmente magistrale che qualcuno comincia a chiedersi se non sia sprecato nel semplice ruolo di clown, se non possa ambire alla carica di Sottosegretario dei Pesci alle Foche o Ministro dei Cerchi Infuocati.
Ancora in scena, dopo la pausa natalizia, il 18 febbraio 2010. Infaticabile, dopo il rodaggio iniziale passa da 1 minuto e 30 a 2 minuti. Questa volta nella cronaca tiene banco il tema dei bastardi che la sera del disastro dell’Aquila se la ridevano a crepapelle pensando con l’acquolina in bocca agli appalti che avrebbero spartito di lì a poco. L’eroe della Protezione Civile Guido Bertolaso è stato intercettato mentre prende accordi con noti affaristi per incontrarsi in un centro benessere, in orario di chiusura al pubblico, con una presunta massaggiatrice. Il Jolly passa allora dalla Giurisprudenza a una trattazione della Sofistica, ricordandoci che bastano due aggettivi, una massaggiatrice professionista scambiata per una escort o altro. Termina poi con la chicca del complotto mediatico pre-elettorale.(11) Leggendo il testo delle intercettazioni mi è parso di comprendere appieno il significato di tutti gli aggettivi tranne uno, usato in forma sostantivata: preservativo. Forse “i preservativi” altro non erano che i massaggi preservativi (della schiena) attuati dalla professionista…ma non si capisce perché poi quelle persone affondassero le mani nel cestino per trovarli.(12) Ma perché, i massaggi usati si buttano? Bah, ha ragione il Minzo: a volte l’italiano è una tale giungla che è meglio lasciar perdere.
13 marzo 2010. Quando si dice che uno se la chiama, nell’ambito delle indagini sulle ingerenze di Silvio Orfei sull’Agcom – Autorità Garante delle Comunicazioni (il contenuto di Raiperunanotte per intenderci), toh!, salta fuori che c’è di mezzo anche il mitico Minzo Jolly Joker! Ovviamente ritorna il grande classico della gogna mediatica e, a grande richiesta, l’invocazione conclusiva ai telespettatori, con la quale sottolinea tutti gli sforzi che è costretto a sopportare per offrire a loro, la luce dei suoi occhi, il suo unico motivo di vita, un’informazione il più possibile approfondita, obiettiva e libera.(13) Ma il passaggio più divertente non è questo; viene subito prima. Quando Minzolini parla della sua opposizione a chi lo vorrebbe sordo e muto, impossibilitato a dire la sua (!). E poi evoca il suo rispetto verso il Tg1 e la sua redazione prestigiosa. Cosa c’è di comico?
Il 26 febbraio il reato per cui era a processo l’avvocato David Mills (aver gestito per anni i conti illeciti di Fininvest) è finito in PRESCRIZIONE (leggina ad Silvium approvata dal Circo Orfei già molto tempo fa). Il Minzo, tanto per fare un po’ il burlone, fa passare la notizia come una ASSOLUZIONE dell’imputato, sostantivo dai risvolti ben diversi dal precedente. Ma del resto lui lo sa bene che guai possono succedere se si scambiano due aggettivi, se si confondono due parole…Infatti lui voleva solo scherzare! Perché tutti si ostinano a non capirlo? E così ha voluto fare una raccolta di firme all’interno della redazione per poter essere sicuro di avere la solidarietà dei colleghi contro le malelingue. Alcuni non hanno firmato. Nel giro di una settimana, tre di questi giornalisti (Tiziana Ferrario, Paolo Di Giannantonio e Piero Damosso, volti storici del Tg), più il caporedattore Massimo De Strobel, sono stati deposti.(14) Maria Luisa Busi ha avuto la dignità di andarsene da sola, il 21 maggio, lasciando appesa alla bacheca una bellissima lettera.(15) Avevo smesso già da molto tempo di assistere ogni sera allo spettacolo indegno del Tg1, ma ricordo benissimo gli occhi della Busi che diventavano lucidi ogni qual volta era costretta a dare notizie insulse sull’incanutimento precoce(16), e sapevo che prima o poi l’avrebbe fatto. Eccola qui l’informazione approfondita, il rispetto per la prestigiosa redazione del Tg1. Ah, il nostro Jolly burlone…
10 giugno 2010. Ad oggi ultima apparizione del Joker sullo schermo. Niente che non potesse risparmiarsi, una profonda analisi socio-economica dell’Italia che affronta la crisi. Voleva più che altro vedere come figurava il suo faccione nella nuova grafica del digitale terrestre e rivelare agli Italiani che, dopo lunga e sofferta elucubrazione, ha deciso di inserire nella sigla l’immagine reale della Terra al posto di quella virtuale.(17)
Ho elencato, per fare una gustosa panoramica, tutte le apparizioni di Augusto Minzolini sull’etere; tranne una. Forse la più clamorosa, quella che mi ha spinto a scrivere questo articolo. Ma andiamo con ordine. L’11 dicembre 2004 il Senatore Pdl Marcello Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi fin dall’inizio della sua ascesa imprenditoriale, viene condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell’Utri è infatti accusato di essere stato il tramite fondamentale tra Cosa Nostra e Berlusconi, permettendo il riciclaggio del denaro sporco nelle attività delle sue aziende, muovendo boss in su e in giù a svolgere questo o quel compito per conto suo. A chiarire tutte queste dinamiche, e quindi fondamentali per l’impianto accusatorio, sono le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza.
Nel corso del processo d’appello sono state ascoltate le deposizioni di un boss mafioso, Filippo Graviano, il quale avrebbe tacciato come “minchiate” le rivelazioni dello Spatuzza. E’ il 12 dicembre 2009. Minzolini impazzisce. Si butta davanti alla telecamera con un’aria compiaciuta che non si era mai vista prima. Ormai è un vero divo, il ragazzo. Vi prego, ascoltatelo.(18) Dice che a chi sparava fino all’altro ieri con la lupara è stato permesso di sparare deposizioni. Quello che dimentica, in questa saggia analisi, è che anche Filippo Graviano è uno che fino all’altro ieri ha sparato con la lupara. Anzi, è peggio. E’ quello che ordinava agli altri di sparare con la lupara. Anzi, vi dirò di più, è quello che ordinava proprio a Spatuzza, di sparare con la lupara. E infatti le rivelazioni di quest’ultimo sono riferite ai rapporti che intercorrevano fra Graviano e Berlusconi, e di cui lui era a conoscenza in quanto il primo era il suo capo. Come mai Minzolini è così convinto che le dichiarazioni dell’assassino mafioso Graviano siano più credibili di quelle dell’assassino mafioso Spatuzza, tanto da chiedere retoricamente al pubblico se la diffusione di quelle balle in tutto il mondo non si poteva evitare? Ma scusate, non è forse sensato che una persona, sentendosi accusata da un’altra davanti ad una corte, risponda che le sue insinuazioni sono tutte minchiate? Basta questo a far sì che lo siano? No Minzolini, non basta. E allora come si fa a stabilire chi dei due dice la verità e chi mente? Si fa un processo, dove si raccolgono le prove, si analizzano, e alla fine un giudice in base a questo decide. E così è stato.
29 giugno 2010. Dell’Utri è condannato a 7 anni in appello. Il motivo dello sconto di due anni è dovuto al fatto che, miracolosamente, i rapporti tra il Senatore e Cosa Nostra sembrano fermarsi d’improvviso nel 1992, proprio all’alba dei due anni di attentati al tritolo che hanno fatto esplodere la Prima Repubblica, proprio all’alba dell’ascesa di Forza Italia che è nata da quelle ceneri. Sorvoliamo su questo aspetto, almeno in questa sede. Quello che comunque nel processo resta agli atti, è che Spatuzza di minchiate ne ha dette ben poche.
Alla luce di tutto questo, caro Minzolini, e dopo sette – dico sette – tuoi editoriali che mi sono sorbito questo pomeriggio, lascia che, per una volta, sia io a porti una domanda. Doveva essere una fresca serata di metà autunno del 1957. I tuoi genitori quella sera, invece di andare al cinema, o al bar, o in qualunque altro posto del pianeta, decisero di restare a casa e concepirti.
Si poteva evitare?





