Archivio delle Categorie: Lo Schizzo che Schizza

Stiamo ancora marciando

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Le foto sono perle rare che raccontano ciò che la lingua ancora non è in grado di descrivere.

Abbiamo marciato. Per chi fosse stato cosi sprovveduto da sottovalutare l’Indie March e averlo bypassato, NOI ABBIAMO MARCIATO. E marciamo anche ora. Abbiamo iniziato, abbiamo mischiato sudori diversi e abbiamo shackerato per bene per vedere cosa ne veniva fuori. Il risultato è stato una tavolozza di colori che, nonostante le aspettative pessimistiche di alcuni, ci rende liberi. Che sollievo, il sollievo dell’armatura che scopre al suo interno un guerriero ancora vivo.

Il Rasoio ringrazia tutti quelli che sono intervenuti, quelli che ne hanno parlato bene, quelli che ne hanno parlato male. Ringraziamo anche quelli che ci hanno ignorato perché avranno avuto un pessimo risveglio il giorno dopo.  Ringraziamo chi ha acquistato le antologie del Rasoio “La città senza cuore” e “Lo Strappo” perché ci da la forza di andare avanti. Ringraziamo l’arte, la musica, le grandi città e la bellezza autentica per averci riportato tutti qui, e il Caffè del Teatro per The Southern Harmony and Musical Companion e per essere stato il luogo perfetto al momento giusto. Voi si che siete Indie!!

Cosi tante persone da non riuscire a contarle. Era lo scopo, mettere insieme una macchina che potesse camminare da sola.

STAY INDIE STAY MARCH.

un tributo speciale va ad Appunto e a Formìzine che nella temperie di questi giorni indolenti non smettono mai di realizzare cose belle.


I “Girovaghi” del Bonfa (di Francesco Tassi)

Viaggiano su un carrozzone di legno tarlato che procede traballante per strade senza nome, senza una meta, senza un motivo. Non si sa da dove vengono e dove siano diretti, sappiamo solo che esistono,  anche se non li guardiamo mai in faccia. Camminano leggeri su questo mondo, senza lasciarsi incatenare da nessuna città e da nessuna bandiera, la loro casa è la terra intera. Quando infine si fermano, nessuno li vuole vicino, fra chi li disprezza e chi ne ha paura, e allora gli tocca partire ancora alla ricerca di un nuove (dis)avventure: sono i Girovaghi, per metà figli del vento e per metà straccioni sgangherati.

I Girovaghi (Bonfa) - clikka per ingrandire

A disegnare le loro gesta è un maestro del fumetto, il modenese Massimo Bonfatti, che, in una serie di brevi strisce a fumetti, dà vita al mondo dei Girovaghi: una strampalata famiglia di nomadi, un po’ sciagurati e un po’ uomini liberi. Il Bonfa, disegnatore di Cattivik, e creatore con Claudio Nizzi dell’irreprensibile detective Leo Pulp, questa volta ha deciso di fare un fumetto diverso, di lettura immediata e folgorante, che ha il raro pregio di fare riflettere, oltre a quello di provocare abbondanti risate. Già, perché i Girovaghi sono prima di tutto una famiglia esilarante e strampalata, decisamente agli antipodi della famiglia modello. Vivono in cinque su un carrozzone ambulante, la cui unica dotazione sono quattro ruote cigolanti, che seguono i passi del gigante Arturo, il “motore umano” che trascina per mari e monti la raffazzonata casa-veicolo. A bordo ci sono Nando, un nomade scafato con il naso a patata, la sua (non) bella (Re)Gina e i loro vivaci figlioli, Pepe, Paprika e Rico. Nando non lavora, anche se ci ha provato con scarso successo, e Paprika e i suoi fratellini non vanno a scuola, ma il loro campo giochi è in ogni luogo ed è più grande di quello di qualsiasi altro bambino. La spesa la fanno alla discarica e le visite che ricevono più spesso sono quelle poco cortesi della polizia alla costante ricerca dell’ “autografo” di Nando, o degli insopportabili campeggiatori ficcanaso della famiglia Rompiglioni. Eppure nella scomodità della loro vita quotidiana, piena di mancanze e privazioni, si cela una travolgente voglia di libertà, assaporata fra il fumo del fuoco acceso sotto il pentolone che sale fino al cielo stellato, non coperto dalle luci oscuranti della città. I Girovaghi viaggiano leggeri senza l’ingombro del superfluo e forse anche del necessario, ma non per questo si lamentano per il loro essere uccelli liberi in un mondo di pecore. Non hanno portafoglio, non hanno un bagno, non hanno una casa. Ma sono liberi di scegliere dove andare: quando un luogo ha perso il suo fascino (o forse quando vengono scacciati) i Girovaghi riprendono il volo, verso nuove avventure sospese fra il terreno del fantastico e del quotidiano.

fumetto girovaghi

I Girovaghi (Bonfa) - clikka per ingrandire

Le strisce dei Girovaghi oltre a farci divertire, presentano un ottimo materiale per lo sviluppo di  una riflessione antropologica sul tema della diversità che incontriamo all’interno della nostra società, senza dover compiere alcun viaggio esotico. Trasfigurati dall’umorismo e dalla fantasia del Bonfa, traspare simpatia per una categoria di persone mobili, sfuggenti, solitamente relegate ai margini dalla società, che potremmo incontrare nei luna park stagionali, nei campi nomadi, nelle case in costruzione abbandonate e abitate da chi ci vive più per costrizione che per scelta.

Raccontando il punto di vista dei Girovaghi, Bonfa invita il lettore a immaginarsi per una volta dall’altra parte, dal lato di chi trova casa nella strada e in tutti quegli spazi incerti, lasciati indefiniti oppure dimenticati dalla città tentacolare. “Sfasature ”, scriverebbe il noto “ziganologo” italiano Leonardo Piasere, che ha convissuto con i nomadi e ha aiutato a vedere oltre gli stereotipi che dividono il “Noi” dagli “Altri”, presenti sia da una parte che dall’altra, fra quelli che noi chiamano “zingari” e che a loro volta chiamano noi “gagè”.

Alla stesso modo, i Girovaghi del Bonfa, come una buona lezione di antropologia “a fumetti”, spingono il lettore a rovesciare la sua prospettiva abituale, simpatizzando e immedesimandosi nelle peripezie di una divertente famiglia di onesti straccioni, costretti a infrangere qualche regola per vivere come piace a loro. Questa fa pensare che il fumetto non sia assolutamente un linguaggio da sottovalutare, se può diventare uno strumento che solletica la curiosità e la voglia di conoscere  il mondo che ci circonda, offrendo lo stimolo necessario per adottare un nuovo sguardo. C’è una strana magia che invoglia chi legge i Girovaghi a conoscere personaggi immaginari che vanno e che vengono, così fantastici e così poco reali, eppure fa desiderare di poter seguire il loro carrozzone per comprendere che cosa significa viverci dentro, vivere in movimento. E allora, come forse potrebbero dire i Girovaghi, “Lacio drom”, buon viaggio e buona lettura!

I Girovaghi (Bonfa) - clikka per ingrandire


Che dio ci aiuti (di Francesco Tassi)

francesco tassi comic striscia

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Credici


Borderline: Qualcosa brucia

In equilibrio sull’orizzonte invisibile e precario del tramonto.

Questo sole rosso che muore lentamente rende languidi i confini di terra e cielo.

In equilibrio dal punto più alto a quello più basso per la dinamica del pensiero e l’inefficacia dell’espressione mentre tutto scompare nell’ultimo bagliore di luce.

Le nubi tremolanti crepano gli occhi con i sussurri del cambiamento mentre le certezze evaporano in tempo di crisi, ed anche un sasso arriva a galleggiare a mezz’aria quando si leva il primo alito di buio.

La rovina risorge in ogni certezza con la calma di chi ha aspettato a lungo fidando nell’umano ingegno per ritrovarsi poi faccia a faccia con la follia.

Sorge la luna e brilla.

Un unico chiarore, questo chiarore, che affila la lama e cura la ferita.

La sua forza dona speranza e ristabilisce nella notte Fede divina tra le dee, colei che sempre sostiene chi la segue.

E Pietro aveva fede nel gesto che stava compiendo; una tanica di benzina e un semplice accendino che accendeva e spegneva ritmicamente mentre camminava, facendo così illuminare il selciato di lampi sempre diversi.

Tre litri, non uno di più non uno di meno per distruggere e rendere polvere l’acciaio forte delle sue catene.

Ancora una volta dopo tanto tempo avrebbe sentito il suono crepitante della libertà avvicinarsi, quella libertà che brucia, quella libertà data dal sacrificio nel fuoco.

Pietro si ferma, posa la tannica, svita il tappo e versa il contenuto oleoso osservandolo espandersi e scivolare sulla carena del mezzo.

 

 

La benzina cade sul’asfalto nero e nera pare anch’essa, ma Pietro si china e illumina una sola goccia per accendere un mare.

Così accade.

Quando la colonna di fiamme è già alta afferra la tanica e le chiavi e ve li lancia dentro con forza.

Rumore di vetri rotti, ed il fuoco divora anche quelli.

Pietro come sempre si interroga, non sa esattamente  quali saranno le conseguenze né sa che genere di felicità può portare un gesto del genere che comunque oramai è compiuto.

A forza di stare nel mezzo tra mondi diversi è divenuto un outsider, e come tutti outsider Pietro osserva lasciandosi scivolare addosso ciò che non gli interessa.

Non sa ancora quanto sia auto-lesivo frequentare un ragazzo come Benedetto Bracchetti, né ancora lo sapete voi.

Tutto quello che lui e che voi sapete è che domani mattina sul giornale in prima pagina leggerete di un Suv bianco bruciato in Corso Canal Grande.


Tutto comincia da cose semplici


La macchina del Governo Monti si muove!

governo monti mario monti


Zombie, di Alex Agni

Alex Agni, fumettista bolognese nato nel 1982, disegna per salvarsi la vita, se non lo fa -dice- il suo cervello collasserà su se stesso come una supernova….
Clicca qui per vedere il suo blog!


Wernher von Braun, il Saturno V e l’uomo sulla Luna (di Alex Agni)


Andrà tutto bene!


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