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Passi da gigante lungo la via della recessione (di Maria Chiara Franceschelli)

Modena, via Emilia Est. Linea 760 Castelfranco – Modena. Diciannove aprile, ore 7.35 del mattino.
Sale un ragazzo sui ventotto, estrae dalla tasca della giacca un biglietto blu, lo infila nella apposita macchinetta e si siede sereno. Dieci minuti più tardi si alza e si dirige verso l’uscita dell’autobus. Una fermata prima della sua sale una coppia di controllori. Uno dei due comincia a passare in rassegna ogni passeggero, con la peculiare discrezione e gentilezza che caratterizza i funzionari della rinnovata SETA; l’altro punta il ragazzo in piedi e, con ghigno sardonico, lo raggiunge in due falcate e gli domanda di esibire il suo titolo di viaggio. Il ragazzo tranquillo glielo porge, si scatena il cataclisma.
Purtroppo, un po’ per via della musica nelle orecchie, un po’ per la poca lucidità di prima mattina, un po’ per la parlata dall’accento marcato del controllore, non sono in grado di fornire i dettagli tecnici della fatale infrazione; tutto ciò che ho capito è che il ragazzo aveva sbagliato qualcosa al momento di obliterare, forse non aveva premuto i tasti giusti per indicare la zona in cui è salito.
Il controllore monta su tutte le furie, mentre il suo collega tranquillo procede multando due studentesse che avevano dimenticato l’abbonamento a casa; sbraita di sanzioni e di carabinieri. Il ragazzo non capisce cosa ha sbagliato, protesta educatamente chiedendo il motivo della sua infrazione. Alza la voce per farsi sentire sotto gli improperi del controllore, in un italiano zoppicante misto a un incomprensibile francese. Si rende conto che intanto l’autobus ha proseguito il suo percorso fino a due fermate più avanti e si dibatte animatamente, deve scendere, deve andare a lavorare; ma non importa. I controllori ordinano tranquilli all’autista di non fermarsi né aprire, ma di proseguire la corsa come se niente fosse.
Gli vengono chiesti i documenti. Il passeggero passa sulla difensiva, asserisce di non averli con sé nonostante stringa in mano una cartella in pelle nera.
“Oh amico, niente documenti? Bene. Tu vieni in questura con me.”
Alcuni ragazzi presenti sull’autobus prenotano la fermata successiva, e non appena si aprono le porte il ragazzo scappa ormai all’esasperazione, fra le ingiurie e la maleducazione (dove “maleducazione” è un eufemismo) del personale. “Io devo andare a lavorare”, dice,correndo via.

Largo Garibaldi, un mesetto fa.
Mi hanno rubato il portafoglio pochi giorni fa. Nella vana speranza di ritrovare lui e l’abbonamento al suo interno non ho ancora sporto denuncia allo sportello dell’autostazione, confidando della convinzione per cui tanto “i controllori passano due volte all’anno”.
Succede l’ovvio. Un attimo prima di scendere li incontro lieti, sereni e rumorosi come loro solito. Sospiro in attesa dell’infausto destino.
“Mi dispiace signorina” dice uno, sentendosi quasi in colpa “ma io la multa gliela devo proprio fare. Però mi raccomando, sporga denuncia non appena possibile, potrebbero arrivarle delle sanzioni a casa. Può favorire un documento? No? Beh, allora mi faccia la cortesia di dirmi nome e cognome, per piacere. Scenda, scenda pure. La raggiungo fra un attimo.
“Perfetto. Grazie. Vada in autostazione entro cinque giorni e dovrà pagare solo sei euro, e mi raccomando faccia la denuncia. Arrivederci”

La differenza sostanziale tra me, sedicenne con lo zaino, e il ragazzo, sui ventotto con la borsa, è che lui è nero.

Possiamo stare minuti su minuti a discutere di quanto la sua infrazione fosse insignificante in confronto alla mia, avrei potuto essere l’ennesima furbona che usa i servizi pubblici senza pagare mentre lui il suo biglietto l’aveva regolarmente acquistato; o riguardo alla bassezza dei modi del personale SETA (ben nota a Modena e provincia).
Questo articolo non ha lo scopo unico di essere denuncia delle maniere comportamentali della società di trasporti (riguardo a ciò se ne potrebbero scrivere altri cento. Mi ha fatto sorridere amaramente l’articolo pubblicato tempo fa sul Resto del Carlino che parlava dello scandalo creato dalla fotografia di un autista che guida con una mano sul volante, mentre l’altra regge il cellulare con cui sta telefonando. Ma quale scandalo. Ogni pendolare o quasi, almeno una volta, si sarà trovato al cospetto di una situazione simile. Io personalmente, più di una).
Di articoli come questo se ne trovano altri cent, in piattaforme o giornali di qualsiasi regione d’Italia (anche nella Padania più nebbiosa).
Proprio per questo bisogna continuare a scrivere. A denunciare. A diffondere.
Ciò che mi preoccupa maggiormente è che situazioni come questa, in cui dilaga un evidente razzismo ingiustificato che sembra permettere alle persone di trattare come un cane il primo extracomunitario che passa, vengano archiviate come “normali”, conformi alla norma.
Mi preoccupa che le persone, che scene simili le vedono almeno una volta al mese –oggi, al momento di raccontare alla gente ciò che mi era successo, si è verificata una spiacevole reazione a catena per cui ognuno ha condiviso un momento vissuto in luoghi o servizi pubblici con le stesse caratteristiche– possano abituarcisi.
Non bisogna mai fare affievolire l’indignazione, mai girarsi a guardare i palazzi che scorrono veloci fuori dal finestrino, mai alzare gli occhi al cielo con l’amico di fianco. Bisogna che le fronti non smettano di aggrottarsi e che il senso di nausea perduri per la giornata intera.
Un giorno i controllori che stamattina inveivano pieni di energia saranno vecchi e gracili, e qualcuno di noi li sostituirà. Saremo noi agli sportelli, sui treni, negli uffici, nei negozi, in Parlamento. Se cataloghiamo queste scene come solite e abituali, se l’ardore di avere la voce in capitolo necessaria a impedire che esse si verifichino viene lentamente spento e soffocato, mai si potrà parlare di sviluppo, ma solo di una rapida e irreversibile decadenza verso la trivialità degna della comunità più ottusa e primitiva.

Maria Chiara Franceschelli


Le nostre braccia. Meticciato e antropologia delle nuove schiavitù

Lunedi 7 maggio ore 17.30

Aula D, Facoltà di Lettere e Filosofia, Unimore

Largo Sant’Eufemia, 19

Presentazione del libro “Le nostre braccia. Meticciato e antropologia delle nuove schiavitù” con l’autore Andrea Staid

Nel libro l’autore sceglie un approccio sincero e propositivo alla questione migrante, offrendo uno spunto critico personale sia alle interpretazioni antropologiche classiche europee, sia alle conseguenze politiche e culturali delle quali si rendono complici o promotori gli Stati con la loro perversa articolazione di controllo dei flussi e repressione. La prima parte, più specificamente analitica, è rivolta ad evidenziare sia la confusione vigente tra multiculturalismo e interculturalismo, sia il loro intrinseco identitarismo. La seconda parte del libro è invece dedicata alle interviste non strutturate alle/ai migranti, che restituiscono con voce propria la cornice di un viaggio, spesso amaro, difficile, ma anche inaspettatamente ricco di incontri complici e solidali, utile per comprendere le nostre gabbie e l’unica voce di un’umanità meticcia.(dalla recensione di Martina Guerrini uscita per Umanità Nova)

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Proiezione del videodocumentario “24 su 24_donne lontane da casa” di Luca Baroncini

Il corto (12 min) prodotto nell’ambito del corso di formazione esperto di videodocumentazione sociale diretto da Daniele Segre,è stato realizzato all’interno del “Centro integrato servizi per donne straniere e famiglie” finanziato dall’Unione Valdera e pensato con la Cooperativa Sociale “Il Progetto” che ha sede a Pontedera. Quattro donne, protagoniste di una storia che riguarda milioni di migranti che scelgono di andare via dalle loro case, dalle loro famiglie, di lasciare mariti e figli, per venire nel nostro paese ad impegnarsi in un lavoro duro e a tempo pieno. Queste donne parlano del loro lavoro, costantemente a fianco di persone anziane, spesso con malattie gravi. Parlano della lontananza da casa, del loro poco tempo libero, di una vita che pare non essere più loro. Questo video tenta di dare loro voce…


Stiamo ancora marciando

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Le foto sono perle rare che raccontano ciò che la lingua ancora non è in grado di descrivere.

Abbiamo marciato. Per chi fosse stato cosi sprovveduto da sottovalutare l’Indie March e averlo bypassato, NOI ABBIAMO MARCIATO. E marciamo anche ora. Abbiamo iniziato, abbiamo mischiato sudori diversi e abbiamo shackerato per bene per vedere cosa ne veniva fuori. Il risultato è stato una tavolozza di colori che, nonostante le aspettative pessimistiche di alcuni, ci rende liberi. Che sollievo, il sollievo dell’armatura che scopre al suo interno un guerriero ancora vivo.

Il Rasoio ringrazia tutti quelli che sono intervenuti, quelli che ne hanno parlato bene, quelli che ne hanno parlato male. Ringraziamo anche quelli che ci hanno ignorato perché avranno avuto un pessimo risveglio il giorno dopo.  Ringraziamo chi ha acquistato le antologie del Rasoio “La città senza cuore” e “Lo Strappo” perché ci da la forza di andare avanti. Ringraziamo l’arte, la musica, le grandi città e la bellezza autentica per averci riportato tutti qui, e il Caffè del Teatro per The Southern Harmony and Musical Companion e per essere stato il luogo perfetto al momento giusto. Voi si che siete Indie!!

Cosi tante persone da non riuscire a contarle. Era lo scopo, mettere insieme una macchina che potesse camminare da sola.

STAY INDIE STAY MARCH.

un tributo speciale va ad Appunto e a Formìzine che nella temperie di questi giorni indolenti non smettono mai di realizzare cose belle.


INDIE MARCH

Negli ultimi due anni Il Rasoio è stato per noi un percorso libero, difficile spesso, ma mai condizionato da influenze e finanziamenti esterni. Siamo cambiati, in un continuo confronto con chi ci legge e chi, per scelta, preferisce non leggerci e affidarsi alle più note testate quotidiane di Modena e provincia. Abbiamo esplorato luoghi diversi, cambiato prospettiva, desiderato un continuo e prolifico rapporto con punti di vista differenti. Ricorderete l’articolo La scoperta dell’Indie e la riflessione straordinaria che ci portava ad alzare lo sguardo verso le caratteristiche comuni di tanti progetti indipendenti della nostra zona.

Vedete, a volte basta un articolo per mettere in modo una macchina senza sosta che spinge nella direzione giusta. Basta unire i punti di quelle tante isole dell’arcipelago dell’Indie per comprendere la portata della forza che si ha nelle mani e volerla condividere. E, anche se quest’anno la metafora risulta parecchio inflazionata, il viaggio comincia qua, nell’ora e adesso che spinge verso il dopo. E’ l’inizio di un percorso che si pone lo scopo di esprimere e far circolare idee, arte, musica, bellezza genuina rimanendo indipentente dall’universo della comunicazione istituzionale, dall’editoria acriticamente schierata, dalla produzione oligarchica e seriale delle case discografiche.
E’ un’esperienza che va ben al di la’ di una semplice etichetta che possiamo incollarle sopra per tentare di definirla.

Unica regola: state sul pezzo!!!


MUSIC IS MY RADAR. Viaggio nella Storia della Musica

Casa Corsini e i DJ della storica radio fioranese Antenna Uno (101.300 FM) presentano l’ultimo appuntamento con Music is my Radar, un percorso nuovo all’interno della storia della musica. Partendo da Lou Reed e i Velvet Undreground, passando per l’atmosfera della culture club  con la musica elettronica ed esplorando la storia dell’Hip Hop, questa sera finalmente è arrivato il momento di affrontare l’onda anomala, la New Wave: un movimento musicale che a partire dalla fine degli anni settanta e i primi anni ottanta ha sconvolto il modo di fare musica in tutto il mondo.  Discendente del punk, la new wave accoglie al suo interno diverse influenze, mescolando il pop con il rock, il punk con il reggae e l’alettronica, ridefinendo la grammatica e la dimensione della musica rock per sempre.

Attraverso musica, video e parole, alessandro Corbelli e Vittorio Ferrari guideranno la serata creando un altro appuntamento di grande musica nello stile ormai consueto e apprezzato dal pubblico di Music is my Radar.

Per informazioni:
Casa Corsini, via Statale, 83 – Spezzano di Fiorano Modenese
Orari di apertura: lun., mar., gio., ven. dalle 16 alle 23.
Tel. 0536/076584
Mail: info@casacorsini.mo.it
www.casacorsini.mo.it

Resoconto del confronto pubblico sull’emergenza asili a Modena

Alle 21 passate in un’aula magna dell’Istituto Corni di via Leonardo da Vinci gremitissima comincia di fatto l’assemblea pubblica che vede sul banco dei relatori l’assessore con delega all’istruzione, politiche per l’infanzia e l’adolescenza e rapporti con l’Università Adriana Querzè insieme al sindaco Giorgio Pighi.

Il sindaco e l’assessore in due lunghi interventi espongono il problema. In quattro asili comunali non è possibile effettuare il reintegro degli insegnanti che hanno cessato la loro attività, a causa della riduzione del turnover al 20% sancita dal Patto di Stabilità (ogni 5 cessazioni di attività si può assumere un solo insegnante e solo a tempo indeterminato). Per questo motivo tali asili si troveranno impossibilitati a continuare ad erogare il servzio alle medesime condizioni finora garantite. La causa che Pighi e Querzè si dicono perciò costretti a perorare è quella della privatizzazione degli asili, attraverso l’istituzione di una (o più?) fondazioni con un CdA formato da membri del Comune e raprresentanti dei genitori. L’annunicio era piuttosto scontato per chi ha seguito la vicenda, e ricalca le dichiarazioni già fatte dall’assessore a più riprese. Ma procediamo con cordine.

In più occasioni il sindaco Pighi attribuisce la responsabilità di questa emergenza al governo Berlusconi. Definisce “inadempiente” e “inefficiente” lo “Stato”, per aver limitato l’azione dei comuni in “spazi normativi troppo angusti” che non permettono alla maggior parte dei comuni, specialmente quelli “più efficienti” come Modena, di garantire la continuità del servizio pubblico. Non è una questione di assenza di fondi per gli asili. Quelli ci sarebbero, ma non si può effettuare il reintegro degli insegnanti cessanti attività.

Il tono di Pighi, più che da assemblea pubblica è da foro. Sceglie accuratamente le parole in una veste che a tutti appare più di avvocato che di sindaco, ben consapevole del terreno irto che si trova a percorrere, ma forse non completamente preparato al grado di informazione che il pubblico, costituito di insegnanti, genitori, membri del Comitato “Giù le mani dagli asili”, dimostrerà di avere nel dibattito successvo. Pighi difende l’operato della giunta e dell’assessore Querzè, attorno al quale fa quadrato. Si dice contrario alla privatizzazione tout court e annuncia la soluzione della fondazione di cui anche il Rasoio ha trattatato in un precedente articolo che ha visto anche la partecipazione al dibattito di due consiglieri comunali del Pd, Giulia Morini e Giulio Guerzoni.

L’assessore Querzè prende la parola e torna a illustrare la problematica che definisce “tecnicamente complessa” e sottolinea l’eccellenza del modello modenese costruito quando le condizioni economiche e legislative erano favorevoli, ma ora difficilmente conservabile. L’unica soluzione percorribile, ribadisce l’assessore, è quella della privatizzazione. La privatizzazione va fatta “adesso”, aggiunge con enfasi, per evitare che molti bambini rimangano senza un posto all’asilo nel 2012. L’esternalizzazione comincerebbe da due scuole solo nelle classi dei 3 anni, limitata quindi alle situazioni in carenza di personale non reintegrabile.

Ma l’assessore non si ferma qui: invita a ripensare al modello generale di educazione e di gestione della cosa pubblica, in un momento storico di grandi mutamenti come questo. Un modello che secondo l’assessore deve essere superato attraverso il progressivo affidamento alle fondazioni, magari anche attraverso la promozione dell’azionariato popolare, cioè attraverso la partecipazione agli utili e alle decisioni delle fondazioni da parte di privati cittadini. Infine aggiunge che il Comune si impegnerebbe a bloccare istantaneamente il processo di privatizzazione nel caso di deroghe al patto di stabilità o di modifiche legislative in materia di assunzioni nel pubblico impiego.

Seguono numerosi interventi di genitori del comitato e di insegnanti delle diverse scuole d’infanzia. Una insegnante in servizio da 40 anni in un asilo comunale risponde all’assessore che perorava la cusa della fondazione: “Fondazioni, cooperative, eccetera non sono la stessa cosa del servizio pubblico. Alle cooperative diciamo: ricordatevi come siete nate”. Scattano gli applausi.

Un’altra insegnante accusa l’assessore di non  aver previsto  nei CdA delle fondazioni posti per gli insegnanti che in materia di didattica, gestione e organizzazione del servizio devono avere voce determinante in capitolo.

La tensione cresce quando un genitore chiede perché il Comune si presenti con una e una sola soluzione in tasca che va forzosamente accettata, pena l’esclusione di alcuni bambini dal servizio pubblico. Pighi, in risposta, rivendica di aver guidato l’Anci nella battaglia contro questa norma del patto di stabilità e promette di continuare a fare pressioni a Roma per apporre deroghe al decreto.

Altri interventi si sussueguono, in larga parte critici nei confronti della proposta “fondazione”. Il rischio denunciato dai genitori è il decadimento dei servizi, oltre alla possibilità che in 3 anni di asilo i bambini cambino più insegnanti, e siano soggetti di anno in anno a mutamenti di orario e condizioni di servizio. Gli insegnanti a più riprese paventano un peggioramento delle condizioni contrattuali col passaggio alla gestione privata che notoriamente applica contratti di gran lunga più svantaggiosi rispetto al pubblico impiego, sia dal punto di vista salariale che di tutele, come aveva affermato anche l’assessore Querzè in una intervista a Davide Berti della Gazzetta di Modena il 19 febbraio.

I toni sono rimasti accesi fino alla conclusione. La preoccupazione rimane tanta, perché chi è coinvolto nell’affare degli asili sa di trovarsi di fronte ad un bivio epocale. Accettare ciò che viene presentato come ineluttabile dal partito o come suggerisce qualcuno dal pubblico dar battaglia “anche fuori dalle regole”(per altro riscuotendo numerosi applausi)?

E se viene superato lo scoglio degli asili, quanti e quali altri servizi ed enti pubblici saranno privatizzati? A quanti lavoratori verrà chiesto di abbandonare il posto pubblico per entrare nella logica del mercato e del profitto? I costi dei servizi saranno abbattuti? E se sì, a spese di chi? La qualità del servizio verrà mantenuta dagli azionisti delle fondazioni che ad oggi sembrano essere l’unica soluzione percorribile? Esistono già imprese, banche, cordate che hanno espresso al Comune la volontà di entrare nel business degli asili? O i bandi rischiano di andare deserti?

Per le risposte definitive bisognerà ancora aspettare.


Siamo tutti Giovanni Tizian Part.3 (di Giulia Paganelli e Alessia Pedroni)


ALF: impara l’arte e usane una parte!

Presentazione di

ALF : Il bicchiere green per il lambrusco di FABRIZIO LOSCHI

Martedì 21 febbraio 2012, ore 21.00

Centro Culturale Casa Corsini
via Statale, 83 – Spezzano di Fiorano Modenese (MO)

In dialogo con Walter Sancassiani (Festival della Green Economy di Distretto).

In collaborazione con la cantina Paltrinieri di Sorbara che offrirà una degustazione dei suoi lambruschi.

Sono dieci anni che Fabrizio Loschi riflette sulla realizzazione di questo bicchiere. Dieci anni in cui convogliare la storia di una famiglia emiliana e la passione e il talento per il Design. ALF è un bicchiere creato dalle tradizionali bottiglie di Lambrusco, le borgognotte. Uno spago bagnato d’alcol e voilà, in cinque semplici passaggi rigorosamente a mano, Loschi riesce a creare un pezzo unico e originale, in sintonia con i principi del green design e sovvertendo le modalità della produzione seriale passando da oggetto industriale a manufatto artigianale.  ALF, un nome dedicato al nonno di Loschi, è frutto di un concept design che sottolinea la necessità contemporanea di tornare al dato di unicità di un artigianato sostenibile ed evocativo.

Allora è possibile la produzione seriale di pezzi unici? Il Rasoio vi invita a partecipare alla serata organizzata da Casa Corsini, dove sarà possibile una degustazione dei lambruschi della Cantina Paltrinieri di Sorbara.

LET’S DO IT!


Siamo tutti Giovanni Tizian – Part. 2

Ne avevamo parlato ad inizio anno e ora il comune di Fiorano ha accolto l’ appello di Marco Biagini a sottolineare “il nostro impegno e la nostra azione quotidiana contro le infiltrazioni mafiose nella nostra provincia, chiedendo che tutti i comuni e gli enti aderiscano all’osservatorio degli appalti, appoggiando tutte le associazioni che contribuiscono attivamente alla denuncia delle infiltrazioni della malavita, sostenendo e promuovendo attività di prevenzione dei fenomeni malavitosi legati alla criminalità organizzata lavorando per rimuovere le cause sociali che sono alla base del fenomeno mafioso“.

 
Domenica 19 febbraio, alle ore 17, Giovanni Tizian sarà a Spezzano, a casa Corsini, per presentare il suo libro Gotica, edito da Round Robin, in un incontro guidato dal giornalista Dario Guidi al quale partecipano anche il sindaco Claudio Pistoni e il presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna Matteo Richetti.

Gotica  e’  una trivella che agisce in profondita’ su tutto il territorio settentrionale, quello dominato da ‘ndrangheta, mafia e camorra. Politici ed imprenditori emiliani corrotti che vengono ammaliati dal potere intatto dei clan, nonostante la crisi, per poi venire cannibalizzati.  Perche’  non si regala niente a nessuno, se non sei della famiglia sei solo un voto di scambio, un mezzo di corruzione elettorale, un agente d’ usura, uno spacciatore di droga, un piromane, un assassino. E se devi morire, muori. Tizian e’ un testimone, come tanti, che decide prima di partire e poi di fermarsi e raccontare una storia che risale all’ omicidio del padre nel 1989. Tutto inizia cosi, da una lupara e da un bancario onesto che ha scelto di non scendere a compromessi o di piegare le ginocchia a terra.

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Cittadini, spalate!!! Quando il comune fa scappar da ridere. Fiorano Modenese e la neve.

Ebbene si, è possibile che la giunta comunale fioranese sia specializzata in climatologia tropicale. Almeno, lo speriamo altrimenti scuse per quello che NON è successo, non esisterebbero. Allarme neve, se ne parla da quanto? 15 giorni? Parliamo di Burian, di mezzi metri di neve… etc.. etc.. e uno, anche se non è il sindaco, un minimo ci pensa all’eventualità di un rallentamento interessante dovuto a quantità di neve mai viste. Ve l’hanno detto anche i telegiornali che cadrà un sacco di neve, se non credete a quelli siamo in anarchia totale.

Ad ogni modo, tranquilli, Fiorano non ha mosso un dito per la neve. La parte esilarante è ovviamente leggere la pagina Facebook del comune dove i cittadini, indignati per la totale impreparazione logistica, chiedono spiegazioni. L’assessore allo Sport e all’Ambiente (allo Sport e all’Ambiente?!? Logico, direi) è l’unico a rispondere ai cittadini con un post a dir poco agghiacciante:

Non posso darvi completamente torto, ma non mi sembra una “semplice nevicata”. Le previsioni parlavano di 15/20 cm. Ormai sfioriamo i 50 cm. In ogni caso gli spargisale sono usciti alle 21 e le poiane alle 23.30. Partendo dalle strade principali, poi ambulatori scuole ecc. Si parte quando ci sono alcuni cm per terra altrimenti non serve a nulla passare. E da qualche parte la neve bisogna metterla. Se ci sono emergenze avvisatemi che giro l’informazione al servizio neve.”

le obiezioni sono state molteplici ovviamente, e ne riporto solo alcune:

- .ne approfitto però per chiedere, a titolo informativo, come mai le poiane sono passate alle 23:30 e non di mattino presto, prima che la gente andasse a lavorare. Si sarebbe creato qualche problema?

- .io veramente e’ un po’ che sento parlare di “allerta meteo” con nevicate di oltre 40 cm….trattandosi di previsioni la quantita’ di neve non e’ mai garantita :non e’ che se dicono 15/20 cm non ne possano venire 10 di piu’

Arriva pronta la replica di Busani che afferma: “ ovvio che c’è un piano operativo. I ruspisti non escono per buon senso, ma successivamente alla segnalazione (sopra un certo num di cm) e fanno un giro specifico dando priorità alle vie principali. “

Esiste un piano operativo comunale, dunque, basato non sul buon senso ma in base alla segnalazione di un tot centimetri? Quanti dovevano essere esattamente?  Risposta: “ohh che domandone…. direi attorno ai 7/8 cm ma potrei sbagliare di 1 cm o2 o 3….. comunque è a quel livello” …la situazione ci appare decisamente particolare, poi ovviamente puntiamo gli occhi sulla frase “dando priorità alle vie principali” che in gergo fioranese significa: facciamo tre sentierini in piazza che arrivino all’edicola, al bar e al tabacchino e a sem a post! 

Ultima segnalazione: sembra che le poiane siano passate con la pale alzate cosi da non liberare le strade ma da creare un bellissimo strato di ghiaccio. Del resto, se sulla questione ambientale l’unico a rispondere è l’assessore per lo Sport, qualcosa di immensamente tragico tocca. Magari potremmo trovarci tutti al BLA, il nostro nuovo eco-mostro-biblioteca-ludoteca-audioteca (costato sicuramente al comune tutti i soldi per le poiane del prossimo decennio), per discuterne. Ah no, accidenti.. non si può perché son stati soldi spesi talmente bene che non è stata divisa la Biblioteca dalla Ludoteca…. Incredibile no? Qui, dal Paese delle Meraviglia e dell’Isola che non c’è (ma neanche per sbaglio) un unico monito sale al cielo: se volete tornare alle vostre normali attività quotidiane, Cittadini, spalate!!!!

Ultim’ora (20.05): l’articolo ha suscitato un dibattito interessante sulla pagina del comune di Fiorano Modenese su facebook. Veniamo a sapere che, cito testualmente, :  

- la macchina comunale non funziona come quella privata: il comune deve prevedere un anno prima quanti soldi mettere per il servizio neve. É chiaro che non é un lavoro facile prevedere un anno prima quanta neve verrâ l’anno dopo. Ci chiediamo allora come sia pianificabile l’imprevedibilità della natura o se nel caso di emergenza climatica semplicemente il tutto venga lasciato al caso perchè non pre-determinato.

- In secondo luogo un comune, qualsiasi comune, non utilizza i dati del meteo. Un comune si deve basare su dati ufficiali e i dati ufficiali li da la prefettura: ora se al comune arrivano dati dalla prefettura che dirama una allerta meteo per 15/20 cm di neve il comune si muove di conseguenza su quei dati. La protezione civile sostiene di aver fornito dati reali differenti, ma questa querelle la lasceremo alle pagine dei giornali ufficiali che tenteranno di dare un colpo al cerchio e uno alla botte per il quieto vivere.

- Ci sono anche delle complicazioni: dobbiamo anche considerare che il servizio neve non lo da il comune con suoi mezzi e suoi dipendenti ma una società esterna. É anche possibile che questa società possa mettere a disposizione di un determinato comune solo un certo numero di mezzi perché gli altri sono impegnati da qualche altra parte. Oppure che la ditta in questione, pur avendo ricevuto l’ordine di uscire sia uscita in ritardo, non abbia fatto i percorso stabilii etc.  Il comune forse non ricorda la nevicata memorabile di due anni fa, dove ci trovammo sepolti di neve e anche li trovammo gli stessi problemi.  

To be continued…


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