Archivio delle Categorie: I "Peccati Capitali" del Rasoio

Lucciole

Vedo le cose come se fossero lucciole in un campo:

prima ci sono, poi provi ad afferrarle e ti accorgi che in mano hai solo dell’aria, bestemmi, ti ci applichi, alla fine ne prendi una ma, chiudendole il pugno attorno, la ammazzi. Mi toccherà restare lì tra l’erba a vaneggiare.

Eleggo a mio baluardo qualche sorta di originalità creativa che mi impedisce di rovinare in un gorgo di aghi venefici, che magari non sentirei neppure, grazie alla loro stessa cosa tossica ed inibitrice. Niente granelli di luce per noi poveracci, nemmeno stavolta.

Posso giusto provare a sfilacciarmi i tendini e intrecciarli in una corda con la quale calarmi giù da questa gualdana delirante, perché sopra c’è veramente troppo. Se finisco le cartine, arrotolerò il tabacco con la Bibbia, come altri mi insegnò, ma sa di anidride, vendetta e santissimo cadavere; proverò a caricare la pipa ma il bocchino placcato di catrame fa come respirare strade di mare: guano e asfalto.

Niente nicotina per noi, nemmeno stavolta.

I fiori del mio terrazzo giardinato crollano uno per uno mentre io mi giro dall’altra parte a rimirare un orizzonte modenese di tralicci e capannoni. I colori fuggono via dai loro contorni, io dai miei, cerco di perdere in intensità per guadagnarci in comprensione e percepisco cose che odio, cose che temo, cose che dimentico. Il tempo cura la mente, le dà affetto, la innamora e la masturba furiosamente, poi la perverte e la smembra, la getta in pasto al flusso perfetto delle faccende.

Niente illusione per noi poveracci, nemmeno stavolta.


Accidia


PECCATI QUOTIDIANI – Accidia, ovvero, pigrizia? ozio? poca voglia di fare?

Si scarica la batteria del respiratore, muore ragazzino – Il respiratore di stava scaricando e continuava a suonare, ma nessuno l’ha riattaccato alla spina ne sostituito. E’ morto così Arber, 12 anni, che da due non poteva più respirare da solo causa un’infezione che l’aveva paralizzato. La tragedia è avvenuta a Castellucchio, nel mantovano, e dietro non ci sarebbe stato nessun malfunzionamento come invece aveva sospettato il padre di Arber. A ricostruire gli ultimi minuti di vita del ragazzino è l’azienda che forniva i ventilatori alla famiglia, due, perfettamente intercambiabili fra loro, “proprio per evitare tragedie come queste”. La mattina di sabato 9 gennaio, il tecnico è intervenuto, su richiesta della famiglia, ed ha sostituito uno dei due ventilatori in dotazione provvedendo a verificare il corretto funzionamento di entrambi. Quando l’azienda è stata informata del decesso ha subito controllato la scatola nera dei due ventilatori polmonari, che registrano tutto ciò che accade durante il funzionamento delle macchine. Ed è emerso che non vi è stato nessun problema tecnico: “I tracciati evidenziano allarmi ripetuti continuativamente a intervalli di 10 minuti, fino a quando l’apparecchiatura si è definitivamente spenta per esaurimento completo della batteria – conclude l’azienda – e in questo lasso di tempo l’altro respiratore in dotazione non è stato collegato al paziente in sostituzione di quello in allarme per batteria scarica”. (da il Resto del Carlino, 14 gennaio 2010)


L’uomo dello specchio (di Baldoni Fabio)

Accendo la luce
con la stessa naturalezza
di un battito di ciglia

Sfioro il viso
senza guardare
sfidando il tempo
che mi batte nel petto

Prendo in mano la schiuma da barba
la stringo con forza
colpito dalla verità dei pensieri
poi la appoggio
con dita bianche che piano
riprendono colore, calore

Ora mi guardo
lo vedo
quell’uomo che sfida se stesso
e sorrido
cazzo, sorride
sapendo che non sarà lui il primo
ad abbassare lo sguardo

Sollevo il rasoio
lentamente
sperando che non veda
il mio dolore accecante

Lo avvicino alla gola
ed ora non ridi
finalmente mi hai visto davvero

Resto fermo un secondo
tutta una vita
per godere dell’unico istante
in cui hai avuto paura di me

La lama è dolce
come il sapore della vendetta
che scorre piano
da te a me
da me a noi

Tremante e sconfitto
osservo il dolore
di un uomo qualunque
mentre gocce di soddisfazione
cadono sul lavandino immacolato

Impronte che non potrò cancellare
con scuse o bugie
perché ormai sono parte di me

Creative Commons License


Il Giudizio del Sig. Tweener

“Per tutti i pugni in faccia che non hai mai sferrato, per le urla che non hai mai avuto il coraggio di gridare, per quei tuoi sorrisi vuoti, per quell’inutile compostezza. Ecco, guardala, guarda la tua rabbia, ti si è congelata dentro, nel midollo più antico e insondato, più oscuro.”
Il volto del D.C. è davanti a lui, ride mentre si allontana su di una barca a vela. Cinge con il braccio la segretaria che lentamente alza il medio verso di lui.
Lui sulla riva, con il solo desiderio di strongolarli entrambi!
… no, erano solo sogni, solamente brutti sogni.
Steso sul letto Paul Tweener fatica a prendere sonno, i sogni si mescolano ai ricordi, i ricordi alle preoccupazioni. Come era arrivato a trovarsi con in mano una lettera disciplinare da parte del D. C.?
La storia incomincia un mese prima, ad inizio Agosto.
Il Direttore Commerciale affida a Paul il compito di preparare i documenti relativi al cash flow della prossima stagione. Chiaramente quelle carte sarebbero finite sul tavolo del CdA di inizio Settembre. Tempo di bilanci fine Agosto, nessuno lo sa meglio di un Responsabile Amministrativo.
Paranoico prima di andare in ferie, il Direttore Commerciale si premura più volte con Paul di preparare i documenti in tempo utile, cioè entro il primo giorno del mese successivo, e di farli avere alla sua segretaria.
Compito ingrato, ma si sa che quello del contabile in una PMI è un ruolo che richiede spirito di abnegazione più che talento. Ciononostante Paul lo porta a termine nel giro di una settimana, con ben 5 giorni di anticipo sulla scadenza. Il primo ad entrare in ufficio e l’ultimo ad andarsene, perfino ad Agosto! E’ sicurissimo che questo incarico gli varrà più di una semplice stretta di mano. Ne parla al telefono con suo padre. Il Sig. Tweener si congratula con il figlio.
Assistito dallo stagista, Paul prepara addirittura un Power Point. Stampa il dossier in triplice copia. Guarda i fascicoli per una buona mezzora. Li dispone tipo carte da gioco sulla scrivania. Li accarezza. L’USB aziendale è di fianco, come se in quei 64 MB di spazio potesse esserci la chiave del successo.
Ringrazia lo stagista, gli offre un caffè della macchinetta e gli regala penna biro e block notes dei fornitori. Consegna i documenti alla segretaria, le allunga la USB con un occhiolino, poi proclama che si sarebbe preso una settimana di ferie. Saluta lo stagista, giunto alla sua ultima settimana dopo 6 mesi di lavoro non remunerato.
Paul in ferie. Felice, orgoglioso dell’opera, il mondo non potrebbe andare meglio! I parcheggi sono liberi, le vaschette di gelato in 3 x 2, Stan Laurel e Oliver Hardy in formato deluxe in edicola. Una sera cena al Gambero Rosso, e quasi rimorchia la cameriera!
Arriva Lunedì 3 Settembre. Paul trotterella in ufficio. Ha cambiato lato al riporto e ha comprato una nuova camicia in saldo. Gialla, tocco di colore: sembra un’altra persona.
“Tweener, ti vuole il direttore.” lo saluta la segretaria
Appoggia la cartella sulla scrivania, saluta i vecchi colleghi e conosce il nuovo stagista. Di sicuro saprà usare Power Point anche lui, li scelgono per questo.
Bussa alla porta del Direttore Commerciale (che per comodità da ora in poi chiameremo D.C.).
“Avanti.”
“Permesso… Buongiorno Sig. Direttore!”
“Buongiorno Tweener, prego si accomodi.”
“Ecco.”
“Bene, allora mi vedo costretto a tagliare i convenevoli e a chiederLe che diamine Le stesse passando per la testa quando ha redatto quei reports!”
“..ma come, non capisco…”
“Tweener, c’è forse scritto “ADDETTO BUSTE PAGA” su questa targhetta?!?!”
“..mh no.”
“No, giusto. C’è scritto D.C.. E se sono D.C. è perchè faccio quello che prometto, costi quel che costi.”
“Verissimo!”
“Allora perchè mi consegna un report che sarebbe in grado di fare mio figlio. No, lui forse ci metterebbe una Tabella Pivot, quindi anche meglio!”
Fogli sulla scrivania. Orrore sugli occhi di Tweener. Pupille dilatate.
“Ma quello è solo il file di prova…e la USB?”
“Non cerchi di prendermi in giro! La segretaria mi ha detto che non ha fatto altro che bighellonare mentre ero in ferie!”
“…ma…”
“Ora secondo lei come dovrei comportarmi?”
“Non saprei…”
“Neanche io saprei Tweener. Guardi, è da 8 anni che lavora con noi, quindi mi riservo altri 8 giorni per pensare alla sua situazione. Lasciamo calmare le acqua al CdA. E soprattutto a me. Ora torni al lavoro.”
“…grazie Signore…”
“Prego. Ah, e bentornato.”
Gli allunga una busta. Contiene la lettera disciplinare, e Paul lo sa.
Camminata di Tweener tipo in trance. Occhiate sfuggenti dei colleghi da dietro i monitor. Bisbigli. Lo stagista sorride ebete. Tweener si siede. Sbaglia password 2 volte. 245 emails in inbox. Le affronta con malinconia, come se stesse leggendo tanti piccoli biglietti di addio.
Log out alle 17.30 e swipe ai .33.
Bus.
Lucy in the Sky with diamonds dal suo mp3 vinto coi punti del Dixan. La camicia nuova lascia traspirare troppo.
Pantofole e cena cinese. Sulle reti private il Mago di Oz, quello del ’39 con Judy Garland. Lo guarda, e gli uomini-scimmia lo terrorizzano come sempre. Spera di non sognarli.
Con questa speranza va a letto ed eccoci al punto di partenza, Tweener che fa un incubo assurdo e si sveglia con le mani che fremono rabbia. Si sciaqua la faccia, si guarda, inizia a provare una serie di espressioni allo specchio. Poi fa le prove, tipo De Niro in Taxi Driver. Fa la parte del cattivo. Torna a letto, non fa paura neanche a se stesso.
Ora si trova sul sentiero dorato. Il D.C. sventola il suo report da 15enne e lo incenerisce con uno spray abbronzante. Gli spuntano ali scimmiesche sulla schiena e vola via. La segretaria lecca come un’indemoniata la chiavetta USB. Lo stagista fa notare a Paul, con suo sommo orrore, che sulla chiavetta campeggia la scritta “ADDETTO BUSTE PAGA”. Con un sussulto e un urlo lacerante, si sveglia.
Riprende a dormire. h7.00, la radio nazionale lo sveglia con la hit del momento. Colazione leggera e news del mattino. Si prepara per il lavoro. Dimentica di lavarsi i denti. Controlla la posta.
Sulla strada per il lavoro compra una rivista di finanza, che porta gloriosamente sotto il braccio.
Swipa alle 08.52. Va in bagno, defeca, legge la prima pagina della sua rivista.
Va alla sua scrivania, si logga, fissa il computer con aria assente per 2 ore. Zero interazioni da parte di colleghi, superiori, o segretarie.
Pausa caffè. Voci di corridoio sostengono che il nuovo stagista abbia dei seri problemi con excel, ma che se la cavi bene a campo minato.
Paul esce. Lo accompagna la tazzina marron di caffè presa dalla macchinetta. Si ferma in edicola, sfoglia delle riviste ma non compra niente.
Va in un negozio d’armi, esibisce documenti d’identità e regolare certificazione, e compra una Kel-Tec PF-9, un singolo caricatore. Paga con carta, e mette tutto in una busta di plastica. Esce, butta il bicchiere vuoto di caffè in un bidone per il riciclaggio, e ritorna verso l’azienda.
Rientra in ufficio, accolto con lo stesso silenzio di prima.
Si scusa con il vicino. Dice di sentirsi poco bene, che vorrebbe tornare a casa. Il D.C. glielo concede. Log out alle 10.56. Passando dalla scrivania della segretaria bisbiglia “Sei morta, serpe schifosa.”. Ma forse queste parole non escono mai realmente dalla bocca di Paul.
Paul viene ritrovato nel suo appartamento tre giorni dopo dalla polizia.
Quelle parole in effetti non erano mai uscite dalla sua bocca.

Ira


PECCATI QUOTIDIANI – Ira, ovvero, lasciarsi andare alla collera

E’ geloso, massacra la moglie – Torna a casa alle quattro del mattino, dopo una cena con i colleghi di lavoro e trova il marito ancora in piedi che la sgozza con un coltello da cucina. L’orribile uxoricidio è accaduto a Villa Rosa di Martinsicuro, località balneare della costa abruzzese teramana. A guidare la mano omicida dell’uomo è stata la gelosia. Durante l’interrogatorio, nella caserma dei carabinieri, ha confessato di sospettare già da qualche tempo che la moglie avesse una relazione con un altro uomo. (da il Resto del Carlino, 20 gennaio 2010)


Morto di Fame

Un tempo ero padre. Ci sono due giorni in un’intera vita dei quali un uomo fissa nella propria memoria anche i dettagli più insignificanti. Uno è quello della nascita del primo figlio, l’altro è quello della morte del padre. Forse sono le uniche due volte in cui, da adulto, ho pianto. Pensandoci, mi chiedo se Dio abbia pianto alla nascita di suo figlio; difficilmente potrà capire il dolore che provoca la morte di un padre.

Quando nacque, pesava 2 chili e 7, già sottopeso alla nascita. Si attaccò alla tetta di mia moglie e pensai che le staccasse un capezzolo, dalla foga con cui poppava.

Aveva sempre fame, nulla lo saziava mai.

E sembrava non dormire mai più di un’ora. Chissà se sognava, chissà cosa gli passava per quella testa, piccola, da stare nel palmo della mia mano, chissà cosa gli toglieva così frequentemente il sonno. Solo una nuova poppata e una ninna nanna lo placavano per un po’.

Ricordo, anni più tardi, le sere in cui gli leggevo l’unico libro che io sia mai stato in grado di leggere per intero. E gli raccontavo di Ettore, domatore di cavalli, che combatteva per il suo popolo, per la famiglia, per l’onore di principe e comandante troiano. Gli cantavo le vicende di Ulisse, il più povero dei principi Achei e insieme il più scaltro, che combatté con ogni mezzo sfidando persino gli dèi, per vincere la guerra e tornare finalmente a casa. Ma, fra tutti, fu Achille.

Era Achille che lui adorava, fra gli eroi che combatterono davanti alle mura di Troia. Achille, che non combatteva per un popolo, per potere o per amore, per cose di cui avrebbe potuto godere da vivo, ma solo contro l’oblio a cui vanno incontro quasi tutti gli esseri umani, da morti. Achille aveva fame, ed era implacabile.

I dettagli di ciò che fece negli anni successivi mi sfuggono, mentre scrivo. Forse perché sono troppo dolorosi, o forse perché tutti ne sono già a conoscenza e non serve riportarli.  Ricordo, pensando a ciò che fece, che aveva distillato ogni goccia del suo desiderio e agiva perseguendo tutti gli obiettivi che si poneva di volta in volta. Per contro, avendo concentrato tutta la sua fame, gli rimaneva dentro un grande vuoto, che spesso a tavola, gli vedevo negli occhi persi oltre il piatto di minestra; un vuoto che più cercava di colmare con le più disparate esperienze, più crescava, come un buco nero.

La gola, quella fame, la cupdigia di emozioni lo spinsero a vanità, superbia, lussuria e a tutti i vizi contemplati per  gli uomini. Eppure non c’era traccia di ombra o di male in lui, né  mai ne provocò volontariamente a chicchessia: quello era semplicemente il suo destino.

A 27 anni, come Jimi Hendrix o la Joplin, si spense in casa sua, dopo essere rimasto solo, senza amore e senza amici. Quella fame lo aveva infine divorato.

Sono passato diversi anni da quando se n’è andato. Ma io sono ancora suo padre e sono orgoglioso del mio Achille, di quanto e come tutti coloro che lo hanno conosciuto lo ricordano, come un eroe dei tempi antichi che ha sfidato e vinto la morte.

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Dieta della mente, ovvero, la migliore delle sconfitte (di Baldoni Fabio)

Salgo sulla bilancia
occhi chiusi
immaginando sensazioni
dimenticando le calorie

la saliva accarezza i pensieri
li studia
li assaggia

lascio che il ricordo
soddisfi le mie voglie
di carne
odori

masticando lentamente
sapori e fantasie

un’agonia di profumi
ferite di zucchero
lancinanti dolori fritti

tutto è colpa
niente è peccato
tutto è desiderio
niente è nello stomaco

Scendo dalla bilancia
pochi secondi di gioia
che bastano appena
per leccarsi i baffi
prima di un altro banchetto

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Gola


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