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Modena, la pericolosa (di Eva Ferri e Claudio Cavazzuti)

Svelati i sorprendenti risultati dell’indagine sulla percezione della sicurezza in città da parte degli studenti.

di Eva Ferri e Claudio Cavazzuti

Recentemente sono stati pubblicati i dati di un’indagine effettuata in occasione di un percorso sulla legalità realizzato dal Ufficio Politiche per la Sicurezza, in collaborazione con l’Assessorato all’Istruzione del Comune, negli anni 2008 e 2009 all’interno Istituti d’Istruzione Secondari di Modena. Il campione è costituito da 694 studenti di ambo i sessi (con leggera prevalenza femminile) iscritti agli istituti professionali, tecnici e ai licei della città, e provenienti da Modena e provincia. I quesiti sono stati posti sia a studenti di origine italiana sia da studenti di origine straniera.

Andiamo quindi a vedere nel dettaglio i risultati.

Ebbene, oltre il 50% degli intervistati ritiene che Modena sia una città “poco” o “per niente” sicura, mentre solo il 42,6% la considera “abbastanza sicura”. Gli studenti di origine straniera propendono al contrario per “abbastanza sicura” (61,5%, contro 32,1% “poco sicura”).

La causa del pericolo percepito viene individuata dagli studenti di origine italiana principalmente nella “presenza di stranieri” (43,7%), segue la “presenza e spaccio di droga” (33,7%), la “presenza di tossicodipendenti” (28,1%) e di “gruppi che disturbano” (22%); il 18,7% dei giovani intervistati ritiene inoltre che non siano sufficienti i controlli da parte delle Forze dell’Ordine. L’impressione che non ci siano sufficienti controlli da parte delle Forze dell’Ordine riguarda prevalentemente gli studenti italiani (20,2%), rispetto a quelli stranieri (10,3%).

Nonostante la dominante percezione di insicurezza, la stragrande maggioranza degli intervistati (82,3% nel 2008 e 79,5% del 2009) dichiara di “non aver subito reati nell’ultimo anno”.

Solamente la metà degli studenti di origine italiana pensa che essi “debbano avere la possibilità di mantenere le loro tradizioni” (51,2%) e “possano avere loro luoghi di culto” (52,5%), e meno della metà sul fatto che “è giusto che dopo un po’ di anni l’immigrato che vive in Italia abbia il diritto di voto per il Sindaco” (48,6%); sui medesimi tre quesiti le percentuali aumentano di oltre venti punti quando gli intervistati sono di origine straniera.

Più di due studenti italiani su tre sono d’accordo sul fatto che “l’aumento dell’immigrazione favorisce l’aumento della criminalità” (67,3%), mentre una percentuale decisamente inferiore (44,6%) degli stranieri concorda su questo punto.

Confrontando infine quanto emerso dall’indagine di cui sopra con i risultati di una indagine analoga effettuata su intervistati adulti nello stesso periodo, si evince che la percezione di insicurezza è più diffusa tra i giovani modenesi (52,6%) di quanto non lo sia tra i concittadini adulti (37,7%).

Dai dati presentati (qui riassunti per esigenze di spazio), emergono tre principali elementi: il primo è che la maggioranza dei giovani di origine italiana ritiene Modena una città pericolosa, e attribuisce il sentimento di pericolo con forte prevalenza al fenomeno migratorio; il secondo punto fondamentale è che il pericolo è percepito ma non realmente sperimentato, poiché la stragrande maggioranza degli intervistati dichiara di non aver subito reati e quando subiti, trattasi di piccoli furti; infine risulta assai indicativo il fatto che l’insicurezza serpeggia soprattutto fra i giovani, mentre la generazione dei genitori si sente notevolmente più sicura.

Tutti sappiamo che il terreno sul quale si giocano la maggior parte delle campagne elettorali è da varie tornate proprio il tema della sicurezza.  Di minore impatto sono risultati di volta in volta gli altri punti proposti nei programmi elettorali: lavoro, tasse, diritti, sanità, istruzione, ambiente. L’asso nella manica (ormai anche abbastanza ritrito) per vincere le elezioni rimane sempre la sicurezza, basta giocarselo nell’ultima settimana di campagna per assicurarsi un seggio in giunta o in Parlamento. Proprio in virtù di questa considerazione i dati pubblicati si caricano di un’importanza cruciale, perché indirettamente essi rappresentano un sondaggio elettorale, oltretutto proiettato nel futuro prossimo, data l’età degli intervistati che saranno chiamati a votare in massa e –perché no- ad essere votati fra pochi anni. Ciò che sconcerta è il fatto che nessuno intervenga a ricordare un concetto banale, e cioè che la sicurezza non rappresenta una causa, ma la naturale conseguenza di un’economia florida, di rapporti di lavoro ben normati e funzionanti, di un sistema equo di tassazione, della più ampia estensione dei diritti, di una giustizia funzionante, etc… Pare invece che per i politici dall’occhio lungo e per i loro disinformati elettori lo stato di “sicurezza” dei cittadini non sia il punto di arrivo ma quello di partenza, come se si potesse tranquillamente vivere con un tasso di disoccupazione giovanile al 29%, ma l’importante è stare sicuri. I dati ci dicono che molti richiedono più polizia, come se lo stato di sicurezza dipendesse dallo stato di polizia e non dallo stato sociale.

Non so quanti come noi, indipendentemente dal colore politico cui si è legati (sempre che la politica abbia mantenuto un colore e non sia invece sbiadita in un desolante omogeneo grigiume), abbiano avuto questa sensazione negli ultimi anni, quella cioè di essere tutti su un aereo in volo instabile sopra all’oceano. La voce del capitano ogni tanto interviene a tranquillizzare i passeggeri che le turbolenze sono solo momentanee e che all’arrivo il tempo è ottimo. Le turbolenze però non si placano, anzi aumentano, finché un passeggero preoccupato ed esasperato apre la porta della cabina di comando e…è vuota! Fantozziano.

E’ possibile che questa metaforica cabina di comando ci sembri vuota, perché i temi con cui si vincono le elezioni non sono quelli che poi forniscono risposte reali e prospettive concrete per combattere e superare la crisi? Il tema della sicurezza viene accompagnato sistematicamente alla difesa contro l’immigrazione e la criminalità, come se i due fenomeni fossero in un rapporto assolutamente necessario.  Come è possibile che Paesi come la Germania, con un immigrazione decisamente più massiccia della nostra registrino un tasso minore di criminalità? Perché l’Italia deve subire continui richiami e delegittimazioni dall’UE su questi temi? Proprio di questi giorni è l’ultimo monito del Commissario del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, che esorta l’Italia a “sviluppare con vigore le disposizioni del codice penale relative ai reati di matrice razzista per arginare il continuo uso di slogan razzisti da parte dei politici”.

La nostra personale impressione su queste tendenze è che il concetto di insicurezza percepita venga spesso scambiato con quello di incertezza reale. L’incertezza di un futuro soprattutto, quando si parla di giovani. L’incertezza, per non dire la profonda sfiducia, cha accompagna la ricerca di un lavoro congruo alle proprie aspettative, l’incertezza di poter effettivamente migliorare la condizione propria e, più in generale quella del territorio di appartenenza. L’incertezza, così difficile da combattere proprio perché dipende da cause molto sovraordinate al singolo individuo, viene trasferita sul piano della ricerca di sicurezza, di difesa personale, di esigenza di legalità in una città che, se confrontata ad altre metropoli europee, è di fatto un morbido Eden. Complici di questo transfert sono i media, che –basta leggere i titoli dei quotidiani locali- sono inzeppati di cronaca nera, indipendentemente dalla gravità dei reati e dall’effettivo rilievo di altre notizie. L’incertezza di cui si parla è ciò che negli ultimi anni ha sostituito tutti i sentimenti di segno opposto che caratterizzavano la coesione sociale, storicamente forte in tutta l’Emilia, e che avevano come matrice la solidarietà, l’impegno politico, la partecipazione civile o religiosa. Come sostiene Zygmunt Bauman, recentemente intervenuto al Festival della Filosofia, viviamo circondati da individui insicuri e abbiamo tradotto questa insicurezza in indifferenza, irritazione e diffidenza.

Si può dunque cavalcare questo grande equivoco seguendo quei politici (la stragrande maggioranza, da ambo le parti)  che fanno leva sulle percezioni o sulla disinformazione piuttosto che sulla realtà provata dei fatti. Si può contribuire al contagio di questo modo di interpretare e vivere la realtà. Si può anche stare a guardare, sperando che qualcosa succeda.

In ogni caso, per chi volesse invertire questa assurda tendenza, il primo passo è acquisire una fondamentale consapevolezza: cominciamo a pretendere verità, risposte e soluzioni dalla politica; cominciamo a pretendere certezze, non sicurezza. Quella arriverà dopo, e arriverà matematicamente come in un’equazione, quando il maggior numero di persone, attraverso degli interventi strutturali sull’economia, avranno la possibilità di lavorare, di vivere dignitosamente la propria esistenza e magari di immaginare che sia possibile realizzare una o due delle proprie aspirazioni.

In questi giorni convulsi fra mercati, grandi manovre e tentativi di risanamento la domanda che è necessario porsi è: stiamo andando in questa direzione?


Numeri sulla città. Modena-Legoland

Quando andavo alle elementari, alle scuole Don Milani, avevo due o tre amici compagni di classe con cui al pomeriggio mi ritrovavo a giocare. La prassi era trovarsi a casa di uno di questi (quello con la villa su tre piani e giardino mastodontico annesso) e portare il proprio sacco di lego. A dire il vero, il mio non era proprio un sacco, aveva più che altro le dimensioni di poco più che una sporta. In realtà era una piccola sacca della seconda guerra mondiale, che avevo ricevuto in regalo da una persona a me molto cara.

Ad ogni modo, il mio amico, quello della villa, ce l’aveva decisamente più grosso. Il suo era proprio un sacco di quelli della spazzatura neri ed io mi chiedevo come potessero sentirsi i suoi lego ad essere trattati come monnezza. Mah…

Messi a confronto i miei lego con i suoi davano l’impressione di essere l’esercito degli Spartani contro quello Persiano alle Termopili. Ma i miei trecento erano una schiera scelta, selezionati con cura scientifica per colore, dimensioni, personaggi, ambientazione. Un’accurata coscrizione era d’obbligo: una scatola di lego arrivava esclusivamente nelle grandi occasioni e più importante era l’occasione, più le dimensioni del pacco aumentavano.

Ci abbiamo giocato fino a 16 anni, con i lego (poi altre cose ci distrassero). Abbiamo costruito mondi e ci siamo immaginati la città come più ci piaceva. Piccola o grande che fosse era perfetta. Medievale, piratesca, moderna o futuristica.

A dire il vero, quella del mio amico (quello della villa e del sacco della spazzatura), era un città orribile nonostante le dimensioni. Disordinata, grigia, trafficata. Una città con troppi mattoncini e poco cuore. Tant’è che lui non si faceva scrupoli a demolirla alla fine di ogni pomeriggio. Io invece la rimettevo nel sacco senza smembrarla, per poterla ammirare e perfezionare ulteriormente una volta tornato a casa.

E’ sbalorditivo di come la mente umana associ vecchi ricordi e nuove esperienze: pensavo ai lego quando mettevo insieme i dati statistici sullo sviluppo dell’edilizia a Modena negli ultimi anni. Pensavo a come si possa concepire una città, realizzare i progetti più virtuosi e infine volerle bene, senza mai avere il sentimento di demolirne un po’.

Noi Modenesi vogliamo bene alla nostra città? A seguito delle trasformazioni che ha subito in questi ultimi anni, le vogliamo più bene o meno bene?

Per capire come si è trasformata nell’aspetto abbiamo elaborato i dati del servizio statistico del Comune, capitolo edilizia, che potrete trovare a questa pagina web:

http://www.comune.modena.it/serviziostatistica/pagine/edilizia/edilizia.shtml

E’ poca roba, ma interessante. Buona visione!

modena urbana città edilizia

Metri quadri di territorio urbanizzato a Modena dal 2001 al 2010

Metri quadri urbanizzati per abitante a Modena tra il 2001 e il 2010

Numero di nuove case edificate per ogni nuovo abitante


Numeri sulla città. Modena dalle molte multe: Dura lex, ma non per loro…

Lunedì 23 agosto, ore 15.00 – 15.40, Modena, via Giardini, zona Gallo. Accanto ad un’auto della polizia municipale, ben nascosta da altre automobili, due vigili urbani fotografano le auto che eccedono il limite di velocità, fissato in area urbana a 50 km/h. In pieno giorno, in orario lavorativo. Sulla Giardini, nella direzione d’arrivo delle automobili, nulla che segnali la presenza di un controllo. La loro automobile non è proprio parcheggiata in modo ortodosso, giacché eccede nello spazio consentito dalle righe bianche (una volta ci presi una trentina di euro di multa per questa contravvenzione). I due vigili, inoltre con l’apparecchio di rilevamento occupano un posto da lasciare libero per il carico/scarico delle merci. Infine, ma questo non è provabile con le sole fotografie, l’auto è rimasta in quel posteggio poco ortodosso per oltre 30 minuti, dall’ 15.15 alle 15.50, eccedendo il limite di sosta in quel punto (30 minuti per l’appunto).

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Se l’auto dei vigili fosse stata un’auto di un privato contribuente, avrebbe infranto tre norme del codice della strada, nel capitolo che riguarda la sosta degli autoveicoli che a Modena con 12.439 contravvenzioni nel 2008, è stato il secondo maggior capitolo di contravvenzioni.

Ora, in effetti, ciò è ben poca cosa nell’economia di una vita e di una città, però tutti quei modenesi che hanno più o meno giustamente preso multe e magari non dispongono di tempo, energie o denaro per ricorrere a giudici di pace o tribunali possono almeno essere consapevoli, grazie a queste segnalazioni che non sono soli, ma i loro “carnefici” sono a loro volta colti, se non in flagranza di reato, almeno in comportamento non consono alla divisa che portano (e allo stipendio che percepiscono per far rispettare agli altri quelle norme che loro stessi non rispettano).

Il comportamento di questi due vigili (solo questi s’intende, gli altri fino a prova contraria sono integerrimi) di effettuare il rilevamento penso personalmente sia meschino. Questo è un mio giudizio personale. Effettivamente dalle foto fatte in mezzo alla carreggiata di destra della Giardini si fatica a vedere la loro postazione. Sono nascosti o seminascosti, il ché, intendiamoci, non è reato, ma è comunque un insulto al senso civico dei modenesi. Nascosti come in predoni in un imboscata a chi si sta muovendo per lavoro, visto l’orario pomeridiano. Predoni in divisa.

Questo non è che un episodio. Raggelante, ma pur sempre singolo. Andiamo ora ad analizzare alcuni interessanti dati pubblicati (ma non commentati) nell’annuario statistico del Comune di Modena che mostrano l’andamento del numero di incidenti (dal 1991 al 2008) e delle multe (2007-2008). Già sorge una domanda: perché il numero di incidenti è reso noto per un intervallo di 18 anni, mentre quello delle multe solo per due? Lo capirete presto…

Il numero di incidenti in questi diciassette anni è andato prima salendo, raggiungendo il picco alla fine degli anni ’90, diminuendo poi considerevolmente.

Incidenti stradali a Modena 1991-2008

Ancor più evidente è il calo della “pericolosità” degli incidenti, che è tre volte inferiore a quello del ’91 e circa 5 volte inferiore a quello del ’93. L’indice di pericolosità è calcolato in base al numero di morti sulle strade moltiplicato per mille e diviso per il numero di sinistri. Più morti ci sono per sinistro stradale, più l’indice di pericolosità è alto.

Le cause di questo confortante attenuarsi dei decessi sulle strade è da ricondursi senz’altro ad automobili più sicure, e forse ad una coscienza maggiore degli automobilisti, oltre ad una predisposizione più accentuata al rispetto delle regole rispetto a 20 anni fa.

Morti sulle strade (indice di pericolosità) 1991-2008

Altrettanto confortante è il calo dell’indice di pericolosità da 10 a 5 dal 2007 al 2008. In un solo anno gli incidenti mortali si sono dimezzati. Complimenti agli automobilisti!

E allora perché il numero delle multe in un solo anno è cresciuto da 67.000 a 100.000?

+50%???

E’ possibile che i modenesi in un anno siano diventati così pericolosi alla guida? No, lo dimostra il primo grafico sulla pericolosità, anzi sono persino migliorati.

Numero multe della municipale. Anni 2007-2008

E’ possibile che in un anno i modenesi alla guida siano diventati del 50% più indisciplinati? Ci sarà stata un’epidemia di cecità come nel celebre romanzo di Saramago “Cecità”? Ci sarà stata una mutazione genetica collettiva in senso barbaro, incivile, irrispettoso delle regole dei cittadini?

Ecco spiegato perché i dati sono relativi solo a un biennio. Se fossero stati inseriti anche i dati dei vent’anni precedenti con tutta probabilità avremmo visto che le multe sono cresciute a dismisura nonostante una tendenza dei modenesi a correggere in meglio il proprio comportamento sulle strade.

Sappiamo bene che al Comune servono soldi. Da quando il governo Berlusconi ha tolto l’ICI, che era la fonte principale delle casse comunali tutto il sistema amministrativo dell’ente locale più vicino al cittadino è in panne. E allora che facciamo? Multiamo? D’accordo, ma:

1. facciamolo fare a vigili che sono esempio di correttezza (non come quelli colti in flagrante nelle foto sopra pubblicate);

2. prediligiamo orari non di lavoro. Spesso il co.co.pro. che arriva tardi ad un colloquio con il capo perde il lavoro, mentre il vigile urbano è un dipendente pubblico a tempo indeterminato;

3. facciamo sapere alla cittadinanza come vengono redistribuiti i proventi delle multe;

4. la multa deve essere proporzionata al reddito. 300 euro per un trentacinquenne stagista, un co.co.pro., un disoccupato o un pensionato sono tutt’altra grana che per un dirigente comunale, un primario d’ospedale o un imprenditore di successo;

5. rivediamo l’annuario statistico del comune: non si possono avere dati disomogenei solo perché sono scomodi per l’amministrazione. Il cittadino che paga le tasse (e le multe) deve sapere.

Osservazioni e commenti sono ben accetti.

Personalmente sono piuttosto contrario alla repressione e all’utilizzo della “disciplina” allo scopo di fare cassa. Nel sondaggio sull’ordinanza “Anti-alcol” del sindaco abbiamo già espresso questa linea di pensiero, sebbene il tema sia diverso, ma parzialmente connesso, giacché bene conosciamo la sfortunata liaison che sussiste tra alcol e incidenti stradali.

Il cittadino è prima cittadino di contribuente e di potenziale rimedio economico alle inadempienze e alle ipocrisie della politica, sia essa modenese, sia essa romana. I modenesi hanno dimostrato in questi vent’anni un comportamento sempre più ligio al codice della strada e, ancor più importante, hanno dimostrato di essere sensibili e attenti ai danni che un comportamento scorretto può provocare alle “vittime della strada”. Questo miglioramento civile dei modenesi non giustifica anzi delegittima il comportamento della Polizia Municipale, a mio avviso.

Il comune di Roma ha recentemente indetto un condono per le multe non pagate emesse nel proprio territorio tra il 2004 e il 2009, per un totale di 1,1 milioni di multe. Ci si aspettava più di tra i 23 e i 77 milioni di euro da questa sanatoria. Il Comune di Roma ne ha incassato soltanto 13. Situazioni analoghe si sono presentate a Napoli, Salerno, Perugia e Genova.

Questo è solo uno dei tanti esempi del fatto che la legge in Italia non è uguale per tutti. E soprattutto che se le istituzioni vogliono la fiducia dei cittadini, forse dovrebbero elevarsi ad esempio e non cadere in questi squallidi “incidenti” di percorso.


Le donne di Modena hanno le ossa grandi

Anna Magnani

Anna Magnani

Oggi vogliamo dimostrare, attraverso i dati statistici forniti dal comune, che anche a Modena, ricca città dell’Emilia produttiva, esiste tuttora una “questione femminile”. L’Italia, d’altronde, è piena di “questioni”, di problemi irrisolti, di zavorre che oggi più che mai ci appesantiscono nella rincorsa ai paesi occidentali più civilmente avanzati. Non pretendiamo oggi di dire nulla che già non si sappia, ma vogliamo, con la sintesi che questa piattaforma impone, dare una profondità storica al fenomeno di emancipazione femminile delle donne modenesi negli ultimi decenni.

Importante però è fare una premessa: chi scrive è uomo, perciò è giusto mettere in chiaro lo scopo di questo articolo. Sono fermamente convinto che la tendenza alla crisi demografica, economica, sociale e culturale di questo paese (fatto di uomini, donne e bambini) dipenda anche e in buona parte da una condizione femminile distinta e spesso discriminata. La transizione ad una condizione diversa e migliore rispetto al passato sta creando tensioni che occorre assolutamente superare, continuando nel processo di emancipazione che con le ragazze degli anni ’60 ebbe il colpo di reni decisivo, e che oggi sta – forse - prendendo una strada inattesa e pericolosa.

Furono quelle ragazze della fine degli anni ’60 a scardinare le abitudini delle madri e delle madri delle loro madri, abitudini sedimentate da tempo immemore nella cultura occidentale. Dio, patria e famiglia, diceva un vecchio motto conservatore. Dio per tutti (anche per bambini, single e vedovi), la patria per gli uomini, la famiglia per le donne. Come a dire che la divisione dei ruoli imponeva all’uomo la rappresentanza nella vita pubblica della famiglia e alla donna la gestione dell’ambito privato. Oggi questa formula è evidentemente superata: credo però, più nell’idea che nella pratica. I grafici che seguono cercheranno di dimostrare che c’è ancora molto da lavorare, ma bisogna capire esattamente dove si vuole intervenire e che metodo utilizzare.

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Numeri sulla città: immigrazione, Sitta e Lega Nord

I grafici che ho presentato nell’articolo precedente mostrano che dal 1975 la popolazione di residenti nel Comune di Modena è stabile a circa 180.000 abitanti.

Saldo_demografico_Comune_Modena_2008

Inoltre è ben evidente che il calo delle nascite fra i modenesi di origine italiana trova un forte contrappeso nella crescita di nuovi cittadini di provenienza straniera che dal 1991 al 2008 è cresciuta di più del 600%, cioè si è sestuplicata. Oggi i residenti di origine straniera a Modena (si parla di residenti regolari, quindi non di titolari di permesso di soggiorno o di clandestini) sono 22857, perciò parliamo dell’12,6% della popolazione residente, contro l’1,8% del 1991. I gruppi di provenienza più numerosi sono il Marocco (2872 residenti), Romania (2239), Ghana (2117), Filippine (2087), Albania (2069).

Stranieri_residenti_Modena_1991_2008

Stranieri_residenti_aree_di_provenienza

Se si includono anche gli immigrati da altre province italiane o dallo stesso territorio provinciale di Modena, nel 2008 si possono contare 7666 nuovi modenesi e 5583 modenesi “persi”, ossia emigrati. Di questi 5583, la metà prendono residenza fuori dal centro urbano o in provincia e gli altri emigrano per destinazioni più lontane.

Immigrati_Emigrati_Modena

L’espansione urbanistica che Modena sta avendo negli ultimi 10 anni in senso orizzontale è giustificata dall’amministrazione comunale con il bisogno di mantenere (anzi incrementare) la popolazione urbana per difendere (anzi sviluppare) l’economia locale, in particolare incrementando consumi e occupazione.

E’ stato più volte detto dall’assessore Sitta http://linformazione.e-tv.it/archivio/20090524/07_MO2405.pdf che le abitazioni di neo –costruzione vorrebbero essere destinati al ritorno di modenesi “purosangue” che sono emigrati nei comuni della provincia. Un “ritorno a casa” in poche parole.

A questo punto i dati del Servizio Statistico del Comune di Modena http://www.comune.modena.it/serviziostatistica/pubblicazioni/annuari/annuario2008/demografia2008/demo_tav2008.shtml sembrano smentire senza appello questa e tante altre affermazioni.

I modenesi “da 7 generazioni”, i mudnés, sono in drammatico calo già dagli anni’80, con una media di figli per coppia di 0,8. Ciò significa che se due genitori mudnés fanno un solo figlio mudnés, nell’arco di una generazione i mudnés si dimezzeranno, sebbene la popolazione locale rimarrà stabile grazie all’apporto dell’immigrazione.

Emigrati_destinazione

I possibili rientranti dalla provincia, che l’assessore Sitta vorrebbe come occupanti dei nuovi appartamenti, sono circa 1/3 degli immigrati in città e circa 1/10 degli immigrati già residenti in città che potrebbero essere interessati ad acquistare casa, perché forse ancora sono in affitto. E se non lo saranno loro lo saranno certamente i figli, cioè la “seconda generazione” di immigrati.

La Lega Nord va sostenendo da tempo che queste nuove unità abitative sarebbero appannaggio di immigrati non italiani, e i dati del Servizio Statistico del Comune le darebbero ragione. Ciò è solo parzialmente vero: chi potrà acquistare un appartamento nel nuovo comprensorio di via Salvo d’Acquisto ad esempio a 2-3000 euro al mq potranno essere non già immigrati stranieri che non dispongono ancora tale somma, ma mudnés particolarmente abbienti (media e alta borghesia che spesso ha già una o più case di proprietà). Sarà un investimento speculativo dei mudnés sul mattone, come si faceva una volta. Ma fra 10-15 anni chi le comprerà queste benedette case? Evidentemente a cittadini modenesi di origine straniera.

I dati darebbero ragione alla Lega Nord quindi. Tuttavia, la Lega dovrebbe spiegare come intenderebbe mantenere lo stesso tenore di vita dei mudnés, che tanto ha a cuore e che tanto le stanno dando soddisfazioni, con una popolazione in allarmante calo demografico, un fenomeno che si porterebbe dietro un calo dei consumi, e quindi dell’occupazione, dei redditi e dei “capitali urbani”.

Sitta, al contempo, deve ammettere all’elettorato del Pd (non si può dire “al proprio elettorato” essendo lui un assessore esterno, cioè non presente nelle liste del PD alle elezioni) che la sua è una politica liberista, di investimento programmatico (v. “Modena Futura” a 230.000 abitanti) non nell’edilizia come molti si soffermano a pensare, bensì sull’immigrazione! Il fenomeno che farà girare i capitali non è l’urbanistica, ma è l’immigrazione perché solo quella porta persone, consumi, case, lavoro, capitali.

Già con Bersani ministro del governo Prodi, il PD aveva cominciato ad attuare politiche di liberismo economico a livello nazionale. Tuttavia è evidente che non hanno avuto grande successo. Qui a Modena invece la politica del capitale (direbbe Marx) viene applicata con discreto successo, anche se in contraddizione insanabile con le concezioni anti-liberiste del P.C.I. da cui buona parte dei vertici del PD vengono (specialmente dopo la vittoria della mozione Bersani).

Corso_duomo_2010

Personalmente sono molto favorevole ad una Modena multiculturale, dove si mescolano lingue, abitudini, esperienze, persone. Io sono per una “Modena –città aperta”. E mi piacerebbe che i modenesi che hanno sempre votato P.C.I. rispettassero il cosmopolitismo e il mutualismo che l’ideologia marxiana aveva esplicitamente nel proprio DNA, rifiutando tutti i riflussi xenofobi che tutti sentiamo ogni giorno in Piazza, in strada, nei negozi, nelle case.

Al contempo critico i giovani conservatori mudnés, che vanno a caccia di “extra” in nome della modenesità, quando non fanno nulla per mantenere viva la tradizione locale, il dialetto, la cucina, i mestieri, i luoghi di incontro, l’ospitalità, il valore del lavoro, come invece questo blog cerca di fare, a giudizio insindacabile dei lettori!

Oggi, come ho cercato di spiegare, gli immigrati residenti nel Comune sono circa 22.000, il 12% dei modenesi, circa 1 immigrato ogni 8 mudnés. Se i mudnés temono l’immigrazione e non si organizzano per affrontare serenamente e seriamente un fenomeno ineluttabile come questo, pur essendo 8 volte più numerosi degli immigrati, significa solamente che i mudnés non sono una comunità coesa, forte e identitaria. Non sono una comunità, nel senso “comunista” del termine, quella comunità esaltata dal vecchio P.C.I. che ha amministrato questo territorio dal dopoguerra ininterrottamente e che se oggi sta perdendo consensi, forse dovrebbe dialogare di più con i cittadini, quegli operai e impiegati che prima votavano P.C.I. quando le vacche erano grasse, e oggi preferiscono Lega, IdV o Modena a 5 stelle.

Bisogna mettersi in discussione: se i mudnés sono una comunità forte e non divisa da grette logiche di speculazione, sapranno unirsi per gestire e organizzare un fenomeno che può essere solo gestito e non controllato, l’immigrazione. Stavolta siamo veramente messi alla prova.

Claudio Cavazzuti

un normale cittadino

che ha piena fiducia nella politica


Numeri sulla città. Quanti siamo e perché?

Commento ai grafici pubblicati sull’articolo Numeri sulla città: La demografia

http://ilrasoio.wordpress.com/2009/12/14/numeri-sulla-citta/

La svolta nella storia recente di Modena, quella del XX e XXI secolo, si può collocare più precisamente  tra la fine nel quindicennio 1959-1974, quando la popolazione residente nei territori del comune salì da 120.000 a 180.000 unità. Un crescita del 50% in un tempo relativamente breve, che significa mediamente più del 3% annuo.

Fu una impennata dovuta in larga parte al “boom economico” degli anni ’60. Nuove imprese (metalmeccaniche, chimiche, ceramiche, etc…) e indotti vari strappavano posti di lavoro al settore primario agricolo per ricollocarli nel secondario, ossia nell’industria. I figli dei contadini diventavano operai, commercianti, imprenditori, si potrebbe senza molta cautela generalizzare.  E chiaramente questo spostamento di massa dalle campagne al centro urbano, in massima parte dovuto a cause economiche, provocò tutta una serie di cambiamenti sul piano culturale, come ad esempio l’abbandono progressivo del dialét come lingua dominante e l’adozione pressoché universale dell’italiano, o il mutamento della concezione della famiglia in termini numerici soprattutto.

anni'60: il boom e le speranze

anni'60: il boom e le speranze

Come si vede dal numero medio di figli per donna, nel ’71 ancora due genitori avevano mediamente due figli: ciò che in biologia si definirebbe una fitness di 1, ossia una situazione conservativa del rapporto genitori-figli . Mi spiego meglio: se 2 genitori fanno 2 figli la situazione demografica non cresce, né decresce, ma rimane stabile. Allora come spiegare il boom di quegli anni se il numero medio di figli per donna era al massimo di 2?

Con l’immigrazione, naturalmente. Soprattutto proveniente dall’Italia Meridionale e insulare (si noti in particolare il picco tra il ’62 e il ’63).

Credo che la decrescita da 2 figli di media a 1 in un decennio, sia un fatto di importanza estrema. In termini economici, sì, ma anche famigliari, affettivi in genere. E’ come dire: ho una stabilità economica, ho un futuro, allora posso permettermi di mettere al mondo più di un individuo. Posso “amare di più” in un certo qual modo. Perciò stimo infinitamente coloro i quali, nonstante i tempi di crisi (v. http://ilrasoio.wordpress.com/2009/12/17/la-crisi-vista-dal-bancone-di-un-bar-di-baldoni-fabio/) decidono di mettere al mondo 2 figli.

Il ’73-’74 (anno dell’austerity e del divorzio e del “direzionale ’70) vide la fine di questo trend positivo e il crollo delle nascite, tamponato dai flussi migratori che hanno mantenuto la popolazione stabile.

cantiere direzionale '70

Gli anni’80 hanno segnato il minimo storico delle nascite a Modena, in particolare l’86.

Poi si ha avuto una leggera ripresa, probabilmente grazie all’incremento di famiglie di stranieri cittadini residenti.

Il resto è storia recente, e la conosciamo tutti, no?

Ma cosa succederà in futuro? Bella domanda…

http://it.wikipedia.org/wiki/Austerity

http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativo_del_1974

Paul Ginsborg 1989, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988, Einaudi.


Numeri sulla città: La demografia

Ecco alcuni dati sulla demografia a Modena negli ultimi 7 decenni. Si passa molto tempo a discutere su temi come la demografia, l’immigrazione, il lavoro, i prezzi, etc… basandosi più sui luoghi comuni (che hanno una certa validità, ma non assoluta) che sui numeri. Quelli sì, sono indiscutibili!

Ecco a voi una mia elaborazione grafica di statistica descrittiva (risparmio a tutti l’inferenziale) su cui si può discutere. La prima puntata di “Numeri sulla città” è dedicata alla demografia.

La prossima settimana sarà invece dedicata all’immigrazione.

I dati sono pubblici e potete trovare dei fogli excel (dati grezzi) alla pagina del Servizio Statistica del comune di Modena

http://www.comune.modena.it/serviziostatistica/pubblicazioni/annuari/annuario2008/demografia2008/demo_tav2008.shtml


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