Il tempo scorre inesorabile e le elezioni politiche sono ormai alle porte. Il 24 e il 25 febbraio saremo chiamati alle urne ad eleggere i nostri rappresentanti in Parlamento, e bisognerebbe avere le idee chiare su cosa andare a votare. Tuttavia, parlando con amici e conoscenti, mi sono accorto che sono ancora in molti a non aver deciso per chi votare. Di certo la consueta “politica televisiva” anche questa volta ha messo in primo piano i candidati e in secondo i programmi elettorali, non aiutando gli elettori a farsi un’idea precisa. Così ho pensato di scrivere questo articolo per provare a riassumere l’offerta politica in campo e dare la possibilità a chi non ha ancora deciso di basarsi su un quadro d’insieme il più attendibile e sintetico possibile. Di seguito potrete quindi leggere un riassunto delle più importanti proposte politiche dei principali partiti/movimenti assieme ad un’analisi di ciò che questi hanno fatto prima di oggi, in modo tale da confrontare le ricette con i comportamenti passati.
Il centro-destra: Pdl, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Grande Sud
Il centro-destra si presenta alle elezioni senza indicare il premier, anche se Silvio Berlusconi agisce come se fosse lui e nessuno nel partito smentisce la leadership. La ricetta che la coalizione propone per uscire dalla crisi si basa principalmente su un abbassamento delle tasse:
-eliminazione dell’Imu sulla prima casa (e restituzione di quella versata nel 2012 dagli italiani).
-riduzione dell’Irap (l’imposta regionale sul reddito delle imprese), misura che finanzia direttamente la spesa della sanità pubblica sul piano regionale.
-accordo con Equitalia per la cancellazione di multe e riscossioni ingiuste che hanno danneggiato cittadini e imprese.
In tema di politica europea poi la linea di Berlusconi punta su un recupero di autonomia decisionale dell’Italia, sventolando suggestioni come l’uscita dall’Euro (proposta non confermata) e mostrando un atteggiamento ostile nei confronti della politica di austerità impostata dalla Merkel. Un altro tema utilizzato in campagna elettorale dal leader del Pdl è quello del condono tombale, che servirebbe a legalizzare situazioni non regolari in campo (anche se questa misura è stata smentita quindi non abbiamo la certezza che rientri negli obiettivi del centro-destra). In questo quadro la Lega Nord, con la nuova gestione Maroni, punta su un’accelerazione del federalismo fiscale proponendo che il 75% delle tasse versate dalle regioni del nord rimanga ai territori e promettendo di sostenere la piccola e media impresa oltre che l’occupazione giovanile. L’idea di fondo del programma del centro-destra pertanto si basa sull’ipotesi che abbassando le tasse alle imprese e ai cittadini possano ripartire i consumi e quindi la crescita dell’economia. La critica più frequente a questa ricetta, qualora venisse applicata, è che il momento di crisi e di incertezza in cui viviamo spingerebbe le aziende ad investire molto oculatamente la maggiore disponibilità economica e i cittadini a risparmiare il denaro per tutelarsi dagli imprevisti che ogni giorno possono verificarsi. In altre parole non si favorirebbe un aumento dei consumi e quindi la ripresa economica. Inoltre la coalizione viene spesso criticata dagli osservatori in quanto il programma descritto è all’incirca lo stesso da vent’anni, cioè da quando è nata l’alleanza che sostiene Berlusconi, quindi molti si domandano come si possa realizzare questa “rivoluzione liberale” proprio ora se non è stato possibile quando la coalizione di centro-destra aveva un’ampia maggioranza (elezioni del 2008). Inoltre queste promesse arrivano a fronte dei numerosi scandali che hanno colpito molti degli esponenti del centro-destra minandone la credibilità. Inoltre risulta difficilmente credibile la proposta della Lega Nord di trattenere il 75% delle tasse nelle regioni del nord, sia perché questo inciderebbe pesantemente sul bilancio dello Stato centrale costringendo ad una riorganizzazione massiccia l’intero apparato burocratico del paese, sia perché nella coalizione di centro-destra sono presenti forze come Grande Sud e il Movimento per le Autonomie (Mpa) che si opporranno certamente a questa proposta, dovendo tutelare gli interessi delle regioni meridionali. Infine l’abbassamento delle tasse coincide inevitabilmente con un taglio della spesa pubblica che non è stato specificato come si intenda realizzare, se non con un taglio ai costi della politica che però coprirebbe solo parzialmente la manovra messa in campo. Pertanto è facile comprendere che queste misure sarebbero sostenute con un ulteriore taglio alla spesa pubblica in materia di sanità, istruzione e sostegno agli enti locali.
Il centro: Scelta Civica, Udc e Fli.
Il centro candida come premier Mario Monti anche se questo non potrebbe avvenire in quanto il Professore è Senatore a vita e dunque non può essere indicato come tale. Uno dei tratti distintivi di Monti durante il suo governo è stata l’integrità istituzionale e la volontà di perseguire una politica di rigore, con i quali ha conquistato una credibilità internazionale. Veniamo al programma. Anche quello di Monti così come quello di Berlusconi si basa sull’abbassamento della pressione fiscale, proposto però in maniera diversa e graduale:
-riduzione dell’Irpef, cioè l’imposta sui redditi dei cittadini, dando la precedenza a quelli medio-bassi
-graduale abbassamento dell’Irap (come proposto anche da Berlusconi)
-riduzione dell’Imu sulla prima casa
-riforma del mercato del lavoro (la flex-security di Ichino) che punterebbe all’introduzione di un contratto unico a tempo indeterminato caratterizzato da una forte riduzione della spesa previdenziale (contributi) e una maggiore facilità di licenziamento (ulteriore depotenziamento dell’articolo 18)
-agevolazioni fiscali a chi assume giovani sotto i 30 anni
Anche in questo caso non è chiaro come si intende sostenere l’abbassamento delle tasse, quindi è intuitivo che ciò avvenga tramite un ulteriore taglio della spesa pubblica. Vengono poi contestate al Professore alcune scelte che fanno emergere delle contraddizioni tra le sue parole e le azioni che seguono. Perché durante il suo incarico ha promosso una politica di aumento della pressione fiscale, sostenendo che fosse inevitabile, e ora che è candidato ha cambiato linea? Inoltre la coerenza e l’integrità istituzionale traevano notevole forza dalla sua terzietà e dalla sua promessa che sarebbe rimasto al di sopra delle parti non candidandosi. Perciò la sua promessa, ripetuta durante tutto il mandato, che non avrebbe sfruttato la notorietà acquisita per scendere in politica, risulta fallace avendo lui scelto infine di candidarsi. Bisogna poi ricordare che la sua nomina a Senatore a vita vieta la candidatura come premier: quindi sorge spontaneo chiedersi se sia coerente chiedere agli italiani il rispetto delle regole e il loro inasprimento, quando chi lo chiede non è capace di rispettare la parola data e seguire esso stesso le regole esistenti.
Il centro-sinistra: Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Centro-Democratico e Socialisti.
Questa coalizione si presenta alle elezioni puntando su una linea programmatica che si compone di due filosofie: da una parte l’investimento diretto dello Stato volto al rilancio dell’economia, dall’altra la politica di austerità già esercitata dal governo Monti. Pertanto le proposte del Pd sono di:
-ridurre gradualmente l’Irpef partendo dai redditi medio-bassi, anche agevolando le detrazioni per i lavoratori dipendenti. Questa misura sarebbe finanziata dalla lotta all’evasione fiscale.
-in tema di lavoro si punta a rendere più costosa un’ora di lavoro precario, rispetto ad un’ora di lavoro a tempo indeterminato al fine di disincentivare i contratti atipici e ad incentivare la detassazione sui salari di produttività, cioè abbassare le tasse sulle ore di lavoro straordinario, festivo e notturno per aumentare la produttività delle aziende, come deciso nell’ultimo accordo sindacale firmato da Cisl e Uil.
-sostegno al settore dell’istruzione attraverso un piano per abbattere l’abbandono scolastico; sostegno all’università aumentando le risorse per il diritto allo studio e investimenti in ricerca nei settori ad alto contenuto d’innovazione.
-dotazione per il paese di un sistema per la banda larga.
-piano nazionale di rilancio della crescita per il paese, attraverso un’investimento dello Stato per riqualificazione degli edifici scolastici e la messa in sicurezza del territorio (alluvioni, terremoti ecc.), misure che aumenterebbero la spesa pubblica, ma che permetterebbe di creare occupazione subito.
In questo quadro Sinistra Ecologia e Libertà propone:
-il taglio della spesa militare (ad esempio gli F-35) con la quale si intende finanziare l’irrobustimento del welfare state (istruzione, sanità e diritti) per anni oggetto di tagli e deterioramento dei servizi.
-introduzione di un reddito minimo garantito da erogare a tutti i cittadini. Questa misura aiuterebbe i cittadini a sostenersi nei periodi di disoccupazione e incentiverebbe la ricerca di lavori qualificati, liberando i precari dalla necessità di accettare contratti ricattatori.
-investimenti in cultura: risorse archeologiche, artistiche e paesaggistiche da integrare con l’attività turistica.
-tutela ambientale e difesa del diritto del lavoro attraverso un piano per la messa in sicurezza del territorio (avanzata fin dall’inizio da questo partito); avviamento di una politica industriale che aiuti le imprese attraverso linee guida per gli investimenti (difesa si alcuni settori pubblici strategici, come le reti energetiche e la gestione idrica); incentivi allo sviluppo delle energie rinnovabili.
Le critiche che spesso riceve questa coalizione sono di mancanza di unitarietà, in quanto esistono delle discrepanze tra l’ala di sinistra della coalizione rappresentata da Bersani e Vendola e l’ala moderata incarnata ad esempio da Fioroni e Renzi. Il processo delle primarie si è rivelato un buon collante per trovare un accordo che smorzasse le differenze, tuttavia bisognerà vedere quali saranno i rapporti di forza tra le componenti e le alleanze che si faranno nel dopo voto. Per quanto riguarda la visione generale proposta del centro-sinistra essa si basa su un moderato investimento da parte dello Stato che punti a riattivare il ciclo economico e su riforma dello Stato che punti a rinforzarlo e ammodernarlo. Le maggiori critiche che vengono rivolte a questo metodo sono l’impossibilità di aumentare la spesa pubblica in quanto già troppo alta e corredata da un forte debito pubblico e la difficoltà di mettere insieme la volontà di tagliare la spesa pubblica e di rinforzare la tenuta dello Stato. Tuttavia la proposta del centro-sinistra prevede di finanziare in gran parte la nuova spesa pubblica con un risparmio da realizzare rendendo più efficiente la macchina dello Stato e con una lotta alla corruzione e all’evasione fiscale che permetterebbe di avere un aumento delle entrate fiscali.
Movimento 5 stelle
Per quanto riguarda il Movimento 5 stelle occorre sottolineare due elementi: il primo è che nessuno dei candidati che entreranno in Parlamento ha mai avuto un’esperienza come onorevole; il secondo è che il Movimento non indica il candidato premier, così come avviene nel Pdl, mentre Grillo di fatto agisce come leader. Il programma punta sulla riduzione dei costi della politica e sulla riorganizzazione delle istituzioni dello Stato:
-abolizione delle province, dei rimborsi elettorali e taglio degli stipendi dei parlamentari sono tre delle proposte più rappresentative.
-No alle grandi opere come la Tav e lo Stretto di Messina. Sì alle piccole opere, come la messa in sicurezza del territorio.
-favorire un sistema più efficiente di distribuzione dell’energia che passi progressivamente da un modello in cui il cittadino attinge le risorse dai grandi gruppi (Eni, Edison ecc.) ad uno che preveda l’autoproduzione sulla base di tecnologie di micro-cogenerazione attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili.
-difesa e lo sviluppo delle piccole e medie imprese
-erogazione di un reddito di cittadinanza.
La visione generale del Movimento 5 stelle appare di difficile comprensione a molti osservatori in quanto comprende elementi programmatici propri della linea progressista e liberale. Tuttavia in linea generale sembra che il movimento intenda tagliare una parte di spesa pubblica per recuperare denaro e investirlo per rendere attive le sue proposte. Resta da capire in termini numerici e concreti come si intende dare attuazione a questo programma. Le critiche più frequenti sono indirizzate al suo leader(?) Beppe Grillo che interpreta una posizione ambigua, non essendo di fatto candidato in Parlamento né essendo formalmente capo del movimento. Inoltre viene spesso sottolineato il carattere generico del programma e il fatto che i militanti candidati per il Parlamento non abbiano nessuna esperienza alle spalle che li possa aiutare nel loro lavoro.
Rivoluzione Civile:
E’ un movimento che nasce dall’unione di alcune forze politiche (Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Idv) e alcuni movimenti civici di cui il principale è il Movimento Arancione di De Magistris. L’operazione è stata condotta velocemente prima dell’appuntamento elettorale nazionale, anche se l’idea era nell’aria da un po’ di tempo anche per via della rottura tra l’Idv di Di Pietro e il Partito Democratico. Il programma si differenzia per la nettezza delle posizioni del movimento:
-ripristino dell’articolo 18
-affermazione di una politica legalitaria e antimafia che sconfigga la criminalità organizzata e che contrasti la corruzione
-scelta pacifista che prevede il disarmo e il ritiro delle truppe italiane dalle missioni di guerra in cui sono impegnate, oltre che il taglio delle spese militari come gli F-35
-laicità dello Stato e quindi l’approvazione di diritti civili come ad esempio le unioni tra persone dello stesso sesso.
Il candidato premier è Antonio Ingroia che ha voluto schierare in prima fila nelle sue liste esponenti della società civile, mettendo tra le seconde linee i capi di partito come Di Pietro, Ferrero e Diliberto. La visione generale su cui si basa il movimento è un aumento della spesa pubblica per far ripartire l’economia, tuttavia non è molto chiaro come si intende finanziare le proposte avanzate se non attraverso una generica lotta all’evasione fiscale e alla corruzione. Le principali critiche che riceve il movimento sono la sua nascita improvvisa e la necessità di sintetizzare diverse anime politiche radicali che potrebbero avere difficoltà a coesistere (Idv e Rifondazione Comunista ad esempio).
Fare per Fermare il Declino:
Il movimento nasce dalla volontà di Oscar Giannino, suo leader, di mettere al centro del dibattito pubblico una proposta liberale che in Italia è sempre stata alquanto debole. In questo senso il movimento di Giannino si pone come spina nel fianco del Pdl che avrebbe dovuto in questi anni realizzare la rivoluzione liberale, a detta di molti commentatori anche di centro-destra (come ad esempio Nicola Porro) rimasta incompiuta. Il programma verte sull’abbattimento del debito pubblico da realizzare attraverso:
-la cessione di una parte del patrimonio pubblico (immobili e imprese a partecipazione statale)
-la riduzione del carico fiscale finanziata da un abbattimento della spesa pubblica realizzata con una spending review più coraggiosa che colpisca i costi burocratico-politici e ripensi l’organizzazione di sanità, istruzione e pensioni
-liberalizzazioni complete di settori come trasporti, energia, poste ecc. per aumentare la concorrenza
-adozione di un reddito di cittadinanza che tuteli i lavoratori e non il posto di lavoro
Colpisce di questo programma la precisione con cui vengono indicati gli interventi, elemento che potrete constatare personalmente se vorrete approfondire da soli. La filosofia di fondo della proposta di Giannino (ora però dimissionario) è una radicale riforma del welfare state, che si vuole alleggerire per consentire più libertà d’azione alle imprese e agli individui. Insomma, una proposta all’insegna dello slogan “meno Stato e più Mercato” si tenta di mettere in campo la proposta che fu di Berlusconi e non venne mai realizzata. Le maggiori critiche che vengono mosse a Fermare il Declino sono la possibilità che il sistema Italia non possa reggere a questa cura dimagrante e che ceda sotto il peso dei debiti e dell’incapacità di autosostenersi. Soprattutto in un periodo di recessione praticare i tagli presenti in questo programma potrebbe dare luogo a conflitti sociali e disordini rilevanti come si è già verificato in Grecia o Spagna. Da apprezzare è tuttavia la competenza e l’onestà intellettuale che gli aderenti a questa lista mettono in campo (a parte il leader, visti gli ultimi sviluppi della vicenda Giannino) nel proporsi agli italiani.
A prescindere dalla propria opinione mi pare che ad oggi votando si possano incentivare tre elementi: continuità, cambiamento e stabilità. La coalizione di centro-destra si presenta agli elettori senza aver modificato sostanzialmente il suo personale politico e la sua offerta: il leader resta Berlusconi e il programma verte sempre sull’abbassamento delle tasse. Stessa cosa vale per la Lega Nord, eccezion fatta per il cambio di leader: Maroni al posto di Bossi. Pertanto votando in questa direzione si deciderebbe di promuovere la continuità con le politiche degli ultimi anni.
Vi sono poi movimenti e partiti che si candidano per segnare un cambiamento: Fare per Fermare il Declino vuole rivoluzionare le politiche di centro-destra rendendole meno aleatorie e più liberali; Sinistra Ecologia e Libertà propone un’idea di sinistra senza ambiguità e allo stesso tempo al passo con i tempi, cioè post-ideologica e capace di governare; Rivoluzione Civile si candida poi per affermare un’idea civica, legalitaria e di sinistra netta, che rompa con le politiche di austerità montiane e berlusconiane anche a costo di perdere qualcosa nel campo della mediazione politica e rimanere minoritaria; vi è poi il Movimento 5 stelle che punta ad una rottura netta con il sistema della Seconda Repubblica. Queste forze politiche sono a mio parere quelle che cercano di rivoluzionare di più il sistema politico italiano per superare le vecchie logiche e costruire una Terza Repubblica diversa dalle prime due.
Infine vi sono le forze che puntano principalmente su un’idea di stabilità. Queste sono il Pd e Scelta Civica di Mario Monti. Il Partito Democratico vuole infatti, anche con la logica del voto utile, diventare la forza di governo centrale della prossima legislatura, e per fare questo è disposto a mediare sia alla sua sinistra con Sinistra Ecologia e Libertà sia al centro con Mario Monti. Quest’ultimo punta invece a diventare ago della bilancia e centro, a sua volta di una grande coalizione che persegua il più possibile l’Agenda Monti.
Non sarà facile scegliere, ma l’offerta politica rispetto agli anni scorsi è più ampia. Di certo queste sono elezioni molto importanti che stravolgeranno i vecchi equilibri e determineranno la direzione che l’Italia dovrà prendere nei prossimi anni. Quindi il mio consiglio è di andare a votare con coraggio e scegliere liberamente quali spinte incentivare nel futuro Parlamento.










