“In America Obama ha sconfitto la destra unendo il ceto medio, le classi popolari e alcune élites attorno ad un programma di riforma presentato attraverso una narrazione”.
In questi ultimi giorni stiamo assistendo ad una campagna elettorale sotterranea e convulsa. I partiti maggiori sono legati da un problematico accordo che impone loro di collaborare al sostegno del governo Monti, e quindi non possono acuire lo scontro tra fazioni senza mettere a rischio la tenuta della maggioranza. Per questo emerge drammaticamente l’inconsistenza della proposta politica dall’una e dall’altra parte: l’opportunismo di Casini che si allea con la destra e la sinistra a seconda di come tira il vento sui territori è l’emblema di questa realtà.
L’incapacità di queste formazioni di agire sull’esistente porta i cittadini a considerare tutte le forze politiche come simili, parti di un sistema-politica marcio, completamente incapace di riformarsi e quindi riformare il paese. Succede così che le proposte per tagliare i privilegi in Parlamento non vengono mai prese, le vicende Lusi e Penati si moltiplicano ogni giorno e il Movimento a 5 stelle, unica forza antisistema in campo, soffia sul vento della protesta usandolo come una clava contro la moribonda classe dirigente del Bel Paese. E le stoccate di Beppe Grillo fanno male, perché ormai molti commentatori e gli stessi politici di lungo corso si sono resi conto di quanto le vittorie crescenti di questa formazione possano minacciare il sistema del malaffare che ha condizionato fino ad oggi l’Italia.
Loro spaventati dalla possibilità di perdere il potere (e la poltrona) in uno spirito di conservazione contrario all’interesse comune, corrono ai ripari e lo fanno in un modo un po’ ambiguo: non ammettono che effettivamente serva un cambiamento serio nelle istituzioni a più livelli se vogliamo uscire dalla crisi; non propongono piani per la crescita o politiche industriali degne di questo nome, o per lo meno non sono in grado di farle comprendere ai cittadini (il che produce lo stesso risultato, visto che ciò che non viene mostrato nella nostra società non esiste); preferiscono continuare a vivacchiare e resistere, seguendo la massima andreottiana, senza fare scelte drastiche che permetterebbero a loro di diventare capaci di governare e all’Italia di risollevarsi.
In questo quadro il Movimento a 5 stelle che ha le mani libere da monopoli di potere diventa l’antipolitica; Beppe Grillo il demagogo di turno da paragonare a Mussolini, al primo Bossi o all’Uomo Qualunque. Grillo risponde che loro sono dei ladri, che hanno affossato l’Italia e devono andarsene e che non si può curare il malato con il virus della malattia stessa: difficile dargli torto.
Detto ciò io mi chiedo da cittadino se in un paese esasperato dalla crisi chi possa vincere in una simile contesa dicotomica: il Movimento a 5 stelle o la “politica istituzionale” (i partiti)? Chi può avvantaggiarsi se la contrapposizione si gioca su un piano così superficiale? Grillo ovviamente. Già Bossi con questi argomenti sfruttò l’onda di Tangentopoli, crisi solo italiana. E oggi che la crisi è sistemica e internazionale quanto carburante avrà il Movimento a 5 stelle da bruciare contro la vecchia politica? Illimitato.
Così si decide che è meglio mentire sostenendo che il Movimento a 5 stelle non ha proposte e vive di protesta. Una “stronzata universale” direbbe Al Pacino ne “L’Avvocato del Diavolo”. Anche la Lega aveva delle proposte (e sono ancora quelle e riscuotono ancora un certo successo): la devolution, la cacciata degli immigrati dall’Italia e l’attacco ai privilegi della Casta. Infatti la Lega nel giro di vent’anni ha conquistato una buona parte del Nord arrivando ad eleggere due governatori di Regione in Veneto e in Piemonte, due delle regioni più produttive d’Europa (con buon pace di certi grandi intellettuali di sinistra che li hanno sempre ritenuti degli imbecilli incapaci).
Il Movimento a 5 stelle -dico per tutti quelli che parlano a sproposito- ha un programma ben preciso, eccolo: http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Regolamento-Movimento-5-Stelle.pdf
Io penso da uomo di sinistra che questa formazione politica abbia molte idee innovative e condivisibili anche dal centro-sinistra, come la raccolta differenziata spinta che permetterebbe di costruire industrie del riciclaggio, quindi posti di lavoro (ricordate la green economy?); oppure l’idea di creare un sistema di autogestione dell’energia tramite il fotovoltaico, così forse saremo meno schiavi dell’acquisto di energia dagli altri paesi (politica energetica!); ancora le proposte atte a colpire il conflitto di interesse e ad abbattere privilegi e stipendi di parlamentari e dirigenti della pubblica amministrazione che gravano sul bilancio dello stato (tagli alla spesa pubblica!).
Questo per darvi un assaggio di ciò che questi cittadini propongono.
Secondo voi definire queste idee, di fatto trasversali, “ANTIPOLITICA” equivale ad una buona rappresentazione della realtà? Definire le migliaia di cittadini e di giovani (sono veramente tanti) che militano in questo movimento, che hanno contribuito, tra le altre, alla battaglia per il Referendum sull’Acqua, che attraverso i loro rappresentanti eletti hanno portato valide proposte politiche contro gli sprechi a livello delle amministrazioni locali, è giusto?
Secondo me no, è ingiusto e anche poco lungimirante. E chi etichetta come “antipolitica” questa espressione della democrazia forse è troppo lontano da una realtà del Paese che dimostra di rispondere alla sofferenza della crisi in modo attivo e forse non condivide nei fatti così tanto il sistema “democratico”, come invece a parole si dichiara un fervente sostenitore della costituzione repubbicana.
Sono poi convinto che anche il Movimento a 5 stelle abbia dei difetti: il ruolo ambiguo di Beppe Grillo, che risulta essere un primus inter pares in un movimento che usa come slogan “uno vale uno”; la mancanza di un programma organico che dia risposte a temi come quello dell’immigrazione, della scuola, delle riforme istituzionali; l’eccessiva evanescenza che rifiuta il radicamento fisico sul territorio e la sua istituzionalizzazione (“noi non siamo un partito”); ed infine rapporti orizzontali fra i membri che rischiano di degenerare in anarchia se non c’è un controllo forte e democratico dal basso, o forte e verticale dall’alto (Grillo); infine il purismo e il populismo che spinge a definire tutti gli altri partiti uguali e corrotti: questo sarà funzionale per rubare consenso e puntare a rivoluzionare il sistema istituzionale, ma è un’approssimazione che produce il rischio concreto di delegittimare il ruolo della politica e delle istituzioni favorendo la distruzione totale dello Stato invece che il suo rinnovamento, come ha giustamente detto Di Pietro.
In ogni caso se la contrapposizione con il Movimento a 5 stelle viene giocata sul terreno dell’antipolitica, la perdita di consenso dei partiti tradizionali è quasi certa e queste amministrative potrebbero confermermarlo nuovamente, anche alla luce dell’astensionismo ai massimi storici in Italia. Nel caso di ballottaggi, poi, i candidati del Movimento a 5 stelle potrebbero addirittura far saltare il banco.
Mi auguro che il Pd, Sel e Idv capiscano prima o poi che il Movimento a 5 stelle non è un nemico da combattere a testa bassa, ma un avversario di tutto rispetto con cui dialogare, magari anche per sottrargli qualche buona idea e realizzarla.
Se invece prevarrà un testardo senso di appartenenza, come temo, che è quello che spinge i militanti di Sel ad attaccare indistintamente quelli del Movimento a 5 stelle, per difendere il loro leader (Vendola) dagli attacchi ricevuti, allora si favorirà come al solito il centro-destra e quella volpe di Casini, perdendo di vista i programmi e di conseguenza la politica reale. Se prevalessero queste spinte alla contrapposizione totale la sinistra italiana potrebbe rischiare di trovarsi nuovamente con una sconfitta pesantissima in tasca, nel caso in cui dall’altra parte riuscissero a ricompattarsi. Monti o Montezemolo sono lì in pole position per diventare il sistema di filtraggio della faccia sporca del berlusconismo.
Dunque il mio invito è quello di guardare meno alle contrapposizioni personali (Grillo/Vendola, Grillo/Di Pietro e Grillo/Bersani) e di più alle proposte politiche. Spero che i militanti del Movimento a 5 stelle riescano ad andare oltre certi slogan che generalizzano e semplificano troppo per cercare di capire le differenze che di fatto esistono tra gli altri partiti: il dialogo con la base dei partiti tradizionali è la cura migliore; invito poi Sel e Pd a valutare senza pregiudizi l’azione e il programma del Movimento a 5 stelle e a dialogare con loro: forse scoprirebbero che ci sono molte più cose che li accomunano di quelle che li dividono. Infine invito tutti a riflettere su quanto la minaccia di un ritorno al potere della destra trascinerebbe il nostro Paese ancor più verso il fondo del baratro, e a smettere di combattere battaglie intestine per costruire un’alternativa credibile, forte e unitaria che possa indicare una strada diversa per uscire dalla crisi del capitalismo contemporaneo.
La speranza e l’unità sono le uniche lanterne con le quali possiamo orientarci nel dibattito politico odierno se vogliamo costruire qualcosa che resti: se le spegniamo rimarremo da soli in una guerra di tutti contro tutti, agevolando il comando di un uomo forte come Monti. È questo quello che vuole il popolo del cambiamento?










