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Sei Visioni, sei Sogni
“One of the extraordinary things about human events
is that the unthinkable becomes thinkable”
Salman Rushdie
La prima visione sono gli slums dietro l’aeroporto di Mumbai, dove un taxista ci lascia per chiedere la commissione in un albergo – a detta sua conveniente. Catapultati dal Grande Occidente alla baraccopoli. La periferia del pensiero e dell’essere cammina su strade infangate. Il primo sogno riguarda la sfericità – o quasi – del mondo: più ci si allontana dal centro (o quello che noi crediamo tale), più ci si avvicina a un altro. Posato.
La seconda visione è un’infezione alimentare, contratta a turni prima dalla mia compagna e poi da me. A nulla valgono gli anticorpi di sette vaccini a proteggere il nostro organismo. Una sosta in un’area di servizio nel cuore della notte fra Mumbai e Goa, un chicken korma, e India è dentro di noi. Il secondo sogno riguarda la “dicotomia” interno/esterno: facciamo parte del nostro ambiente tanto quanto lui fa parte di noi, a prescindere dalle barriere del nostro corpo. Denso.
La terza visione è un’intera città, vissuta in 24 ore esatte, il tempo di un check in e un check out nel nostro hotel infestato da scarafaggi. Bangalore è la terza metropoli in India per numero di abitanti e la prima per sviluppo tecnologico, tasso di crescita e capitale prodotto. E le insegne luminose, lo shop della Nike di fianco a quello della Levis’, sembra di stare a casa, se non che la gente si ferma solo per qualche ora di sonno. Il terzo sogno riguarda lo scorrere del tempo e la quantificazione del suo spreco medio nei diversi continenti. Bianco.
La quarta visione sono dei denti d’oro, splendenti in una bocca mai ferma. Sono parole in inglese, italiano, hindi, e sorrisi in rapida sequenza. Haman sfrega i suoi oli ayurvedici sulle nostre braccia, sulle tempie, sui capelli, sui polsi, sui nostri occhi. E noi “decidiamo” di comprargliene per 6000 Rupie, la nostra spesa maggiore in tutto il viaggio. Il quarto sogno riguarda l’inespresso, e quanto l’efficacia del comunicare sia solo in parte legata alle parole. Persuaso.
La quinta visione è un bicchiere di frullato, quello che un ragazzino prepara sul momento e vende da una bancarella dietro al New Market di Kolkata. Ottimo per combattere l’arsura pomeridiana, per dirlo alla Lonely Planet. La verità è che non abbiamo mai bevuto nulla di così buono. Il quinto sogno riguarda la percezione dei bisogni individuali e delle sovrastrutture a essi collegate. Empatico.
L’ultima visione è un gruppo di amici d’infanzia riunitisi dopo molti anni. Li incontriamo su uno dei tre treni che ci portano da Varanasi (Nord-Est) a Mumbai (Centro-Ovest). Il nostro ultimo viaggio prima di lasciare “The Big I”. Masticano pan masala cercando di smaltire la sbronza, e in pochi istanti diventiamo amici. L’ultimo sogno riguarda le esperienze della vita che, per quanto intangibili, ci rendono parte integrante della realtà. E non voglio smettere di sognarlo, insieme
a.m.












