Vi ricordate quando c’era il bipolarismo? Da una parte potevamo trovare il centro-sinistra, una lunga lista di partiti che andavano dagli eredi del comunismo fino a vecchi esponenti della Dc; dall’altra Forza Italia, insieme alla destra nazional-socialista (An) e alla rampante Lega Nord razzista e localista. Due coalizioni, con culture politiche differenti e programmi distinti. Bei tempi. Poi Veltroni inventò il Pd, Berlusconi lo seguì fondando il Pdl e nacque un bipolarismo appiattito. Infine vennero le scissioni nel centro-destra: Casini per primo si rese conto di essere stato per troppi anni nelle mani di un despota (Berlusconi) che andava deposto; Fini, da buon ex-An, si inventò il pluralismo a destra che ebbe come unica soluzione la nascita di Fli; ed infine la Lega travolta dagli scandali del Pdl e messa in discussione dalla base, festeggiò di nascosto la caduta del Governo che poteva dargli l’occasione di rifarsi una verginità politica.
In questo quadro il Centro-Italia divenne meta di pellegrinaggi santi: a Todi le prove di una Democrazia Cristiana del terzo millennio vennero celebrate rievocando stagioni fortunatamente concluse (speriamo!). Poi il Governo Monti, in modo supremo, realizzò attraverso le nomine quel disegno nostalgico: una nuova balena bianca con una faccia tecnocratica prese a nuotare nella politica italiana tra lo stupore di alcuni e il silenzio di molti altri.
In tutto questo chi è stato fino ad oggi il politico italiano più furbo? Berlusconi? No, alla fine non gli resta molto da vivere (politicamente). Bossi? È finito come Berlusconi, ma crocifisso dall’intransigenza della base e dalla libertà d’azione delle Fiamme Gialle. Bersani? Lui ha sicuramente trovato un ottimo psicanalista che gli permette di gestire le personalità multiple che si attanagliano nel suo partito, ma al momento non ha ancora conquistato la leadership del paese.
La mente fine di cui sto parlando è l’ecumenico, sorridente e sempreverde Pierferdinando Casini!!!
Dove sta la sua genialità politica? Passato all’opposizione dopo la fuoriuscita dal centro-destra, è andato a collocarsi in un terreno politico puramente centrista, buono per tutti i moderati che non si sentissero più rappresentati dal Pd o dal Pdl. Questo ha scardinato il bipolarismo, sfruttando la crisi di identità politica a destra e a sinistra e la tradizionale natura trasformista dell’italiano medio (nu poc a cà e nu poc’allà per dirla alla partenopea, alla romana Francia o Spagna purché se magna!). Alle politiche del 2008 ha corso da solo, superando lo sbarramento al 4%, e attraverso un lavorio sapiente condotto in Parlamento ha ingrassato le sue fila con le fuoriuscite a destra e a sinistra, creando un condizionamento psicologico sia nel Pd che nel Pdl: entrambi spaventati dalla possibilità di subire emorragie nelle file cattoliche dei loro partiti, hanno avviato il loro corteggiamento ai centristi. Casini ha poi magistralmente disegnato una strategia andreottiana negli appuntamenti amministrativi: con la politica dei “Tre forni”, che significa andiamo con chi vogliamo a seconda dei territori, ha rinsaldato anche la classe dirigente a livello locale, ai danni e in accordo con Pd e Pdl. Al momento il suo partito veleggia quotato tra il 6% e l’8% su base nazionale e naturalmente non si sa con chi sarà alleato alle prossime politiche: potrebbe andare con chiunque.
La cosa incredibile è l’atteggiamento del Pd di fronte a tutto questo. Bersani con la caduta del Governo Berlusconi si è trovato un centro-destra in dissolvimento, una voglia di cambiamento sospinta dall’azione popolare verificatasi nelle amministrative del 2011 e nel referendum sull’acqua, e la possibilità di prendere in mano la situazione. Purtroppo la crisi internazionale ha messo in seria difficoltà il paese e le forze politiche, rendendo necessario un governo di larghe intese, pena un ulteriore stress per l’economia italiana.
Certo, sarebbe stato meglio non scegliere un tecnocrate come Monti. Ma la cosa incredibile è un’altra: il rapporto con l’Udc.
Il Pd spinto dalle teorie dalemiane e da una parte della componente cattolica (Letta, Fioroni, Gentiloni e non solo) -molto brava a strillare e creare problemi interni come sulle coppie di fatto, l’articolo 18 e le alleanze a sinistra (per dire solo le più famose), non altrettanto capace di raccogliere i consensi dei moderati (cosa che dovrebbe fare e fa poco, e per la quale è confluita nel Pd l’ex Margherita)- rincorre Casini alla ricerca di un’alleanza che ormai stanno provando forzatamente a far nascere da più di un anno. Il leader dell’Udc nicchia, da buon democristiano. Si offre a livello amministrativo quando c’è da conquistare degli assessorati e appena si scopre che l’alchimia funziona a fatica (vedi in Piemonte dove alle regionali ha vinto la Lega) ritorna al centro su posizioni ambigue: nel frattempo guarda a destra cosa succede, speranzoso di poter rientrare alla grande e giocare un ruolo se non da leader incontrastato, da leader irrinunciabile.
A causa del “preziosismo” di Casini, e della volontà ferrea dell’establishment del partito di Bersani di cercare un’alleanza con lui (che se la mettessero nella difesa del lavoro questa forza forse si raccoglierebbero più voti a sinistra e Franceschini sarebbe contento) abbiamo assistito alla nascita di un Pd plastico. A Milano, Bologna, Napoli e molte altre città (la maggior parte) si è presentato in coalizione principalmente con Sel e Idv, mentre in Emilia-Romagna (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/elezioni-caos-alleanze-emilia-romagna-pd-casini-stelle-alla-prova-decisiva/202812/ ) e in altri comuni delle Marche dove il centro-sinistra è al momento più debole spuntano alleanze con il Terzo Polo. L’insofferenza della base del Pd e dell’elettorato di centro-sinistra si è manifestata più volte nelle straordinarie vittorie di Pisapia, De Magistris, Zedda e ultimo Doria alle primarie di Genova. Il dissenso è arrivato a Comacchio con alcuni tesserati storici del Pci che hanno stracciato le loro tessere in faccia ai loro dirigenti: del resto non è facile accettare una coalizione che mette insieme ex-comunisti ed ex-missini.
L’Emilia-Romagna poi è terra di Resistenza, è roccaforte della sinistra da sempre. Pare quantomeno ardimentoso voler fare certi esperimenti qui. E a fronte dei sondaggi e dell’aria che si respira che indicano chiaramente che un vento di cambiamento spira su tutta l’Italia, le scelte del Partito Democratico risultano alquanto discutibili e pericolose: il Movimento 5 stelle scalda i motori per raggiungere un gran risultato, Sel e Idv sono pronte ad incamerare il consenso derivato da una linea intransigente verso le politiche liberiste montiane a scapito del Pd e le file dei delusi si ingrossano sempre di più.
Un’aria di incertezza pervade l’Italia per la felicità del furbo Casini e questo caos di certo non aiuta il centro-sinistra a mettersi in pole-position per conquistare il governo nazionale alle prossime elezioni politiche.








