Stamattina ero talmente stupita dalla fiumana di gente che continuava ad affluire in Piazza Roma che mi sono chiesta ad alta voce “Ma quanti saremo?!”.
Una signora davanti a me, con la bandiera dell’UDI sulle spalle, si è girata per guardarmi e mi ha risposto “Te lo dico io in quanti siamo: mai abbastanza”.
La mia manifestazione è iniziata nel piazzale Tien an men, alle nove di stamattina.
Ammetto che nonostante la carica e la convinzione con cui sono andata verso il luogo di ritrovo, non mi aspettavo troppa gente a manifestare, seppur per una motivazione così valida come il dissenso alla Manovra Economica. Invece quando sono arrivata c’era già un discreto numero di bandiere svolazzanti e persone di ogni età che aspettavano, chi trepidante, chi con aria serafica, l’inizio del corteo verso Piazza Roma.
Le lettere cubitali dello striscione di apertura, portato dagli studenti, bruciavano l’aria carica di pioggia: “Salviamo l’Italia: siamo il cambiamento che aspettavamo”.
Lentamente, mentre i manifestanti continuavano ad aggiungersi al corteo, abbiamo marciato attraverso la via Emilia, bloccando il traffico, cantando, correndo, sventolando le nostre bandiere, incitando i passanti ad unirsi a noi. Erano tanti quelli che se ne stavano bloccati sui marciapiedi, guardandoci passare con indifferenza o con l’aria di chi avrebbe tanto voluto essere in mezzo a noi, se solo il gesto non fosse sembrato troppo “estremo”, troppo pretenziosamente rivoluzionario. Eppure quando ci siamo messi a cantare Bella Ciao, anche quelli alle finestre -che ignoravano i nostri richiami- muovevano le labbra a tempo.
Ci siamo dunque diretti verso la piazza, dove abbiamo trovato una folla di gente sotto tantissime bandiere diverse e un palco circondato da palloncini e striscioni della Fiom. Ovunque cartelloni e slogan, gente che cantava, il colore rosso che si ritrovava un po’ dappertutto, persino gli stand di Emergency e dell’Unione Universitari. Dopo un paio di canzoni della band salentina “Krasì”, sono iniziati gli interventi. Inizialmente si sono alternate le segretarie provinciali della CGIL Tania Scacchetti e Fiorella Prodi, seguite dai segretari generali Donato Pivanti e Rossana Dettori.
E’ stato grazie al discorso di quest’ultima, più lungo e appassionato rispetto ai precententi, che tutti i sentimenti del popolo sono usciti allo scoperto.
La Dettori ha cominciato a parlare della Manovra economica in tutti i suoi dettagli, trattando punto per punto. Osservando la folla, si poteva quasi vedere la sua trasformazione in una enorme belva accucciata, pronta a saltare e ad attaccare. Commento dopo commento, era possibile avvertire come il respiro della belva si facesse sempre più accelerato e impaziente, carico di rabbia, carico di senso di unità, con un urlo che, almeno oggi, è riuscito a non rimanere intrappolato in gola.
I boati, i fischi, gli applausi: ma veramente è possibile ignorare una tale dimostrazione di volontà? Tutte le persone che erano in piazza oggi, non solo a Modena, ma in tutta Italia, nelle loro grida imprimevano solo una cosa: ascoltateci.
Si è passato dal sottolineare come la Chiesa non paghi l’ICI (intervento accompagnato da grandi fischi) al discutere su come sia possibile che nella manovra siano comprese misure di collocamento a parte per i disabili (anche lì, urla indignate), dalla richiesta di spiegazioni alla Cisl e Uil per la loro presa di posizione a proposito dell’Articolo 8 alla proposta di spostamento delle Feste Civili del 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno.
Quello che mi ha stupito è stato vedere come la CGIL sia riuscita, nella giornata di oggi, ad organizzare uno sciopero in cui si sono riunite tante bandiere (Sel, Idv, ANPI, Fiom, Filcams, Rete degli Studenti, GD, UDI, Rete Viola, UDU, Nidil, Rifondazione) e come sia stata dunque vero e proprio simbolo di democrazia ed unione del popolo, cosa che -per quanto io possa sapere poco di politica-, mi sarei aspettata dall’opposizione.
Girando tra la folla e parlando con i partecipanti ho conosciuto Cristina, una giovane educatrice professionale: “Non sono iscritta a nessun sindacato, ma mi sono sempre sentita molti vicina alla Cisl. Oggi tuttavia ho deciso di manifestare, perché sono convinta che ogni cittadino abbia il diritto di esprimere la sua contrarietà nei confronti della sua presa di posizione.”
Tanto negativa invece è stata la conversazione con Marco, un pensionato: “Penso che la CGIL di trent’anni fa fosse molto più sentita, oggi i lavoratori se ne fregano: vogliono fare i signori in bolletta, preferiscono l’apparire.”
“E’ una visione molto pessimista”
“Non è pessimista, è la realtà! Se ci avessero creduto, la piazza sarebbe stata molto più piena. Anche gli altri due sindacati ci sarebbero stati, sarebbe stato tutto molto più sentito. C’è la gente che vuole solo apparire, vede quanta gente abbronzata? Sono andati tutti in ferie, questi? Certo che no, ma i centri di bellezza sono tutti pieni, vada invece a vedere in biblioteca quanta gente c’è. Siamo lo specchio della nazione.”
Non sono mancate però anche le voci speranzose, come quella di Maurizia, educatrice d’infanzia: “E’ giunto il momento di compattare la delegazione sindacale, perché separati non si arriva da nessuna parte. Credo che Cisl e Uil debbano fare un passo indietro e capire veramente cosa pensano i loro iscritti, vedere le piazze come si sono mosse oggi e ricompattarsi alla CGIL. Sono molto ottimista riguardo alla giornata di oggi, credo sia l’inizio di una mobilitazione che dovrà diventare sempre più generale: tutte le confederazioni e tutti i cittadini dovranno unirsi contro questa manovra, perché se non facciamo qualcosa ci porterà alla rovina. Oggi ho visto anche i giovani in piazza, me ne aspettavo di più, ma spero che sia solo l’inizio per un futuro promettente!”
Dunque, siamo solo all’inizio. Come dice il titolo dell’estratto letto dal segretario Claudio Riso al termine degli interventi sul palco, “Salviamo l’Italia”.
Credo che il movimento di oggi, che ha visto più di cento piazze italiane conquistate dalla protesta, sia il primo di una lunga serie. Non resta da vedere che cosa hanno intenzione di fare i signorotti seduti al governo: saranno anche bravi a tapparsi le orecchie e fingere che vada tutto bene, ma la belva ormai è sveglia, ed ha fame.
Valentina Camac








