Archivi tag: Sitta
Intervista a Gabriele Veronesi: il “backstage” di Modena³
Dopo la pubblicazione del documentario “Modena al cubo. Una storia di ipertrofia urbana”, la redazione del Rasoio, in collaborazione con la redazione di Sottobosco.info intervista l’autore, il giornalista Gabriele Veronesi.
Gustatevela…
“Modena al cubo”. Pubblicata sul web l’inchiesta scottante
L’inchiesta di Gabriele Veronesi, dopo aver infiammato gli animi dei presenti nell’antemprima ufficiale del 10 ottobre, viene pubblicata sul web. Il dibattito si è acceso poche ore dopo l’anteprima, tanto da scatenare una valanga di reazioni sui quotidiani locali e nazionali (su Il Fatto Quotidiano ad esempio). Ora sarà curioso vedere l’effetto che il brillante documentario di Veronesi produrrà sull’opinione publlica.
Il Rasoio, dopo aver già reso nota in diverse occasioni la propria posizione sulla politica urbanistica della giunta Pighi per la città di Modena (“Modena-Legoland“, “Immigrazione, Sitta e Lega Nord“, “La città senza cuore“), oggi è lieto di diffondere “Modena al cubo. Una storia di ipertrofia urbana“.
Buona Visione
“Modena3. Storia di un ipertrofia urbana”. Un applauso di due minuti per Gabriele Veronesi.
9 ottobre, Modena, Teatro Tempio. Gabriele Veronesi presenta il documentario “Modena³ – Una storia di ipertrofia urbana”. Noi del Rasoio siamo andati a vedere di cosa si trattava, ormai convinti dalle notizie che da settimane rimbalzavano sui principali social network, blog e quotidiani. Il livello di attenzione per questa proiezione, insomma, era alto. Risultato, al nostro arrivo la sala del teatro era gremita e non poteva contenere quell’afflusso poderoso di gente. Il documentario filava via per circa un’ora, al termine della quale, è scrosciato un applauso di circa 2 minuti tutto indirizzato all’autore.
Il documentario, come si evince anche dal titolo stesso, racconta (in stile Lucarelli, Blu Notte, quindi ben articolato nell’intreccio) la storia della Modena degli ultimi dieci anni, per gli aspetti che riguardano l’attuazione della politica urbanistica dell’assessore Sitta e del progetto “Modena Futura”. Sfilano, una dopo l’altra interviste a vari noti “oppositori” della giunta, Italia Nostra, ambientalisti, membri dei comitati. Proprio questi, suggerisce Veronesi, proliferati negli ultimi anni all’ombra di un Palazzo Comunale sempre più distante dalla volontà dei cittadini modenesi, testimoniano la discesa in campo di molti cittadini “comuni” come lui, nella bagarre che riguarda il futuro della città, l’utilità della cementificazione e le sue ricadute sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.
Autodromo di Marzaglia, Parcheggio Novi Park, Piscina Parco Ferrari, edilizia residenziale Ex-amcm, tutte questioni che il documentario tocca indagandone i retroscena, gli accordi politici tra banche, cooperative rosse, comune, singoli imprenditori, professionisti e perfino pregiudicati. Più che un documentario, “Modena al cubo” è un inchiesta alla Report.
La tesi, non orginalissima, ma comunque sacrosanta, è sostanzialmente che a Modena si cementifichino milioni di metri cubi l’anno in assenza di crescita demografica, e quindi di reale richiesta, ma piuttosto allo scopo di fare girare denaro tra partito, cooperative e banche.
Il Rasoio in due articoli già editi nel 2010 e nel 2011 (1, 2) ha rilevato l’anomalia di costruire nuove abitazioni per una popolazione locale ferma a 180.000 residenti da ben 20 anni e cioè dal 1991. E, aggiungiamo, con un’emigrazione giovanile di circa 1200 unità all’anno (fonte: annuario statistico del Comune di Modena).
Dopo il documentario e i due minuti di applausi, Veronesi è salito sul palco ed è stato intervistato dal giornalista Stefano Aurighi, che poneva le questioni dell’”avvocato del diavolo”, poiché nel documentario non erano comprese “opinioni di regime”, cioè né Sitta, né altri esponenti del PD erano stati intervistati per cercare di difendere le proprie politiche urbanistiche. Alla domanda del giornalista “Perché non sei andato ad intervistare anche Sitta?“, Veronesi, benché emozionatissimo, risponde ironicamente “La sua opinione la leggete già tutti i giorni sul giornale“. Alla successiva domanda, scontata per chi appartiene al vecchio ritrito sistema, “Chi ti manda, chi hai dietro?”, Veronesi risponde che ha lavorato per fuori.tv, che non lo manda nessuno e che ha realizzato questo documentario perché come cittadino si sente coinvolto nella distruzione della sua città e che per questo intende reagire al pari di molti altri cittadini che a prescindere dall’orientamento politico, non condividono le scelte della giunta che peraltro -secondo Veronesi- non corrispondono carte alla mano a quanto compariva nei programmi elettorali del PD. Sul suo blog, effettivamente, si legge:
“Tornando alla merda, la questione è che sempre più ci troviamo a fare i conti con una deriva culturale, sociale, politica ed economica imbarazzante ed è proprio in questo caso che si rispolvera la classica frase: “Siamo nella merda”. Ormai però stiamo smettendo di ribellarci a tutto questo e cominciamo a credere che sia normale e a prenderci gusto. A tutti capita di dover ingoiare della merda ogni tanto, ma qui sembra di essere ad un banchetto matrimoniale. Cominciare a dire la propria opinione è un buon passo per liberarsi e sputare un po’ di merda nel piatto. Per questo il titolo ovviamente provocatorio, per questo il blog“ (titolo del suo blog “EATING SHIT, ovvero come smetter di lottare e diventare coprofagi”, n.d.r.).
Un’altra domanda: “Ma se questa, Gabriele, è la città che non vuoi, come ti immagini quella che invece voresti?” Forse qui, Veronesi ha sentito di avere valicato la soglia di non ritorno. In quel momento tutti i presenti probabilmente si aspettavano una risposta organica, quasi da programma elettorale, come se il documentario dovesse necessariamente rappresentare il preludio di una carriera politica, di una “discesa in campo” o di un lettera di presentazione per il costituendo PDL cittadino. Veronesi, ha provato a rispondere, credo più per puro impulso partecipativo e per sano opinionismo, ma l’emozione e la consapevolezza di “averla fatta grossa” gli hanno uno po’ strozzato idee e parole in bocca.
Se potessimo dare un suggerimento a Gabriele gli diremmo di non farsi trarre in inganno, gli diremmo di lasciare ai politici il lavoro di sredigere i programmi elettorali, almeno finché fa il giornalista.
Oggi leggeremo sui quotidiani se effettivamente Veronesi ha sollevato il polverone… io credo di sì, anche se cercheranno di insabbiare e delegittimare tutta l’operazione.
Caro Gabriele, dato che il documentario era ben “affilato”…complimenti dal Rasoio!

Pagine correlate:
Ciò Che colpisce l’occhio…
Ciò che colpisce l’occhio può arrivare all’anima.
Dal profumo della siepe nel giardino dove giocavamo da piccoli, al suono della voce del prete della nostra parrocchia, ogni cosa produce una precisa impressione in un linguaggio che solo noi possiamo intendere e raramente condividere.
La vecchia casa del contadino oramai diroccata nel campo vicino alla fermata dell’autobus, dove ogni mattina all’alba si aspettava in molti per andare a scuola, mi ricorda qualcosa che sebbene fosse in rovina porta il calore di tutte le vite per le quali quella casa significava qualcosa di più che semplici quattro mura.
Sebbene io non ci abbia mai vissuto nè sapessi chi fossero i suoi abitanti in un qualche modo sentivo che quel luogo era anche mio. In quella casa, al di là che fosse solo un mucchio di mattoni e travi rotte, ogni mattina io ci mettevo parte dei miei pensieri. Alla mente spesso mi ritorna quell’edificio in cui non ho mai vissuto, e il pensiero che fosse bello nella sua rurale decadenza non mi ha mai abbandonato, neppure ora che al suo posto sorge un sottopassaggio la cui bestiale scorza di cemento e sterile ferro è stata mutata dai giochi di colori di alcuni writers.
Ogni volta che attraverso la strada e mi immergo nella semi oscurità di quel luogo vedendo quelle immagini mi viene da sorridere pensando che tutto cambia e che per quanto possano rovinare e spersonalizzare questa città ci sarà sempre qualcuno pronto ridare senso e significato alle brutture create da uomini senza sogni.
AfricanDettoIlNero
Numeri sulla città: immigrazione, Sitta e Lega Nord
I grafici che ho presentato nell’articolo precedente mostrano che dal 1975 la popolazione di residenti nel Comune di Modena è stabile a circa 180.000 abitanti.
Inoltre è ben evidente che il calo delle nascite fra i modenesi di origine italiana trova un forte contrappeso nella crescita di nuovi cittadini di provenienza straniera che dal 1991 al 2008 è cresciuta di più del 600%, cioè si è sestuplicata. Oggi i residenti di origine straniera a Modena (si parla di residenti regolari, quindi non di titolari di permesso di soggiorno o di clandestini) sono 22857, perciò parliamo dell’12,6% della popolazione residente, contro l’1,8% del 1991. I gruppi di provenienza più numerosi sono il Marocco (2872 residenti), Romania (2239), Ghana (2117), Filippine (2087), Albania (2069).
Se si includono anche gli immigrati da altre province italiane o dallo stesso territorio provinciale di Modena, nel 2008 si possono contare 7666 nuovi modenesi e 5583 modenesi “persi”, ossia emigrati. Di questi 5583, la metà prendono residenza fuori dal centro urbano o in provincia e gli altri emigrano per destinazioni più lontane.
L’espansione urbanistica che Modena sta avendo negli ultimi 10 anni in senso orizzontale è giustificata dall’amministrazione comunale con il bisogno di mantenere (anzi incrementare) la popolazione urbana per difendere (anzi sviluppare) l’economia locale, in particolare incrementando consumi e occupazione.
E’ stato più volte detto dall’assessore Sitta http://linformazione.e-tv.it/archivio/20090524/07_MO2405.pdf che le abitazioni di neo –costruzione vorrebbero essere destinati al ritorno di modenesi “purosangue” che sono emigrati nei comuni della provincia. Un “ritorno a casa” in poche parole.
A questo punto i dati del Servizio Statistico del Comune di Modena http://www.comune.modena.it/serviziostatistica/pubblicazioni/annuari/annuario2008/demografia2008/demo_tav2008.shtml sembrano smentire senza appello questa e tante altre affermazioni.
I modenesi “da 7 generazioni”, i mudnés, sono in drammatico calo già dagli anni’80, con una media di figli per coppia di 0,8. Ciò significa che se due genitori mudnés fanno un solo figlio mudnés, nell’arco di una generazione i mudnés si dimezzeranno, sebbene la popolazione locale rimarrà stabile grazie all’apporto dell’immigrazione.
I possibili rientranti dalla provincia, che l’assessore Sitta vorrebbe come occupanti dei nuovi appartamenti, sono circa 1/3 degli immigrati in città e circa 1/10 degli immigrati già residenti in città che potrebbero essere interessati ad acquistare casa, perché forse ancora sono in affitto. E se non lo saranno loro lo saranno certamente i figli, cioè la “seconda generazione” di immigrati.
La Lega Nord va sostenendo da tempo che queste nuove unità abitative sarebbero appannaggio di immigrati non italiani, e i dati del Servizio Statistico del Comune le darebbero ragione. Ciò è solo parzialmente vero: chi potrà acquistare un appartamento nel nuovo comprensorio di via Salvo d’Acquisto ad esempio a 2-3000 euro al mq potranno essere non già immigrati stranieri che non dispongono ancora tale somma, ma mudnés particolarmente abbienti (media e alta borghesia che spesso ha già una o più case di proprietà). Sarà un investimento speculativo dei mudnés sul mattone, come si faceva una volta. Ma fra 10-15 anni chi le comprerà queste benedette case? Evidentemente a cittadini modenesi di origine straniera.
I dati darebbero ragione alla Lega Nord quindi. Tuttavia, la Lega dovrebbe spiegare come intenderebbe mantenere lo stesso tenore di vita dei mudnés, che tanto ha a cuore e che tanto le stanno dando soddisfazioni, con una popolazione in allarmante calo demografico, un fenomeno che si porterebbe dietro un calo dei consumi, e quindi dell’occupazione, dei redditi e dei “capitali urbani”.
Sitta, al contempo, deve ammettere all’elettorato del Pd (non si può dire “al proprio elettorato” essendo lui un assessore esterno, cioè non presente nelle liste del PD alle elezioni) che la sua è una politica liberista, di investimento programmatico (v. “Modena Futura” a 230.000 abitanti) non nell’edilizia come molti si soffermano a pensare, bensì sull’immigrazione! Il fenomeno che farà girare i capitali non è l’urbanistica, ma è l’immigrazione perché solo quella porta persone, consumi, case, lavoro, capitali.
Già con Bersani ministro del governo Prodi, il PD aveva cominciato ad attuare politiche di liberismo economico a livello nazionale. Tuttavia è evidente che non hanno avuto grande successo. Qui a Modena invece la politica del capitale (direbbe Marx) viene applicata con discreto successo, anche se in contraddizione insanabile con le concezioni anti-liberiste del P.C.I. da cui buona parte dei vertici del PD vengono (specialmente dopo la vittoria della mozione Bersani).
Personalmente sono molto favorevole ad una Modena multiculturale, dove si mescolano lingue, abitudini, esperienze, persone. Io sono per una “Modena –città aperta”. E mi piacerebbe che i modenesi che hanno sempre votato P.C.I. rispettassero il cosmopolitismo e il mutualismo che l’ideologia marxiana aveva esplicitamente nel proprio DNA, rifiutando tutti i riflussi xenofobi che tutti sentiamo ogni giorno in Piazza, in strada, nei negozi, nelle case.
Al contempo critico i giovani conservatori mudnés, che vanno a caccia di “extra” in nome della modenesità, quando non fanno nulla per mantenere viva la tradizione locale, il dialetto, la cucina, i mestieri, i luoghi di incontro, l’ospitalità, il valore del lavoro, come invece questo blog cerca di fare, a giudizio insindacabile dei lettori!
Oggi, come ho cercato di spiegare, gli immigrati residenti nel Comune sono circa 22.000, il 12% dei modenesi, circa 1 immigrato ogni 8 mudnés. Se i mudnés temono l’immigrazione e non si organizzano per affrontare serenamente e seriamente un fenomeno ineluttabile come questo, pur essendo 8 volte più numerosi degli immigrati, significa solamente che i mudnés non sono una comunità coesa, forte e identitaria. Non sono una comunità, nel senso “comunista” del termine, quella comunità esaltata dal vecchio P.C.I. che ha amministrato questo territorio dal dopoguerra ininterrottamente e che se oggi sta perdendo consensi, forse dovrebbe dialogare di più con i cittadini, quegli operai e impiegati che prima votavano P.C.I. quando le vacche erano grasse, e oggi preferiscono Lega, IdV o Modena a 5 stelle.
Bisogna mettersi in discussione: se i mudnés sono una comunità forte e non divisa da grette logiche di speculazione, sapranno unirsi per gestire e organizzare un fenomeno che può essere solo gestito e non controllato, l’immigrazione. Stavolta siamo veramente messi alla prova.
Claudio Cavazzuti
un normale cittadino
che ha piena fiducia nella politica













