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Mentre dormi.

Ti osservo.

Ti guardo.

Sei così sereno sotto le coperte.

Ti stai riposando dopo una dura giornata di lavoro.

Te lo meriti sai? Ti sei impegnato così tanto oggi che sei tornato a casa e senza cenare sei corso subito nel tuo letto.

E’ il posto più sicuro al mondo, non è vero?

Sotto le coperte ti senti protetto. Caldo e coccolato da soffici lenzuola di flanella.

Come nel ventre materno.

Si sente persino il profumo dell’ammorbidente.

Tutti i problemi scivolano via mentre ti abbandoni al mondo del sogno.

Chissà cosa sogni?

Me lo chiedo spesso sai?

Tutte le notti che passo a salutarti prima di andare a dormire ti osservo e mi pongo questa domanda.

Mi scappa un sorriso ogni tanto.

Tu che sei così esuberante ed energico. Che lotti ogni giorno, ogni momento, ogni singolo secondo sembri quasi un bambino quando posi il viso sul cuscino.

Sei dolce.

Vorrei darti un bacio.

Ogni tanto ti tocco i capelli.

Li sfioro pian piano per non destarti.

Quanto sei buffo! Mi fai ridere di cuore sai?

Sono molte notti che mi siedo accanto a te ma tu non ti svegli mai.

Un po’ mi dispiace sai? Vorrei che mi vedessi e mi parlassi. Vorrei che mi prestassi più attenzione.

Da un lato però sono contenta perché questo mi permette di accarezzarti i capelli e rassicurarti.

Sono un po’ stanca ultimamente ma il tuo viso sereno e rilassato distende il mio spirito e mi rasserena.

Qualche volta riesci a percepire il mio tocco.

Ti giri nel sotto le coperte e affondi il viso nel cuscino.

I tuoi capelli diventano un groviglio ribelle e io mi diverto a sistemarteli con le mie dita sottili.

Capisco il gelido tremito che ti assale quando pongo la mia mano sulla tua nuca.

Io sono la morte a volte faccio questo effetto a chi sogna.


Magic Moments Production cap.6 – Kra Kra


Il Peccato Originale cap.5: Sogno o son desto?

Un giorno capiranno, Gabriele.

Non sono sicuro, Signore, che questa punizione potrà mai essere compresa.

Il mio disegno non sempre può essere capito.

Certo, Signore, è il tuo ordine.. la prossima volta però potremmo essere meno crudeli?

Devi proteggerli dal mondo che Gli hanno concesso di creare, Gabriele, non da me.

I nostri figli, Eva…

Frasche e foglie di alberi morti. Il vento suona campi di prati al cloro. Si puo’ descrivere il sapore di un profumo senza cadere nell’abisso? ….Sono morti anche questi odori.

Salgo scale intermittenti che, ingannevoli, paiono già viste e percorse. Profumo di cedro e sensazioni offuscate trasportano davanti ai miei occhi immagini di qualcosa che ancora non esiste: corpi smembrati lottano per una causa a loro ignota, ma la fedeltà al loro Re li guida incondizionatamente; li vedo seguire bandiere che cambiano suono al modificarsi del vento.. vedo carni masticate dalla bramosia di possedere e mani che si alzano per ricadere sporche nel piatto vuoto; occhi che si volgono stanchi al sole e si abbassano quando ormai non c’è più luce sulle terre; vedo disordine e desolazione.. vedo dolore e imperfezione.. e di fronte a questo vedo indifferenza e rassegnazione.. ma quando si legge sulla roccia la parola silenzio vedo terrore e il mio fallimento..

Non è profumo di cedro questo, è profumo di sangue.

Sangue rappreso. Vecchio. Dimenticato. Abbandonato. Esiliato. Punito.

Rubini color fumo luccicano sotto la mia mano. Colori offuscati dalla polvere che zuccherina si scioglie sulla punta della lingua. Ebano e Cristallo suonano ora la danza arcana della mia dannazione. Ferro. Ferro e rame intorno a me, ne posso riconoscere il gusto. Cerco di aprire veloce le palpebre per abituarmi alla luce verde acido che mi avvolge. Sagome arancioni e voci.. voci ovattate che tentano di arrivare al mio udito invano.

I nostri figli, Eva… Hai ucciso tutti i nostri figli….


Ruby: a nowadays tale (di Veronica Botti)

Mi connetto  ad internet, inserisco due semplici lettere nel motore di ricerca: r-u. Quante parole vi vengono in mente che iniziano con r-u? Russia, Rui Costa, Ruffini, rugby, rumore, rucola, rugiada…

Prima ancora che io prema il pulsante invio, Google mi fornisce due risultati.

È forse necessaria qualche precisazione?

Ruby, Ruby Rubacuori.

Una persona importante? Discutibile. Valorosa ed esemplare a tal punto che solo le prime due lettere del suo nome bastano a gettare nell’oblio un intero dizionario? Può darsi.

Famosa? Indubbiamente.

Ruby, all’anagrafe Karima El Mahroug, è una ragazza che ha realizzato i suoi sogni. È riuscita, dopo anni passati nella miseria, ad entrare nel mondo dello spettacolo. Anzi, se di spettacolo si può parlare, possiamo dire che lei ne sia parte integrante. Lei è lo spettacolo, autrice, attrice, regista.

Quando avevo su per giù dieci anni andavano di moda alcuni binomi. Uno era “bella e stupida”, solitamente associato a veline o ad altre insulse soubrettes succinte. Ruby è la tangibile dimostrazione che i tempi sono cambiati in meglio.

Bella sì, ma stupida certamente no.

A tale proposito, ricordo il binomio “velina e calciatore”. Ora la nostra Ruby, emblema dei tempi che cambiano, dev’essersi chiesta “perché un calciatore, la cui carriera non è mai una certezza, che a trent’anni è già fuori dal giro?”. Ammirevole da parte di questa ragazza pensare alla solidità economica del suo futuro. Chi di noi non lo fa?

Dunque, escluso il partito del calciatore, la bella in cerca di fortuna ha deciso di rivolgersi ad un altro partito. Un vero partito.  Meglio un uomo d’affari, un magnate, uno di cui la gente si fidi a tal punto da mettere nelle sue mani il proprio Paese. Chissà, magari un politico. Un sogno di bambina che si realizza.

Come in tutte le favole, c’è quel magico intervento, una fata madrina, che aiuta il principe ad arrivare alla sua amata. Ecco, nella storia di Ruby è la principessa a voler raggiungere le stanze dorate dell’amante, e la fata madrina in questione può avere il volto di un consigliere regionale, di un agente delle star, del conduttore di un telegiornale. E la bella ce la fa, anzi, in barba alle vecchie principesse, riesce ad avere gioielli, abiti di Svarowski e perfino un’Audi. Alla faccia della scarpetta di cristallo.

Un lieto fine? Assolutamento no. Uno sfavillante inizio.

Ruby diventa famosa, e grazie al suo nome riesce ad arrivare nei club più esclusivi come sul piccolo schermo.

Intanto c’è chi la disprezza, critica e perché no, invidia, ma cosa può importare ad una ragazza che ha trovato la sua fortuna, del giudizio altrui? Che diritto hanno gli altri di dare un voto a ciò che ha scelto per la sua vita?

Anzi, dovrebbero solo essere ammirati dalla facilità con cui è riuscita a diventare tentazione del Primo Ministro, un esempio di integrità, almeno sulla carta, a soli 17 anni.

Forso il punto è un altro. Forse Ruby autrice, attrice e regista della sua vita in realtà è solo dettaglio in un’altra storia, molto più complessa.  Una storia di gente che si sente rappresentata da uomini (e non da uno solo, come mi sembra opportuno precisare) che si avvolgono di valori chiamati famiglia, rispetto, integrità, come stole di seta, ma che da vicino altro non sono che fogli di giornale.

Una storia in cui le ragazze come Ruby non sono protagoniste, ma prodotto di un mondo aureo che le plasma a suo piacimento. Una storia in cui i punti di riferimento del nostro Paese diventano giocattoli agli occhi del mondo intero e di una ragazzina di 17 anni.

Una ragazzina di nome Ruby,  che si beffa di veline e principesse e tiene stretto il suo successo.

Veronica Botti


SAFARI (Story: Molli, Carro, Bergamini Disegni: Carro, Molli)


It’s a long way to the top: il suicidio non premeditato.

Ben sintonizzati ancora una volta sul programma “It’s a long way to the top…”! Qualcuno si sarà convinto che i capitoli precedenti sono ispirati da una qualche forma di nostalgia dei bei tempi del rock’n’roll. Inevitabile. Mi sono a lungo domandato su chi fosse il responsabile della fine del rock’n’roll. Ho cercato a lungo un capro espiatorio sul quale sfogare la rabbia accumulata per l’ascolto obbligato su ogni radio, sulla televsione, e in ogni locale delle deiezioni fecali che il nostro bel mercato discografico oggi produce.

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Prologo

 

Diva

La muta voce ascolta ora

Succube che follia nel corpo e

Nel pensier mio dimora.

 

Tu l’hai infusa , fera

Il potere di risvegliar

Ciò che sopito era,

E di portar a memoria

Ciò che candela ha reso cera

 

Luce di fiammella, scintilla

Aborto del mio animo

Assediata e vessata brilla

In scrigno di buio e cristallo

Mentre questo di rosso stilla

 

Tu lascia che sia

Poiché dell’uom tutto sai

Permetti che sia follia

Ancor ti chiedo di non lasciar

Vagar cieca l’anima mia

 

Diva

Ascolta la preghiera confusa

Del cuore che ti scelse come musa

 

Per tre notti ripetei l’invocazione

la resistenza, la disperazione.

E quello che vidi, con la cecità

della convinzione di ciò che agogno

fu il silenzio.

 

Oltre il sogno

Oltre la realtà

In me…

 

Nel notturno della quarta veglia

un pensiero mi sveglia

eppure continuo a sognare,

come fosse reale

accendo una sigaretta

una stretta di buio e fumo

governa il caos nella stanza

voci e richiami son nella distanza.

Mi alzo e vado verso la finestra

mentre un’alba rossa si desta

con la sua solita visione

pregna di presentimento che

Portata dal vento del mattino spalanca l’apertura

Su un mare di morti, e sulla sua crudele natura.

 

Miriadi e miriadi strappate alla vita

piangono la loro fame infinita

mentre il sole canta la loro pena

sul mio volto appare l’ombra di colei che inquieta

colei che la loro e la mia sete disseta.

 

“assolvi presso di te tutti i peccati

legati alle mie colpe

dona un senso ai sentimenti sfrenati

che ci hanno persi e poi ritrovati.

Donaci l’amore per la vita”

 

Lei non mi rispose

ma mi guardò con malignità

con la fame cieca delle sue infinità

e fui perso tra le salme e i corpi

di coloro che sono morti

 

Il pianto avanza nei miei occhi

il pianto dei vinti, degli sciocchi

il dolore diventa lacerante

se la carne si sfalda

ma solo col sangue la sete si calma.

 

Vidi me stesso riverso al suolo

e fui felice, come chi sulla croce

trova il proprio ruolo

 

Oltre il sogno

Oltre la realtà

Mi parlò con la sua voce

 

“Non essere vittima

Della pena di vivere

Del dolore di esistere

Poiché cosa infima

Rispetto a ciò che resta:

Ombre e spettri nella testa”

 

La sua immagine di donna

mi bacò sulla fronte

mentre il vociare dei suoi fedeli

uccideva i miei pensieri

toccò il mio corpo con le sue mani

consegnandomi i ricordi di domani

spense i sogni nel mio cuore

e  mutò la luce dei miei occhi

in sacro furore

 

Caddi

Nella voragine dove lo spirito stride

Nel luogo ove ascoltai le perdute gride

Di tutti quelli, che ora son miei fratelli.

 

 

Marcello Bergamini

AfricanoDettoIlNero


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