Anno 2033. Università di Harvard – le ricerche più improbabili della storia solitamente provengono da li -, il Rettore annuncia in diretta mondiale l’invenzione della Macchina del Tempo. Dopo sicuri isterismi da stadio come prima conseguenza, ci sarà indubbiamente la corsa al primo viaggio… Nel 2033 avrò ancora abbastanza anni davanti per attendere la fine dell’euforia generale e aspettare che i prezzi diventino accessibili (come capita per gli LCD e le Tv al Plasma)… quanto? Dieci anni? Vent’anni? Mi tengo buona una via di mezzo e attendo consapevolmente il 2048, anno in cui finalmente potrò effettuare non un mio viaggio nel tempo, ma un rapimento di massa. Non voglio andare a vivere in epoche diverse, conoscendomi verrei condannata per stregoneria nella metà dei periodi che mi vengono in mente e nell’altra metà ci sarebbero ancora i dinosauri, cucciolini simpatici ma grandi come dei grattacieli e questo potrebbe darmi un attimo da fare. Sono convinta che sarebbe interessante trasportare nella nostra epoca molti dei pensatori che hanno segnato la storia dell’Umanità e farli parlare con la popolazione.. Già mi vedo nell’organizzazione di questo Summit estemporaneo mondiale..
Il ratto estemporaneo
Tornando a noi, chi rapirei per primo? Probabilmente Socrate e gli chiederei gentilmente (ma anche no!) di contestualizzare quella dannatissima frase so di non sapere, perché non tutti hanno voglia di riflettere su questa affermazione ossimorica, tanto che oggi l’ignoranza paga specie se ammessa. Come poteva immaginare, il più grande camminatore di tutti i tempi, di creare una schiera di non-conoscenti tali da soppiantare completamente la perla della sua filosofia, ovvero il metodo dialogico d’indagine? Mi chiedo chi, sano di mente, potrebbe affermare che la comunicazione è un mezzo di conoscenza critica oggigiorno e non di esibizionismo… Socrate, oh Socrate.. il mio amico Friedrich lo scorso secolo ti ha già abbastanza bastonato nella sua tragedia ma tu devi vedere con i tuoi occhi ciò che hai seminato.
Una volta caricato Socrate a bordo, gli racconterei ciò che siamo ora: un mondo che di globalizzato ha soltanto il nome, ma in realtà è semplicemente omologato ad un modello pre-stabilito (da chi poi?) che si poggia sulle sue tanto amate etica e morale. Gli racconterei tutte le tragedie che gli occhi umani hanno visto e conosciuto, gli farei vedere qualche film, gli racconterei della bramosia di potere, del dolore, della differenza che serpeggia tra nord e sud del mondo. Gli mostrerei con parole chiare che l’Essere Umano di cui tanto ha tessuto le lodi, in realtà si è arenato. Gli farei leggere il Rasoio e gli direi che c’è ancora speranza e che insieme possiamo cambiare le cose. Inizialmente sarebbe titubante, probabilmente mi tirerebbe dentro a qualche dialogo dei suoi, ma dalla mia gioco la carta “esame di storia della filosofia antica con Cavini” e potrei tranquillamente prevedere le sue mosse senza restarci troppo in mezzo.
- Dove andiamo ora, Socry? Ti dirò… io avevo pensato di fare una puntatina a Costantinopoli intorno al 300 d.C… dovrei caricare un imperatore.
E cosi eccoci, due pensatori ossimorici, in viaggio verso quella perla architettonica e culturale bizantina. Il rapimento probabilmente richiederebbe più impegno, del resto Constantino mica poteva camminare a piedi parlando per strada come Socrate.. ma dovrei riuscirci e poi potrei sempre utilizzare la dialettica formidabile del mio compagno di viaggio per depistare le guardie reali. Che grande imperatore, Costantino. Un uomo giusto, corretto. Peccato che l’immagine fornitaci dai manuali di liceo sia leggermente travisata e che tutto questo liberalismo religioso l’ebbe poi in punto di morte quando si convinse a battezzarsi. Certo, nel 303 d.C. emise l’Editto di Milano per il quale noi oggi lo ringraziamo non tanto per la dittatura ecclesiastica cattolica sulle menti, quanto per quello spiraglio di libertà personale che nel tempo si sarebbe consolidato anche se per strade tortuose e non esattamente come aveva sperato.
Una volta caricato Costantino a bordo, gli presenterei Socrate e gli racconterei ciò che siamo oggi: un mondo dove la diversità religiosa scatena guerre e massacri e che non crea, come dovrebbe essere, curiosità e condivisione. Gli mostrerei come la Chiesa Cristiana abbia sfruttato la sua benevolenza fabbricando ad hoc un documento che tutt’oggi chiamiamo Donazione di Costantino. Sono certa che resterebbe basito e incredulo, non riconoscendolo. Gli racconterei che la Christianitas ha preso terre e ricchezze con questa donazione diventando la potenza più forte nella storia, gli spiegherei cos’è l’Inquisizione e gli racconterei del genocidio che i sovrani cattolici compirono in Spagna nel XV secolo in nome di Dio… aggiungerei che in in nome di Dio si è compiuto nel tempo una vera e propria distruzione delle caratteristiche peculiari del soggetto umano, massacrando tutto ciò che non corrisponde ai canoni di un libro – la Bibbia – la cui composizione fu decisa a tavolino solo nel 325 d.C. anno del Concilio di Nicea. Gli direi che la Chiesa è esattamente come l’ha lasciata lui, senza evoluzione né cambiamento nel corso del tempo. Ma gli parlerei anche di Lorenzo Valla, pensatore del XV secolo che con grande maestria riuscì a dimostrare la falsità della Donazione di Costantino e che oggi nessuno ricorda perché insabbiato, perduto, dimenticato volutamente dall’Europa Cristiana. Gli racconterei che la Chiesa si è macchiata di sangue per mantenere un’egemonia garantita da quel documento fittizio, ma gli farei vedere come il popolo sa risvegliarsi e chiedere cambiamento, come un solo monaco agostiniano (Martin Lutero) può cambiare le sorti di un intero continente. Gli mostrerei le religioni del mondo e gli farei vedere che il concetto di “natura” cosi amato dal Cristianesimo, in realtà non ha possibilità di essere spiegato perché non esiste una natura stabile e stabilizzatrice, ma un flusso continuo di intenzioni e cambiamenti che rendono grandi e diversi gli Uomini. E la diversità è il dono maggiore che ci è stato concesso perché prima causa di curiosità e meraviglia, due qualità che gli adulti solitamente sottovalutano, ma uniche nel creare nuove fonti di ispirazione e conoscenza. Ma gli direi anche che il mondo ha paura di ciò che non conosce e di ciò che è diverso e per questo lui è tenuto moralmente a parlare con il mio popolo per condividere con tutti il coraggio utilizzato nell’accettare il Cristianesimo nell’Editto di Milano, sebbene cosi diverso e sconosciuto. Non credo potrebbe ribattere, Costantino era un uomo molto riflessivo e probabilmente si ritirerebbe in silenzio in un angolo a pensare su come sia facile travisare un’intenzione e su come il potere accechi qualsiasi altra necessità dell’Uomo.
- Compagni di viaggio, ora andrei a recuperare un signore Illuminato, un enciclopedista, un pensatore, un uomo che deve imparare ad avere il coraggio di sopportare sulle spalle le conseguenze delle sue azioni.
La Francia del XVIII secolo.. che immenso spettacolo dell’esistenza, cosi vario, cosi luccicante. Un secolo, quello del Settecento, che sicuramente mi ha messo in crisi quando ho dovuto selezionare la vittima prescelta: illuminismo, rivoluzione americana, rivoluzione francese, rivoluzione industriale.. Eppure dopo attenta analisi avrei valutato l’importanza che l’Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers ha avuto su tutte le vicende successive. Manderei Costantino a prendere Diderot, questo perché uomini di quel calibro accettano comandi solo da coloro che ritengono propri pari. Ma conoscendo, seppur indirettamente, questo illuminista credo seguirebbe senza far tante storie la possibilità di vedere come la sua creatura ha influenzato il mondo.
Una volta caricato Diderot a bordo, gli presenterei Socrate e gli racconterei ciò che siamo oggi: persone oscurate da tutto che pongono la ragione in secondo piano, che preferiscono le cose che si sentono di pancia e che poco hanno a che fare con quell’ideale illuminato che lui ha descritto cosi amabilmente nel suo progetto. Ma su una cosa mi soffermerei per bene, una cosa a cui tengo molto: gli intellettuali. Gli mostrerei i giornali dell’11 febbraio 2011 e gli farei notare che per intellettuali qua indichiamo indistintamente cani e porci che si arrogano il diritto di sentenziare verità discutibili. Gli direi che l’Intellettuale del nostro tempo è una caricatura strana che parla di progresso tecnologico con Cosi parlò Zarathustra sotto il braccio, che non porta informazione obiettiva, ma solo verità relative. Gli farei vedere come la cultura può vendersi al miglior offerente e se ciò non avviene, come viene facilmente sgretolata e dimenticata come le rovine di Pompei. Gli direi che l’Italia non ha prodotto ciò che loro speravano, non ha puntato sulla magnifica mescolanza genetica che le permette di partorire geniali sostenitori e creatori di arte, musica e lettere. Gli direi che il pensiero non è una fonte di merito, ma di discriminazione, che portare cambiamento e nuovi paradigmi significa esseri indagati per crimini mai commessi. Ma soprattutto.. e su questo credo resterebbe terribilmente deluso.. soprattutto gli farei vedere come la sovranità popolare sia unicamente una facciata per garantire un’oligarchia che si trasforma presto in tirannide e dittatura. Gli racconterei le storie dei grandi totalitarismi e gli dimostrerei che l’uomo non impara dai propri errori, semplicemente cerca strade diverse per commetterli nuovamente. Ma dopo tutta questa distruzione, dopo tutta questa regressione, gli mostrerei che parole e idee possono ancora cambiare il mondo e che questo avviene nel posto più impensabile per un pensatore illuminato del XVIII secolo: in Africa. Quel continente sconosciuto e sfruttato solo come dimostrazione dell’uomo allo stadio primitivo per loro, oggi ci regala le battaglie e la forza delle idee. Ci da speranza e ci spinge a credere nella forza del dialogo e della comunicazione, e per questo deve venire e parlare con il mio popolo e far vedere loro quali meravigliosi intenti spingono la creazione e la pubblicazione della sua opera, creatura delicata che rischiara con la luce un oceano di tenebre dettate dall’ignoranza (e sicuramente Socrate qui si sentirebbe tirato in ballo e , speriamo, colpevole).
- Amici, ho un’ultima persona da caricare. Non la carico perché può insegnare qualcosa, ma perché deve imparare e tanto prima di cambiare le sorti della bestia umana per sempre.
Le buone intenzioni e la Farfalla
Vienna, marzo 1907. Ho ponderato molto su questo punto e credo che sia proprio in quei mesi che ci separano dall’ottobre dello stesso anno che si giocano le sorti del mondo per i successivi 40 anni. Probabilmente impiegherei un po’ di tempo a trovare quel ragazzetto piccolo e bruno che vaga senza meta da un locale ad un altro arrivando sempre al limite del coma etilico ogni sera. Avrei bisogno di tempo per mettere da parte la violenza inaudita che questa persona mi provoca e tentare di dargli una diversa prospettiva di vita. Probabilmente troverei Hitler di fronte all’Accademia di Belle Arti di Vienna, rancoroso verso la facoltà di Architettura che ha rifiutato la sua domanda di ammissione per ben tre volte. E’ in questo periodo che Adolf decide di tentare l’ammissione all’Accademia di Belle Arti, anche se non fece mai molto per ottenerla seriamente. Tenterei un avvicinamento e coinvolgerei anche Wittgenstein che in quella stessa università ha studiato e in qualche modo comunicato con il Dittatore Tedesco. Lo aiuterei a studiare e starei con lui il tempo necessario per vederlo felice e iscritto all’Accademia di Belle Arti. Poi gli chiederei di seguirmi perché ho cose importanti da mostrargli.
Una volta caricato a bordo Hitler, gli presenterei i miei compagni di viaggio e gli racconterei non ciò che siamo ora, ma ciò che è stato di noi dal 1923 [1] al 1947. Non potrei parlare con obiettività e utilizzerei dei documenti fotografici e visivi per fargli scoprire l’orrore che investe l’Uomo. Alla fine sarebbe scosso, probabilmente tramortito dall’essere l’artefice della più grande e infondata battaglia culturale mai scaturita dalla mente umana. Gli direi che ha possibilità di cambiare le cose, gli direi che l’uomo è davvero come affermava Pascal, un mostro incomprensibile, un intreccio di angelo e di bestia e gli chiederei di dedicarsi ai suoi studi e di fare nuove tutte le cose. Non so ancora se lo porterei con me indietro, mi basterebbe semplicemente fargli capire quanto credo nell’Uomo e nelle sue potenzialità.
…eppure… eppure il 2048 è un anno che probabilmente non vedrei mai se davvero l’Università di Harvard ci regalasse la Macchina del Tempo. E’ la storia del battito d’ali della farfalla in Giappone che crea un uragano sulle coste europee.. chi sarebbe mai cosi accorto da non sfruttare questa invenzione a suo vantaggio? Chi, sano di mente, potrebbe comprendere il profondo senso storico che lega il racconto di un mammifero al suo percorso evolutivo? Credo che, come ormai ci viene mostrato ogni giorno, l’invenzione della Macchina del Tempo sarebbe sfruttata dai potenti della terra per invertire, modificare, cambiare le sorti dell’Uomo e non sempre questo istinto al miglioramento sarebbe fatto per il bene comune, quanto per il bene personale. In una nazione dove le nipoti fittizie di Presidenti di Stato esteri dettano legge in televisione monopolizzando l’opinione pubblica, siamo davvero sicuri che la Storia abbia un valore inestimabile e indiscutibile? O anche questa, una volta data opportunità, verrebbe modificata e plasmata a vantaggio del singolo? Ai posteri – e alla me stessa del 2048 – la conclusione di questa riflessione.
[1] Anno di pubblicazione di Mein Kampf









