Cigni neri in volo

Nel post di prima ho accennato al “Grande Wow” – la tensione sotterranea che freme, in attesa di esplodere, nelle fognature di Modena – quindi ora vorrei esplorarne il contesto storico, e affrontarne le tematiche specifiche della realta’ locale in un altro momento. Creare, insieme a voi possibilmente, un discorso profondo sul quale ragionare insieme.

Siamo tutti al corrente che vivamo un momento storico particolare in cui ci troviamo faccia a faccia con shock sistemici di grosse proporzioni, shock che portano l’individuo a confrontarsi non solo con le orgaizzazioni politiche che lo dovrebbero rappresentare, ma con le sue stesse scelte individuali. In che modo può questo “essere in crisi” aprire una finestra sulle nostre responsabilità individuali?

Discutere di individui nel contesto di una crisi economico-finanziaria globale, per quanto ci possa quasi sembrare scontato seguendo la linea mediatica proposta, presenta dei reali paradigmi. La corrente di pensiero per ora da tutti accettata dice che se è il sistema a venire colpito chiaramente chi ne subisce le coneguenze è l’individuo stesso, ancorpiù nello specifico la fascia moralmente protetta del piccolo investitore, i cui sudati risparmi vengono messi a repentaglio dalle speculazioni dei colossi della finanza.

Lo scenario surreale ma fin troppo reale (e viceversa) favorisce un riverbero di creature semi-mitologiche le cui individuali decisioni hanno il potere di portare l’intera società occidentale al collasso. The Economist viene interpretato come una parabola del Nuovo Testamento, i telegiornali rappresentazioni teatrali per esorcizzare la paura al punto tale da venirne sconvolti. In determinati periodi storici (e pare che il 21esimo secolo sia particolarmente consono a questi capricci) anche gli dei, questi folli CEO che senza scrupoli tirano le redini delle nostre individuali esistenze, hanno bisogno del loro quarto d’ora di Gloria, bersi un crodino guardando le “reazioni del pubblico” che suscitano. Ora io sono d’accordo sull’importanza di scavare alla radice delle cose, ma in casi come questi più che il revisionismo ci serve una dose di consapevolezza. Domandiamoci che tipo di messaggio veicoliamo intervistando il piccolo investitore costretto a lavorare 3 giorni su 5 e a trovarsi i prezzi dei beni di consumo invariati. Fino a che punto dare un messaggio sullo stato attuale delle cose serve per identificare la realtà delle stesse? Chiediamoci invece se il piccolo imprenditore è stato vittima – e continuerà ad esserlo fino al tanto agognato Febbraio 2010 – di una perdita della sua identità,

Questa a mio avviso è la domanda da porsi, e questo è il “Grande Wow” gente. Il “Grande Wow” parla per lo sconforto delle nazioni-stato in un’Europa totalmente anacronistica nella sua scala di valori e bisogni, di forme di lavoro statale, privato o para-statale che rispecchiano un’etica feudale ed etnocentrica, siamo xenofobi nel mandare i nostri figli a scuola, nel domandarci chi amministra i nostri soldi, nell’inserto di giornale che scegliamo di leggere, nel prossimo pacchetto vacanze acquistato e soprattutto nel negare che noi, e noi più di ogni altro essere vivente su questo pianeta, abbiamo la RESPONSABILITA’ delle cose. La situazione nella quale ci troviamo è l’ennesimo esempio della fragilità del capitalismo, oramai è sulla bocca di tutti. Eppure il proselitismo dei disfattisti non ha mai portato a nulla, infatti è ora che si costruisca!

L’individuo soggetto di questi black swans (‘cigni neri’, come vengono chiamati i grossi cambiamenti sistemici imprevisti, siano collassi finanziari o tsunami) viene in tal modo spogliato dalle sue vestigia occidentali, ritrovandosi nella stessa situazione di angoscia e penuria che si respira, centuplicata, ogni giorno fuori dalle nostre mura di paese economicamente sviluppato.

Se le riforme sociali hanno la sola funzione di rimodellare la punta di un iceberg la cui struttura portante è da tempo in via di scioglimento, la consapevolezza dell’altro scatena inevitabilmente il cambiamento su larga scala, È l’individuo che, conscio del dolore universale e della solitudine che questa consapevolezza comporta, vede al di là del tramonto e parte in un viaggio dentro la notte (e non ‘al suo termine’) a rendere possibile il cambiamento per lui e per gli altri, non certamente la massa ferma ad aspettare l’ennesima pioggia di rane in diretta TV.

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3 risposte a “Cigni neri in volo

  1. Ciao a.m.
    ho provato a leggere tutto il tuo testo, davvero, però mi sono bloccato dopo poco (sarà che sono stanco dopo aver montato mobili per tutto il giorno) ma presto rimedierò…

    Fammi sapere come posso inviare i testi da mettere sul blog (non mi dire che devo inviarli via mail a te!)

  2. un appunto.. the economist non me lo paragonare al nuovo testamento che sennò rimani per strada quando vieni ad edimburgo..kthnxbye

  3. Ehi trasudi antropologia… Ho un pezzo che in qualche modo si ricollega a questo anche se ha un approccio storico-biografico, per ora lo mando al Berga, al massimo senti da lui se vuoi pubblicarlo…

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