Fettuccine al Merluzzo – Come salvare il mondo secondo i Goonies

Presento questa ricetta come strumento di analisi per la nostra concezione di ‘autenticità’ e di come questa sia cambiata in noi nel corso degli anni. Dove possiamo tracciare il limite fra i nostri ideali incontaminati e le scelte di vita che da essi ci allontanano? Il mio argomento si basa sulle riflessioni nate da una cena consumata alle 11 di sera a base di fettuccine fatte in casa e merluzzo.

Nel nostro immaginario collettivo di generazione nata negli anni ‘80, l’atto di fare la pasta in casa ci riporta ai lunghi pomeriggi in cui le nostre nonne, armate di pazienza e mattarello, stendevano un impasto giallo e sottile per poi tagliarlo nelle forme desiderate. Mentre noi si costruiva astronavi di Lego e la TV passava i cartoni animati su tutte le reti locali, i suoni e gli odori di questi attimi si sedimentavano nella nostra memoria sensoriale. L’inconsapevole ricerca negli anni a seguire non solo di quegli stessi sapori, ma di una simile sensazione di identità procurata dalla combinazione di creatività e sapori artigianali, è stata costellata dall’infelice consumo di pasti e situazioni lontane dai nostri veri gusti. E se Mad Max e Ken Shiro cercavano di salvare dalla distruzione un mondo post-bellico al ritmo de ‘La Bamba’, noi già ci stavamo preparando a ricostruirlo sotto forma di ‘maltagliati’, e con una colonna sonora che ancora non ci saremmo potuti immaginare.

Ma si sa che molto spesso i desideri di bambino diventano parte della dimensione onirica nel momento in cui la realtà inizia ad incombere, e i propositi di salvare il pianeta amaramente riposti in favore di un’istruzione di natura più ortodossa. Nessuna predica per aver abbandonato la causa, sfidare l’istituzione scolastica – e lavorativa in seguito – è da sempre una battaglia persa, eppure in cuor nostro sappiamo che le cose per le quali combattiamo ora non sono poi così distanti dai nostri desideri di bambini. I contorni sono semplicemente più delineati. Invece della succulenta massa d’impasto nel quale intingere il dito, ora cerchiamo la forma finita della pasta. Si dà il caso che la tradizione Emiliana sia particolarmente legata alla pasta, quella all’uovo nella fattispecie, ma le fettuccine delle quali parlerò sono frutto di un processo differente, un processo in cui l’emiliano va a Roma per un fine-settimana e la sua ospite locale lo trascina in un’esperienza culinaria che gli fa rivisitare le sue radici. Il precedentemente citato tema della ‘contaminazione’ ritorna nel piatto del giorno sotto forma di riflessione sul cambiamento dell’individuo attraverso il tempo.

Il cambiamento dunque esiste, e non siamo condannati a vedere il mondo esplodere solo per un nostro temporaneo disimpegno! E come i malvagi erano sconfitti dagli eroi con un finale colpo di astuzia, così io e Marghart abbiamo accantonato l’idea di ricreare le perfette tagliatelle al ragù della mia infanzia e optare per un sugo a base di merluzzo, appena comprato fresco al supermercato locale. Dopo aver fatto seccare la pasta per un paio d’ore, alle 11 passate di sera abbiamo finalmente assaporato la nostra cena, ad ogni boccone ritrovandoci assorti in un rimestio di sensazioni.

Abbiamo scoperto che la pasta fatta in casa, se bollita in acqua con un cucchiaio di brodo granulare al pesce, prende il sapore in modo più completo. Che il sugo della nostra infanzia – sia reale che figurato – altro non è che trovare nuove soluzioni in un universo complesso e in mutamento. E che tutto quello che serve per salvare il mondo (post-bellico e non) è la pazienza di vederlo come lo vedevamo venti anni fa, e il coraggio di agire per plasmarlo come che vorremmo vederlo fra venti anni.

La distesa prima del piatto

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