Il pirata Jack e la principessa delle fate (I parte)

Di tutti i mari che separavano le terre emerse, il Pirata Jack conosceva perfino l’atollo più piccolo e sapeva il nome del più raro dei coralli. Le leggende che si narravano sul suo conto avevano viaggiato forse anche più di lui, per leghe e leghe fino alle taverne dei porti più lontani. Capitava spesso che marinai e contrabbandieri, bicchiere di rum in mano, rimanessero svegli fino all’alba sostenendo le più assurde bizzarrie su questo fantomatico personaggio. C’è chi giurava di averlo visto su di una zattera volante sfrecciare davanti alla propria goletta, c’è chi invece dichiarava avesse un occhio di vetro e un altro di scaglie di drago marino, altri ancora, e non erano pochi, ritenevano vivesse sotto il mare in una grotta di corallo trabordante di tesori recuperati in isole sconosciute.

Fra tutte le storie narrate sul conto del Pirata Jack ce n’era una in particolare che pochi marinai conoscevano e che difficilmente veniva raccontata nelle taverne, giacché si trattava di una storia non adatta alle stanze pregne di fumo e alcol; una storia così bella e incredibile che veniva custodita gelosamente, quasi fosse un vero tesoro; una storia che si prestava ad essere raccontata da una persona ad un’altra soltanto, della quale ci si poteva fidare davvero, ed era tradizione che la si narrasse solo al chiaro di luna in mezzo al mare.

“Di tutti i mari che separavano le terre emerse il Pirata Jack conosceva perfino l’atollo più piccolo e sapeva il nome del più raro dei coralli. Tutto questo l’aveva imparato viaggiando sulla sua nave, anche se parrebbe bizzarro chiamarla così, visto che non era altro che un’enorme guscio di tartaruga rovesciato e sospinto da una vela enorme, ottenuta cucendo insieme tutte le bandiere delle navi che in tutti quegli anni aveva saccheggiato. Non lo faceva perché fosse un uomo avido di ricchezze, ma piuttosto perché non voleva lo fossero gli altri. Non voleva rubare oro: la sua missione invece era rubare ed estinguere l’avidità che spingeva gli uomini a viaggiare, attraverso la sistematica depredazione di tutti i loro oggetti preziosi. Li nascondeva nelle profondità del mare, perché credeva che laggiù sarebbero stati dimenticati. Ma dopo tanti anni, visto che le navi mercantili continuavano imperterrite a solcare i mari cariche di ogni sorta di preziosi, stava cominciando a realizzare che tutti i suoi sforzi erano stati vani, e che infondo gli uomini sarebbero sempre stati legati a tutto ciò che luccica e che si può tenere in mano o in tasca.

Di tutte le cose che luccicano, il Pirata Jack ne amava soltanto tre e nessuna di esse poteva essere tenuta in mano: il riflesso della luna sulle acque calme dell’oceano, il bagliore delle saette durante la tempesta e la cristallina polvere che si lasciano alle spalle le fate quando volano via.

Per quanto riguarda il suo aspetto fisico, nessuno realmente l’avrebbe saputo descrivere con precisione (non che fosse poi così importante), perché proprio prima di abbordare una nave, suonava il suo flauto di conchiglie, dal quale scaturiva una melodia dolcissima e suadente. La melodia viaggiava sulle onde sospinta dal vento e portava i marinai a sognare la terraferma, la propria casa o la propria donna e subito gli equipaggi in questo sogno si addormentavano. Quindi il Pirata Jack saliva agilmente sul ponte della nave e la svuotava del suo prezioso carico. Poi si arrampicava sull’albero maestro e rubava la bandiera della nave per rimpinguare la propria vela e infine lasciava un biglietto all’albero di trinchetto sul quale era solito scrivere frasi come “Eravate troppo pesanti e Jack vi ha dato una mano ad alleggerirvi!” o “L’avidità è il male di voi uomini di terra” o ancora “Sveglia! Jack è passato a ricordarvi che la vostra casa è più importante dell’oro che trasportate”.

Nessuno pertanto era mai riuscito a vederlo, perché prima che i derubati si svegliassero lui era già lontano sul suo veliero tartaruga pronto per una nuova avventura.

Col passare degli anni però, Jack cominciava a sentirsi molto solo. L’avidità degli uomini non diminuiva, nonostante il suo bottino sottomarino crescesse a dismisura. Oramai il Pirata Jack non si sentiva più un uomo perché capiva che gli uomini erano molto, troppo diversi da lui.

Un giorno però aprendo un forziere appena sgraffignato ad un mercante di tessuti, scoprì che in mezzo agli zecchini d’oro era nascosta una pergamena che conteneva una mappa. La mappa per l’isola delle fate… Continua la prossima settimana…

Pirata Jack

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