Alda Merini

In questi giorni è morta Alda Merini. Ora qualcuno potrebbe legittimamente chiedere perchè venga riportato il ricordo di questa persona in questo blog che nasce per raccontare la città dei due fiumi e al più ciò che ad essa è correlato. Ho scelto di ricordare Alda Merini non perchè abbia qualche legame con Modena, ma perchè credo che nella sua vocazione lei fosse sullo stesso piano sul quale ci troviamo (o che tentiamo di percorrere) noi del blog raccontando quelle esperienze personali e collettive che non vanno sui libri di storia relativi alla nostra città, cose che se non nel ricordo e nel racconto orale rischiano di andare perdute.

Io non sono un grande conoscitore della sua poesia, sia perchè non sono mai andato dentro al mondo vissuto da Alda Merini, sia forse perchè questi personaggi essendo menti libere portano scompenso all’interno della vita sociale e politica del paese (anche dalla parte opposta alla destra) e quindi vengono tenuti lontani dai grandi mezzi divulgativi, salvo poi fare di loro (per conto terzi) grandi vessilli simbolici degni lode (magari da qualche direttore di testate giornalistiche connivente al sistema vigente). In ogni caso la mia impressione è molto precisa su chi fosse questa vecchietta il cui sguardo valeva più di mille cannonate: me la immaginavo in un piccolo e vecchio appartamento di Milano sui Navigli a fare da guardiana con il suo vivere e con il suo scrivere a quella Milano semplice e comunitaria che forse oggi si ritrova superstite negli interstizi della metropoli. Lei nella mia mente racconta di quella Milano semplice fattà si solidarietà e di una povertà positiva, cioè umile e orgogliosa che faceva dei sentimenti e del vivere collettivo il suo vanto. Una Milano diametralmente opposta alla Milano da bere, o alla più recente fatta di locali dove si incontrano calciatori, affaristi e puttaneri.

Insomma per me lei incarnava un idea di vivere e di vivere cittadino (nella pratica) romantico, ma materiale, cioè vero ed esistente che ha perseguito, nella sconfitta, fino alla morte convinta del suo pensiero. E qui sta il suo merito e il suo eroismo. Quindi voglio salutarla anche se non l’ho mai conosciuta imprimendo a fuoco su queste pagine virtuali una sua poesia, sperando che queste vengano impresse a fuoco dentro qualcuno di voi, perchè queste parole presto o tardi svaniranno, mentre il sentimento che esse portano lascia una traccia indelebile nel nostro animo e le possiamo portare dentro di noi per tutta la vita.

Enrico

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini

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2 risposte a “Alda Merini

  1. Grazie Enrico. Era la poetessa preferita di persone a me care.
    E la poesia che hai riportato è una delle più belle, perché mostra la smania (non dei poeti ma) di chi vive in poesia e non in prosa. L’implacabilità. L’impossibilità di calmare uno “spirito che dentro rugge”.

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