Il pirata Jack e la principessa delle fate (III parte)

Sospinto più che dal maestrale, dall’ardente desiderio di vedere le fate, giunse presto ai mari tropicali. Si gettò in acqua equipaggiato solo del suo flauto magico di conchiglia, di una minuscola biglia di vetro e di una bottiglia vuota, scendendo verso i fondali più impervi.

Laggiù in quelle inesplorate profondità trovò quello che cercava: una ostrica piccola piccola, grande sì e no come un dito mignolo portata fin lì per leghe e leghe dalle correnti. L’ostrica però era chiusa, gelosa del suo tesoro nascosto. Allora il Pirata Jack cominciò a suonare il suo flauto magico più soavemente che poteva e dopo un poco l’ostrica si addormentò per sognare il luogo dove era nata. Quindi immersa nel sogno si aprì, dischiudendogli la perla più piccola e bianca che occhi umani avessero mai visto; talmente bianca e luminosa che sembrava racchiudere tutta la luce e tutti i colori del mare. Jack prese la perla, la infilò nella bottiglia vuota e la sostituì con una la biglia di vetro, perché l’ostrica non si accorgesse del furto, e continuando a suonare si allontanò.

Poi scese negli abissi dell’oceano dove regna il buio più completo. Ma Jack aveva la perla bianca dentro la bottiglia a fargli luce e tutte le creature che abitavano in quel mondo privo di luce si nascondevano spaventate, non avendo mai visto niente brillare così. Jack scese giù e sempre più giù fino a che non arrivò all’antro della piovra gigante.

Parecchie leggende la dipingevano come un mostro terribile che per mangiare risaliva dalla sua grotta fino in superficie per cibarsi addirittura di navi intere.

Prima di giungere all’antro Jack nascose la bottiglia contenente la perla per riuscire ad avvicinarsi col favore dell’oscurità. Quando fu vicino all’imboccatura della grotta vide la piovra ergersi minacciosa davanti a lui. Chiunque avesse visto la minuscola figura del pirata Jack di fronte a quella montagna di tentacoli, l’avrebbe dato per spacciato. E forse lo sarebbe stato davvero, se non avesse estratto repentinamente la bottiglia con la perla bianca davanti alla piovra gigante. Questa infatti, non abituata ad una luce così folgorante e improvvisa, rimase accecata e schizzò un getto di inchiostro nero più nero della pece. Il pirata Jack allora aprì la bottiglia di vetro e, senza far uscire la perla, la riempì dell’inchiostro e fuggì senza perdere un minuto lontano dalla piovra gigante.

Quindi tornò sulla sua nave-tartaruga e via veloce come il vento verso la casa del vecchio saggio del mare.

Delle due cose che ti ho chiesto, ne vedo solo una” disse la balena una volta che Jack giunto a destinazione gli porse la bottiglia.Guarda meglio, vecchio saggio” lo incalzò il pirata.

Il vecchio allora vuotò l’inchiostro nero in una ampolla vuota e per ultima scese la perla bianca.Ottimo lavoro, Jack. Devo ammetterlo, proprio un lavoro eccellente. E ora che mi hai portato ciò che ti ho chiesto, posso finalmente aiutarti. Ma devi lasciarmi una notte per preparare quello di cui hai bisogno”.

Il vecchio saggio s’inabissò con l’inchiostro nero e la bianca perla. E il pirata Jack si addormentò non tanto perché fosse evidentemente spossato, ma piuttosto per la sua voglia impaziente di sognare le fate.

continua…

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