Punti di vista

<<Passi, uno dopo l’altro, regolari. I percorsi sono sempre quelli, i palazzi, le strade, i semafori, i negozi… Pensi di conoscere già tutto a memoria, di sapere tutto, di non potere mai perderti. Ma appena cambia qualcosa ti senti disorientato, e non riesci ad identificare e motivare l’origine del disagio. Pensi di conoscere già tutto perché non hai mai pensato di guardare tutto da un punto di vita diverso: il tuo occhio cade sempre sugli stessi punti, e tu il più delle volte non te ne accorgi.

La strada che fai per andare a scuola, per andare a casa della tua amica, per andare nei soliti tre o quattro posti di routine… Non ne sai niente, in realtà.

Pensi che ti appartengano quelle strade, quei marciapiedi che credi di conoscere meglio di chiunque altro, quelle foglie secche per terra, gli scalini bianchi, il semaforo sempre rosso, l’aiuola disordinata… Niente di tutto questo è tuo. Pensa a quante altre persone passano da dove passi tu. La città è grande e tu sei piccolo, la città cambia e tu non te ne accorgi, e ti viene voglia di viaggiare.  Guarda in alto invece di guardare in basso: la strada la conosci già abbastanza e non ha più molto da dirti. Guarda sopra i tetti, guarda quello che hai sempre sotto gli occhi. Non fai mai caso alla naturalezza con cui svolti per una strada piuttosto che per un’altra: chiediti perché…>>

Lei si fermò, mentre lui continuava a camminare e parlare con entusiasmo. Solo dopo qualche passo se ne accorse e indietreggiò un po’.

Lei sorridendo come per lanciargli una sfida infantile, portò la sua mano sinistra sul viso e si coprì gli occhi.

Poi stette così in silenzio finché non percepì da sotto il palmo della sua mano che lui non stava capendo il gioco.

<<Di che colore sono i miei occhi?>>

Le sue labbra si allungarono in un sorriso ancora più infantile.

<<Non lo so>>.

Lei rise, non se la prese, nemmeno lei sarebbe riuscita a rispondere se si fosse trattato di un altro.

<< Allora vedi, non conosci nemmeno me, come puoi stare qui a predicare sul come bisogna vivere una città?>>

Lui stava già preparandosi a replicare e precisare il significato del suo discorso, ma lei scostò la mano dalla fronte e lo anticipò:

<<Sono verdi>>.

Butto lì quasi con una foga insensata, che si affrettò a placare a metà della parola verdi.

<< Sì, lo vedo, adesso me lo ricorderò>>.

Un viaggio di scoperta non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi (Andrea Pazienza).

Eugenia.

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2 risposte a “Punti di vista

  1. Anche io durante le mie nutrite fughe dalla scuola dopo molto tempo ho alzato gli occhi verso l’alto ed ho scoperto una città mai vista… A volte forse bisogna fare come i filosofi camminare con il naso all’in sù per scoprire qualcosa di nuovo e non camminare a testa bassa pensando ai fatti propri…

  2. o guardando all’ingiù in modo diverso, non conta solo quello che guardi ma come. Io ho passato diverso tempo affascinato a fissare le foglie gialle cadute a terra in autunno (soprattutto in bici, è veramente bello vedere questi confusi disegni gialli che si muovono sotto di te, ti sembra di essere sopra un suolo più tuo, unico del momento). Sì il problema rimane pensare ai fatti propri. qualsiasi cosa si guardi, anche il cielo, guardato con lo scopo di studiare una nuova linea aerodinamica per costruire un aereo che frutti di più, sarebbe estremamente arido. E’ fottutamente vero, quello che vediamo dipende più dagli occhi che da quello che c’è fuori.

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