Il Pirata Jack e la principessa delle fate (parte V)

Jack non chiuse occhio durante la notte (non che ce ne fosse bisogno, essendo stato reso completamente cieco), ma non riuscì a trovare un modo per rappresentare l’immagine della principessa; almeno finché non fu l’alba. Come in tante altre avventure di mare, fu il vento dell’alba a dargli consiglio.
Riaccompagnato sull’altura della regina Jack si mise al centro di essa, e tutte le fate lo osservavano fremendo per la febbrile attesa della mossa del principe.
Quando la principessa fu accompagnata sull’altura al cospetto di Jack, lui girò intorno a lei a breve distanza, finché non fu esattamente sottovento rispetto all’esile corpo di lei. Poi in silenzio attese che il vento spirasse più forte e si spogliò completamente.
Si avvicinò a lei, senza toccarla, e aspettò che la brezza proveniente da dietro la principessa disegnasse sul corpo di lui il profilo di lei. Si concentrò per percepire ogni singola molecola del suo corpo, finché quando ebbe chiara l’immagine di lei prese della sabbia bagnata e con essa plasmò una statua talmente simile alla principessa che tutte le fate si spaventarono temendo che la statua di sabbia prendesse vita. “Manca ancora una cosa perché questa statua si veramente la principessa” disse Jack. Allora si tolse la corona con la bianca perla e la mise in capo alla statua.
La principessa era ammutolita e fissava la statua di sabbia. Non pensava che un uomo potesse dipingere tanta bellezza senza l’uso della vista. In quel momento capì che anche se l’avesse vista davvero, non sarebbe cambiato nulla perché la bellezza di lei stava nel cuore di lui. E così se ne innamorò. Ma improvvisamente le sparirono le ali e al posto di esse sulla sua schiena comparì un’edera, l’edera che l’avrebbe legata per sempre al suo principe. Così smise di essere una fata e perse tutti i suoi poteri. Diventò donna, ma finalmente sorrise e le fate, applaudirono e gridarono di gioia a quel semplice, timido segno di felicità.
Jack fu rivestito e accompagnato sulla spiaggia dove una barca a forma di cigno attendeva lui e la principessa.
“A nome del popolo delle fate, ti ringrazio principe naufrago” disse la regina delle fate “Insieme alla gioia nel mio cuore c’é anche il germe della nostalgia che proverò per mia figlia, una volta che lascerete questi lidi. Tuttavia ciò che io non potevo donarle glielo hai dato tu. E lei ricambierà il tuo amore con il suo, la sua felicità con la tua. E ora andate. Addio”.

Il finale di questa storia è dei più incerti. Alcuni sono convinti che i due vissero sempre felici e contenti regnando sui mari. Altri sostengono che distribuirono le ricchezze accumulate dal pirata Jack a tutte le famiglie povere del mondo. Altri ancora, e non sono pochi, ritengono che dopo anni di felicità la smarrirono nelle profondità del mare. Infine pochissimi credono che dopo una lunga vita si siano trasformati nelle stelle più luminose, Venere e la Stella Polare, e che dal cielo guidino i viaggi dei marinai. Nessuno però sa realmente come si andata a finire, forse perché questa storia non si è ancora conclusa.
Ma non è questo il punto. Il punto è che comunque sia andata a finire tra Jack e la principessa, entrambi hanno trovato quel tesoro che gli uomini chiamano felicità e, nel remoto caso l’avessero infine persa, sapranno certamente quale stella seguire per ritrovarla”.

Una favola di Claudio Cavazzuti
dedicata ai piccoli, ai grandi,
e a chi di tutto si priverebbe, ma non dell’avventura e dell’amore.

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