Abbiate Pazienza

Dedicato ad Andrea Pazienza

<<Prenditi pure tutto lo spazio che ti serve…>>

<<Sento di non trovarne abbastanza.. Sento che i limiti sono miei… Ma non voglio che si capisca>>.

Non è l’anniversario della morte e nemmeno della nascita. Andrea non è morto per l’eroina, non si è suicidato e non l’hanno ammazzato. Andrea è morto punto e basta.

Era di una bellezza spudorata, un po’ esibizionista, una vena blu nel polso scoperto, il più felice e il più disperato di tutti gli uomini. Il suo personaggio è indefinibile, se non con l’aggettivo geniale, che gli toglie le più belle sfumature umane, e allo stesso tempo gli getta addosso tutto il peso di un dono innato. Vorrei arrivare a comprendere la radice delle sue idee, che sembrano nate così come appaiono, che non ammettono l’idea di poter essere state progettate, modificate, corrette o cancellate.

“Suona così forte e bene che gli si incendiano i capelli”.

Sotto c’è un disegno impressionante di  un uomo che butta la testa all’indietro e gli si scopre la pancia, inarca la schiena, con i muscoli tesi in una stretta violenta, la stretta violenta della musica, e i suoi capelli sono fiamme e disegnano un’aureola demoniaca intorno alla sua testa. Dentro ad ognuna di queste figure c’è una vita, quella di Andrea Pazienza. E’ come se strappasse brandelli di lui con i denti per poi sputarli a destinatari a lui ignoti, a volte con rabbia, a volte con sdegno, a volte con ironia e a volte anche con dolcezza, anche se è una cosa incredibile.

Dentro ai suoi disegni c’è la forza di ritrarre il cosueto in un modo diverso, sotto un altro punto di vista, quello che noi non vediamo mai.  Andrea Pazienza viveva in un posto come gli altri e camminava su strade come le altre, ma la forza della sua poesia era tale da stravolgere ogni cosa in modo irrevocabile. Vedeva al di là dei muri e delle case, della politica, della televisione, dei supermercati e delle fabbriche di passata di pomodoro, ma non guardava allo spirito delle cose inteso come lo intendiamo tutti… Guardava dentro le cose, nella loro realtà concreta e pazzesca, proprio dove nessuno avrebbe mai pensato di guardare e dove nessuno avrebbe mai trovato niente da raccontare.

 

 

 

 

 

 

 

 

Eugenia.

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9 risposte a “Abbiate Pazienza

  1. Com’è bello essere innamorati di qualcosa di qualcuno. Quando se ne parla sembra di descrivere qualcosa di pazzesco, qualcosa dell’altro mondo, anche se magari è la cosa più semplice del mondo, uno sguardo, un sorriso o un disegno. Grazie di averci regalato il tuo amore per Andrea Pazienza Eu!!!

  2. Nella celebrazione ipertrofica

    Concordo certamente, comunque, nel pensare a lui come un grande disegnatore ( Ho tralaltro poco tempo fa avuto modo di vedere la trasposizione a fumetti di alcuni scritti di Jacques Prevert, creata da lui circa alla mia età di adesso ( Qualcuno meno: 16-17 anni ), che è emblematica in questo senso ) e non soltanto

    La questione si risolve disgiungendo persona ed operato artistico.
    E della prima credo debba parlarne chi ha avuto modo di osservarla, non quelli che sono costretti a cogliere informazioni di riflesso

    Ho da scusarmi per questi rigurgiti di acidità

    Ieri mi annoiavo

  3. Bernie caro,
    sono contenta che tu sia capitato sul rasoio… Per il resto mi spiace se ti è sembrata un’ipertrofia, ma c’è chi ha letto il post così come era stato scritto, e la cosa mi rassicura, perchè non voglio essere fraintesa…

    Certamente, io non ho conosciuto di persona Andrea Pazienza e non ci ho mai avuto a che fare, (purtroppo) ma pensavo che una pura e semplice analisi dell’operato artisico si potesse trovare in qualsiasi buon libro d’arte sui fumettisti italiani..
    E ho dunque optato per una “celebrazione ipertrofica” come la chiami tu, prodotto diretto e se vuoi esagerato (come ogni cosa che deriva dall’amore 😉 ) della mia ammirazione -è riduttivo dire così, ma non fa niente- per Andrea Pazienza, che può essere condivisa o meno, e che ho espresso meglio che potevo.
    Se per te è una celebrazione sproporzionata magari preferirai rivolgerti a qualcuno con un po’ più di lucidità e meno incline al coinvolgimento emotivo (che però non è così male, secondo me, perchè sono viva e posso provarlo) che saprà sapientemente calibrare compostezza e oggettività, come io riconosco di non saper fare.

    Non hai nulla di cui scusarti, mi fai riflettere sui miei post e questo non può che farmi bene.

  4. È stato molto carino trovare questa cosa cercando “suona così forte che gli si incendiano i capelli” per far vedere il disegno alla mia ragazza che Pazienza non l’ha mai letto. Viva Andrea e vaffanculo alla morte

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