La crisi vista dal bancone di un bar (di Baldoni Fabio)

Come non tutti sanno sono tra i gestori di un bar a Maranello, nella ricca provincia modenese; la crisi qui è quella degli operai in cassa integrazione, dei piccoli artigiani che non hanno più ordini di produzione o dei manovali edili che si alzano presto con la speranza di esser presi in nero per una giornata di lavoro.

La mattina ci sono piccoli capannelli, sempre più grandi purtroppo, di persone che devono far passare la giornata: escono di casa e si ritrovano a parlare del lavoro che non hanno più, del posto da cui provengono (la maggioranza è gente del sud) e di come tirare avanti.
I primi tempi, parlo dell’inizio dell’estate, sembravano vivere la cosa come un’inaspettata vacanza: i mesi estivi hanno aiutato a gestire la cassa integrazione quasi con il sorriso, anche se la sensazione di inutilità la riuscivi a cogliere negli sguardi, nelle mezze parole dette tra le battute. Uomini che passano la giornata lontano da casa a spendere nei vizi che non si possono permettere: sigarette, caffè, gioco (tra macchinette e gratta e vinci) come per mostrare al mondo e a se stessi che non è cambiato nulla, ma con la triste speranza del “colpo di fortuna” per svoltare, tipico del nostro tempo e del nostro paese.

Questa mattina ho aperto il bar: sveglia alle 4, neve e notte sulle strade; alle 5 e 40 è entrato un nostro cliente abituale, Giuseppe, che oggi mi ha spiazzato con una frase che non dimenticherò finchè campo…

“Posso dirti una barzelletta per un caffè”

Da oggi per me la crisi è un uomo di quasi 60 anni che non ha 1 euro per un caffè e che mi propone un baratto con la vergogna negli occhi e nella voce.

(Per la cronaca: la barzelletta era pessima ma il caffè l’ho fatto con infinito amore)

8 risposte a “La crisi vista dal bancone di un bar (di Baldoni Fabio)

  1. Pingback: Numeri sulla città. Quanti siamo e perché? « Articoli per Modena e altre destinazioni·

  2. è incredibile come tutti i giorni anche chi vive nella crisi, come quelle persone che hanno ancora il lavoro e hanno dovuto ridurre il loro tenore di vita, non possano rendersi conto della crisi. I telegiornali ci raccontano di una ripresa guidata dall’Italia, il governo è saldo, la rete sociale tiene (di chi è il merito?).

    E chi soffre dov’è? Per chi c’è veramente la crisi? A chi manca davvero il lavoro? Silenzio… è un’agonia silenziosa che colpisce queste persone, uno sgretolarsi lento e invisibile. Grazie Baldo, questo scritto vale più di mille parole di un politico, vale più di tante pagine di giornale, vale più di qualsiasi reclamo. Dal tuo posto “privilegiato”, il bancone del bar, tu vedi la crisi e ci racconti la verità nella sua semplicità disarmante. Il potere della realtà a volte, come in questo caso, supera quello della fantasia. Questa è una delle anime forti del blog e invito tutti a seguirla.

    • Sono in linea con gli altri commenti quello di Claudio sopratutto.
      E’ vero questa è una gran testimonianza e come si suole dire “Spacca il culo all’uomo della strada” ma non dimentichiamo che è romanzata, abbiamo di fronte a noi un Baldoni in grande spolvero (citando a.m,) ma rimane sicuramente un racconto efficace.
      Ti faccio i miei complimenti perchè sei riuscito a dare con la penna uno spacco fantastico dell’Italia, della sua gente, delle sue “crisi” e della sua forza. Questo è veramente fenomenale!
      Ovviamente, sto facendo un commento all’artista e allo scrittore.

      P.S.
      In qualità di Socrate ti faccio ragionare sul fatto che tu stai facendo critica politica con retorica politica, Enrico,

      Premessa:”è incredibile come tutti i giorni anche chi vive nella crisi, come quelle persone che hanno ancora il lavoro e hanno dovuto ridurre il loro tenore di vita, non possano rendersi conto della crisi.”

      Fatti con un pizzico di astio:”I telegiornali ci raccontano di una ripresa guidata dall’Italia, il governo è saldo, la rete sociale tiene (di chi è il merito?).”

      Critica:”E chi soffre dov’è? Per chi c’è veramente la crisi? A chi manca davvero il lavoro? Silenzio… è un’agonia silenziosa che colpisce queste persone, uno sgretolarsi lento e invisibile. Grazie Baldo ecc…”

      Cappellato 🙂
      E comunque si sono assolutamnente d’accordo con a.m Questo va spostato anche nel grande wow (ambiguo, ambiguo, pesce)

      AfricanDettoIlNero

      • Ehi African non ho molto ben compreso la tua analisi filosofica. La potresti riformulare dialetticamente e discorsivamente?!

  3. Era solo una frecciatina Rosso..
    Don’t Worry about the thing… Lo ammetto ti sono entrato in scivolata solo perchè mi è sembrato che strumentalizzassi il racconto del Baldoni per fare della critica politica…
    Più che altro il mio è un commento sullo stile in cui hai postato la cosa…
    Don’t worry about the thing…

    AfricanDettoIlNero

  4. Carissimo,
    visto che le hai fatte venir fuori tu non mi sembra il caso di tenerle per me. Tienile quindi, che siano oro o soltanto “nero”…

    cosa rimane
    dentro il fondo tiepido
    di una tazzina di caffè
    sorseggiata piano
    perchè non finisca in fretta,
    con gli occhi chini
    sul bancone impietoso e lucido
    che mi fissa, ad ogni sguardo
    cosa,
    quando mi si spengono le parole
    brutte,
    di una comicità tragica che non fa ridere
    e le labbra sforzate
    di te, così vicino
    eppur lontano
    come la fine di questi giorni
    cosa resiste
    in bocca,
    tra i denti,
    sotto la lingua,
    quando già sono andato?
    l’Amaro,
    che due bustine e il tuo Amore
    non bastano a sciogliere…

    au revoir
    R.

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