L’amore ha il calore della neve (di Baldoni Fabio)

Quando l’ho vista per la prima volta avevo in mano una tazza d’orzo macchiato. É entrata con il passo svelto di chi ha tempo solo per una colazione veloce prima di andare in ufficio: stivali neri e gonna dello stesso colore, che coprivano due gambe solide e scattanti. Non ho sentito la sua voce mentre chiedeva qualcosa da mangiare, ma ho capito che voleva da bere un ginseng piccolo: una bevanda calda e dolce, da contrapporre alla brioche vuota che ora vedevo tra le sue mani.
Mi sono avvicinato al banco per spiare il suo viso da una posizione privilegiata: i capelli scuri, lunghi e ricci, e la bocca sottile, illuminata appena da un lucidalabbra incolore, e gli occhi, gentili ma furbi, che avevano colto da subito i miei sguardi.
In pochi morsi aveva finito di mangiare ed ora stringeva tra le dita la tazzina in vetro che speravo di poter togliere con le mie mani dal bancone subito dopo, per poter cogliere l’ultima traccia del calore di lei.
Nel momento che si è avvicinata alla cassa ho naturalmente fatto in modo di essere ad un passo da essa, così da rivolgerle la parola per la prima volta: “Sono 2 euro e 20”.
Niente di illuminante, lo so, ma queste sono state le mie prime parole. Lei invece mi ha detto arrivederci, dopo aver pagato, ed in quella parola non c’era solamente un saluto cortese, ma una vera promessa che ho colto nei suoi occhi e raccolto nel mio cuore.

É andata avanti cosí per una decina di giorni: colazione veloce e sempre quel saluto via via più caldo e lento. Aspettava una mia mossa, questo l’ho capito dopo, ma non è facile far sparire un bancone o un cliente da servire quando sei al lavoro. Però alla fine ho saputo unire il dovere ed il piacere, cogliendo l’occasione in maniera insperata. Una mattina, nel momento in cui si è avvicinata alla cassa, il mio sguardo si è appoggiato per un momento sulla cartella della lotteria natalizia ed un folle piano si é fatto strada nella mia mente: “Hai un numero fortunato?”.
Lei mi ha guardato con sorpresa, poi nel vedere la mia mano che indicava la cartella con i numeri ed i premi ha capito e mi ha risposto: “Grazie, ma non amo giocare”.
“Poco male…” ho detto “…in effetti era solo una piccola scusa per poter chiedere il tuo nome”. (Da segnare sulla cartella)
Mi ha sorriso, con tutto il corpo, e mi ha detto: “Simona” come fosse naturale unire la sua persona a quel nome; stupido io a non cogliere la cosa.

Questa mattina la neve copriva tutte le strade, ma il pensiero di lei non poteva essere cancellato da una cosa così lieve. L’ho aspettata con ansia, ma al suo solito orario nessuna chioma riccia ha varcato le porte del bar. Ho pensato per tutto il giorno che il mio goffo tentativo l’avesse allontanata ancor prima di poterla conoscere. Poi, verso sera, in un orario in cui non l’avevo mai vista, ero fuori a recuperare tazzine da caffè congelate vestito solo della mia polo nera d’ordinanza; stavo per rientrare quando ho sentito la sua voce: “Non hai freddo?”.
Mi sono girato con il vassoio carico in mano e con il mio sorriso migliore stampato sul viso tremante: era ferma ad un metro da me, il volto arrossato dal freddo e quella domanda che era rimasta nell’aria ad unirci ancora per un momento.
“Adesso no…” ho risposto avvicinandomi a lei “…ora non più“.

4 risposte a “L’amore ha il calore della neve (di Baldoni Fabio)

  1. W o w….
    ma queste non sono le cose che capitano nei films?!
    Bel racconto Baldo… curioso di sapere se e’ realta’ o immaginazione! 🙂

    • …come gentiluomo e serio professionista (davanti alla macchina da caffè ed alla tastiera) non posso rispondere alla tua domanda

      😉

      • … (momento di silenzio in cui cerco di ribattere ma riesco solo a formulare balbetti e risate sconnesse).

        Intanto il 25 pomeriggio dal buon Claudio. Per Rasoiarci anche a Natale. 🙂

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