Nella terra

<<Papà, voglio andare lontanissimo>>.

Lui sorrise impercettibilmente ma non mosse la testa e tenne lo sguardo fisso sulla strada.

<<No… Papà, ascoltami, ascoltami…>> gli scuoteva un braccio e si agitava.

Fuori le file di alberi perfettamente paralleli scorrevano come soldatini ordinati, un vento grigio e ordinario faceva dimenare avanti e indietro le chiome in un intreccio caotico di rami protesi come braccia verso l’alto, così come le radici che silenziosamente dirompevano sottoterra rivoltandosi e aggrovigliandosi in mille intricati nodi sul punto di emergere in superficie e mangiarsi tutto l’asfalto circostante. Ma quello che potevi vedere stando comodamente seduto accanto al posto del guidatore voltando la testa verso destra e sforzando l’occhio quel minimo che basta a non vedere la propria immagine riflessa nel finestrino, era solo un’interminabile e misurata fila di alberi conficcati nell’asfalto e condannati all’ordine.

<<Papà voglio andare in un posto dove non sono mai stata, un posto che non mi faccia capire più niente e che poi mi faccia capire tutto, un altro mondo, qualcosa che poi non sarò mai in grado di descrivere a nessuno, qualcosa che mi sconvolga, voglio svegliarmi, se sarà necessario anche sentirmi male, non voglio neanche una scusa, un appoggio, un appiglio, non voglio niente, voglio andarci così come sono e vedere cosa mi succede, vedere se me la cavo, vedere come me la cavo, non conoscere la lingua, parlare a gesti, ridere di me e del mio entusiasmo infantile, voglio che non sia tutto così facile…>>

Lui aggrottò le sopracciglia e si voltò a guardarla, socchiuse per un attimo le labbra ma non emise nessun suono. Lui non parlava  mai, se non quando era strettamente necessario. Quando parlava sembrava che facesse un esercizio scolastico, o un favore a qualcuno, o qualcosa che lo metteva a disagio. Apriva piano le labbra e faceva passare un po’ d’aria prima di iniziare, come se dovesse prepararsi, e intanto muoveva un po’ la testa in un modo tale che avresti potuto prevedere parola per parola quello che avrebbe poi detto. Ma in quel momento lei avrebbe voluto sentire le sue risposte, non l’aria che gli passava fra i denti, non gli occhi lucidi che roteavano distrattamente, non i sospiri che mettevano fine ad ogni conversazione. Ma lui non disse nulla. Lei allora si tirò su il colletto della giacca, si calò il cappello sugli occhi, si strinse nelle spalle e si pentì di aver detto una cosa così vera e infantile. Prima si vergognò poi si arrabbiò nel pensare a cosa avrebbe pensato in quel momento suo padre: “è normale che tu faccia questi pensieri alla tua età” o qualcosa del genere, era sempre così, era normale, per lui era sempre tutto terribilmente normale.

Poi mentre se ne stava lì intristita e spossata per la monotonia dei loro discorsi e l’incapacità di uscire dalla ripetitività che li attanagliava successe una cosa che lei avrebbe sempre ricordato. Lui sbuffò come se avesse trattenuto il respiro, si voltò con un movimento deciso, sorridendo, si passò una mano sulla fronte e alzando una spalla disse:

<<Sì. Andiamo. Andiamo. >>

Quando sorrideva gli comparivano delle rughe di fianco agli occhi, perché lui sorrideva più con gli occhi che con le labbra, quando sorrideva, se lo guardavi con un po’di attenzione e d’amore,  potevi capire che era stato molto bello da giovane, che ne aveva viste tante e infondo se non era sempre entusiasta delle tue idee e del tuo stesso entusiasmo era perché c’era già passato e sapeva già tutto, o quasi. Disse solo così e a lei si illuminarono gli occhi, che era un modo per rispondere anche al suo sorriso.

E anche se la cosa sarebbe poi morta lì, furono gli alberi ai lati della strada che agitavano le loro fronde a farla sentire nella terra, a farle sentire che sotto l’asfalto c’era la terra, la Terra, con le radici che impazzivano, la terra che gorgogliava, la terra che stava a guardare e sorreggeva tutto quanto pazientemente, mentre gli uomini urlavano, mentre le bestie scappavano, mentre le piante la graffiavano e il cielo ruggiva. Era nella terra insieme a tutto questo e ci stava tremendamente bene.

Eugenia Carro.

(Grazie Allo)

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5 risposte a “Nella terra

  1. A volte bisogna andarsene da Modena, anche solo con la testa, per capire che quello che stiamo cercando lo possiamo trovare sotto i nostri occhi.

  2. A Pierinoeillupo: Beh almeno quando scrivo ci provo ad essere trasparente o eloquente.. Almeno per chi guarda da fuori.. 🙂
    Beh poi grazie a tutti, davvero, sono felice se dite queste cose..

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