E’ facile dire: “fammi solo un caffè” (di Baldoni Fabio)

Caffè normale
Caffè macchiato
Caffè ristretto
Caffè lungo
Caffè appena macchiato
Caffè macchiato schiuma
Caffè macchiato senza schiuma
Caffè macchiato freddo
Caffè corretto
Caffè ristretto macchiato
Caffè in tazza fredda
Caffè americano
Caffè lungo macchiato
Caffè decaffeinato
Caffè decaffeinato macchiato
Caffè…………
…..e non parlo di cappuccino, orzo, latte macchiato o meno, ginseng o altre bevande (quasi sempre da unire con una brioche o un cibo salato)

Ogni cliente ha le sue preferenze, perchè la colazione è abitudine allo stato puro: ognuno cerca in un bar non solo un prodotto di qualità ma, spesso sopra ogni cosa, cerca sicurezza, un rapporto di fiducia e di intesa con il proprio barista. Entrare e non dover chiedere. Non perchè sia necessario, ma perché ti fa sentire speciale, il cliente particolare; e tu sei lì per far sentire unico ognuno di loro, ricordando i loro gusti e le loro piccole manie mattutine.

Da anni lavoro nello stesso locale e, per fortuna, abbiamo una clientela molto vasta (più o meno 5-600 persone entrano da noi ogni giorno) e ormai conosco le abitudini di buona parte di loro. All’inizio mi sembrava impossibile: gente che chiedeva il solito e quasi si indispettiva se avevi la sfrontatezza di chiedergli cos’era il loro solito. Ora invece quando entrano so già cosa vogliono e come lo vogliono, e se mi sbaglio è solo perché il cliente di turno ha voglia di cambiare per una mattina.

L’abitudine non fa parte di me ma quella degli altri è davvero una grossa parte della mia vita, anche se, quando entro in bar per fare colazione, prima di iniziare il turno, chi è alla macchina del caffè mi prepara sempre un cappuccino tiepido: non so come riesca a ricordarlo ogni volta, però è bello che lo faccia.

5 risposte a “E’ facile dire: “fammi solo un caffè” (di Baldoni Fabio)

  1. Baldo, tu sei speciale perchè sai mostrare con semplicità e chiarezza la bellezza e la grandezza della stabilità e della certezza (e anche le sue sorelle). Per tanti il tuo lavoro potrebbe sembrare monotono (forse perchè non l’hanno mai fatto) e tu invece ne sveli il mistero, le bellezze segrete, come una persona che coltiva fiori e mostra a chi vuole bene quelli più belli, le rarità. Ma c’è di più: tu chiami a raccolta tutti i gesti, tutte le emozioni e i sentimenti che ruotano vorticosi attorno a quel bancone e come un esercito li disponi pronti alla battaglia su queste pagine virtuali. I tuoi scritti sono battaglie di sentimenti, vita che esplode in una terra franca, quella del web, in questa piazza (quella del rasoio), dove le tue parole risuonano eleganti, piano piano, in un canto sopraffino. Spero di aver espresso al meglio la mia ammirazione.

  2. Già, è bello. E sono belle le tradizioni, o abitudini, quando sono tradizioni che ti scegli, non che ti sono state imposte. Quando sono piccole cose, molto piccole, che ti danno un senso di casa, di tranquillità.
    La mia da queste parti si è ripetuta stamattina, come ogni settimana da tre mesi. Il mercoledì mattina scendo a piedi per andare al mercato di Briançon, e compro frutta e verdura dal solito banchetto di italiani che passano la frontiera, che mi riconoscono e mi regalano il basilico e mi danno l’insalata “quella buona, che lui è italiano”. Poi il formaggio, da un francese, sempre lo stesso, che si ricorda di cosa mi ha dato la settimana prima e mi chiede come l’ho usato e mi da consigli per cucinare.
    E poi alla boulangerie, quella sulla strada che si chiama “vecchio cammino”, a prendere tre baguette cotte al forno a legna, una delle quali finirà tra le mie mani pochi minuti dopo, insieme a una birra, all’esterno di un bar su cui il sole viene sparato come da un fucile, e quindi sembra faccia caldo anche se in realtà ci sono -10°.
    E poi ci sono altre abitudini, più recenti. Quelle che riguardano “la ragione che ho trovato per fermarmi”, forse. Quella che mi auguravi un giorno, ti ricordi?
    E’ sempre un piacere leggerti, Fabio.
    Un abbraccio.

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