Touchè

Cliccate e iniziate a leggere solo quando parte la canzone, grazie.

(…e alzate un po’ quel volume)

 Florence And The Machine

Drumming Song

Pulsazioni. Ti senti terribilmente limitato, compresso dentro ad un corpicino che mai basterà per essere amplificatore di vita, amore, rabbia, paura. Ti senti incompleto, inadeguato, perchè il tuo cuore non batte come dovrebbe, perchè apri la bocca e ci cacci dentro avidamente tutta l’aria che trovi ma non basta mai, le pulsazioni ti infastidiscono, ti fanno male, ti schiacciano, come se i polmoni spingessero verso l’esterno, come se la lingua volesse staccarsi per permettere alla bocca di fare entrare ancora più aria. Queste sensazioni hanno un odore. Un odore che punge, che colpisce come uno schiaffo dato con una mano gelida. E’ denso e forte e si scoglie nell’aria ricoprendoti le palpebre, le narici e le labbra. E’ l’odore che senti un secondo prima di farti male, e che poi svanisce appena arriva il dolore. L’odore che senti quando cadi per le scale, nell’attimo in cui sei sospeso in aria con la faccia a un millimetro da terra, in quell’istante lo senti. E’ l’odore che senti un secondo prima di un incidente stradale. E’ l’odore del dolore fisico, del dolore vero, senza scuse.

Ma intanto le pulsazioni pestano nella testa. La musica vince, è più forte, ancora più forte.

Louder than sirens
Louder than bells
Sweeter than heaven
And hotter than hell
 
Come una macchina da guerra, un intreccio di corpi in continuo movimento, un rigetto rabbioso del mondo che hai sotto i piedi e mai ti soffermi ad ascoltare. Allora arriva il momento in cui grida. Così forte che non puoi fare a meno di stare ad ascoltare a bocca aperta, le braccia lungo i fianchi, le gambe distese in avanti, la schiena appoggiata al muro, il collo proteso verso il cielo come a voler cogliere ogni   singola   vibrazione. E pensare che solo adesso stai ad ascoltare! Quanto tempo abbiamo perso… Ma forse è un bene, perchè tutto questo è meraviglioso nella sua rarità, nella sua casualità… Un grido improvviso che rompe il silenzio. Non un grido fra mille. Il grido.
Energia allo stato puro, concreta. Come si può non considerare concreto un qualcosa che ti fa venire la voglia irresistibile di prendere il cane e uscire alle undici e mezza di sera per correre, senza meta, correre, senza idee in testa, per provare a volare, nella città addormentata e silenziosa, nelle stradine illuminate dove i passi rimbombano fino al cielo e il tuo respiro scandisce il flusso coraggioso della città che ti avvolge, compiacente, complice, materna, rimanendo sulla soglia, troppo vecchia per correre con te, rimane a guardarti correre come un pazzo come una madre che ti lascia saltare sul suo letto e sorride vedendoti ridere. La città è sommersa e annega dentro alla vita di ognuno, l’energia che si sgonfia e si rigonfia, irregolare come i battiti del mio cuore, al ritmo del tuo respiro, come un enorme polmone vermiglio, come la pancia del cane che dorme di fianco a me, su e giù, respira, vive. E poco importa se il giorno dopo ti alzerai e ripensando alla sera prima ti sentirai stupido, piccolo, ti vergognerai: l’energia va e viene, e quando se ne va riesci a capire solo le cose strettamente materiali e preferibilmente tristi.
(ai miei amici troppo grandi)
 
Eugenia Carro
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3 risposte a “Touchè

  1. Piacevolmente sorpreso di ritrovarti qui, dopo che mi avevi detto di aver paura di non aver più nulla da dire: per fortuna sbagliavi…sbagliavi di grosso 😉

  2. sì è quello stesso odore di giornate vissute con i propri pensieri e di sorrisi stampati sul cuscino.
    Troppe volte sembra di annegare dentro quel polmone vermiglio.
    è perchè siamo a casa, e il resto del mondo continua a sembrare sempre troppo distante.

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