Ce la caveremo

Caffè ore 12 30.
Un uomo dietro di noi commenta a voce alta il giornale che sta leggendo:
“Ah, a me non interessa poi niente: io la mia vita l’ho vissuta… Aspetto solo la morte.. In senso buono, ma è per voi che mi preoccupo”.
Io mi giro, sorrido, e rispondo:
“Ce la caveremo”.
Rimane un po’ interdetto, o almeno così sembra, e poi aggiunge:
“Oh beh.. Su questo non ho dubbi”
Sorridiamo entrambi, ma non è contento:
“Solo non scendete mai a patti con loro”.
Mentre dice loro fa un cenno con la testa, ma non specifica.
“Mai”, gli assicuro senza capire bene chi siano poi loro..
Interviene la cameriera, che stava pulendo il tavolo di fronte a noi:
“Beh tanto ormai scoppia la guerra civile, e c’è poco da scendere a patti”.
Lui scuote la testa come un vecchio cavallo e con una smorfia dice:
“E’ da quando avevo diciotto anni che l’aspetto… Ormai non c’è più soddisfazione. Prima per andare a letto con una donna bisognava pure conquistarla… in qualche modo. Per che cosa dovete lottare adesso? Ci siete in mezzo e non vi rendete più conto di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato… E sapete qual è la cosa più schifosa? Che voi andate a scuola e studiate, e imparate le cose che dovrebbero essere quelle giuste..”, pausa, si toglie gli occhiali, “…e poi nella realtà è tutto al contrario! E allora uno dice… Ma mi prendete per il culo?!..”
Ride, ma non cerca conferma nei nostri sguardi, sembra talmente radicato nei suoi pensieri che neanche prove concrete e inconfutabili potrebbero distoglierlo dalla sua impassibilità.
Non è stanco e ha voglia di essere ascoltato:
“Il mondo è tutta una falsità.. sì.. falsità e caos.. Perché è quello che vuole la gente, anzi, quello che volete voi, voi giovani… Non è vero? Non ditemi che non è vero tanto non ci credo. Io lo so cosa volete.. Volete il caos e il casino.. E la falsità beh, quella c’è dappertutto, quindi voi non ve ne accorgete neanche più..”
Si sta arrabbiando, ma non mi innervosisco neanche un po’. Penso che al di là della sua testardaggine abbia più esperienza di me e di tutti noi che stiamo ad ascoltarlo.
“Non sapete neanche cosa volete.. E’ vero o no??”
Qualche secondo di silenzio, lo guardo:
“E’ vero”.
E’ vero, almeno in parte.
Forse aveva voglia di litigare, o di discutere, ma gli ho dato ragione, non la ragione che si da a un pazzo con cui non vale la pena di parlare seriamente, la ragione che ha, per quel che mi riguarda. Che sia pazzo o meno fa poca differenza, e mi piace stare ad ascoltarlo.
Poi rimane in silenzio, un po’ spaesato, sfoglia il giornale senza leggerlo. Passa un’ambulanza velocissima e con le sirene spiegate.
Lui stringe gli occhi e continua:
“Anche loro devono avere dello stomaco.. dello stomaco da vendere”, vede i nostri sguardi interrogativi e spiega “loro là… con la gente che gli muore in braccio… devi avere del bello stomaco per fare quel mestiere lì. Io non lo farei mai.. E io ho fatto proprio di tutto nella vita… ma di tutto..”
Silenzio, cosa si può dire? Certo che ci vuole dello stomaco. Passa di palo in frasca che è una bellezza: “Beh adesso l’unica cosa che si può fare è lavorare nel campo dell’alimentazione: non fai tanta fatica, prendi un sacco di soldi, e la gente mangia… mangia eh… Anche se cambia tutto, la società… con la tecnologia e tutti quei cancheri… La gente poi mangia lo stesso..”
“Oh si.. la gente ha fame.. e sempre di più…”
“E te com’è che sei così magrina?”
Tasto dolente, vorrei dirgli, ma risponde lui per me:
“Aha! Sempre controcorrente, eh?”

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