It’s a long way to the top…

C’è una sola condizione per il rock’n’roll: avere avuto uno spirito ribelle nell’età compresa tra quattordici e diciotto anni. E più a lungo quello spirito sopravvive, resistendo agli assalti del mondo della norma e più i risvolti saranno imprevedibili. Solo chi sviluppa un certo grado di insofferenza alle regole imposte può aspirare a salire sullo sgangherato treno del rock’n’roll, e finché ci sarà qualcuno che si ribellerà a qualche ordine costituito, quel treno esisterà e vi porterà da qualche parte.

Vi siete mai chiesti perché  il Rock’n’Roll sceglie la sua cavalleria fra le schiere di ragazzini dell’oratorio? Quello è il regno dell’ordine, della legge divina. Ma dove c’è legge c’è anche peccato, dove la morsa della coscienza è più stretta, là cresce l’ingegno. Quanti, ascoltando il sermone, non si sono immaginati al posto di Don Angelo Bon Scott che recitava la genesi! Let there be rock!

Ricordo quattro ragazzi che sgattaoiolarono in chiesa, un pomeriggio di primavera, che la porta era aperta e dentro non c’era nessuno. Chiusero la porta della casa santa alle spalle e puntarono con passo deciso verso la zona dove si posiziona usualmente il coro. Il piano era in atto. Uno di loro, quello coi capelli lunghi, andò a sedersi all’organo, gli altri sfoderarono le chitarre acustiche e uno il microfono.

Vai attacca! Intro di organo. Lui era già bravo, quello coi capelli più lunghi, forse erano i capelli a renderlo più bravo. Occhio, tocca a noi! LA minore, FA diesis minore… Duro il barré con le corde di metallo, fa male! LA minore, FA diesis minore, You know that it would be untrue, you know that I would be a liar…Speriamo non entri nessuno proprio adesso, pensa se entra il Don! …Occhio, Ritornello…SOL! Come on baby light my fire, come on baby light my fire, try to set the night on fire…

Cosa pensò Gesù in quel momento dall’alto della croce appesa là nel presbiterio, nessuno può dirlo con certezza. Forse non approvava fino in fondo che nella sua casa si cantasse di sesso, eccessi o amplessi, ma è altrettanto probabile che si sia divertito, anche perché in caso contrario avrebbe fatto entrare il parroco, o avrebbe provocato un black out all’impianto elettrico, o sarebbe apparso con manganello e olio di ricino, anche se quello non è proprio il suo stile. Invece non successe nulla di tutto ciò, e credo che quei ragazzi abbiano preso l’atteggiamento non-interventista della divinità come un placet. Gesù approva, che altro serve? Let there be rock!

Il primo passo per chi vuole aprirsi al rock’n’roll è costituire la band, la banda, che data l’assonanza si presupporrebbe composta di banditi, ossia da personaggi (almeno in apparenza) “poco raccomandabili”. Questo atto costitutivo, questo sacro patto di sangue tra i futuri membri della futura banda, viene sancito solitamente in un garage della periferia, o nella camera disordinata di un qualche sedicenne occhialuto con la madre che nella stanza accanto scuote la testa, amareggiata per le cattive amicizie del figlio. In quel fatidico momento, c’è la decisione fatale che potrebbe mutare irrimediabimente il destino di quei quattro amici dell’oratorio:

Ok, io sono il cantante perché non so suonare neanche il campanello. te cosa suoni?

Bè io la chitarra…chiaro…so già suonare la “classica” e mi faccio regalare per il compleanno l’elettrica! Tu?

Bè, anch’io la chitarra, magari uso la strato di mio padre! (c’è sempre un chitarrista con parenti stretti già dotati di strumenti epici e inestimabili, mentre tu non hai nemmeno una RO**EK, n.d.r.)

Troppe chitarre, qualcuno dovrà suonare il basso.

A quello ci penso io, i bassisti sono i più fighi…Sid Vicious, Lemmy, Flea…fa te!

Manca la batteria.

La batteria manca sempre.

Per tutte le band in fasce, la ricerca del batterista assume spesso i connotati di un’impresa titanica. Quella dei batteristi, dovete sapere, è una famiglia variegatissima con tanti generi, specie e sottospecie. Come i mammiferi: vanno dal delfino all’ornitorinco. Quindi, trovarne uno, e trovarlo con tutte le caratteristiche psico-fisiche che si adattino alla neonata band, significa avere trovato il mammifero giusto. Tenetevelo stretto il vostro batterista, perché tanto sicuro è il suo braccio sinistro che picchia sul rullante, quanto volubile è il destro che si perde in istrionici raddoppi sul charleston o ritmi improbabili sul raid. Insomma vogliategli bene, al vostro batterista, perché é elemento raro e già solo per questo merita rispetto; va anche tenuto presente che alla sorte il batterista paga lo scotto di non essere mai visto in faccia durante i concerti, nascosto da un muro di cianfrusaglie. Nessuno ha chiesto autografi a Ringo Starr fino al 1970, e ancora oggi non tutti riconoscono charlie Watts…

Ancora mancano tre cose fondamentali ai nostri banditi…strumenti consoni, un nome di battaglia, ma prima di tutto una tana: la saletta. Ma questa è ancora un’altra storia.

Jimi Hendrix Rock_n_Roll Fender stratocaster strato

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