It’s a long way to the top. La saletta, il colmodore ed Edwige

(continua dalla scorsa settimana…)

Dopo aver riunito i banditi, la missione è trovare una saletta, un luogo più o meno accogliente dove suonare. Dalle parti dell’umida Pianura Padana, la saletta difficilmente si distingue per signorilità e confortevolezza paragonabili ad un lussuoso appartamento del centro. Salvo che uno dei membri della banda non sia figlio di un notabile della città (il ché sarebbe ben poco Rock’n’Roll), la prima saletta non potrà che avere una di queste due possibili location: il garage/soffitta nella periferia urbana, e la ex-stalla/fienile in campagna. Ciò non deve stupire.

Il carro, diceva un vecchio bassista di mia conoscenza, è l’antenato dell’automobile, come il cavallo lo è della motocicletta. Ne consegue che il garage è l’evoluzione filogenetica della stalla. A questo punto, direte, stalla o garage, un luogo vale l’altro. Ma non è così.

E’ statisticamente provato che la saletta cittadina spinge la band verso il grunge, il punk, la psicadelia o il metal, più in generale verso uno sferragliante “garage rock”. Al contrario, nelle salette di campagna, complice l’atmosfera agreste assimilabile a quella della Louisiana, è più naturale sistemarsi su un sound più blueseggiante, fatto di pentatoniche e di settime di MI, stile Cream, Stones, Creadence, etc.

Le costanti di entrambe le location, urbana e rurale, tuttavia esistono e sono essenzialmente tre:

uno, il COLMODORE. Se non siete mai stati in una saletta dove si suona rock’n’roll, bè, vi siete persi una esperienza olfattiva indimenticabile. Un mix di alcol, fumo e sudore, di per sè stesso anestetizzante più di qualsiasi altra sostanza stupefacente. Il fenomeno del colmodore è assimilabile al processo di fermentazione che avviene negli intestini delle vacche, quindi in luogo assolutamente chiuso e privo di areazione, anche se i reagenti sono diversi;

due, poster e fotografie. La personalizzazione della saletta è accorgimento fondamentale per l’identità della banda. Iggy Pop, Morrison, Hendrix, la Joplin sono solitamente associate a figure meno talentuose ma altrettanto ispiratrici e insostituibili nell’arredo, come Carmen Electra, Sylvia Saint o Edwige Fenech per i più vintage;

tre, il clima pessimo. Garage ed ex-stalla godono di una maggiore frescura estiva, ma al contempo di un freddo invernale lancinante. Soffitta ed ex-fienile si caratterizzano per una tendenza inversa: caldissimo d’estate (grado massimo di colmodore) e non freddissimo d’inverno. In ogni caso, per almeno sei mesi l’anno la saletta è luogo di sofferenza ed espiazione, specialmente a queste latitudini. D’altra parte senza sofferenza non c’è tensione, senza tensione non c’è elettricità, e senza elettricità potete lasciare a casa Stratocaster e amplificatori vari, e darvi al flamenco.

Edwige Fenech

Esistono anche salette a noleggio, in luoghi appositi. Niente in contrario, anzi, se passate da via Divisione Acqui a Modena ne troverete alcune molto funzionali. Il difetto di quelle salette è che –giustamente-non sono personalizzabili, quindi non rispondono alle tre costanti suddette.

rock iggy pop

iggy pop

Di positivo c’è che in quelle salette comuni suonano molte bande, quindi se la vostra vi scarica con la scusa che da quando avete messo su la/il fidanzata/fidanzato non vi impegnate più allo stesso modo, potete elemosinare un posto da bassista nella banda che suona nella stanza accanto. Per inciso, queste salette pubbliche, il Comune di Modena le ha costruite vicino al deposito dei cassonetti della spazzatura…messaggio intimidatorio?

In ogni modo, nel caso della saletta privata, i nostri banditi dovranno “insonorizzare” bene l’ambiente, ossia applicare uno spessore di materiale isolante direttamente proporzionale alla quantità di casino che i loro strumenti producono. Lo spazio utile si ridurrà di una percentuale considerevole, il sound e il colmodore impregneranno per bene tutta la gomma piuma isolante, ma niente paura, i sensi saranno più ricettivi e certamente il prodotto musicale sarà superiore. Controindicazione: il nemico pubblico numero uno della banda. Il vicino rompiscatole. C’è sempre un vicino rompiscatole che chiama la polizia.

Una volta allestita la tana, alla banda manca il nome. Un nome che entri facilmente nell’immaginario ribelle del seguito che la band intende farsi. Un nome cattivo, dolce, evocativo, misterioso, corto, lungo, composito, onomatopeico, ridondante, mordace, come vi pare… Ma questa è ancora un’altra storia.

We won’t get fooled again – The Who (1971)

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