Non è la Rai (di Tommaso Turci).

Rai per una notte, ma io vorrei che questa Rai fosse per mille e una notte. Questa serata è stata una di quelle cose Belle, che per la loro bellezza vanno raccontate, come le fiabe.

C’era una volta, in un paese lontano, un monarca arcigno, crudele e beffardo di nome S.B. Il suo popolo oppresso e frustrato sarà stato in continua rivolta, direte voi; e invece no, perché il grande S.B. era venuto in possesso, in tempi molto lontani, di uno strumento misterioso e potente, chiamato televisione. Questo aggeggio infernale era in grado di trasmettere immagini parlanti in tutto il regno contemporaneamente, esercitando un’influenza implacabile sulla coscienza di chi le vedeva. S.B. aveva ovviamente infarcito la televisione di personaggi della sua corte, in modo tale da poter mandare il suo messaggio persuasivo anche nei momenti (rari per la verità) in cui non poteva comparire personalmente. Ecco allora che i sudditi, come avvinti dall’immagine illusoria che la televisione dava del regno, non potevano osservare le nefandezze che quotidianamente il monarca perpetrava e, anche quando ne venivano a conoscenza, ne erano talmente assuefatti da lasciar correre la critica in un perpetuo magma di oblio.

Nessuna speranza per loro, direte voi. E invece no. Nascosto nella fitta trama del gomitolo televisivo stava un personaggio particolare, tale Santorus, il quale non amava affatto il suo re. Convinto che anche là fuori, davanti alle televisioni del regno, stessero sudditi che la pensavano come lui e soffrivano quella terribile situazione, cominciò a diffondere un’informazione diversa. Sebbene in un primo momento cercasse di mitigare le sue idee per non incorrere in qualche guaio, accortosi che la sua azione poteva avere qualche fausto esito, prese coraggio e alzò il tiro, spingendosi frontalmente contro il re e le malefatte della sua corte. Non servì molto a S.B. per rendersi conto di quel che stava accadendo. – Stolto, pensò il re, crede di potermi battere sul mio campo da gioco! Si fece così una grassa risata, alzò la cornetta, e nel giro di due telefonate quel giornalista fu preso ed esiliato dal regno.

Santorus non si diede per vinto. Cavalcò molte miglia e si rese conto che tanta gente lo appoggiava ed era con lui. Tornò allora nel regno e, forte di questa nuova spinta, riprese il suo ruolo nella televisione. Questa volta puntò in alto: conosceva benissimo i loschi traffici di S.B., e volle spiattellarli in prima serata. Venuto a sapere delle sue intenzioni, il re montò su tutte le furie, e chiamò immediatamente i suoi scagnozzi più fedeli perché trovassero il modo di fermarlo ad ogni costo. Siccome qualcuno assistette alle loro conversazioni, sono in grado di riferirvi suppergiù come queste si svolsero:

–        Innocentius! Masibus! Non è accettabile che nel mio regno, nella mia televisione, vada in onda un programma che mi fa passare per un farabutto! Cribbio!

–        Stiamo provando di tutto Nostro Signore, ma pare che una parte del popolo lo protegga, non possiamo avvicinarlo senza scatenare un putiferio…

–        Incapaci! Cretini! Devo fare sempre tutto da solo! Ma cosa vi pago a fare, me lo volete spiegare?! *@!§*

Così Santorus va in onda, e la rabbia del re diventa esponenziale. E’ tempo di prendere una risoluzione perentoria. Editto del re: da oggi tutte le trasmissioni in cui anche solo il nome dell’Illustrissima Maestà vostra viene pronunciato sono bandite, pena la morte. Solo il Re in persona, quando e come lo riterrà opportuno, potrà intervenire all’interno della scatola parlante detta televisione. E infatti ciò non tarda a verificarsi: il faccione sorridente del re prende a comparire in ogni dove, e arringa la folla col suo solito stile, fatto di balletti e grevi battute. I fedelissimi gongolano.

Ad essere triste e rassegnato è invece il nostro Santorus: la guerra è persa. Va così errando nella foresta finché, esausto, si abbandona sopra una roccia piangendo a dirotto. Tutto sembra perduto, quand’ecco comparire zompettando un folletto molto strano, tutto cosparso di strani cavi ed apparecchi:

–        Chi sei tu?

–        Mi chiamo Asymmetric Digital Subscriber Line, e sono venuto per aiutarti. Caro Santorus, pensi ancora alla televisione? Quella ormai appartiene al re: smettila di cercare di sottrargliela e trova altri mezzi per comunicare.

–        Ahimè! Quale altro mezzo può essere altrettanto diretto ed efficace?

–        Tieni, ti regalo questo arnese di mia invenzione che ho chiamato Modem. Va in città, monta un grande schermo dove tutti possano vederlo e collegalo al Modem. Poi chiama quelle persone che, come te, hanno impugnato la lotta per la libertà d’informazione. Portali giovedì notte nella foresta dove ci siamo incontrati, alle 21.00 in punto.

Pur non avendo ancora idea di quel che sarebbe successo, Santorus fece ciò che aveva detto il folletto. Venne giovedì notte, e quando lui e i suoi colleghi furono radunati intorno al grande sasso nella foresta, ADSL accese le luci su di loro, e il grande schermo riportò le immagini in diretta. I folletti presero a suonare una musica di violoncello e pianoforte, come quella che Santorus usava nella sua vecchia trasmissione. Il popolo uscì dalle case ed accorse in massa per vedere quello che stava succedendo. S.B., affacciatosi alla finestra per conoscere la causa di tanto baccano, non poteva credere ai suoi occhi:

–        Innoceeeeeeeeentiuuuuus!!! Maaaaaaaaaasibuuuuuus!!! Che diavolo sta succedendo?! Fermate quel miserabile scellerato!

–        Non possiamo Nostro Signore, non si trova nei nostri studi televisivi e non riusciamo a capire da dove trasmetta!

–        Idiooooooooooootiiiiiiiiiiiii!!! Cretiiiiiiiiiiniiiiiii!!!

Santoro, Floris, Iacona, Norma Rangeri, il pubblico stesso (dentro il Paladozza, nella piazza fuori – ma quanti sono? Sembra un fiume in piena –, in tutte le altre piazze, a casa davanti a milioni di schermi) si rendono conto che qualcosa è cambiato, e qualcosa di molto grande è successo. “La censura ha generato il suo antidoto” esordisce Gad Lerner con gli occhi grandi da bambino. Man mano che arrivano i dati sui collegamenti web, sulle piazze, ai protagonisti vengono i brividi e nell’aria si respira la commozione dei grandi rari momenti in cui un popolo si muove all’unisono.

Qualche tempo fa ho detto che, per uscire dallo stallo tremendo in cui si è cacciata la società civile, sarebbe occorso mettere in giro contenuti, solidi mattoni su cui costruire una nuova coscienza. Contenuti ne sono usciti tanti, tantissimi giovedì sera. Lontano dal garbo formale delle trasmissioni ufficiali, è parsa ancora più evidente di quanto pensassi la distanza fra come le teste pensanti di questo paese hanno potuto ragionare finora in TV, e come potrebbero farlo al di fuori di essa. Due sono pertanto i punti che voglio sottolineare:

  1. Il nuovo mezzo comunicativo impiegato, che apre orizzonti clamorosi. Non potrei parlare di questo in maniera più esaustiva ed elegante di Michele Serra, per cui vi rimando al suo meraviglioso articolo:

http://www.repubblica.it/politica/2010/03/27/news/serra_santoro-2932680/

  1. La quantità e la qualità degli spunti proposti a Rai per una notte. Non posso qui ora fermarmi a ragionare su ogni singolo tema toccato da ciascun protagonista; sarebbe altresì improduttivo farlo da solo. Invito perciò ciascuno di voi a dire la sua su ciò che ha sentito, perché sarebbe fantastico estendere l’atmosfera di quel salotto ad altri luoghi, rendendolo così un evento veramente produttivo. Chi non avesse assistito alla manifestazione, ha il mio più caldo invito a rimediare su:

http://tv.repubblica.it/copertina/raiperunanotte/44564?video

Il popolo così eccitato e soddisfatto fece ritorno nelle sue case, consapevole, per la prima volta dopo tanti anni, che non tutto era ancora perduto.

TO BE CONTINUED…

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