Giovani e Alcool a Modena: provvedimenti di breve periodo.

Qualche settimana fa ho consegnato presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bologna un progetto di ricerca, relativo ai giovani e l’alcool, svolto sul territorio della Regione Emilia-Romagna.

L’altro ieri entrando nel bar della Biblioteca Delfini sono rimasto colpito da un titolo che campeggiava sulla prima pagina dell’Informazione: “Alcool, a rischio un giovane su quattro”. La prima cosa che ho pensato è stata “Guarda, i soliti proclami!”, ed infatti seguiva un resoconto del quadro modenese, nel quale il termine BINGE DRINKING veniva usato come ariete per colpire l’attenzione dell’opinione pubblica modenese. Il binge drinking è una particolare modalità di consumo alcoolico, nata nei paesi scandinavi, che sottende una tendenza culturale giovanile: non si beve per riscaldarsi o per stare in compagnia, ma lo si fa con fini programmaticamente autodistruttivi. Queste pratiche si sono diffuse in tutta l’Europa da anni e soprattutto tra la popolazione giovanile.

Ma ciò che interessante è notare la risposta politica modenese data al fenomeno in questione. Ed infatti sull’Informazione di martedì 13 aprile riemerge la recente ordinanza del sindaco “contro” l’alcool; a pagina 4 viene chiarita la sua importanza e utilità e ne segue una lode BIPARTISAN, soprattutto da parte dei più giovani consiglieri comunali. Assieme a questo provvedimento si ricorda poi che l’azienda sanitaria locale si  sta impegnando in una campagna di sensibilizzazione sui danni prodotti dall’alcool.

Io credo che, vista la gravità ed il carattere strutturale della problematica, l’approccio al tema sia quanto più a breve termine e insufficiente. È come curare un malato (i giovani) eliminando i sintomi (binge drinking) prodotti dalla malattia (disagio) che li colpisce. L’ordinanza tende a limitare il consumo di alcool nei luoghi pubblici (problema facilmente risolvibile con la crescita del consumo privato di alcool), mentre la campagna informativa tenta di ridurre il consumo facendo leva sulla paura che la coscienza dei danni a lungo termine può instillare nel giovane o su un piano educativo destinato a fallire data la consistenza del disagio che vivono i giovani modenesi oggi. Insomma questi provvedimenti non colpiscono il problema alla radice, sono perciò soltanto PALIATIVI ed io sono indignato di fronte al fatto che su un tema così importante si tenti di intervenire con soluzioni del genere: i giovani sono il futuro di questa città (che lo si voglia o no) e non si possono “curare” con dei PALIATIVI. Qualcuno si è mai chiesto perché i giovani bevano per distruggersi? Io ho 21 anni ho appena fatto una ricerca tra Modena, Parma e Bologna e studio Sociologia al terzo anno nella Facoltà di Scienze Politica di Bologna. La mia opinione è che il binge drinking sia una forma di esternazione eclatante di un forte disagio interiore. Una volta questo disagio-energia veniva incanalato nel lavoro, nella musica, nel volontariato, nell’attività politica… Oggi in Italia la disoccupazione giovanile è al 26% ed anche nelle altre dimensione difficilmente i giovani trovano spazio. Questo avviene perché negli ambienti pubblici non si riesce ad integrare i giovani ed il loro bagaglio cultural-ideale, infatti chi dirige e decide sulle attività sociali, culturali e politiche ha nella maggior parte dei casi ha tra i 40 e i 90 anni e quindi molto spesso non riesce a comprendere la cifra del cambiamento permanente che caratterizza la nostra società, né tanto meno il valore innovativo delle culture giovanili. I mezzi che utilizzano questi dirigenti e le risposte che elaborano non sono adatte alla realtà presente, così accade che i giovani si allontanino dalla vita pubblica, rinchiudendosi nei loro mondi privati.

Sulla questione alcool e giovani le risposte date dalla politica cittadina e dall’azienda sanitaria locale sono un esempio rappresentativo di tutto ciò, come ho già spiegato precedentemente. Ma si potrebbe andare avanti con numerosi esempi a qualsiasi livello.

Allora cosa bisogna fare?

Credo sia nell’interesse di tutta la cittadinanza che i giovani vengano aiutati. Per fare questo bisogna dargli delle responsabilità in modo graduale. Quanti giovani hanno incarichi pubblici di rilevanza? Pochissimi. Quanti giovani gestiscono spazi dedicati ai giovani? Quanti giovani sono nelle condizioni di non dover pensare solo a se stessi, ma sono responsabili per qualcun altro? Io sono sicuro che se vi fosse la possibilità di fidarsi ed affidarsi ai giovani questi smetterebbero di bere irragionevolmente, di drogarsi eccessivamente, di andare allo sbando insomma, perché gli verrebbe riconosciuto un ruolo nella società che oggi non hanno. Se si cominciasse ad agire in questa direzione, se cioè si elaborasse un progetto a lungo termine per i giovani modenesi, credo che con il tempo potrebbero diventare una preziosa risorsa per la città e per il suo benessere futuro.

Enrico Monaco

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3 risposte a “Giovani e Alcool a Modena: provvedimenti di breve periodo.

  1. Questo commento di Enrico dimostra come anche nei più giovani adulti che non ricoprono cariche pubbliche ci sia una visione dei problemi che sembra ben più organica di quella dei vecchi che comandano, che gridano al populismo quando parla la Lega Nord, poi sono i primi ad attuare politiche populiste.
    E faccio notare il tono, da confrontarsi coi toni di Sitta e Manfredini in Consiglio Comunale: forse assessori e consiglieri dovrebbero legger più spesso il Rasoio.

    La cosa secondo me più grave di tutte è questa: perché nessun politico (magari anche padre di famiglia) che ha in carico la città si è incaricato di dire: “Il problema dell’alcolismo fra i giovani è soprattutto colpa nostra, perché siamo NOI a non aver saputo educarli e offrire loro spazi, ruoli, responsabilità. Li abbiamo sempre chiamati “giovani” fino a 40 anni, e li abbiamo lasciati soli, lontano dalle istituzioni, lontano dalla loro identità. Ci siamo interessati solo a quelli che facevano carriera politica, senza investire su tutti gli altri. Non li abbiamo resi partecipi della vita della città. Abbiamo fatto per loro festival, mostre fotografiche, delle belle università nuove di cemento armato e serpentino, ma non abbiamo fatto concerti all’aria aperta, non li abbiamo fatti riunire e divertire in modo sano, non li abbiamo coinvolti nell’organizzazione di tutto questo. Nei concorsi pubblici li lasciamo infondo alla lista perché prima dobbiamo piazzare “i nostri”; se vogliono imprendere con una cooperativa, entrano in concorrenza con “le nostre” e quindi meglio che desistano; se vogliono organizzare una conferenza, un concerto, una raccolta fondi, qualsiasi cosa, devono comunque chiedere a noi il permesso.
    Li capiamo se sono frustrati. E’ anche colpa nostra”

    Perché nessuno di quelli che emettono queste ordinanze, fa questa autocritica?

    State attenti, perché noi “giovani” ci stiamo rompendo le palle.

  2. Ciao a tutti, sono un genitore arrabbiato che condivide la tua analisi.
    Io credo che il problema dell’uso e abuso di alcool in giovane età sia la conseguenza della disgregazione e del lassismo della famiglia moderna. Manca la capacità dei genitori di svolgere il loro ruolo come dovrebbero. Molti tendono a mettere i propri figli sotto una campana di vetro fino al termine delle scuole elementari, per poi mollarli al guazza agli inizi delle scuole medie considerandoli grandi e autosufficienti. I genitori “svegli”, “moderni” ed “intellettuali” che riescono a notare nei propri figli lo stato di disagio imputano il loro comportamento all’adolescenza e quindi ad una fase evolutiva transitoria. Altri non si accorgono ad esempio che i propri figli tornano a casa ubriachi o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, forse perché sono a letto a dormire dal momento che sono stanchi dopo aver lavorato un intera settimana. Per rendersi conto di quale sia la situazione generale del consumo di alcool e droga basta andare a prendere il proprio figlio davanti ad una discoteca, fermarsi 10 minuti ed assistere ad uno spettacolo indecoroso: gruppi di adolescenti buttati per terra che vomitano e dopo averlo fatto rimangono lì fermi storditi dagli effetti delle sostanze di cui hanno fatto uso. Ma nessuno o in pochi si fermano, è più facile fare finta di niente. Però il prezzo da pagare è quello di dover reggere il gioco, perciò ai ragazzi tutto è consentito, tornare a casa tardissimo, disporre di un’eccessiva libertà e non subire interrogatori. Questo comportamento viene spesso giustificato tra gli stessi genitori con discorsi del tipo “Mio figlio è un bravo ragazzo: non beve, non fuma e non si droga”; a parlare con loro sembrerebbe che in giro ci siano solo dei ragazzi modello. Ma poi quando rimangono da soli e sono assaliti dalla realtà dei fatti questi genitori rendendosi conto di trascurare i figli vivono un costante senso di colpa a livello inconscio. Così per scaricarlo gli permettono di fare ogni cosa e li difendono a prescindere nelle varie situazioni: un esempio classico di ciò sono i frequenti scontri tra insegnati e genitori, nei quali quest’ultimi condannano molto spesso le decisioni dei professori solo per tutelare i figli, delegittimando in tal modo il ruolo dell’insegnate e le prerogative della Scuola.
    Credo che ad oggi il mestiere più difficile da fare nella società sia il GENITORE.
    Quindi occorre che lo Stato predisponga un supporto alle famiglie, tramite corsi di formazione, e nei casi più estremi aiuti psicologici.
    La realtà dell’essere genitore è una realtà difficile, non è un hobby, è un impegno di responsabilità a tempo pieno che inizia prima della nascita fino all’età di venticinque anni circa; dopotutto non sono i nostri figli a chiedere di venire al mondo.
    So che sembra allucinante: “i figli non sono un’impresa privata”. Ma ad oggi sono venuti meno troppi punti di riferimento ed occorre che un’istituzione che sta più in alto intervenga per fornire dei supporti che oggi sono totalmente assenti. Concludo dicendo che un grande esempio ci deriva dalle famiglie degli immigrati, che noi dobbiamo ringraziare ogni giorno non solo perché grazie al loro lavoro ci permettono di percepire una pensione, ma anche perché costituiscono un esempio di educazione e di famiglia migliore del nostro, probabilmente pochè fra di loro certi valori tradizionali si sono conservati più solidi. Quindi invito i genitori di oggi a guardarsi intorno e a mettersi in discussione.

    Il futuro degli adolescenti, che abusano di alcool, fumo e droghe, sarà di procreare figli “malati” e loro stessi in prospettiva avranno un bel fegato spappolato e altre patologie dovute dall’assunzione di queste sostanze. Le donne partoriranno i figli alla venerabile età di 40 anni con la procreazione selettiva e assistita.

    Roberto

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