Fini dei giochi (di Tommaso Turci)

Sperare che un ex Fascista ci salvi dalla dittatura, questa è l’Italia.

Commento di un lettore, da Il Fatto Quotidiano del 22/04/10

E’ il 22 aprile 2010. Sessantacinque anni fa Modena si liberava definitivamente dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista seguita, tre giorni dopo, dalla nazione intera. Gianfranco Fini – ex presidente di Alleanza Nazionale, ovvero l’evoluzione politica del Movimento Sociale Italiano, partito dei reduci di Salò come Giorgio Almirante, fino alla morte del quale è stato amato pupillo –, quello stesso Fini, in queste giornate così evocative, compie una nuova marcia su Roma. Una marcia sui generis, una retro-marcia rispetto a quella del 28 ottobre 1922. Sì, perché se allora quell’atto ci consegnò nella mani della dittatura, oggi quest’altro rischia invece di essere il primo sussulto di ribellione alla dittatura già in essere.

Ma che cosa è successo il 22 aprile scorso? Cercherò di dare una visione d’insieme. Quello che io ho sempre visto in Forza Italia è un branco di pasciuti pecoroni avvinti al carisma, al portafoglio, al potere di Silvio Berlusconi; una compagnia circense fatta di clown, nani barbuti, starlet impaiettate, raccolti col flauto magico dall’imprendi-incantatore tra le file di una politica sfilacciata da Tangentopoli e dal tramonto di Craxi, oltre che ovviamente dentro i suoi avamposti aziendali. Molte volte si sente dire: ma non poteva accontentarsi dei miliardi e continuare a fare l’imprenditore? Io ho sempre pensato che B. non fosse così smanioso di scendere in campo, in verità. Manie di grandezza, sì, sete di potere che più si asseconda più si accresce, certo, ma di fatto tra P2, mafia e soprattutto il succitato Bettino, il buon Silvio si trovava già in una botte di ferro. A diventare politico [o meglio: Presidente del Consiglio, dato che dal giorno della sua prima candidatura ha militato ben poco tra le file dell’opposizione e comunque senza particolari angosce, grazie al sodalizio con fìdati-del-baffo D’Alema (’96-’01) e all’harakiri dell’Unione (’06-’08)] è stato costretto dal crollo del perimetro difensivo del suo impero economico. B. non è un politico, e infatti nel suo partito non si è mai parlato di politica. Uno showman impegnato 24/7 a promuovere i capisaldi della strategia salva-chiappe a una platea festante, circondato da un entourage di politici sì, ma del calibro di Bondi, uno che nel 1990 è stato eletto sindaco col PCI e che ora, con quella faccia, è stato scelto come Ministro della Cultura perché abbina un sostantivo ad un aggettivo e poi va a capo (http://gamberorotto.com/miscellanea/sandro-bondi-poeta/).

Alleanza Nazionale era qualcosa di diverso. Non si può certo dire che i personaggi che la popolavano non abbiano mai alzato un braccio teso in vita loro, ma la sostanza è un’altra. Dopo la rottura con quelle radici che affondavano direttamente nel Fascio Littorio (manifestazioni di retro-struttura a parte, vedi saluti romani per l’elezione al Campidoglio di Alemanno), nel bagaglio del partito è rimasta quell’anima che ha nome di Destra Sociale. Negli ultimi 16 anni Destra è stato sinonimo di Berlusconi, e non nego che la fusione di AN e FI abbia contribuito a consolidare questa sensazione; ma non è così. La Destra Sociale viene da lontano e ha una storia, valori politici e morali da difendere e sui quali costruire una proposta di governo degna di tale nome. E non sorprenda il fatto che, adesso che Fini ha avuto il coraggio di dirlo forte e chiaro a B., il Partito Democratico abbia subito aperto, non dico una porta, ma almeno una fessura a una collaborazione fra la Sinistra moderata e la sua corrente. Pur partendo da due posizioni molto distanti, da presupposti divaricati, si vede molto bene come le due parti guardino due facce della stessa medaglia.

Innanzi tutto il riconoscimento assoluto e inviolabile delle Istituzioni, dello Stato, di quella Costituzione a cui appellarsi irrinunciabilmente e con cui B. e Bossi (uno perché gli ricorda che è un criminale, l’altro perché non è italiano) si pulirebbero volentieri il culo (il sedere).

La sussidiarietà come strumento di coesione sociale, la partecipazione come momento costitutivo essenziale della vita democratica (e non un rischio, come pensa B.); princìpi che soltanto derivano dall’educazione ai valori cristiani cattolici e non a quelli socialisti. Ma almeno è un’educazione, no?

Un’Italia che conta in Europa, che partecipa alla sua vita e alla sua costruzione, non che la ignora e la insulta come fanno B&B (uno perché gli ricorda che è un fenomeno da baraccone, l’altro perché non è europeo); soltanto, rispetto alla Sinistra, la Destra pone un accento più spiccato sui sostantivi patria e nazione. Ma almeno sono accenti e non quintali di sterco, no? Un’Italia che, certo, mantiene la propria identità e cultura, ma che si offre al mondo e al globale. Non di certo un paese dove un insegnante di Messina non può andare a lavorare a Milano perché dovrebbe richiedere un permesso di soggiorno.

Gianfranco, mi viene da chiedergli, ma che cosa pensavi allora? In quei giorni di fine marzo di un anno fa, mentre la primavera romana bussava alle porte della città, mentre un’altra coppietta chiudeva un lucchetto sul Ponte Milvio, mentre un altro gladiatore di cartapesta si guadagnava il pasto importunando Giapponesi, mentre la sinfonia dei clacson accompagnava il sorgere di un’altra mattina, e alla Fiera si costituiva il PDL; mentre tutto questo accadeva, tu che cosa pensavi? Non conoscevi abbastanza bene B. per renderti conto che avrebbe continuato con la sua politica, con la sua visione, con la sua vita autoreferenziale? Non avevi capito che avrebbe venduto anche i figli a Bossi pur di continuare a stare sulla cresta dell’onda? Gianfranco ma perché, in quella mattina di sole, non mi hai telefonato?

Ma a tutto c’è un limite. C’è un limite alle umiliazioni che un uomo dalla dignità politica di Fini può subire. (Non vorrei passare per un improvvisato fan di questo politico: semplicemente l’ho sempre rispettato, sentimento attualmente non molto diffuso nei confronti della categoria. Ricordo che persino mia nonna – contadina che al posto dei santini, sulla credenza, teneva la foto di Berlinguer – l’ha sempre definito “un profesòr, un sèrī…anc s’ l’è un fasìsta!”). Così, dopo aver dato diversi trattenuti segnali di inquietudine, Fini ha avuto un sussulto di lucidità, ha preso la parola e ha così parlato:

  • Il PDL doveva essere un organo ispirato alle logiche dei Partiti Popolari europei, dove tante anime differenti convivono. Dalle tante opinioni certo si trae infine una sintesi unitaria, ma non prima di avere ascoltato tutti. In un partito dove non può esistere un’ortodossia, non può esistere nemmeno un’eresia. Perché nel PDL non c’è un dibattito sull’azione politica?
  • Abbiamo lasciato il Nord in mano alla Lega, dove siamo diventati praticamente la sua fotocopia. Non abbiamo alzato nessuna delle bandiere proposte in campagna elettorale e che il Carroccio non gradiva, come l’abolizione delle Province. L’istruzione è nazionale, l’organizzazione è regionale: perché non abbiamo storto il naso, ma addirittura abbiamo accolto la proposta di permettere solamente agli insegnanti indigeni di insegnare in ciascuna regione? Perché non ci indigniamo quando gli effetti di certi provvedimenti fanno sì che i figli di un immigrato che perde il posto di lavoro, e di conseguenza il permesso di soggiorno, siano sbattuti fuori dalla scuola come fossero bambini di serie B? Oppure quando un medico è costretto a denunciare e a non curare un paziente che si rivela essere immigrato clandestinamente?La Lega è un grande, preziosissimo alleato; ma io ho contribuito a fondare il PDL, non una grande associazione Lega-PDL, poiché alcuni nostri valori sono molto distanti dai loro.

    [1° infarto del Premier]

  • Siamo un partito riformista, vogliamo fare le riforme? Perché non ne stiamo parlando? Sarà il caso di smetterla di sparare i grandi titoli “Riforma della Giustizia”, “Riforma del Parlamento”, e iniziare a comporre delle commissioni interne al partito per capire che cosa vogliamo veramente da queste riforme? Come si possono fare in maniera condivisa se non abbiamo neanche una nostra posizione?[2° infarto del Premier. Verdini si agita sulla sedia, cerca un defibrillatore ma trova solo il testone pelato di Bondi, che è lì immobile con gli occhi vitrei da 35 minuti buoni]
  • Fra tre anni gli elettori giudicheranno principalmente come il governo si è mosso attraverso la crisi e ci chiederanno il conto. E allora, Presidente, il tuo carisma non basterà. Vogliamo riflettere sul fatto che le riduzioni fiscali promesse nel programma elettorale non sono più possibili, e indicare una nuova strada da percorrere fino alla fine della legislatura?[3° infarto. Verdini apre lo sportellino sul petto di robo-Bondi, ne estrae il cuore e tenta un disperato trapianto con mezzi di fortuna. La situazione è critica.]
  • Legalità. Va bene lodare le Forze dell’Ordine quando arrestano i criminali. Ma legalità significa anche, quando si parla di Riforma della Giustizia, non dare la minima impressione che si vogliano creare sacche di impunità. Come quando abbiamo litigato in privato – ti ricordi, Berlusconi? Diciamolo anche in pubblico allora – sul processo breve: 600.000 processi cancellati in un batter di pupilla. [Miracolo: B. rinviene di colpo e sbotta: “SU 8 MILIONI!!!” – evidentemente il coma ha già leso parecchi neuroni: cosa significa? Se 600.000 criminali su 8 milioni se la cavano con una stretta di mano la legge funziona perché gli altri 7.400.000 saranno puniti? E chi li sceglie, questi 600.000? Bah…]. E’ ictus. Morte cerebrale.

E le conseguenze? E’ ancora presto per dirlo.

Bossi si è subito fregato le mani: dopo essersi reso conto di non avere più nessun bisogno di B. nel Nord, con due Governatori freschi di bucato eletti in Piemonte e Veneto, un pretesto per minacciare una rottura col PDL gli sarà parso una manna dal cielo. Ora potrà gridare forte e chiaro che il federalismo è il PDL che non lo vuole, che è il PDL ad ostacolare la corsa riformista, completando così la conquista del Nord che tutto intero dà quattro carri armati verdi in più ad ogni turno.

E l’opposizione, ah l’opposizione! Avrà esultato e sguainato le spade pronta a valersi delle debolezze dell’avversario politico per poter ribaltare la situazione elettorale. Macché. Qualcuno è andato a bussare sulla tomba del PD per sentire cosa succedeva, ma da dentro è arrivato solo un flebile: “Occupato…”. Di Pietro prova a contattare Bersani: “Pierluigi dobbiamo preparare una coalizione, potrebbero esserci elezioni anticipate!” [1° infarto di Bersani]. Proverò a fare come Nanni Moretti fece con D’Alema, anche se purtroppo non portò molto bene: BERSANI, DI’ QUALCOSA DI SINISTRA!!!

In molti attendevano le reazioni di Silvio dopo lo smacco subito. Non sono arrivate. E’ scappato subito a Mosca a stipulare un accordo con Putin per riportare il nucleare in Italia. Del resto si sa, quando la vita ti riserva qualche batosta, non c’è niente di meglio che ritrovarsi con qualche vecchio amico a sparare stronzate.

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3 risposte a “Fini dei giochi (di Tommaso Turci)

  1. gran articolo. serio ma non pesante. condivido praticamente tutto quello che hai scritto, compreso il punto di vista di tua nonna.
    mi permetto solo di gettare una provocazione… fini ha detto cose giustissime riguardo il ruolo della Lega e non ha mai nascosto la sua recente insofferenza verso il ridicolo senatur; ma allora, diamine sono mesi che me lo chiedo, a cosa pensava anni fa quando firmo’ quella porcata (termine di calderoliana memoria) di legge sull’immigrazione registrata sulla gazzetta ufficiale come Bossi-FINI?!?!

  2. Un’analisi molto interessante e appassionante. Ma manca un aspetto importante: che cosa pensa di fare D’Alema? Ve lo dico io. Pare che il leader Maximo voglia organizzare una larga coalizione antiberlusconiana che vada dall’IDV e Sinistra e Libertà ai finiani passando per l’Udc (quindi tornerebbe in ballo dopo la sua fuga [grazie Dio] la Binetti in chiave anti-destra). Una bella idea, considerando che chi vota a sinistra ha una fede incrollabile nei suoi dirigenti.
    Io credo che la cosa migliore se dovesse cadere B. sarebbe formare una coalizione di centro-sinistra senza Udc, cogliere l’occasione di cambiare la classe dirigente e perdere contro l’asse Berlusconi-Lega, che tanto vincerebbe comunque. La differenza con il progetto dalemiano sarebbe che la sinistra si libererebbe di tanti pesi morti, attuerebbe il tanto proclamato cambio di marcia, recuperebbe credibilità di cui ha un disperato bisogno e porrebbe delle basi per governare in futuro con una coalizione coerente meno ampia, ma più coesa.
    Questa sarebbe una scelta politica di responsabilità e di coerenza. Quindi immagino che si la dirigenza del centrosinistra vorrà tornare a perdere con una larga coalizione o a vincere per un soffio aspettando un Mastella di turno per ottenere l’ennesima riesumazione di Silvio. Comuque state tranquilli sostenitori della sinistra che con un po’ di fortuna tra 10 anni avrete un governo di sinistra che duri 5 anni (con un po’ di fortuna, sottolineo).

  3. Cara Valentina, ti ringrazio. Non è facile dare una risposta definitiva alla tua domanda: bisognerebbe proprio chiederlo a lui! Posso pensare che nel 2002, quando è uscita la legge, le carte in tavola fossero molto diverse. Mi sembra di ricordare che all’epoca, quando ancora Fini faceva campagna elettorale per AN, il tema della regolamentazione dell’immigrazione fosse parte integrante dei suoi discorsi. Per questo, una volta eletto insieme alla coalizione di Destra, si è trovato a dover dividere una doppia con Umbertone ghigno-padano Bossi, nella gloriosa Casa delle Libertà. Penso proprio che abbia dovuto trovare delle mediazioni politiche col senatur per poter varare una legge che voleva (e forse anche più tosta) pure la Lega. Bisognerebbe mettersi lì a tavolino e leggere tutto il testo, un’impresa titanica. Avendogli dato una scorsa, posso solo immaginare che gli articoli riguardanti la gestione sociale degli immigrati possano far capo all’uno, mentre quelli tipo “cannoneggiate le carrette del mare finché sono in acque internazionali; rimandateli a casa con ogni mezzo facendo meno rumore possibile; a meno che non siano le badanti di cui fra qualche anno mi dovrò servire, se non hanno un contratto di lavoro sbatteteli nei CPT” siano opera dell’altro. Ma queste sono solo supposizioni…

    Per quanto riguarda D’Alema, Erry, preferirei non parlarne. L’altra sera facevo zapping sul satellite e, non so come, sono capitato su YouDem, il canale del PD. Oh, ma non stavano intervistando il Baffo malefico? Ho fatto appena in tempo a notare che il pelo gli si sta notevolmente imbiancando, quando la mia mano indipendentemente dalla volontà ha cambiato canale!

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