1° Maggio: la verità e la speranza.

Ho appena letto questo grafico che riporta l’andamento dell’occupazione tra il 2007 e il 2010: la situazione è drammatica.

Aggiungo che ad oggi la disoccupazione in Italia è al 10% e fra i giovani è al 26%. La cosa incredibile è che nel giorno del primo maggio trovo queste cose su facebook di fianco a commenti demenziali. Che sia chiaro non sono contro i commenti demenziali, ma quando ieri un mio amico mi ha raccontato che una ragazza che conosceva aveva condiviso 63 link in una sola giornata sulla sua bacheca, allora dico a tutto esiste un limite e questo è disagio dilagante. Sembra proprio essere questo lo stato di cose: notizie fulminanti come questo grafico a volte trafiggono un’opinione pubblica allo sbando, direi sotto l’effetto di eroina o di acido, rintronata dai sorrisi del premier e dalle sue belle parole sulla ripresa economica. Ed infatti i giovani modenesi ieri e anche oggi erano e saranno tutti lì in Pomposa e invia Gallucci, con la loro birra in mano e lo sguardo annoiato. Io credo che se sapessero qual è la situazione del lavoro in Italia non sarebbero annoiati. Un terrore generale serpeggerebbe tra tutti, anche tra quelli che il lavoro ce l’hanno, perché qui stiamo assistendo alla de-industrializzazione del paese e nessuno fa niente di significativo e incisivo, neanche il Premier, che è un industriale a cui nemmeno più gli industriali credono. Dove sono le forze politiche di sinistra? In strada ad avvisare la gente, su internet a fare informazione? Alcuni giovani e altri virtuosi meno giovani lo fanno e li apprezzo e sono con loro, ma chi comanda no. Sapete a cosa stanno pensando quelli che comandano a Modena in questo momento? A chi dovrà sostituire Pighi fra qualche anno. Allora oggi nel giorno del primo maggio non basta più chiedersi se votare a destra o sinistra. Bisogna chiedersi prima di tutto quale persona voto, cioè chi voto. Perché nei partiti esiste chi fa politica per sé e chi la fa per la città, allora questa è la prima discriminante per avere credibilità.

Detto questo, cosa fare adesso nella situazione in cui ci troviamo? Siccome non lo dice nessuno (almeno di importante) cosa fare, io nel mio piccolo provo a dare dei consigli: informarsi per comprendere la propria realtà territoriale e di lavoro, criticare il marcio esistente ed elaborare alternative; condividerle nel confronto con persone fidate e affidabili, cercare nella classe politica chi fa politica veramente ed incentivarlo con il voto e con il sostegno, solo così saremo rappresentati; ed infine non arrendersi mai al cinismo perché è quello che vogliono le persone che continuano a comandare l’Italia in silenzio. In una parola: ricominciare a fare POLITICA.

In questo drammatico primo maggio del 2010 questo è quello che sento di voler dire ai tanti giovani che non trovano il lavoro, a quei cinquantenni che il lavoro lo hanno perso e a quegli immigrati che il lavoro ce l’hanno, ma sono sfruttati perché non hanno nessuna rappresentanza forte in Italia che li tuteli. Fate politica nel vostro piccolo! 10, 15, 30 minuti al giorno e cercate le persone che sono nelle vostre stesse condizioni per uscire dall’isolamento. Questa è la migliore benzina per spingere il motore del cambiamento. Buon primo maggio a chi se lo merita.

Enrico Monaco

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7 risposte a “1° Maggio: la verità e la speranza.

  1. Stupendo articolo. Fate un lavoro importante perchè penso che per risolvere un problema la prima cosa da fare sia informare le persone (senza l’informazione non c’è rivoluzione). La poca sensibilizzazione della gente come dici (sia snobbare il problema, o insabbiandolo in mezzo a milioni di post inutili su facebook per esempio), derivi sia da una classe politica vecchia troppo radicata che pensa solo a mantenere il suo potere e guadagnare ancora di più, fregandosene della gente, sia dai sindacati che non hanno saputo mantenersi la fiducia degli operai (esempio quando hanno firmato accettando i contratti di collaborazione), sia dal benessere che rende egoisti le persone, sento troppa gente che dice riguardo a un amico che ha perso il lavoro “non è un problema mio! io il lavoro ce l’ho”, finche poi non si trovano pur loro nelle stesse condizioni. Putroppo penso che una rivoluzione si basi sul malessere e sullo scontento delle persone, ci stiamo avviando verso una rivoluzione (poco alla volta tolgono diritti agli operai, contratti sempre più svantaggiosi, nessuna autorità che si interessi seriamente al problema), ma per ora il benessere è ancora troppo elevato per spingere le persone a unirsi e ridare diritti e garanzie agli operai. Scusate l’intervento lungo. ribadisco i miei complimeti

  2. Hai subito colto l’intento del blog e questo è una cosa ottima. Riguardo alla situazione che descrivi sono assolutamente d’accordo, e vorrei aggiungere una cosa che credo interessante. Nel corso di questi anni ho sentito moltissime persone, soprattutto di sinistra, articolare critiche anche molto organiche al sistema capitalista, al governo Berlusconi, all’individualismo e a quella cultura che sta strangolando l’Italia da parecchi anni. Il problema è che dopo la critica non seguiva quasi mai niente: vai in manifestazione e quando torni a casa è finita, segui la politica, ma non riesci a fare attività politica, ecc. Allora quello che manca è l’aspetto PROPOSITIVO: un’alternativa organica per ogni critica. Se leggessi ogni mio post con risvolti sociali vedresti che dopo ogni critica segue una proposta. Credo che questo sia il modo giusto per trattenere le persone nel dibattito e magari convincerle ad impegnarsi di più, tramite l’elaborazione di risposte in prima persona ai problemi. Il punto è che spesso chi è al potere decide senza coinvolgere i cittadini e così non c’è questo lavoro di insieme che crea partecipazione, attivismo e anche un certo senso civico, perché se decidi anche tu ad esempio sulle politiche del tuo quartiere quando un bamboccio scrive su un muro “io e te tre metri sopra il cielo” anche tu ti incazzi, perché senti che quel muro sta lì in piedi anche grazie al tuo contributo. Oggi la partecipazione è protesta, mette in difficoltà chi vuole comandare sui cittadini come se fossero sudditi, perché costringe chi comanda a dare risposte reali. Oggi la crisi di partecipazione rende possibili campagne elettorali come quella delle Regionali basata sulle beghe private del Premier, perché l’opinione pubblica non esercita il suo controllo. Ma ripeto questo succede perché non c’è abbastanza partecipazione ed una sinistra autorevole, che quando non si parla di lavoro pianti un casino che se non ne parlano i giornali italiani ne parlano quelli stranieri. Io non starò mai zitto perché la mia libertà passa attraverso la mia parola e piuttosto che diventare una persona diretta da un potente di turno mi faccio ammazzare: la dignità prima di tutto. Chi non mi conosce potrebbe dire “Sì, sì”, ma ti assicuro che quelli che mi conoscono non lo direbbero. Grazie Daniele del commento, spero che qui, che è un posto libero, si possa mantenere alta la testa e sgombro il pensiero dalle cazzate che ogni giorno tentano di annebbiarcelo. In questo modo continueremo ad essere vivi e forse felici.

  3. sono una cinquantenne e ho trovato questo pezzo molto interessante mi ha fatto pensare e avere una speranza per i giovani.trovo molto interessante quello che fate sul blog e cioè confrontarvi discutere e riflettere.io lavoro in proprio e nel mio piccolo cerco di far capire ai ragazzi che lavorano con me che bisogna voler bene al posto di lavoro e se si lavora bene l’azienda ne avrà dei benefici e anche loro di conseguenza non perderanno il posto di lavoro,questo mi ricordo che lo diceva anche mio padre ora quasi novantenne che lavorava in fabbrica e la sentiva un pò sua. bisogna che la politica la società progredisca per i meriti e non per altro. trovo la politica attuale sia di destra che di sinistra molto piatta e fatta per non perdere i benefici ” i loro “.MI AUGURO UN CAMBIAMENTO RADICALE FATTO DI GIOVANI CHE RIESCANO A RAGGIUNGERE OBBIETTIVI UTILI A TUTTA LA SOCIETA’. RIMANGO IN ATTESA DI LEGGERVI SU QUESTA PIAZZA VIRTUALE CHE MI PIACE MOLTO. ANCORA TANTI COMPLIMENTI CIAO MILA

    • Sono onoratissimo di ricevere un commento di questo tipo da una persona adulta. Il tema del lavoro è un universo vastissimo, ma quello che dice lei è una lezione di vita oggi: credo che il lavoro si sia svuotato dei suoi significati simbolici e sociali in troppi casi e che sia stato ridotto a mera questione economica e di sopravvivenza. Occorre recuperare questa dimensione, che è apparentemente impalpabile, ma esiste ed è fondamentale, perché ti consente di trovare il piacere e il senso nel lavoro. La politica è fatta soprattutto di questi valori simbolici e sociali, e lì più che altrove è evidente la crisi. Noi ci proviamo su questo blog a mettere in campo dei significati e dei contenuti, devo dire anche con dei buoni risultati, anche se sono conscio ogni volta che scrivo di essere il rappresentante di una minoranza di questo paese. Sono convinto che in ogni caso il tempo ci darà ragione e continuo ogni giorno con il sorriso e la soddisfazione di chi non si arrende mai. Però volevo dirle una cosa sui giovani e il cambiamento: credo che non debbano essere solo i giovani a guidare il cambiamento, ma tutte quelle persone che ne hanno voglia e che tramite un patto intergenerazionale possono trovare una comunanza in questo sogno, superando così le differenze anagrafiche. Mi piacerebbe che anche le persone come lei tornassero a pretendere qualcosa dalla politica, anche se le delusioni sono state tante. Io la politica la studio e le assicuro che le persone e gli esempi positivi esistono, anche se chi comanda lavora ogni giorno per nasconderli. Quando succederà questo allora veramente il cambiamento non sarà solo un sogno a cui tendere, ma un obbiettivo nitido da raggiungere.

  4. sai che sono una rompipalle e quindi ti butto l’ennesima provocazione: spesso, primo maggio compreso, sono in pomposa a bere una birra… ma altrettanto spesso mentre lo faccio discuto con chi e’ con me della tragicità della situazione attuale e di come potremmo impegnarci e contribuire a cambiare le cose. che dici, lo merito l’augurio di buon primo maggio?
    scherzi a parte, mi e’ piaciuto il post… e’ tempo di smetterla di farsi prendere in giro, o ancora peggio di PRENDERSI in giro, e aprire gli occhi. io ancora ci credo.

  5. E allora bisogna liberarsi della zavorra (leggi cazzate) che ogni giorno ci gravano verso il fondo e stabilire delle priorità: uno nella vita non deve fare ottantamila cose fatte male e poi rinchiudersi in casa ad alienarsi crogiolandosi nell’apatia per il dispiacere e la disillusione. Bisogna prendere atto del fatto che le cose che possiamo scegliere di fare nella vita sono tantissime, ma noi siamo delle persone non degli dei, quindi riusciremo a farne bene solo alcune ed altre non le potremmo approfondire. L’unico modo per essere un “Dio”, o meglio un eroe, nella nostra società e sapere scegliere bene e fare altrettanto bene le cose che scegliamo di fare. Così saremo qualcuno e non uguali alla maggioranza delle persone che scelgono di fare tutto senza riuscire a fare niente e così a distinguersi, per poi trovarsi al Goblèt tutti con la birra in mano (in questo siamo uguali), chi con qualcosa da dire, chi con l’idea che non si riesce ad esprimere e chi con un buco nero nel cervello, che inghiotte la ragione e vomita cazzate. Ben vengano le cazzate allegre che fanno sorridere, ma poi nella vita ci vuole del contenuto, ci vogliono delle idee, dei sogni e la voglia di inseguirli, altrimenti si rimane come delle statue di sale: si può stare a Modena, o andare a New York o dove si crede, senza riuscire a fuggire da quello stato di morte interiore che ogni giorno ci rincorre come un diavolo.
    Chi se lo merita il 1° maggio è chi quel diavolo lo rifiuta tutti i giorni, che combatte, che resiste, che insiste, che accetta la sofferenza in tutte le sue forme, perché sa che solo se si soffre veramente si è anche veramente felici.
    Io non ti conosco abbastanza da poter dire se te lo meriti oppure no, o se potrai meritarlo questo primo maggio, però ti posso dire che si è sempre in tempo per darci un taglio con le cazzate che ti annebbiano il cervello e scendere veramente in campo a scontrarsi con la realtà, l’unico luogo dove troverai quelle persone che vivono veramente perché un giorno si sono rese conto che il luogo dove stavano non era la realtà, ma era Matrix, una non vita, e non gli stava bene.

    Scusa la capziosità del discorso e l’eccesso romantico, il primo è dovuto alla lunga e faticosa giornata e il secondo al Muratori.

    Grazie per il commento l’ho apprezzato.

  6. Permettimi da povero ex metalmeccanico un appunto
    Forse ti sarai accorto pure tù che così come è ormai il 1 maggio ha perso tutto il suo significato e se venisse abolito con un giorno di ferie in più potrebbe essere una buona cosa.
    Devi sapere che ai miei tempi il primo maggio veniva festeggiato in due modi
    Il primo dai lavoratori di centro destra in modo canonico,quasi come oggi con messa e benidizione finale.
    Il secondo dai lavoratori della sinistra in cui slogan, bandiere rosse e cortei erono visti come una sfida al potere in generale (potere della chiesa, potere borghese,potere dello stato ecc ecc )
    Alla fine del corteo, sfida nella sfida si effettuava un corteo con moto e motorini e bandiere rosse e si faceva il giro dei paesi vicini.
    Può sembrare cosa di poco conto invece la cosa era molto osteggiata dai ben pensanti preti e roba varia.
    Altra cosa nel sud le occupazioni della terre (con la strage di portella della ginestra) erano fatte il 1 maggio.
    Ora il massimo consentito e l’inno dei lavoratori bandiere rosse guai la classe operaia è una specie in via di estinzione o si è trasformata in ceto medio rimangono lavoratori extra comunitari (lumpen proletariato) e giovani iper istruiti e iper nutriti
    il cui unico modello di vita è dettato da un grande fratello che tutti unisce e assimila.
    Se non riuscirete a trovare nuove forme di lotta senza riallacciarvi ad un passato che non esiste più
    Sarete fritti agiati ma fritti.
    L’immaginazione al potere, voi l’avete ancora noi no…purtroppo.

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