Sulla strada della Giustizia: il ricordo di Falcone e Borsellino.

Il 23 maggio di 18 anni fa (1992) l’auto sulla quale viaggiava Giovanni Falcone esplodeva distrutta da un ordigno alle porte di Capaci, paese vicino Palermo. Meno di un mese dopo Paolo Borsellino seguiva il suo “amico e collega” morendo di morte violenta. Questa è storia del nostro paese.

Credo che le vicende di Falcone e Borsellino e della lotta alla Mafia siano state raccontate in tutta Italia, più o meno a bassa voce a seconda dei luoghi, perché sono storie di persone che per la loro altezza e per il fascino hanno saputo catturare, e catturano tutt’ora, la maggior parte degli italiani. Non si può ridurre ciò di cui parlo solo ad una questione di giustizia o lotta locale alla Mafia: le vicende degli anni novanta riguardavano uomini di tutto il paese, riguardavano la Mafia, lo Stato, la Chiesa e tantissime altre organizzazioni legali e non, insomma riguardavano il Paese, e quindi tutti noi.

Oggi a Palermo si celebra la “Festa della Legalità”, Falcone e Borsellino sono diventati un simulacro della democrazia e del valore dello Stato: in tanti quartieri le persone si ritrovano a parlare e a coinvolgersi, dando vita, vivendolo, al migliore antidoto contro la Mafia e l’Illegalità: la Democrazia. Importanti ministri del Governo sono stati chiamati a parlare dello Stato e del suo valore, anche se personalmente non credo che Angelino Alfano (ministro della Giustizia) e Maria Grazia Gelmini (la conoscete) abbiano fatto bene a dire certe cose, visto che le loro azioni in parlamento sono in palese contraddizione con ciò che oggi hanno celebrato.

Tutto questo ci dà modo oggi di riflettere su che cosa siamo e cosa saremo come paese: la questione della legalità e della giustizia sociale sono temi molto attuali. Non è difficile rendersi conto che ad oggi le istituzioni sono pervase dall’illegalità, i partiti politici in parte vivono di sistemi e di “regole” basate sulla corruzione. L’opinione pubblica se ne rende conto ed infatti una dolce lamentela da più di vent’anni grida contro la classe politica vendetta, delegittimandola ogni giorno, erodendola come il mare fa con gli scogli. Dico questo lontanissimo dal qualunquismo: chi mi conosce sa quanto mi impegni a livello politico e sociale sul nostro territorio. Ma bisogna prendere atto della situazione: non si può continuare a dire che l’opinione pubblica è qualunquista come se fosse un problema dei cittadini, perché esiste un’innegabile distanza siderale tra questi ed i suoi rappresentati e il qualunquismo è anche una forma di protesta di questi volta a denunciare tale distanza. Sono il primo a dire che il qualunquismo e l’indifferenza facciano male alla democrazia e sono il primo a combatterli, ma le istituzioni devono seriamente prendere atto delle proprie responsabilità e cambiare approccio. Credo che la crisi democratica che viviamo stia proprio qui, nella distanza descritta, e il principale cardine di questa crisi democratica sia proprio la questione della legalità. Perciò ad oggi sento una forte spinta dei cittadini ad aggrapparsi a chi rappresenta la legalità, cioè figure come Falcone e Borsellino, i magistrati che oggi difendono lo Stato coraggiosamente, quei giornalisti che non si arrendono alle intimidazioni o all’autocensura, o politici come Antonio Di Pietro, che ha costruito il loro successo politico essenzialmente sul tema della legalità (sarebbe poi interessante discutere sui metodi). Ma sento anche una certa repulsione dovuta alla mancanza di fiducia nelle istituzioni che sono titolate a rappresentare la legalità, ma che siccome non sono abbastanza trasparenti (e forse neanche troppo legali) non riescono ad essere punti di riferimento in un’Italia allo sbando.

Vedo questa festa della Legalità oscillare tra questi due sentimenti di cieca fiducia e fortissima sfiducia, dove in mezzo vi sono i cittadini.

E allora come fare per uscire dal caos che ci disorienta? Come possiamo dare noi cittadini onesti un significato alla nostra vita pubblica in un paese com’è l’Italia oggi?

Io credo di averlo capito quando 2 mesi fa ho sentito parlare Pietro Grasso ad un seminario a Bologna. Per chi non lo conoscesse Pietro Grasso è stato giudice nel maxi-processo dell’84 a Cosa Nostra e oggi è Procuratore Nazionale Antimafia. In quella giornata disse molte cose di grande valore, ma questa è quella che ritengo la più importante: lui capì dopo tante vicende che essere giusti è un valore in sé. Disse che parte delle sue indagini e dei suoi processi, il suo lavoro insomma, erano stati vani, ma che avrebbe rifatto tutto, perché scegliere la via della giustizia lo rendeva coerente con sé stesso e quindi libero. Il fatto poi che le sue battaglie abbiano rappresentato delle vittorie non solo per sé, ma per i cittadini è un ulteriore valore di cui la giustizia è capace.

Da quel giorno quando faccio una cosa che ritengo giusta sono già felice, a prescindere dal suo risultato, perché ho imparato che essere giusti è bello ed è di valore e perché essere giusto mi rende libero. Così ogni volta che mi rendo conto di quanto sia difficile esserlo e di quanto sia diffusa l’ingiustizia nel nostro paese, non mi arrendo alla corruzione e all’indifferenza, perché so che la strada sulla quale sono è quella giusta e che è un onore percorrerla.

Enrico Monaco

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10 risposte a “Sulla strada della Giustizia: il ricordo di Falcone e Borsellino.

  1. Penso che questo articolo tocchi un argomento fondamentale e che putroppo ai giorni d’oggi è particolarmente sentito, ossia l’indifferenza. Parlo per esperienza personale, dato che anche il Liceo Muratori, nel suo piccolo, risente di ciò.
    Anche a scuola, infatti, ci sono studenti che non si interessano minimamente alla vita scolastica al di fuori del voto da prendere, lasciando ogni decisione in mano a chi dovrebbe rappresentarli (più o meno bene). Quando però succede qualcosa che non va bene a nessuno, si arrabbiano, ma poi lasciano correre, perchè pensano di non poter fare nulla. Se ci fosse più fiducia e meno distanza verso chi li rappresenta, probabilmente gli studenti sarebbero meno indifferenti…

    Oltre a ciò, secondo me l’idea che fare le cose giuste ci renda liberi è bellissima: mi ricorda Socrate quando diceva che la felicità dell’uomo derivava dal suo essere giusto.
    Purtroppo fare la cosa giusta a volte è difficile, soprattutto in un ambiente dove la paura è sovrana, ossia quello della mafia.
    Come fare allora? Come trovare il coraggio di uscire da un’indifferenza che in alcuni casi è forzata?

  2. Dal tuo discorso mi pare emerga una sottile associazione di idee che parte dalla legalità e porta alla democrazia.

    Penso sia importante ricordare che legalità non significa democrazia, né viceversa. Pertanto la democrazia non è necessariamente l’antidoto alla Mafia e all’Illegalità. Anzi, proprio tramite questa confusione spesso si attribuiscono alla democrazia meriti e demeriti che non le appartengono.
    La legalità e il rispetto della stessa sono frutto dell’educazione. La democrazia è solo uno dei modi per preservare e migliorare la legalità.

    Da qui, l’indifferenza alla partecipazione democratica non è causa (e quindi il suo contrario non è una soluzione) dell’illegalità.

    Seconda cosa: l’essere Giusti (con la G maiuscola) ha influenza innanzitutto sull’individuo. Questo perché non sempre la cosa giusta è anche quella migliore per tutti. Perciò la giustizia è un concetto troppo personale per essere associato liberamente alla democrazia.
    Come valore generale, certo funziona. Ma non perché si tratta di giustizia: essa infatti è sempre relativa. Cosa è giusto? Perché? Quando? Funziona perché è un valore, e il valore deriva strettamente dallo sviluppo sano della personalità.

    Quindi si mettono qui sullo stesso piano due cose che in realtà non c’entrano, ossia la politica e la vita privata. Questa è la stessa contraddizione di cui parlavo in un mio vecchio commento sul blog, mesi fa.

    Per questo io sono e rimango per l’oligarchia. In realtà è solo una questione di denominazioni, come diceva Confucio. Diamo il nome alle cose! La democrazia fallisce automaticamente col crescere del numero. E’ una contraddizione in termini, perché dovrebbe essere il governo del popolo, ma in realtà non è il popolo che decide. E’ il rappresentante che decide. Questo penso sia un grosso inganno che andrebbe semplicemente svelato attribuendovi il giusto nome e la giusta procedura, (a proposito di giustizia!) ossia oligarchia. Inganno che deriva dall’uso astratto che noi occidentali possiamo fare delle parole, dimenticando il loro significato. Per questo argomento però rimando al mio articolo che sarà pubblicato il 26, secondo il programma del blog.

  3. Concordo con Gabbo.
    Una democrazia può dirsi compiuta ed autentica quando diretta. Uno stato nazionale non consente di fare ciò. La democrazia indiretta – e qui chapeau a Gabbo, è una cosa che dico da anni, una cosa banale ma su cui non si riflette mai abbastanza – la democrazia indiretta non è che la geniale trovata di istinti oligarchici in cerca di legittimazione (l’immagine rende, in realtà è una necessità imposta dalle dimensioni di uno stato nazionale).
    Parlavo tempo fa con Tomasina, ed eravamo giunti alla conclusione che lo scenario futuro (prossimo o remoto vedremo) più probabile per l’Occidente sia la disgregazione degli stati nazionali, per favorire altre forme di aggregazione. Ma questo è un sasso che lancio.

    E concordo anche sul qualunquismo. Ma bisogna distinguere tra forma qualunquista, di cui spesso mi avvalgo, che rappresenta un’efficace metodo di provocoazione, e la sostanza qualunquista, che non si realizza in forma qualunquista, ma in indifferenza.

  4. Prima di tutto vorei dire che non sono molto esperta di “faccende politiche e quant’altro”, nonostante sia ormai grandicella ho iniziato ad avere una coscienza pubblica da molto poco, quindi probabilmente non sono riuscita a comprendere appieno tutte le varie sfumature di questo articolo e dei relativi commenti, ma vorrei comunque dare il mio modesto parere.

    Concordo con Gabrieldemelant quando dice che la democrazia non è necessariamente collegata alla legalità, ma vorrei aggiungere che praticamente nessun tipo di governo lo è; questo perchè dirigere legalmente, pensando agli altri e al bene comune, non è una qualità data a un certo tipo di sistema politico, ma a un certo tipo di PERSONE, i Giusti, appunto.
    E qui passo a un altro punto: secondo me la giustizia può (non “deve”, ma “può”) essere messa in relazione alla democrazia, infatti SE i rappresentanti del popolo fossero persone giuste allora la democrazia, anche se indiretta, funzionerebbe benissimo mentre se in un’ oligarchia governassero degli INgiusti, allora questa non sarebbe efficace.

    Questo ragionamento, ovviamente, si può applicare ad ogni tipo di potere e ciò ci riporta alla mia tesi iniziale, e cioè che il buon funzionamento di un governo e la legalità sua e dei cittadini che lo compongono è direttamente collegata all’individuo in sè.

  5. Pingback: Notizie dai blog su Il “vizio della memoria”, ricordo di Falcone, Borsellino e vittime della mafia·

  6. Bella Harry, davvero un bell’articolo. Leggero ma allo stesso dal tema cosi importante quale la legalità, di cui oggi si sente tanto la mancanza, a mio avviso!

    Anche io faccio tanta fatica ad andare avanti.
    Ma non ho ancora ben capito cosa mi dia più fastidio, se l’ignoranza o il menefreghismo. C’è da dire che magari il problema del’ignoranza si risolverebbe, se chi si occupa dell’informazione facesse il suo lavoro. Ma non c’è neanche da prendersela con i giornalisti io credo…..C’è qualcosa di più marcio sotto.
    Ma sto divagando….

    Concludo condividendo il tuo pensiero finale: quanti banchetti e quante raccolte firme andate in fumo….ma le rifarei e volentieri, perchè non sono stati del tutto inutili io credo.
    Mi sento bene quando faccio queste cose, perchè almeno ci provo e non dico TANTO NON SERVE A NIENTE. Rinunciare è il primo passo verso il menefreghismo.

    Viva Falcone e Borsellino!
    buona giornata!
    simo

  7. Rispondo brevemente ad AwPrince.
    Sei d’accordo con Gabriele, ma il ragionamento che fai mantiene ancora come condicio sine qua non un’astratta idea di giustizia.

    L’unico modo per uscire dall’empasse è iniziare a capire che giustizia e morale si realizzano laddove vi è discussione sui valori. Quando sento frasi come “Ci vuole più giustizia!” o “Ci vuole più moralità!” sbocco bile. Come se giustizia e moralità fossero degli aromi che si tengono in un sacchetto nella credenza e che ogni tanto ci si scorda di spargere.
    Questo per dire che non esisteranno uomini giusti e la Giustizia non si compirà mai pienamente (tant’è che l’uomo ha dovuto riporre altrove, nel Dio del roveto, la speranza che questa fosse in qualche modo possibile), se non sotto forma di ricerca.
    Ovviamente ci vogliono dei valori e dei criteri fondanti, i cossiddetti ‘paletti’, ma sappiamo bene come spesso non siano applicabili coerentemente. Ne viene che l’uomo giusto non è tanto il Fariseo che predica e si frusta il pisello di nascosto, ma il Socrate che va a chiedere cosa sia Giustizia e se lo fa bellamente menare da Platone.

  8. Sottoscrivo in pieno l’intento e la sostanza di questo articolo di Enrico Monaco.
    Mi permetto una ulteriore riflessione, che intendo condividere con voi.
    Io credo che fare una cosa giusta e fare una cosa legale non sempre, però sono la stessa cosa. La legalità è decisa in democrazia dalla maggioranza, perché le leggi le fa il parlamento e il parlamento è eletto a maggioranza relativa dei votanti.
    L’equazione è: ciò che è giusto per la maggioranza diventa legale.
    E qui veniamo al punto: la democrazia, beata quando funziona!, prevede LA TUTELA DELLE MINORANZE che, in sostanza correggono e completano, le leggi proposte dalla maggioranza. Questo è l’iter delle leggi ordinarie. Ma di leggi ordinarie questa legislatura ne ha portate avanti ben poche. Lo strumento più usato è quello del decreto legge che viene proposto dal GOVERNO, che è espressione della maggioranza, e non dal PARLAMENTO che è espressione di tutti.

    http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Statistiche/Leggi//DDLLeggiApprovatePerIniziativa.html

    Iniziativa numero leggi
    2008
    Parlamentare…..1
    Governativa…..43
    Totale 2008…..44

    2009
    Parlamentare…..19
    Governativa……71
    Totale 2009……90

    2010
    Parlamentare…..4
    Governativa…..18
    Totale 2010…..22

    Totale generale…..156

    Esautorare il Parlamento, e quindi la rappresentanza popolare, della’attività legislativa, significa esautorare il popolo della sua volontà politica. Vogliamo dire come si chiama, questa?

    E non solo il parlamento emette leggi, vincoli e tutele, ma anche le amministrazioni pubbliche a vari livelli (abbiamo discusso abbondantemente sulle ultime ordinanze del sindaco, negli articoli di più recente pubblicazione).

    Facciamo un esempio: è giusto estinguere il contratto di lavoro ad una donna incinta, anzi anche solo fidanzata? Ma è legale farlo?

    è giusto che due omosessuali si sposino? Ma è legale?

    E’ giusto pubblicare le intercettazioni telefoniche quando c’è flagranza di reato prima però del pronunciamento del giudice? Ma sarà legale?

    E via di seguito: ciò per dire che il margine tra giusto e sbagliato non è per nulla netto, mentre tra legale e illegale quasi sempre lo è.

    Nelle parole di Grasso, trattandosi di lotta al crimine organizzato, chiaramente giusto e legale coincidono. Ma nella vita di noi comuni mortali i, giusto e il legale non hanno un limite definito. Allora, per adesso, senza scomodare la MORALE, senza dichiararsi GIUSTI, che a quello ci pensano gli altri a definirti tale, concentriamoci sull’essere ONESTI.

    P.S. ONESTI a TEMPO DETERMINATO. Perché se dobbiamo essere trattati come cani onesti, e potrei citare migliaia di episodi nella mia breve esistenza di cittadino del Bel Paese in cui siamo stati trattati come cani, allora la pazienza si esaurisce.

    Ci sono persone ricche, con un lavoro sicuro, con famiglia e figli che possono essere “giusti”, vorrei pure vedere che non lo fossero, visti i loro lauti salari e il potere che deriva dal fatto di avere un posto nel mondo.

    Ma chi non arriva alla fine del mese e legge degli scandali recenti sui giornali nazionali e locali è felice di essere onesto? Che felicità c’è nell’avere la coscienza e la fedina intonsa, se poi vieni trattato da quei giusti con la G maiuscola come l’ultima delle merde? E vieni privato della dignità? Qualcuno può dire che sto esagerando. Allora fate un giro sull’Eurostar e poi sull’Intercity, o peggio ancora sull’Espresso. Provate ad usufruire di quei cessi se li trovate aperti. Stessa tratta: Milano-Napoli. Poi vediamo cosa pensate dell’essere Giusti. Con la G maiuscola.
    Giusti, costretti a pisciarsi addosso.

    • Intanto ringrazio tutti per i commenti molto interessanti. Rispondendo a Gabbo. Ti è sembrato di vedere un’associazione tra legalità e democrazia, credo che esista e che sia forte e la chiarisco. Chiaramente le due non significano la stessa cosa, visto che sono due parole diverse. Io per legalità intendo essenzialmente rispetto delle regole. E chi le ha stabilite le regole in Italia? Le hanno stabilite dopo la guerra i partiti che hanno partecipato alla Assemblea Costituente, che ha prodotto la Costituzione che è democratica e che è stata realizzata in un confronto democratico.
      Quindi credo che esista un rapporto forte tra legalità e democrazia. Questo vale per tutti i paesi occidentali che hanno una costituzione e che hanno subito processi durati secoli verso la democratizzazione. Dici poi che la giustizia è un concetto troppo personale e relativo, e chiedi cosa è giusto. Anche la democrazia si basa su un concetto di relatività: mette a confronto delle partes (partiti) che espongono una particolare visione del mondo e che nel confronto democratico esprimono una sintesi rappresentativa (stesso meccanismo spiegato astrattamente secondo il quale è nata la Costituzione). La giustizia è sì un fatto interiore e personale, ma ha sempre anche dei risvolti pubblici, perché un ladro e un un cittadino onesto credo che siano dotati di una diversa morale, che fanno la differenza. E qui arrivo alla terza questione sulla quale non sono d’accordo, il fatto che tu dica che la politica e la vita privata non siano sullo stesso piano. Non sono sullo stesso piano, ma si incontrano di frequente. Credo che esistano delle scelte che siano solo private, come ad esempio stare con una donna piuttosto che con un altra, o adorare un Dio piuttosto che un altro. E credo che esistano delle scelte private che hanno dei risvolti pubblici. Ho già fatto l’esempio della morale e della sua applicazione prima, ma possiamo riferirci a qualsiasi cosa che trascenda la nostra persona e che coinvolga qualcun altro. Ad esempio la libertà. Io sono libero se rispetto la Costituzione, perché mi muovo rispettando il diritto alla libertà degli altri. Se invece non rispetto le regole, magari dichiarando meno soldi di quanti ne percepisca, sono sempre libero, ma danneggio la libertà degli altri che pagano le tasse. Quindi la morale e la giustizia non sono solo questioni private, perché possono avere influenza sulla collettività.
      Per quanto riguarda l’oligarchia credo che sia un sistema che difficilmente possa funzionare bene in Italia e che comunque non ritengo giusto in una società di massa. Ad oggi nel nostro paese il sistema di governo è un misto tra una formale democrazia mal funzionante e una gestione occulta (neanche troppo) e oligarchica di poteri forti, come la Chiesa, le grandi aziende, i sistemi di potere inseriti nei partiti, la Mafia, e le varie altre corporazioni. Questo credo sia il problema dell’Italia, che si articola su due livelli. La democrazia non funziona perché è stata affossata e viene colpita tutti i giorni dalle oligarchie suddette tramite la gestione del potere i modo occulto (cioè ignoto alla massa) cosa non legale, e tramite un sistema di leggi che minano la capacità della Stampa e dei Media nel fornire un’informazione corretta e indipendente, quindi nell’impossibilità dei cittadini di costituire un’opinione pubblica attiva; nell’impossibilità della magistratura di garantire l’esecuzione del potere giudiziario, basta guardare il sistema carcerario e l’organizzazione dei tribunali italiani e le leggi che li regolano per capire il perché. Al secondo livello c’è la lotta pubblica e privata tra le oligarchie, inserire più o meno nel falso sistema democratico, per la gestione del potere, che passa sia attraverso l’accrescimento della propria forza sul piano istituzionale, sia su quello privato e occulto. Così è chiaro che la democrazia non può funzionare, perché viene minata la legalità, cioè il rispetto delle regole a tutti i livelli, in nome di una lotta senza quartiere fatta di interessi particolari e corporativi.
      La vostra proposta (Gabbo e Pietro) è quella di legalizzare le oligarchie, idea che fu realizzata già da Mussolini: vi ricordate la terza via? Era il Corporativismo, abbiamo visto come è andata a finire. Vorrei dire perché credo che l’oligarchia sia peggio della democrazia. Penso che ogni forma di restrizione del potere su un numero circoscritto di persone sia pericolosa. Questo perché se tutti gestiscono un po’ di potere esistono masse di persone orientate attivamente verso degli obbiettivi, quindi c’è partecipazione ad ogni livello. Gli esempi sono numerosi, basta guardare il PCI dopo il 45 o anche la Dc o semplicemente la rivoluzione francese, o anche quella di Napoleone: un insieme di persone lottavano per una serie di obiettivi condivisi. Restringere il potere all’oligarchia o alla monarchia consente di avere un potere troppo grande da gestire per poche persone, ci mette cioè nelle condizioni di affidarci alla morale, alla giustizia e alla resistenza alla corruzione di chi ci comanda. Così avremo una dittatura dispotica con un Mussolini con il Gran Consiglio del fascismo, o uno Stalin perché no; oppure potremmo avere delle monarchie illuminate (al momento non mi vengono in mente gli esempi storici, che però esistono) o delle oligarchie tali. In ogni caso il rischio dell’oligarchia è che è un sistema più chiuso e potenzialmente autoreferenziale, dove è più difficile garantire il ricambio e dove è più facile rappresentare solo sé stessi o un interesse particolare di casta. Quindi penso che se vogliamo vivere bene in occidente, non so in Cina, dobbiamo lavorare per garantire la democrazia sui punti di prima, cioè sulla questione della legalità, cioè delle regole del gioco. Semplicemente perché senza regole è il delirio e nel delirio non si va da nessuna parte. In queste situazioni solo una minoranza trae vantaggio, spesso in modo illecito sulla pelle degli altri.

  9. La discussione è interessante, perciò approfondisco la mia idea.

    1. io non propongo di legalizzare LE oligarchie. Sarebbe una contraddizione in termini. Propongo un sistema oligarchico. Una versione molto ridotta dell’attuale parlamento. Se ti interessa posso anche spiegarti nel dettaglio come me lo immagino, pur avendo io un sacco di limiti in termini di conoscenza politica. Ma all’immaginazione non c’è limite, no?
    Ancora: è strano (non dico sbagliato, eh, dico solo strano) parlare di democrazia in una società di massa, perché la massa è una sola, pur composta da persone. Nel momento in cui queste persone esprimono un parere democratico andando a votare, non si tratta più di massa ma di individuo che sceglie. Individuo, dico, perché il voto è personale e segreto. O no?
    Quindi anche in questa locuzione mi sembra ci sia spazio per molte ambiguità.

    2. il rapporto forte tra legalità e democrazia esiste, non lo nego. Voglio solo far notare che non è l’unica possibilità. In Italia è così perché si è partiti da un confronto democratico, ma questo non è sempre necessario. Anche le leggi di un re o di un tiranno si considerano legalità. Anche a Cuba le regole imposte dal comunismo sono legali. Eccetera.
    Per questo motivo, come ho scritto nel commento sopra, la partecipazione democratica che tu invochi non è (la sola) strada, nè altrove nè in Italia, per ripristinare o potenziare la legalità. E’ qui che volevo mettere l’accento.
    Questo per due motivi: innanzitutto “partecipazione democratica” è un concetto molto vago. Che significa? Partecipare alle assemblee comunali? Candidarsi a qualche carica? Fare propaganda? Discutere di politica? Andare a votare? Forse tutte queste e anche altre magari, ma queste attività hanno l’effetto di contribuire alla democrazia (certo, si parla di partecipazione democratica), ma non l’effetto di potenziare o preservare la legalità. Io posso andare a votare B. per esempio, e questo molto facilmente non si traduce nel rispetto della legalità. Posso candidarmi ad una carica e poi magari sfruttare la posizione a mio personale vantaggio. […inserire qui altri esempi del genere…]

    3. torniamo al concetto di giustizia. Per rispondere a Claudio, giusto e legale penso che coincidano solo per (appunto) coincidenza. Esistono negli europei (negli italiani) una serie di idee condivise (la cui origine non indago) sull’uomo, sui diritti e su un sacco di altre cose. Queste idee, essendo comuni a molti (democrazia) sono state messe per iscritto ed ecco la legge. E’ chiaro che molte cose giuste sono legali. La legalità è stata plasmata su un’idea del giusto che esisteva già. Infine, sono d’accordo che la giustizia personale abbia influenza sulla politica, ma questa non è una trasmissione ovvia. Per il semplice fatto che se non esistesse la democrazia, la giustizia avrebbe influenza solo sulla vita dell’uomo. Quando questa vita però include una partecipazione democratica, ecco che la giustizia, forse, vi influisce in modo positivo.

    Il succo quindi di questi miei interventi qual è? E’ che la democrazia non è una cosa scontata. Anche se uno Stato nasce come democratico, la democrazia è solo una sovrastruttura, una POSSIBILITA’, non è mai a priori, mai imprescindibile.

    Questo è il senso del mio discorso.

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