Le zie, ovvero, il caffè dopo la messa ha un sapore più dolce (di Baldoni Fabio)

Arrivano a piccoli gruppi. Sorridenti e ciarliere. Vestite con gli abiti della festa. Sempre.
 
Ci sono semplici pensionate e mogli degli ex imprenditori, le matrone delle famiglie bene di Maranello: custodi dei segreti del paese e dei conti in banca.
Entrano da noi perché questo è il locale dove venivano fin da piccole con i loro genitori; dovete sapere che il bar in cui lavoro è presente in paese, sotto diverse forme, fin dall’inizio del secolo scorso (prima locanda, osteria, poi ristorante e bar) ed è proprio al centro di Maranello.
 
Tutte le mattine fanno tappa fissa, dopo la messa o la spesa, e restano fino a mezzogiorno; poi se ne vanno verso casa, a preparare il pranzo. Le età sono diverse – dai 60 agli 80 – ma le abitudini sono le stesse: consumazione veloce al banco, tranne d’estate o coi primi caldi primaverili, poi a chiacchierare sedute in saletta (nei tavolini fuori per le fumatrici). Restano anche un’ora – qualcuna due – a seconda degli impegni della giornata, e c’è chi viene più di una volta nella mattinata: la prima per consumare e la seconda per le pubbliche relazioni. Un rito che si ripete ogni giorno da anni – sicuramente da prima che arrivassimo noi nel 2002 – e che non ha mai grosse variazioni sul tema.
 
Sono divise in due gruppi distinti, che si sfiorano senza mai toccarsi; ci sono giorni in cui riescono a stare sedute a 2 metri di distanza mentre, ad uno sguardo attento, si capisce subito che in realtà sono chilometri che le dividono. Si conoscono tutte fra loro, ma la condizione sociale/culturale da cui provengono rappresenta forse un ostacolo che non possono – vogliono – superare. Probabilmente erano compagne alle elementari, certamente si incrociano da una vita, ma il cognome che portano, per nascita o per matrimonio, le ha portate su piani differenti. Non comunicanti evidentemente.
 
Ognuna ha le sue abitudini, tutte o quasi le chiamiamo ormai per nome, ed alcune hanno piccole manie dettate sicuramente più dall’insorgere dei problemi dell’età che da effettivo difficile carattere. C’è chi ha bisogno del bastone per camminare ma, appena entra nel locale, ama appoggiarlo lontano da dove si siede – in posti non visibili alle altre zie – così da potersi muovere, zoppicando, senza mostrare nessun simbolo di vecchiaia. Chi vuole la propria ordinazione appena si siede e chi deve pagare subito perché ha fretta (rimanendo poi, come sempre, almeno mezz’ora a chiacchierare). Chi trova ogni volta qualcosa che non va sulla cottura del gnocco e chi, se non le porti l’acqua col caffè, te lo fa notare come se le avessi fatto un torto (le volte che ti ricordi poi, spesso, non viene bevuta).
 
Nonostante questi piccoli appunti sono una bella costante delle nostre mattine, perché la maggior parte di loro ha una cortesia, dei modi, che sono di un tempo che non c’è più: servirle – non esiste parola più giusta – è davvero un piacere. Ma la cosa più divertente sono le piccole scaramucce verbali (per il ritardo del caffè o per una dimenticanza) che finiscono sempre con una battuta o un sorriso.
 
Alcune sono vedove, mentre per le altre i mariti – in bar – diventano semplici elementi sullo sfondo: c’è chi arriva a mezzogiorno per accompagnarle a casa, chi viene nel locale per fare la sua consumazione senza disturbare la moglie impegnata con le amiche e chi, direttamente, viene prima o dopo, per evitare di incrociarla.
 
Sono clienti speciali, perché conquistarle – con un buon caffè, un servizio cortese ed un sorriso – non è così facile. Tutte però ci scelgono ogni giorno, anche se ogni giorno dobbiamo essere all’altezza delle loro aspettative. Qualunque esse siano.

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