CHINA POWER, capitolo parentetico 3 – EXPO 2010 (parte 1)

Lavoro al padiglione italiano da circa un mese, tutta la settimana dalle dieci alle diciotto, tranne il giovedì libero. Sono stato assunto nel servizio di sicurezza, il che significa che devo girare a caso per il padiglione controllando che tutto fili liscio. Il lavoro in finale è comodo: uno stagista (volontario) quale io sono non se lo caga nessuno, ma proprio nessuno, lì dentro. Parlo ovviamente di quelli che hanno potere decisionale, degli stipendiati d’età superiore ai 25. Nella mia stessa situazione ci sono altri 3 ragazzi italiani miei conoscenti, perciò azzardo una generalizzazione: non so se questa indifferenza verso (eccola!) i giovani è una prerogativa degli italiani, se è solo un effetto dell’essere stagista o se, ancora più a valle, deriva dal fatto che tanto non mi pagano.

Ad ogni modo, senza nessuno che mi controlla, posso fare quello che voglio, sempre salvando le apparenze, è chiaro.

Parlare coi colleghi cinesi, tutti coetanei o quasi, è la parte che preferisco.

Sono però rimasto di sale quando uno mi ha fatto notare che quello che io mangio a pranzo (gratis) nel ristorante italiano costa di più della loro paga giornaliera, cioè in media 20 euro. Non so dire quanto sia giusto tutto ciò. Ogni padiglione comunque ha appaltato un servizio di hostess/sicurezza a delle ditte cinesi, che posizionano schiere di studenti sulla ventina nei punti strategici delle sale. Questi indossano costumi in tema con la nazione ospitante: nel nostro caso, un improbabile completo Prada rosa e grigio. Unisex, buon dio. La funzione di costoro è rompersi le palle sei ore al giorno in piedi da qualche parte, giocare coi walkie-talkie, esibire the italian fashion, impedire ai turisti di accalcarsi qua e la. Cosa, questa, che non riescono a fare.

È molto triste vedere la gente che fa la fila di un’ora o due ed entrare nel padiglione per poi farsi spingere avanti velocemente da ragazzine col megafono alte un metro e trenta. Ma questo sarà solo un problema di numeri, diavolo, l’Expo qui è più pubblicizzato dei mondiali in Italia; e il nostro padiglione italiano fa 25.000 persone al giorno. 参观 (tsanguan) di massa. Benvenuti in Cina.

Dall’altra parte, è un problema di organizzazione, perché le prime due sale sono diabolicamente strette e piene di roba molto interessante: un’Isotta Fraschini per esempio. E questo è già sbagliato. Bisogna dire “l’Isotta Fraschini”, l’auto più lussuosa del mondo, perfettamente funzionante. Poi una Aprilia vincitrice dell’ultimo superbike, una bici modello speciale Expo 2010, teche di calzature sportive ergonomiche brevetto 2007, almeno 7 opere di arte astratta di vario genere (e gusto), un plastico del Pantheon in pietra e marmo, uno del Teatro Massimo in legno, larghi 1×1, un modellino con video del ponte sullo stretto (!!!!!!!!!!!), paliote decorative in oro-argento-corallo, una ventina di schermi che mandano immagini di panorami cittadini, una stanza di vetro 3×6 con dentro veri artigiani italiani che fabbricano cose davanti agli occhi attoniti dei turisti (nell’ordine di comparsa ogni due settimane, manifattura scarpe, poltrone, restauro sculture, fumetti, cartoni animati, dolci, gioielli, violini). Una figata, insomma. Peccato che le stanze siano state pensate per un’affluenza à la occidentale. Così tra la gabbia degli artigiani, il Panthon e un’orrenda lampada (che non è una lampada) verde fatta di tubi di plastica grossa come due persone, c’è appena posto per un nonno in sedia a rotelle e l’ingorgo e bello e pronto. Inoltre non manca mai chi vuole saggiare con mano la resistenza dei modellini, il materiale della lampada (che non è una lampada), magari chiedendomi se quelli sono spaghetti, oppure chi inciampa nel piedistallo di una libreria di funzione ignota trascinando in terra gli scaffali. Ma l’orgoglio italiano di esibire cose che non c’entrano niente con l’Expo val bene un paio di hostess in rosa e il sottoscritto che si sgolano per mandare avanti i turisti estasiati e impedirgli di travolgere le opere, mentre i boss italiani dicono quanta gente c’è oggi e vanno fuori a fumare una paglia.

Sulla guida poi c’è scritto che queste sale sono pensate apposta per dare l’idea dei vicoletti narrow narrow tipici delle città italiane. Per fortuna che quando bestemmio lì dentro nessuno capisce cosa dico.

No, parliamo un attimo del tema dell’Expo. Ecco, io leggo sulle guide ufficiali, così come sui muri delle case, opuscoli, cassonetti, teleschermi, spille e mezzi informativi vari che il tema è “better city, better life”. Tutti i padiglioni che ho visitato fin’ora, escluso quello olandese (eh!), non deviano clamorosamente dalla traccia.

Nel padiglione italiano invece ci sono cose difficilmente ricollegabili, come una vera orchestra a grandezza naturale incollata ad una parete, uno scorcio di un de Chirico riprodotto a mosaico, manichini alti tre metri vestiti da Versace/Zegna/D&G, un ulivo finto scala 1:1, una sezione del Duomo di Firenze, una parete del teatro Olimpico di Vicenza, un campo di grano con tanto di papaveri attaccato a un soffitto, la sala dedicata all’Expo 2015 con foto della Moratti e una cascata che vela una panoramica di Rho area fiera. Sembra di stare nel mondo delle fiabe! Better city, better life, mi sembra chiaro.

Come chicca finale, un bel video del MOSE che illustra il progetto e spiega come colare cemento in laguna senza devastare l’ambiente naturale. Non so però se c’è ancora qualcosa da devastare, nel caso… E infatti i colleghi italiani, quando domando cosa pensano del MOSE, non hanno dubbi, cito: “preferisci conservare Venezia o quattro calamari di merda in laguna?” Allora torno subito a gridare ai cinesi qing wang qian zou qilai, che significa per favore datevi una mossa. Ai cinesi so sempre cosa rispondere. Per fortuna che ci sono loro.

Riguardo al ponte sullo stretto, gli dico sempre che per la tettonica a placche il ponte rischia di essere una bufala. Di solito però non sanno cos’è la tettonica a placche, ed anche lì, come dicono loro, 没错 mei tsuo, tutto okay. I miei colleghi siciliani dicono che il ponte è comodo, perché quando vanno in vacanza a Napoli risparmierebbero tre ore di imbarco-sbarco coi traghetti. Forse dovrei dirgli che, prima dell’inaugurazione del ponte, faranno in tempo ad essere abbastanza vecchi da non andarci più in vacanza.

Basta, basta. Better city, better life, no? E allora perché non ci compriamo tutti una bella macchina ecologica come quella esposta nella sala 3, una splendida Ferrari ibrida HY-KERS 599 color verde natura da 5 milioni di eurini, per sborare senza inquinare in giro per l’Italia?

In finale il padiglione italiano mi sembra assolutamente coerente col nostro paese: una fiera del pazzesco, per farla breve. Persino i francesi dicono che il nostro padiglione è il più bello di tutti. Quantomeno i cinesi si divertono come matti; sempre che non arrivi qualche VIP gonfio di cash a fargli buttare nel cesso tre ore di coda.

È una sofferenza per me costringere la gente a procedere per permettere a qualcun altro di passare, ma immagino che faccia tutto parte del gioco.

Gabriele V., Shanghai, aggiornato  08/06

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