Ricordi di una sera dell’88. La prostituzione da Don Benzi ad Elvira Dones (di Veronica Botti)

Era una sera di Luglio dell’88, io e tuo padre eravamo ancora fidanzati. Passavamo per la Bruciata nella nostra Cinquecento. Avevamo diciotto anni, e le prostitute rappresentavano una sorta di novità.

Fin dall’infanzia la parola prostituta era rimasta legata ad una figura leggendaria “dei tempi della guerra”, una donna sensuale, chiamata nave scuola, che iniziava gli uomini del paese all’arte del sesso.

Quella sera però, per la prima volta a diciotto anni, ho visto donne lontane da quello che era l’immaginario comune. Era  raccapricciante vedere il traffico, le code di macchine in mezzo a quelle anguste strade di provincia. Auto grandi e costose di avvocati, magistrati, dottori, furgoncini di idraulici, elettricisti, muratori, utilitarie di uomini che, dopo, ritornavano a casa ed abbracciavano moglie e figli.

Tutti in fila davanti a bambine bellissime dalla pelle scura, per un solo motivo.

Quell’ingorgo nauseante aveva bloccato anche noi, e così una ragazzina sui quattordici anni si appoggiò con entrambe le mani al finestrino di tuo padre, balbettando “Ventimila lire”.

Se ne andò subito dopo avermi vista, ma io quegli occhi li ho ancora qui.

Quella notte l’ho passata a vomitare.

Questo è quanto ricorda mia madre della prima volta in cui vide una prostituta.

Due ore fa passavo anch’io per la Bruciata. Parlando di quella sera dell’88 mia madre ha detto che all’epoca non esistevano le rotonde. Vennero costruite solo dopo un’inaspettata affluenza di auto nelle ore notturne.

Ero in macchina quando una Panda grigia con l’adesivo Bambini a bordo si è fermata davanti ad una ragazza nera, con le gambe lunghe, nude. Mi chiedevo cosa avrei potuto fare, e la coscienza contava i metri che mi separavano da quella situazione raggelante. Mi sono voltata, non c’era più nessuno.

Niente, ecco cosa potevo fare.

Di prostitute ne abbiamo sentito parlare in tutte le salse. Fastidiose, ripugnanti, indisponenti, tasselli di un puzzle che non potranno mai incastrarsi nella nostra reltà cinica e colorata.

Il 23 Febbraio scorso, il TG Regione Lombardia ha trasmesso un servizio sulla condizione di alcune strade di Novara. Un’intervistata: “Smettiamola, troppa spazzatura e troppe prostitute per strada.”

La spazzatura e le prostitute, un binomio che dice tanto.

Stando a questa rivoltante affermazione, le ragazze dei marciapiedi, le lucciole, dovrebbero essere rimosse coi camion dell’immondizia come maleodoranti, ingombranti sacchi neri.

Nel 2007 è morta una persona che raccoglieva questi sacchi, li riciclava, li salvava.

Si chiamava Don Oreste Benzi, riminese che in quindici anni ha liberato circa seimila ragazze dal mercato del sesso, offrendo loro rifugio, assistenza psicologica, affrontando le continue minacce di protettori e “notevoli clienti”. Ha calpestato i pregiudizi, affermando che “nessuna nasce prostituta, ma c’è sempre qualcuno che la fa diventare tale”. Conforta sapere che c’è ancora qualcuno che, sul suo esempio, opera per fermare il fenomeno della schiavitù delle ragazze sui marciapiedi, come l’Associazione Giovanni XXIII, fondata dallo stesso Don Benzi.

Ma chi sono quelli che rendono le prostitute tali?

Tutti coloro che danno loro un costo, o peggio, un prezzo.

Recentemente il presidente albanese Sali Berisha ha confermato il suo impegno nella lotta agli scafisti, contrabbandieri di droga, merce contraffatta, e soprattutto donne, ragazze destinate a vendersi.

Durante l’incontro fra Berisha e Berlusconi avvenuto a Tirana il 12 Febbraio scorso, dopo aver promesso tolleranza zero per i criminali, i premier  si sono concessi qualche battuta sulle “belle ragazze albanesi”.

Il Cavaliere in proposito ha affermato “faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.

La reazione da parte del popolo femminile albanese non ha tardato ad arrivare.

La scrittrice balcanica Elvira Dones ha scritto una lettera rivolta a Silvio Berlusconi, esprimendo tutto il suo disprezzo per l’inopportuna battuta.

“Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: le belle ragazze albanesi. […] Io quelle belle ragazze le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate,devastate. A Stella i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola, puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.[…] Sulle belle ragazze scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente,solo meno fortunato.[…]”

Ogni volta che penso ad una bella ragazza albanese, croata, rumena, russa, nigeriana, senegalese, marocchina o di qualsiasi altra nazionalità, ferma su un marciapiede, svestita, umiliata per una banconota, provo quella stessa sensazione che mia madre provò nell’estate dell’88.

È sempre lo stesso nauseante stupore.

Passando davanti ad una Stella, o ad una Brunilda, chiudiamo le porte al mondo disincantato che ci circonda, stupiamoci, perché non è ammissibile abituarsi alla crudeltà umana.

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5 risposte a “Ricordi di una sera dell’88. La prostituzione da Don Benzi ad Elvira Dones (di Veronica Botti)

  1. C’è ancora Qualcosa di VERAMENTE DURO da aCCetTare, lo senti mentre respiri la pioggia e aspettando l’autobus ascolti i ragionamenti sconnessi di una anziana signora, ferma come te alla fermata della stazione che si lamenta di alcuni giovani, di alcune immagini, di alcune parole che non rientrano nel suo Standard di idee, nel suo Range di valori.
    L’anziana signora aspetta il mezzo pubblico recitando la sua parte; tutti la scoltano, ma nessuno la guarda.
    Ognuno accetta che la pioggia cada in quel momento, Ognuno irritato accetta che la Vecchia parli in quel momento perchè fa parte del copione della giornata, della storia della Nostra vita, della Vita in questa città.

    “Ma come fanno a vestirsi così”… “Non gli dicono niente i loro genitori, scommetto che sono disoccupati, drogati!!!”… “Prendono la pioggia come gli zingari, e non hanno pudore, perchè la polizia non fa niente, queste nuove generazioni sono indisciplinate e sporche,e non credono in nulla e perdono il loro tempo”…

    Arriva la carrozza numero 13 dell’ATCM, quella che attraversa la città e arriva percorrendo la Giardini al nuovo ospedale civile di Baggiovara.
    La vecchia signora sale, paga il biglietto e con Odio continua a fissare i ragazzini che dall’altra parte della strada fumano sigarette e aspettano l’autobus che dalla loro adolescenza porta in un qualche futuro.
    Il 13 corre libero fuori da Modena, arriva in breve tempo dove deve arrivare.
    E’ Breve questa volta il Viaggio della Morale.
    Appare una vera lacrima sul volto di una vecchia, che sta andando a morire.

    Bello l’articolo, ha il mio pieno gradimento.
    Ne ho visti tanti di dibattiti sulle prostitute e per quello che sentivo c’erano sempre due atteggiamenti: la condanna mista a pietà delle componenti istituzionali e uno sdegno figlio della rabbia per i papponi e per i puttanieri.

    Don Benzi e Elvira Dones sono eroi, entrambi.
    Perchè sono da celebrare?!
    Perchè il loro agire è privo di Morale
    Combattono per qualcosa di giusto che vedono e vivono senza false opinioni, senza guardare dall’alto di Una qualunque Carica Politica o dal vetro di un autobus che separa l’umanità dalla vita.
    Complimenti a quelli che ancora vedono queste cose e ne parlano, a tutti gli eroi che in questa Modena non di fanno schiacciare dall’odio di cui è pregna la razza umana.

    AfricanDettoIlNero

  2. Probabilmente la Vecchia è la “MenoPeggio” in mezzo alla nostra società centrifuga, che ruota sempre nello stesso senso, senza mai preoccuparsi di ciò che stagna fuori dalla sua orbita.
    Almeno la Vecchia ha un retroterra, una cultura, una frustrazione e una rabbia che giustificano, in un qualche modo, le sue spietate sentenze.

    Ciò che veramente mi logora con la stessa potenza di un acido solforico è l’indifferenza da parte delle generazioni più recenti, e addirittura la mancanza di scrupoli nell’adottare la parola PROSTITUTA, senza mai collegarla ad una realtà triste e presente, distante solo pochi metri da noi.

    Grazie per l’appoggio e per il commento, un ulteriore invito a pensare.

    Veronica.

  3. Riprendo le tue parole “nella nostra società centrifuga che ruota sempre nello stesso senso” per dire che sta proprio qui il problema. Hai citato come esempio le parole di Berlusconi, esempio emblematico: la sua è stata una frase leggera e superficiale riferita a delle persone che neanche conosce, volta a trasmettere questo senso di giovialità che lo contraddistingue. Ecco è qui il problema, la capacità e la volontà di DISTINGUERE. Non si può parlare di persone e delle loro vite con la stessa leggerezza con la quale si commenta una partita di calcio, altrimenti si sminuisce il valore che le persone e le azioni che compiono portano dentro di sé. Il tuo articolo è bello ed è di valore perché recupera quella responsabilità e quel rispetto che certe vicende e certe persone meritano. è bello perché racconta un mondo dandone una finestra e perché offre una propria opinione su un tema e anche una visione del mondo implicitamente, perché parte da una storia (ce l’abbiamo anche noi, anche se sembra di no) per dire qualcosa dell’oggi. Quindi per riprendere il macro-problema credo che se si vuole lasciare un segno in questa vita, oggi la cosa più importante sia distinguersi e farlo con valore, e credo che tu con questo articolo ci sia riuscita bene.

  4. E’ proprio per colpa dei pregiudizi che affiorano nella sola pronuncia della parola “prostituta” che il problema non viene risolto (per quanto questo possa essere ora possibile).
    Fila e fila di individui mascherati di filantropia e buoni propositi assumono un’espressione di stupita compunzione nel sentir parlare (perchè è inutile mettere a testa sotto la sabbia) di ciò che succede nel mondo della prostituzione e dei suoi orrori, salvo sospirare un “in che mondo siamo finiti”, un “povere ragazze, perchè nessuno fa niente” e dirigersi verso i telecomando per accogliere serenamente l’ultimo gossip.
    Cosa c’è dietro quel volto da buon cittadino civilmente impegnato e ligio alle sue otto ore di lavoro quotidiane se non un senso di superiorità e disprezzo nei confronti di quelle stesse donne di cui parla pubblicamente con tanta compassione?
    Nel 1957 è stata approvata da parte della senatrice Lina Merlin una legge con la quale fu decisa la soppressione delle case di tolleranza, comunemente note come “case chiuse”.
    Nelle case chiuse la prostituzione era regolamentata, erano garantiti controlli sanitari per ogni donna che vi lavorava ed era impossibile il sorgere di tutta la mafia che oggi sta dietro alle lunghe gambe nude sul bordo della strada. Non vi erano ragazzine obbligate o rapite (certo, questo non significa che non ci fossero fuori da quelle mura, ma ovviamente la percentuale era diversa).
    La mercificazione del corpo è cosa orribile. Il problema è che con la chiusura delle case di tolleranza, legge che di fatto partì con propositi nobili come l’abolizione della compra-vendita del sesso e tutto ciò che la prostituzione comporta, la mercificazione corporale ha continuato ad esistere nelle strade, nelle case e soprattutto in totale clandestinità: ragazze obbligate e torturate (ferri da stiro sotto i piedi e la notte sui tacchi alti), magnacci arricchiti dalle prestazioni di minorenni (che non entravano nelle case chiuse), vite distrutte e soffocate sul nascere.
    Don Benzi è un eroe. Mi auguro che venga ricordato come colui che per primo ha tentato di trovare una soluzione umana ad un problema che esiste dal mondo antico.
    Il problema è che a prostituzione, appunto, è un problema con cui dobbiamo fare i conti perchè esiste da sempre. Andate a Pompei, per esempio: ci son i resti di un lupanare, un bordello, chiamatelo come volete. Esiste ancora.
    Le case chiuse rappresentavano questa realtà, secolare e persistente.
    O Don Benzi o le case chiuse (che forse sono eccessivamente antiestetiche per il filantropo panciuto davanti alla TV): lo sfruttamento ai bordi delle strade con la polizia che non controlla (perchè i poliziotti con le loro auto controllano meticolosamente moltissime strade, tranne quelle della Bruciata, chissà come) non può continuare.
    Forse per rimboccarsi le maniche bisognerebbe essere veramente “aldilà del bene e del male”, forse per sporcarsi le mani con questo problema bisognerebbe ascoltare chi ce lo propone dicendo qualcosa di più di “non ci sono più le mezze stagioni”.
    Complimenti per l’articolo.

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