Cosa succede a Pomigliano d’Arco?

In queste ultime settimane varie vicende hanno attraversato il nostro paese e i suoi giornali. La tanto contestata manovra economica, messa in discussione non solo dalle opposizioni, ma dalla stessa maggioranza; gli scandali che via via vanno emergendo dall’inchiesta legata ad Anemone e Balducci, ultimi due nuovi acquisti di una più ampia vicenda italiana (quella dei Furbetti del Quartierino); il ddl sulle intercettazioni (sul quale il Rasoio ha pubblicato l’articolo “E adesso intercettateci tutti”); l’inizio dei Mondiali, che stanno monopolizzando l’attenzione degli italiani e non solo; ed infine la vicenda di Pomigliano d’Arco.

È facile perdersi in questo fitto susseguirsi di fatti, anche perché i giornali molto spesso riportano le notizie in modo frammentario e i siti internet rappresentano una foresta nella quale non tutti si sanno muovere. Tra le tante cose riportate credo sia importante fare una ricostruzione ed un’analisi politica della vicenda di Pomigliano d’Arco, che, seppure tanto descritta e sviscerata sui giornali, non penso sia passata al di là della schiera delle persone più attente. Pomigliano D’arco è un paese che si trova in Provincia di Napoli. Qui ha sede uno dei più importanti stabilimenti della Fiat, vi lavorano 5000 operai e se si conta l’indotto si può comprendere quale sia la rilevanza di questo pezzo di industria per l’economia del Meridione. La storia di questo stabilimento non è delle migliori: è sempre stato caratterizzato da un basso livello di produttività e da un alto tasso di assenteismo sul lavoro. Nelle scorse settimane Sergio Marchionne (amministratore delegato della Fiat) ha presentato un progetto di investimento sullo stabilimento di 700 milioni di euro, con il quale si intende trasferire la produzione della nuova Panda da un’industria polacca nella fabbrica campana. Questo consentirebbe di mantenere aperto lo stabilimento, che con la crisi è messo a dura prova, e di portare ricchezza in quella zona del Meridione: un potenziale schiaffo alla criminalità organizzata e al lavoro nero. Dove sta allora il problema, descritto questo scenario idilliaco? Il problema sta nei metodi con i quali è stata intavolata la proposta: Marchionne ha presentato il progetto agli operai chiedendo come GARANZIE ai sindacati di assumersi delle responsabilità relativamente ad una totale flessibilità, anche modificando norme del contratto nazionale e richiedendo esplicitamente la rinuncia a diritti costituzionali (diritto allo sciopero), legislativi (diritto alla malattia) e comunitari (condizioni di lavoro). Qui vi allego una chiarissima ricapitolazione del contratto proposto dalla Fiat per darvi un’idea di cosa significhi: la prima parte dell’intervista mi sembra valida, separatela dal giudizio politico successivo.

Di fronte a questo aut aut, i sindacati si sono divisi: la Cisl e la Uil hanno firmato l’accordo sostenendo che sia meglio lavorare in queste condizioni piuttosto che non lavorare. La Fiom (il sindacato dei metalmeccanici che fa capo alla Cgil) invece ha rifiutato di firmare, in quanto il contratto proposto mette in discussione dei diritti fondamentali di tutela dei lavoratori e impone condizioni di lavoro umanamente non accettabili.

Le reazioni della politica:

Il governo ha subito appoggiato la proposta di Marchionne descrivendola, attraverso le parole di Tremonti e Sacconi, come un nuovo modello per rilanciare lo sviluppo nel settore industriale italiano. L’Idv, Sinistra Ecologia e Libertà e la Federazione della Sinistra si sono schierate in difesa dei lavoratori, sostenendo la scelta della Fiom di difendere il contratto nazionale di lavoro, mentre il Partito Democratico ha espresso una reazione articolata e ambigua (che solo per comprendere quella ho dovuto leggere 4 o 5 articoli): la posizione del maggiore partito di maggioranza sulla proposta è un Sì, con riserva (Bersani, appoggiato da Veltroni e Fassino). La posizione che esce in modo confuso è che sarebbe stato meglio arrivare ad un accordo tra le parti che garantisse la tutela ai lavoratori e che permettesse l’investimento. Questa posizione emerge da una dialettica sviluppatasi nel partito tra “riformisti” e “antagonisti”. I primi hanno sostenuto la necessità di appoggiare favorevolmente la proposta della Fiat, mentre i secondi caldeggiavano un intervento più importante a difesa dei lavoratori.

Il risultato è che in questi giorni gli operai di Pomigliano voteranno in un referendum per esprimere la loro posizione in merito.

Autorevoli penne come Eugenio Scalfari hanno scritto su Repubblica come questa vicenda (che a mio parere sta passando in sordina) rappresenti un punto di snodo cruciale per il nostro paese nello sviluppo dei rapporti di lavoro (articolo allegato in fondo “A Pomigliano comincia l’epoca dopo Cristo”). La proposta di Marchionne rappresenta un “nuovo” modello di cui Pomigliano vuole essere l’esempio che potrebbe portare ad una stagione di accrescimento delle disuguaglianze. Estendendo il ragionamento dalla fabbrica alla società italiana e alla società globalizzata, Scalfari spiega come le disuguaglianze nel nostro paese siano alla base di un sistema che blocca lo sviluppo. In questo panorama emerge implicitamente una forte critica al Partito Democratico, la cui storia nasce dal lavoro (sì dal lavoro operaio, ma in generale dal lavoro), che in questo frangente si mostra timido nel difendere gli operai di Pomigliano e tutto ciò che questi rappresentano in questa vicenda, per non accrescere i contrasti interni al partito sollevati dalla questione. Nichi Vendola, alleato del Pd, che viene dalla stessa tradizione, richiama i democratici su questo punto fondamentale, il lavoro, parlando di “morte della Costituzione” senza fare sconti.

In tutto questo la domanda che mi sorge spontanea è questa. Perché un partito che mette al centro del suo programma il lavoro e la difesa dei lavoratori, il cui leader ad Annozero fa un intervento molto deciso a difesa dei lavoratori tutti, riscuotendo un grandissimo successo nell’elettorato; un partito che viene da una tradizione che si fonda sulla difesa dei lavoratori subordinati e in generale delle fasce più deboli della società, in questo frangente descritto come cruciale da molti intellettuali non dà una risposta precisa? È chiaro a tutti quale sia la politica di questo Governo, i provvedimenti da esso presi in materia di Scuola, Regole ed Economia parlano chiaro. Non è chiaro invece quale sia la politica che il Partito Democratico voglia contrapporre a quest’ultima e ancora prima se sia in grado di elaborare degli strumenti per contrastarla, cioè per difendere tutte quelle persone che a sinistra chiedono aiuto.

Qualche articolo per approfondire:

http://www.repubblica.it/economia/2010/06/22/news/sofri_pomigliano-5043267/index.html?ref=search

http://www.repubblica.it/politica/2010/06/20/news/scalfari_pomigliano-4991542/index.html?ref=search

Enrico Monaco

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8 risposte a “Cosa succede a Pomigliano d’Arco?

  1. Erri, ti faccio davvero tantissimi complimenti. A malincuore ammetto di esser stato, fino a pochi minuti fa, uno di quelli che non avevano bene e completamente chiara tutta la faccenda di Pomigliano, vuoi per pastoie universitarie, vuoi per accidia canicolare estiva. Il tuo articolo, chiarissimo, ha riassunto con equilibrio i termini della questione, e nella sua semplicità è stato gravido di conseguenze emotive, perlomeno per quel che mi riguarda.
    Prima fra tutte, l’incazzatura (si può dire?) per questa ulteriore vittoria del capitale sul lavoro; per un “maggiore partito di opposizione” che non esiste se non nominalmente; per un governo che -ovviamente- plaude alle condizioni pre-1848 imposte dai plutocrati ai lavoratori; per l’involuzione delle condizioni dei lavoratori stessi. Il prossimo passo cosa sarà? Sciogliere i sindacati antagonisti?
    Seconda reazione: la rinnovata coscienza della necessità cogente e non più procrastinabile di mettere in primissimo piano la sfera del lavoro. Lavoro e lavoratori sono le nostre radici (e con “nostre” intendo di qualsiasi movimento di sinistra, esulando da definitori steccati partitici), e non si può non difenderle.
    Mi scuso per l’inopportuno commento e per la certamente scarsa capacità analitica, ma non potevo rimanere indifferente.
    Ancora complimenti.
    M.

  2. Il tuo commento non è per niente inopportuno, esprimi molto bene un sentimento chiarissimo che accompagna una gran parte dell’elettorato di sinistra. La rabbia è giustificata e anche l’incazzatura (che si può dire, questo non è un blog per fighetti). Le scelte del Partito Democratico, il partito che ambisce a guidare l’alternativa di sinistra, non sono rappresentative di quella parte di popolazione che potrebbe sostenerlo. I fatti mancano clamorosamente quando non sono controproducenti, le parole invece si sprecano ampiamente in discorsi che muoiono dopo poco tempo per rinascere sempre uguali a sé stessi. La riforma del mercato del lavoro, l’hanno fatta loro con la legge Biagi (una cosa di sinistra?), la legge Salva Berlusconi che consente al Premier di pagare solo l’1% sulle televisioni di sua proprietà l’hanno fatta loro (e poi sono in prima fila a dire che Silvio governa perché ha il potere mediatico), e gli esempi sono molti. Allora è chiaro il perché del sentimento di rabbia e di lontananza (il cosiddetto astensionismo di sinistra) che si manifesta puntualmente ad ogni nuova elezione. Quella di Pomigliano è l’ennesima vicenda importante sulla quale il partito che ambisce a guidare l’alternativa, latita, rendendo il suo pseudo-silenzio assordante, così perdendo ulteriormente credibilità, anche in quegli elettori cronici che continuano a votarli, nel nome di un sentimento identitario legato alla storia del Pci. E le parole di Enrico Letta sulla Repubblica che dice “Siamo pronti al voto”, e il giornalista di quel giornale che neanche ci vuole credere, che gli chiede se sta dicendo sul serio, mi fa scappare da ridere. Un partito spaccato in mille rivoli che sta su solo perché prevale un ambizione di governo e perché Berlusconi sta distruggendo l’Italia, come pretende di guidare un paese allo stremo delle forze? E dove possono portarci? Nel Pd ci vorrebbe un po’ di realismo e anche di responsabilità.
    Per quanto riguarda il lavoro, sarebbe interessante analizzare la provenienza di ceto e lo status attuale dei rappresentanti della sinistra: se si vuole difendere il lavoro bisogna aver lavorato o quanto meno essere stati a contatto con la realtà del lavoro. Altrimenti è solo metafisica studiata sui libri, e poi si finisce per rappresentare altre strati della società, che non sono i larghi strati del lavoro dipendente, basta guardare il forte successo del Pdl e della Lega tra gli operai e sarebbe interessante analizzare quale sia il voto dei lavoratori dipendenti del settore privato.
    Quindi credo che sia fondamentale un cambio generazionale forte, che chiuda con i dirigenti che hanno rovinato la sinistra italiana. Occorre un ricambio aperto alle forze della società civile che oggi rappresentano il futuro per la sinistra, perché sono i portatori di una nuova cultura di sintesi, di nuove idee, di nuove forze e anche di una certa purezza e spinta etica che il ceto dirigenziale chiuso di oggi ha smarrito da molto tempo. Solo allora si potrà guardare con fiducia e speranza ad un’alternativa di sinistra, per adesso navighiamo in acque burrascose e le nuvole nere oscurano anche la vista delle stelle che potrebbero indicarci la rotta.

  3. Panda. Auto ufficiale per fare quello che ti pare. Evidentemente è così, questa Panda deve avere un potere esoterico per cui appena ci monti sopra sei autorizzato immediatamente a fare tutto quello che ti pare. Marchionne a questo punto sarà stato il primo a provarla, visto che improvvisamente è uscito di senno proponendo il pacco di Pomigliano. Allora mi sorge un dubbio: Berlusconi, tutta la sua combriccola, gli affaristi, i papponi, i vari Corona della situazione e tutti i boss del quartierino…avran mica tutti comprato sta Panda maledetta? Magari di giorno vanno in giro coi Mercedes e le Bentley, poi la sera si rinchiudono in garage a venerare la maledetta Panda-totem che gli corrompe l’anima. Mannò, mannò…molto più probabile che sia una semplice geniale trovata di marketing. Dato che in questo paese i potenti (cioè chi ha molti soldi) fanno regolarmente quel cazzo che gli pare, mandiamo il messaggio al ceto medio (che è sempre in cerca di emulazione del ceto superiore, ed è quello a cui la Panda è rivolta) che se si comprano sta macchina anche loro piccoli uomini saranno come noi grand’uomini: anche loro potranno fare quel cazzo che gli pare.

    Non c’è da stupirsi se il Governo ha espresso in coro il suo plauso al piano della FIAT. Come ci ricorda il video qui sopra, il Popolo della Libertà è in piena sintonia con chiunque esprima la propria libertà personale. Resta solo da discutere sopra il concetto di libertà inteso dal Governo. L’attuazione di qualsiasi piano o pratica per cui un imprenditore – meglio se della grande-media industria o della finanza – possa incrementare i suoi profitti a scapito di qualunque cosa (lavoratori, ambiente…tutto eccetto i suddetti politici), questa è libertà. Cosa volete? Imbrigliare la potenza creativa dell’imprenditoria italiana, che è la chiave del nostro successo economico di tanti anni? Comunisti! Avere una scuola pubblica che prepari correttamente i giovani, questa non è libertà. Avere una ricerca che funzioni coi finanziamenti pubblici perché non sia totalmente schiava dei monopoli privati, non è libertà. Informare i cittadini a mezzo stampa sulla condotta della classe dirigente e permettere alla Magistratura di compiere il proprio lavoro, questa non è libertà. Questo è accanimento dei giudici comunisti toghe rosse, dei giornalisti comunisti toghe rosse anche loro, dei cittadini che sono tutti toghe rosse, i più comunisti di tutti sono, i cittadini. Di questi comunisti bastardi ancora vecchio stampo – STALIN – che si attaccano ai cavilli processuali al solo scopo di mandare tutti nei Gulag. Ma vi sembra libertà questa???
    Dai non state lì a rodervi l’anima co’ ste regole, sti princìpi…compratevi una Panda, fate il cazzo che vi pare anche voi e non rompeteci i coglioni!
    P.S.: per chi alla domanda precedente avesse risposto Sì, mi sembra libertà questa, il 1° luglio No Bavaglio Day a Roma e in diverse piazze italiane.

    Non so se Bersani ci andrà. Non so cosa farà il PD. Da quando è nato, vi giuro che non so cosa fa il PD. Sento sempre solo dei Sì con riserva, dei No con possibilità di appello, delle inculate con possibilità di vaselina. Credo che il modo che ha il PD di esprimersi sulle questioni sia emblematico della sua costituzione: una parte esprime sempre la Sinistra; l’altra parte la componente democristiana e paracula. Prendiamo il caso di Pomigliano. Il Sì parla per quella parte che pensa Non possiamo mica opporci al progresso, non possiamo mica fare ancora i comunisti, siamo un partito nuovo, riformista, parliamo ai moderati; la riserva è la zavorra che si portano dietro, quei due attrezzi da lavoro che una volta campeggiavano belli grandi su fondo rosso, poi sono finiti sotto terra tra le radici di una quercia, poi si sono decomposti diventando mangime per le rose e quindi scomparendo definitivamente. Ma non ancora dalla tradizione culturale. C’è ancora qualcosa, un’eco che sospira in fondo alle sezioni: siamo ancora di Sinistraaaa…di Sinistraaaa…
    Per cui Bersani non è un cattivo leader per questo partito bipolare (bipolare dal punto di vista psichico, non politico): il segretario deve parlare a nome del partito, ed è quello che lui fa. Che poi questo gli provochi dei danni fisiologici è indubbio. Mi sono ormai convinto che la strategia ufficiale del PD sia chiara e precisa: aspettare il 2012. Sì, barcameniamoci come possiamo fin che regge la baracca, tanto fra due anni è finita. Che bello! Niente più dibattimenti, niente più alleati da mettere d’accordo, niente più risposte da dover dare agli elettori in merito al pasticciaccio brutto che ci siamo inventati. Che pacchia, la fine del mondo! Indiscrezioni parlano di un Bersani che ha già dato disposizioni per allestire un tempio in onore del Dio Sole giù alla sede centrale. Centomila statuette dell’idolo serpente-uccello sono in arrivo dallo Yucatàn e saranno consegnate a ogni nuovo iscritto. L’invito è fervente: pregate, pregate affinché si realizzi la profezia! Ché altrimenti, nel 2013, c’è da andare a votare. E che dio ce ne scampi!

    Vorrei concludere cambiando radicalmente tono, e mi scuso se ho affrontato finora un tema tanto serio con questa amara ironia; spero che mi capirete. Quando andavo alle elementari percorrevo ogni mattina all’andata e ogni pomeriggio al ritorno via 9 gennaio 1950. Quel giorno di 60 anni fa la CGIL, la FIOM, erano davanti ai cancelli delle Fonderie modenesi per protestare contro lo strapotere di Adolfo Orsi, al padròun, che alla crisi produttiva post-bellica dell’acciaio rispondeva con l’arroganza delle serrate e coi licenziamenti tu sì, tu no. Il sindacato a qui tempi non leccava ancora deretani, e ci vollero sei morti e centinaia di feriti perché il paese si fermasse, si rendesse conto di quello che stava succedendo e trovasse una soluzione. Anni duri, ma ben spesi. Non è facile per la FIOM difendere quello che è stato ottenuto nell’attuale generale clima di rammollimento delle istituzioni che si è creato. Ma chi glielo va a dire, a quelle sei lapidi alla Crocetta, che è stato tutto inutile?

    Io, per conto mio, mi tengo stretto la mia Panda 950 Hobby, che è stata costruita nel ’99, quando ancora il lavoro era un diritto e non una pena da scontare. Un giovane puledro che, appena liberato il freno, morde l’asfalto con muscoli d’acciaio e, se s’incazza, è ancora capace di lanciarsi a bomba contro l’ingiustizia.

  4. Quoto tutto ciò che avete espresso e sono quasi del tutto in linea con la critica dura al PD, che avrebbe dovuto raccogliere le istanze dei lavoratori. E vi assicuro che alcuni ex-PCI del PD si stanno mangiando le mani, perché il risultato non è stato un SI schiacciante come la FIAT, la destra, confindustria, e il PD volevano.

    NON C’E’ STATO IL PLEBISCITO!!!

    E io sono felice per questo, perché significa che il sindacato resiste. Come resistono i lavoratori, i magistrati e i giornalisti, nonostante rappresentino le categorie più attaccate.

    Ciò su cui però non sono affatto d’accordo è l’affermazione che Enrico e Tommaso fate, quando sostenete che il PD non ha una posizione, è ambiguo, etc…

    Secondo me invece ha una posizione chiarissima. Nel momento in cui non si sanno dire dei NO scomodi, nel momento in cui non stai dalla parte di chi ti ha SEMPRE votato, la tua posizione è chiarissima e dalle mie parti si chiama la posizione del traditore.

    Il traditore, tradisce in nome di un interesse personale. Allora, mi si dica in 18 anni di svolta democratica di quello che era il PCI quali cose buone ha fatto il PDS, i DS, il PD.

    A me viene in mente solo l’entrata nell’Euro. Ed è grazie a Prodi (democristiano!) che sapeva che non si poteva andare da soli e riusciva a battere berlusconi sul campo del proporzionale. Cioè la sinistra vince solo se la comanda un democristiano? Cioè uno che di sinistra non è!

    Ora io mi chiedo una volta di più al PD, lo chiedo sempre sugli articoli o commenti che scrivo sul blog. Perché non eravate dalla parte del sindacato e dei lavoratori?

    Avete dei problemi interni? E allora che diavolo le fate a fare le primarie, i congressi, le assemblee costituenti se siete gli UNICI a tradire il vostro elettorato? La Lega non tradisce il proprio elettorato e nemmeno il PDL, non Vendola, non i Grillini. Insomma qual è la vostra strategia, rendeteci partecipi del piano e noi ve lo appoggiamo.

    Non è che avete cambiato target? Non è che volete inseguire la destra e un elettorato di imprenditori e lavoratori autonomi, lasciando indietro le fasce più basse? Non è che volete inseguire la Lega Nord nelle ordinanze anti-alcol che il nostro sondaggio e l’opinione pubblica della città che vi vota da 70 anni vi ha bocciato insindacabilmente?

    Allora visto che in autunno il governo potrebbe cadere, visti gli ultimi scoramenti -è di oggi l’attacco di Feltri al suo datore di lavoro- perché il popolo vi deve scegliere come i meno-peggio? Cominciate a scendere in piazza con le bandiere nelle manifestazioni, come quella della legge bavaglio. Ma su Repubblica ho letto che neanche stavolta siete fra i promotori. Avete aderito, ma non siete fra gli organizzatori. Ancora una volta democristiani…

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