Opinioni di un clown (di Tommaso Turci)

 

Quell’incorreggibile del nostro Presidente del Consiglio, Silvio Moira-Orfei Berlusconi, ha portato una ventata di freschezza nel suo spettacolo itinerante. Dopo diciassette anni di onorato servizio, le prestazioni di Emilio Capo-clown Fede cominciavano evidentemente a perdere un po’ di mordente. Costumi ormai desueti, faccia arcinota, pezzo ormai ripetuto ossessivamente a memoria, il vecchio compagno di giochi dei tempi della discesa in campo non riusciva più a richiamare a dovere l’interesse degli spettatori. I provini al tendone di Arcore sono durati quasi tutto l’inverno e hanno richiamato i migliori professionisti da tutta la penisola. La selezione è stata delle più spietate, ma alla fine la fumata bianca è arrivata. Ed è stato proprio lui ad aggiudicarsi la direzione della clowneria del circo berlusconiano: il Jolly Joker, all’anagrafe Augusto Minzolini. Il patron era infatti in cerca di un volto che fosse immediatamente riconoscibile dalla maggior parte degli Italiani, per cui chi meglio di colui che ha prestato il volto alla nostra amata Matta del mazzo francese? Una scommessa azzardata quella del Premier, ma non è certo egli uomo che possa essere tacciato di mancanza di fiuto in veste di talent scout. E difatti i risultati non hanno tardato ad arrivare, nonostante la difficoltà del compito assegnato al novizio dello schermo TV: portare l’allegria in uno degli ultimi luoghi seri dell’informazione televisiva, il Tg1. Un’istituzione in Italia, IL TG per eccellenza, punto di riferimento per gran parte di quel 70% dell’opinione pubblica che forma le proprie opinioni esclusivamente via etere. Intollerabilmente noioso a giudizio di Silvio Orfei, come si poteva estendere la giovialità di Studio Aperto anche a quegli inguaribili barbosi degli spettatori Rai? Serviva un asso nella manica, un Jolly…un Jolly Joker!

Augusto Minzolini si insedia alla Direzione del Tg1 il 20 maggio 2009. Qualche collega che lo presenta pregusta già evidentemente lo spettacolo che ci attende definendolo una persona simpatica, per certi versi irresistibilmente(1). Impiega però un mese per trovare il coraggio di esibirsi per la prima volta in quello che vedremo essere il suo inimitabile pezzo forte: gli editoriali. Il suo consulente d’immagine gli suggerisce di rinunciare alla cuffia coi sonaglietti per evitare uno shock eccessivo nei telespettatori, ma l’espressione è inconfondibile.

E’ il 22 giugno 2009. Da ben quattro giorni il caso D’Addario tiene banco su tutti i tipi di media, non solo a livello nazionale, ma già persino internazionale. Solo il palcoscenico del Tg1 resta vuoto. C’è sconcerto tra i cittadini e all’interno dello stesso mondo dell’informazione, tanto che di questa assenza si comincia a parlare. Ma altro non è che ansia da prestazione. Minzolini è lì dietro le quinte tutto agitato per il suo debutto. Giunge allora il buon Silvio, che capisce i suoi artisti meglio di un padre. Gli avvolge un braccio intorno al collo e gli sussurra amorevolmente: “Tu sei il mio Jolly. Ora va’, è il tuo momento!”. Ed eccolo lì finalmente, sguardo sicuro e fiero, a spiegare a noi telespettatori perché il Tg1, nonostante le polemiche, ha assunto una posizione prudente sull’ultimo gossip, sull’ultimo pettegolezzo del momento: le famose cene – feste, chiamatele come vi pare – nelle dimore private di Silvio Berlusconi.(2) Il motivo è che accade che semplici chiacchiericci e ipotesi investigative diventino notizie da prima pagina. Peccato che queste indiscrezioni da comari perdigiorno di cui parla il Jolly altro non siano che il contenuto dei fascicoli di un’inchiesta della procura di Bari (che a quanto ne so non usa perseguire frottole da bar), secondo cui un certo imprenditore di nome Tarantini forniva escort e cocaina per le feste nelle residenze del Premier. Salta persino fuori che una di queste donne che, di fatto, offrivano a Silvio buona compagnia e/o sesso in cambio di soldi e/o favori, può provare le sue dichiarazioni attraverso registrazioni ambientali da lei stessa effettuate durante uno degli incontri.(3) Ma Minzo non ha dubbi: queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico. Fin qui un buon pezzo, ma manca la ciliegina sulla torta, il finale col botto, che non tarda ad arrivare: questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno, e che continuerò a garantirvi. Con questa chiusura commuove quasi tutti. La gente a casa sui divani si abbraccia, partono standing ovations. Solo qualche brutto e cattivo sottoposto della nuova stella della TV, uno di quei vecchi boriosi giornalisti, storce il naso e critica l’azione del Direttore. Viene letto in diretta il comunicato con cui il sindacato si dissocia dalla suddetta linea editoriale.(4) Lo show fa tanto frastuono che arriva persino in commissione vigilanza Rai, dove Francesco Pardi (Idv) ne dice: fa ridere i polli.(5) Come se fosse una cosa negativa! Il Minzo è talmente divertente che fa ridere persino i polli, e tu lo critichi? E difatti inizialmente egli cade in una sorta di depressione. Ma ecco che è ancora il buon Silvio a corrergli in aiuto. Lo consola, gli ricorda l’importanza del compito che gli è stato assegnato e che sta facendo un ottimo lavoro per portarlo a termine.

Per un poco il nostro Jolly esce di scena, ma continua da dietro le quinte a orchestrare il suo spettacolo perché non perda mai la verve che lui ha promesso ai telespettatori. Vengono infatti introdotte importanti rubriche come “Tg1 Tendenze”, che ogni martedì ci informa su come tenere il nostro stile costantemente al passo coi tempi. La parte finale dello show, ovvero quando la gente è già bell’e che stufa di Obama e di Iran, viene alleggerita da un taglio verso il tabloid, ormai divenuto proverbiale grazie ai celebri montaggi dissacratori del Trio Medusa.(6)

E’ il 3 ottobre 2009. La Fnsi – Federazione della stampa, indice a Roma il primo corteo di protesta contro la tristemente nota Legge Bavaglio, che punisce anche col carcere giornalisti ed editori che pubblichino atti di un processo o intercettazioni e che, vi ricordo, sarà approvata il 29 luglio p.v. alla Camera.(7) Il buon Minzo si sveglia la mattina e gli dicono che i giornalisti protestano perché è a rischio la libertà di stampa. Libertà di stampa? A rischio? Ma se io ne ho quanta ne voglio, pensa lui. Ce n’è anche troppa! E mentre ancora la gente sfila per via con le bandiere, si accendono le luci: vai con l’editoriale!(8) Alla seconda uscita è più sicuro di sé, si contorce sulla scrivania con la sua penna in mano alla ricerca della posa più plastica e seducente. Il pezzo è ancora buono, sfiora i margini del surrealismo quando parla di una manifestazione indetta contro le due querele che Silvio Orfei ha rivolto a Repubblica e a l’Unità. Il finale rimane il suo pezzo forte, caustico, travolgente: si manifesta contro un ipotetico regime politico per insediare un inaccettabile regime mediatico. Stavolta il botto è clamoroso, tanto che i soliti sottoposti brontoloni si riuniscono e lo criticano aspramente. Il Tg1 non si è mai schierato a favore o contro una manifestazione,(9) ma è evidente che non sono in grado di cogliere l’ironia del Joker: è ovvio che il regime politico e quello mediatico coincidono e convergono nella mani del suo datore di lavoro! Era tutta una burla, non c’era da prendersela a quel modo…Addirittura per un po’ scoppia il “caso Minzolini”. Ma dai, ma vi sembra il caso…Ancora una volta il nostro clown se ne sta con la coda tra le gambe per un po’.

10 novembre 2009. Silvio Orfei ha grandi progetti per il suo circo equestre, ma non può pensare di attuarli se certi rompiscatole continuano imperterriti a distrarlo con stupidi procedimenti giudiziari. Uffa. Insomma, è mai possibile che il varietà debba essere così osteggiato nel nostro paese? E’ inaccettabile. Mentre Angelino Alfano il Buttafuori pensa a sistemare questi seccatori, è compito del Jolly Joker intrattenere un po’ il pubblico. Pezzo di grande sostanza, una lezione di livello sulla Costituzione e persino una linea di Riforma della Giustizia.(10) Talmente magistrale che qualcuno comincia a chiedersi se non sia sprecato nel semplice ruolo di clown, se non possa ambire alla carica di Sottosegretario dei Pesci alle Foche o Ministro dei Cerchi Infuocati.

Ancora in scena, dopo la pausa natalizia, il 18 febbraio 2010. Infaticabile, dopo il rodaggio iniziale passa da 1 minuto e 30 a 2 minuti. Questa volta nella cronaca tiene banco il tema dei bastardi che la sera del disastro dell’Aquila se la ridevano a crepapelle pensando con l’acquolina in bocca agli appalti che avrebbero spartito di lì a poco. L’eroe della Protezione Civile Guido Bertolaso è stato intercettato mentre prende accordi con noti affaristi per incontrarsi in un centro benessere, in orario di chiusura al pubblico, con una presunta massaggiatrice. Il Jolly passa allora dalla Giurisprudenza a una trattazione della Sofistica, ricordandoci che bastano due aggettivi, una massaggiatrice professionista scambiata per una escort o altro. Termina poi con la chicca del complotto mediatico pre-elettorale.(11) Leggendo il testo delle intercettazioni mi è parso di comprendere appieno il significato di tutti gli aggettivi tranne uno, usato in forma sostantivata: preservativo. Forse “i preservativi” altro non erano che i massaggi preservativi (della schiena) attuati dalla professionista…ma non si capisce perché poi quelle persone affondassero le mani nel cestino per trovarli.(12) Ma perché, i massaggi usati si buttano? Bah, ha ragione il Minzo: a volte l’italiano è una tale giungla che è meglio lasciar perdere.

13 marzo 2010. Quando si dice che uno se la chiama, nell’ambito delle indagini sulle ingerenze di Silvio Orfei sull’Agcom – Autorità Garante delle Comunicazioni (il contenuto di Raiperunanotte per intenderci), toh!, salta fuori che c’è di mezzo anche il mitico Minzo Jolly Joker! Ovviamente ritorna il grande classico della gogna mediatica e, a grande richiesta, l’invocazione conclusiva ai telespettatori, con la quale sottolinea tutti gli sforzi che è costretto a sopportare per offrire a loro, la luce dei suoi occhi, il suo unico motivo di vita, un’informazione il più possibile approfondita, obiettiva e libera.(13) Ma il passaggio più divertente non è questo; viene subito prima. Quando Minzolini parla della sua opposizione a chi lo vorrebbe sordo e muto, impossibilitato a dire la sua (!). E poi evoca il suo rispetto verso il Tg1 e la sua redazione prestigiosa. Cosa c’è di comico?

Il 26 febbraio il reato per cui era a processo l’avvocato David Mills (aver gestito per anni i conti illeciti di Fininvest) è finito in PRESCRIZIONE (leggina ad Silvium approvata dal Circo Orfei già molto tempo fa). Il Minzo, tanto per fare un po’ il burlone, fa passare la notizia come una ASSOLUZIONE dell’imputato, sostantivo dai risvolti ben diversi dal precedente. Ma del resto lui lo sa bene che guai possono succedere se si scambiano due aggettivi, se si confondono due parole…Infatti lui voleva solo scherzare! Perché tutti si ostinano a non capirlo? E così ha voluto fare una raccolta di firme all’interno della redazione per poter essere sicuro di avere la solidarietà dei colleghi contro le malelingue. Alcuni non hanno firmato. Nel giro di una settimana, tre di questi giornalisti (Tiziana Ferrario, Paolo Di Giannantonio e Piero Damosso, volti storici del Tg), più il caporedattore Massimo De Strobel, sono stati deposti.(14) Maria Luisa Busi ha avuto la dignità di andarsene da sola, il 21 maggio, lasciando appesa alla bacheca una bellissima lettera.(15) Avevo smesso già da molto tempo di assistere ogni sera allo spettacolo indegno del Tg1, ma ricordo benissimo gli occhi della Busi che diventavano lucidi ogni qual volta era costretta a dare notizie insulse sull’incanutimento precoce(16), e sapevo che prima o poi l’avrebbe fatto. Eccola qui l’informazione approfondita, il rispetto per la prestigiosa redazione del Tg1. Ah, il nostro Jolly burlone…

10 giugno 2010. Ad oggi ultima apparizione del Joker sullo schermo. Niente che non potesse risparmiarsi, una profonda analisi socio-economica dell’Italia che affronta la crisi. Voleva più che altro vedere come figurava il suo faccione nella nuova grafica del digitale terrestre e rivelare agli Italiani che, dopo lunga e sofferta elucubrazione, ha deciso di inserire nella sigla l’immagine reale della Terra al posto di quella virtuale.(17)

Ho elencato, per fare una gustosa panoramica, tutte le apparizioni di Augusto Minzolini sull’etere; tranne una. Forse la più clamorosa, quella che mi ha spinto a scrivere questo articolo. Ma andiamo con ordine. L’11 dicembre 2004 il Senatore Pdl Marcello Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi fin dall’inizio della sua ascesa imprenditoriale, viene condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell’Utri è infatti accusato di essere stato il tramite fondamentale tra Cosa Nostra e Berlusconi, permettendo il riciclaggio del denaro sporco nelle attività delle sue aziende, muovendo boss in su e in giù a svolgere questo o quel compito per conto suo. A chiarire tutte queste dinamiche, e quindi fondamentali per l’impianto accusatorio, sono le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza.

Nel corso del processo d’appello sono state ascoltate le deposizioni di un boss mafioso, Filippo Graviano, il quale avrebbe tacciato come “minchiate” le rivelazioni dello Spatuzza. E’ il 12 dicembre 2009. Minzolini impazzisce. Si butta davanti alla telecamera con un’aria compiaciuta che non si era mai vista prima. Ormai è un vero divo, il ragazzo. Vi prego, ascoltatelo.(18) Dice che a chi sparava fino all’altro ieri con la lupara è stato permesso di sparare deposizioni. Quello che dimentica, in questa saggia analisi, è che anche Filippo Graviano è uno che fino all’altro ieri ha sparato con la lupara. Anzi, è peggio. E’ quello che ordinava agli altri di sparare con la lupara. Anzi, vi dirò di più, è quello che ordinava proprio a Spatuzza, di sparare con la lupara. E infatti le rivelazioni di quest’ultimo sono riferite ai rapporti che intercorrevano fra Graviano e Berlusconi, e di cui lui era a conoscenza in quanto il primo era il suo capo. Come mai Minzolini è così convinto che le dichiarazioni dell’assassino mafioso Graviano siano più credibili di quelle dell’assassino mafioso Spatuzza, tanto da chiedere retoricamente al pubblico se la diffusione di quelle balle in tutto il mondo non si poteva evitare? Ma scusate, non è forse sensato che una persona, sentendosi accusata da un’altra davanti ad una corte, risponda che le sue insinuazioni sono tutte minchiate? Basta questo a far sì che lo siano? No Minzolini, non basta. E allora come si fa a stabilire chi dei due dice la verità e chi mente? Si fa un processo, dove si raccolgono le prove, si analizzano, e alla fine un giudice in base a questo decide. E così è stato.

29 giugno 2010. Dell’Utri è condannato a 7 anni in appello. Il motivo dello sconto di due anni è dovuto al fatto che, miracolosamente, i rapporti tra il Senatore e Cosa Nostra sembrano fermarsi d’improvviso nel 1992, proprio all’alba dei due anni di attentati al tritolo che hanno fatto esplodere la Prima Repubblica, proprio all’alba dell’ascesa di Forza Italia che è nata da quelle ceneri. Sorvoliamo su questo aspetto, almeno in questa sede. Quello che comunque nel processo resta agli atti, è che Spatuzza di minchiate ne ha dette ben poche.

Alla luce di tutto questo, caro Minzolini, e dopo sette – dico sette – tuoi editoriali che mi sono sorbito questo pomeriggio, lascia che, per una volta, sia io a porti una domanda. Doveva essere una fresca serata di metà autunno del 1957. I tuoi genitori quella sera, invece di andare al cinema, o al bar, o in qualunque altro posto del pianeta, decisero di restare a casa e concepirti.

Si poteva evitare?

Annunci

16 risposte a “Opinioni di un clown (di Tommaso Turci)

  1. Nel giorno in cui i giornalisti – comprensibilmente – scioperano contro la “legge bavaglio”, il Rasoio grazie a Tommy fa informazione: un articolo che legge la realtà dei fatti (utilizzo questa parola non a caso) con lucida e spietata semplicità.

    Naturale che il punto di vista di chi scrive è fondamentale per indirizzare la lettura degli episodi ma i fatti, purtroppo per noi, sono reali.

    Tristemente reali.

    Con il suo articolo Tommaso ci aiuta a capire meglio le cose ma, sopratutto, ci ricorda che dobbiamo tenere occhi ed orecchi ben aperti: per cercare da soli le nostre fonti, per imparare a “leggere” con la nostra testa tutti quei fatti che ci circondano.

  2. Gran bell’articolo Tommi! Bello perchè è chiaro, e riesce ad essere scorrevole nonostante l’argomento da nodo in gola. E’ tremendo perchè passo passo ripercorre questa tragica corsa verso lo schifo. Non è uno schifo di principio, di morale, di ideali, non solo, è uno schifo di buon senso, che non mi spiego come possa non essere evidente sotto gli occhi di tutti.. Quando poi la libertà non esiste più, il diritto all’informazione e tutto il resto, cambiano le teste, i nati dopo non sanno niente se non gliel’ha mai raccontato nessuno, e vedono lo schifo come se fosse giusto.. E cosa ne consegue??! Che chi invece sa come dovrebbero andare le cose e vede lo schifo come tale inizia a parlare, poi a gridare perchè nessuno lo sente, poi passa alla violenza perchè nessuno capisce cosa sta dicendo.. Come la mettiamo con questi, con quelli che hanno visto quello che c’era prima, o con quelli che lo sanno perchè hanno un’educazione??

  3. gran articolo. e solo per il fatto di esserti sparato uno dietro l’altro tutti gli editoriali di questo patetico servo che ancora osa definirsi giornalista meriti tutto il mio rispetto!

  4. http://tv.repubblica.it/copertina/berlusconi-la-stampa-calpesta-il-diritto-alla-privacy/50327?video&ref=HREA-1

    Scusate ragazzi, ritiro tutto. Credo di dover chiedere scusa al Sig. Minzolini e all’On. Cav. Silvio Berlusconi per aver distorto la realtà nella stesura dei miei vari articoli. Non ho pensato inoltre che, linkando intercettazioni, avrei contribuito alla riprovevole violazione della privacy dei suddetti. Sono antidemocratico, me ne rendo conto e chiedo scusa alle parti lese.

    Io spero solo che, almeno tra le fiamme dell’inferno, la vostra faccia di bronzo riuscirà a squagliarsi!
    Scusate ancora. Si fa una tale fatica a mantenersi saldi…

      • Detto questo però, Tom, devo avanzare alcune perplessità. Mi trovi in assoluto accordo nel merito della critica. Ne metodo però no. Il punto è che quello che sembra uscire da questo e altri tuoi articoli è che chi è di sinistra è intelligente, critico, intellettualmente attivo, sprezzante dell’ingiustizia, e tutto quello che di buono si può immaginare, mentre chi è di destra è fazioso, ottuso, telededipendente, buffo, saltimbanco, ciarlatano e cialtrone! ahahahah vero o no che la pensi così?

        “Chi è di sinistra è un libero pensatore, chi è di destra è un servo” … Ma è veramente così, Tommaso? So come la pensi e dal tuo scritto viene fuori fortemente questa linea, che so condivisa da molti del PD, ad esempio. Ricordo perfettamente come la Finocchiaro o la Bindi sorridono ironicamente quando controbattono agli argomenti di Cota o Bocchino nei talk-show politici. Come se avessero davanti dei maschi beta e loro fossero donne alfa! Mi ricorda un po’ -quello del PD e dei simpatizzanti- l’atteggiamento dei primi della classe al liceo. Sai quelle studiose che ti guardavano dall’alto in basso come a dirti: “Io farò medicina…tu invece?”
        Intanto mentre quelle ridono, Cota è presidente nella quarta regione più ricca del Paese e Bocchino può far cadere il governo (almeno così dice…). Nel frattempo Finocchiaro e Bindi, a parte aver maturato la pensione di parlamentare hanno dato un contributo al paese pari a 0.

        E questo è uno dei motivi per cui in Italia vince sempre la destra, caro Tommaso, e se me ne duole dal punto di vista politico, da un certo punto di vista godo (quello del non intellettuale ma lavoratore di sinistra che vede gli intellettuali pipparoli rimanerci sempre con le braghe calate).

        Tu che dici?

  5. Claudio io non sono un politico, non mi occupo di fare politica nè nel Pd, nè in nessun altro partito. Di fatto, quando scrivo per il Rasoio, non sono altro che un giornalista. Quando noi scriviamo compiamo un lavoro quasi del tutto intellettuale, non ci confrontiamo con nessuno nell’attuazione di un piano politico piuttosto che un altro, e credo che ciò sia giusto e connaturato al nostro ruolo. Per cui sì, quando scrivo sono intellettuale (e, magari in un secondo momento, pure pipparolo…). Intellettualistico non lo so. Se Minzolini utilizza ciò che è in suo potere (la TV) per far passare un certo messaggio, io utilizzo ciò che posso (il blog) per far passare il mio. Alla luce del punto di vista che possiedo su certi fatti e che ho condiviso con voi nell’articolo, quello che Minzolini, Berlusconi e Co. dicono è tale da farmi sentire offeso e violentato nella mia dignità di persona. La discrepanza tra quella che io ritengo la verità e quella che loro vogliono far passare come tale, è tanta che ho pensato di trasfigurarla in uno spettacolo in cui i personaggi cercano di vendere la loro rappresentazione al pubblico. Tentativo pietoso il loro, e personalmente assai irritante. Da qui la mia scelta narrativa, diciamo così, di paragonare la compagine berlusconiana a un circo equestre (similitudine già annunciata in “Fini dei giochi”). Da una parte il mio stile di scrittura dunque, dall’altra la volontà di rispondere con l’ingiuria a quella che secondo me è un’offesa di pari o di superiore valore, ovvero un’immorale manipolazione della realtà.
    Niente a che fare con l’intellettualismo dunque, perlomeno nelle intenzioni. Difatti tu compari il mio atteggiamento a quello della Bindi o della Finocchiaro in base a un’affermazione: “Chi è di sinistra è un libero pensatore, chi è di destra è un servo”, che è pure virgolettata, come se l’avessi pronunciata io (tanto più che me ne chiedi ragione), ma che sinceramente credo di non aver mai detto. Difatti non lo penso affatto, e spero che tu non ritenga davvero che l’approfondimento della mia visione politica si fermi a un tale livello. In merito a questo io, da semplice cittadino non aderente a nessun partito, mi muovo seguendo il principio della moralità, non della collocazione spaziale dei seggi parlamentari. Mai detto che Minzolini sia inferiore a me intellettualmente, ma ritengo il suo agire immorale e cerco di rendere pubbliche le mie opinioni unendo, al conforto delle fonti, il mio giudizio di buffone. Mai ritenuto Berlusconi inferiore intellettualmente, ma moralmente sì: ci sono le prove nelle aule di tribunale e in tutte le sue uscite pubbliche. D’Alema, Bersani, le azioni (e non-azioni) del Pd, quante volte le ho criticate, negli articoli o nei commenti? Per cui respingo l’accusa di unilateralità. Non puoi neanche partire da un articolo di approfondimento e di critica per riferirlo all’immobilismo intellettualista del Pd, partito di opposizione politica e non organo di informazione.
    Nessun elogio preconcetto della Sinistra, nessuna critica immotivata della Destra. Ho sempre odiato coloro che mentono ai cittadini, e con la faccia di bronzo coprono di retoriche bugie il loro agire morale. Il disprezzo che avrai sentito marcato verso Berlusconi e i suoi compagni è solo proporzionale alla sistematicità e alla frequenza di tale comportamento. Ciò nondimeno è un sentimento che riservo, in relazione ai dati che riesco a ottenere, a qualunque persona, che si dica essa di Destra o di Sinistra.
    Sono d’accordo, certi politici dovrebbero smetterla di fare da contraltare al teatrino di Berlusconi, anche se non penso che abbiano alcuna intenzione di rinunciare a questo bel giochino per lavorare concretamente. Non credo tuttavia che il mio modo di scrivere articoli meriti di essere classificato come la rappresentazione di quel modo di interpretare la politica. Poi ognuno produce le sue opinioni…

    • Dici bene, Tommy, il blog non è schierato politicamente. Però ha già pubblicato un articolo sulla “legge bavaglio” e ora il tuo, su Minzolini e la cricca berlusconiana. E in entrambi compaiono molto evidentemente giudizi politici. Ed è giusto così, penso; io pure scrivo spesso di politica sul Rasoio.
      Sulla questione morale sono meno d’accordo: io sono di sinistra e non sono un intellettuale, non l’ho mai nascosto. Ma i giudizi morali sono altra cosa. Ciascuno li può condividere o meno, personalmente. Però, credo che se si parla di “questione morale” non la si può attribuire solo a destra, perché di servilismo, clientelismo, nepotismo è piena anche la sinistra, tanto a Roma quanto nella nostra città.
      Pertanto se si vuole pretendere di essere, (stavolta il virgolettato lo metto e mi scuso per il precedente) “moralemente superiori a Berlusconi”, credo sia doveroso guardare all’immoralità di destra quanto quella di sinistra.

      Per questo, aspetto un tuo articolo che parli dell’immoralità di sinistra. Per dovere di cronaca giornalistica, non per velleità politica, s’intende…

      Un abbraccio e grazie per la risposta
      (sai che è dall’epoca del liceo che i finti intellettuali di finta sinistra mi fanno sorridere, ci hai avuto a che fare anche tu…)

  6. Dell’interessante scambio di battute tra Claudio e Tommy riprenderei una questione che mi pare interessante: il ruolo degli intellettuali nel nostro paese. Spesso si sentono critiche agli intellettuali di sinistra, si parla di intellettualismo, perché ciò che producono questi intellettuali è qualcosa di fine a sé stesso, cioè non al servizio di uno scopo finalizzato.
    Allora sarebbe interessante chiedersi perché ci siano degli intellettuali che fanno dell’intellettualismo.
    Credo che la condizione dell’intellettuale in Italia sia oggi estremamente difficile: quanti poteri forti sono pronti a pagare il loro silenzio? quanti partiti sono pronti ad isolare la loro voce, magari bollandoli come estremisti, o magari disprezzando la loro condizione di intellettuali, piuttosto che chiedere il loro appoggio? Una volta nel Pci intellettuali e operai si sostenevano a vicenda, ognuno con il proprio lavoro, ma entrambi con un fronte comune da difendere e un progetto comune da inseguire. è oggi possibile ricomporre questa frattura di cui tanto soffre la sinistra? Credo che questo sarebbe possibile se assieme intellettuali e lavoratori fossero capaci di LAVORARE ad un progetto comune innovativo che veda nascere un’alternativa di lungo termine, nel rispetto gli uni degli altri della propria condizione. Così gli intellettuali potrebbero superare l’intellettualismo verso il quale sono spinti e i lavoratori sarebbero esempi viventi di una concezione di valore del lavoro.
    A destra si stanno già dando da fare da molto tempo in questo senso!!!

  7. Sì come discorso è interessante. Ma prima di tutto è bene distinguere una cosa, perché c’è un fraintendimento di fondo, una confusione iniziale nel gioco delle parti. La questione è la seguente: io credo che un intellettuale (dove per intellettuale io intendo un Cacciari, uno Scalfari, un Bobbio, un Vattimo, un Veneziani) non possa essere un politico, né un politico possa essere un intellettuale. Questo non esclude che vi siano intellettuali politici e politici intellettuali, ma ognuno ha il suo ambito di dominanza. Il filosofo della politica deve conoscere la politica e il politichese, così come il politico deve (o dovrebbe: si vive anche senza) conoscere filosofia della politica, almeno i rudimenti. Cosa intendo dire? Intendo dire che non si può pretendere che un intellettuale prenda in mano la situazione politica. L’intellettualismo non è che uno specchietto per le allodole, laddove le allodole sono tutti coloro che si lasciano sedurre da una citazione di Pasolini o da un aforisma di Adorno.
    Claudio ha ragione quando dice che la Finocchiaro non fa che accavallare le gambe tutto il giorno, mentre Bossi, che è una capra, ha il paese in mano (che poi anche qui ci sarebbe da andare oltre e vedere perché siamo a questo livello, rispetto a quali tipi di contenuti l’elettorato è permeabile). Un intellettuale deve fare l’intellettuale: per la politica, ora come ora, nella famosa era della tecnica, ci vuole, appunto, una tecnica, che deve consistere in un approccio vergine ed elastico alle situazioni complicatissime che si incontrano nella gestione di un paese di 60 mln di abitanti. Competenze economiche, manageriali, giuridiche, etc. La situazione è questa.

    Ora, riguardo all’osmosi tra intellettuali e lavoratori mi viene da proporre il caso di Sartre, che nel ’68 scendeva in piazza e diceva “lavoratori, gli intellettuali sono con voi!”, redigeva 8000 manifesti al giorno per giornaletti proletari marxisti rivoluzionari anarchici sovversivi. Sposava cause, pur essendo egli stesso il primo a sostenere, con enorme lucidità, che le rivoluzioni sono per natura destinate a fallire sotto la spinta delle visioni che sono sempre individuali e mai collettive – ma questo è un altro discorso.

    Detto ciò, il ruolo dell’intellettuale rispetto all’arena politica deve essere quello di interprete. Non è più il tempo dell’intellettuale come coscienza di partito, alla Sartre appunto. Il suo servizio deve essere rivolto alla comunità, non al partito o alla causa. Se si rivolge ad un politico deve farlo nell’interesse di tutti. Per questo predico la distinzione tra l’attività intellettuale e quella politica. Se l’intellettuale vuole adempiere al suo compito di servizio alla comunità è necessario che abbia una visione il più possibile distaccata e lucidità sulle cose.

    Enrico, i lavoratori non hanno bisogno di intellettuali, hanno bisogno di funzionari integri che li tutelino, esponenti politici e sindacali maturi che non importa quali studi abbiano alle spalle, purché abbiano un forte senso di responsabilità che deriva da un forte senso dell’obiettivo. Sono cose che non si imparano a scuola, ma ad un livello primordiale di educazione, quello che sta a contatto con le cose e te le smista un attimo.

  8. Un esempio brillante di quello che intendo come attività intellettuale oggi è dato da Micromega.
    Si tratta di scardinare le cose dalle loro sedi ideologiche, alzare il tappeto, guardarci sotto, battere la spalle del vicino e dire “Hei guarda che merda qui.” Le modalità possono essere tante, dalla satira di Michele Serra e l’ironia semiotica di Umberto Eco fino all’analisi ponderata del compianto Berselli (questo prendendo come riferimento le rubriche dell’Espresso). Compianto Berselli che tra l’altro una volta (la seconda delle due in cui mi capitò di parlargli) mi disse che il suo rischiava di essere un lavoro che l’elite faceva per se stessa, così, tanto per vantarsi con gli amici al pranzo della domenica, o qualcosa del genere, non ricordo esattamente. La situazione io credo stia così: la massa è sempre più ignorante, l’intellettuale che, pur disprezzandola, su di essa ci campa – come diceva Joyce e come dimostrava a fatti D’Annunzio – vede che nessuno lo caga più al di fuori dei salotti e quindi si spugnetta con il cazzo tra le pagine del suo ultimo libro.
    E’ anche il motivo per cui le istituzioni culturali e certi loro rappresentanti sanno di polvere e acari solo a guardarli. Li vedi e pensi che questi in casa c’hanno senz’altro i mobili tutti d’antiquariato, decine di pantaloni di velluto marrone a coste e questi quadri macchiaioli alle pareti, sulle mensole libri ingialliti di cui il più recente è la 75esima edizione dell’Estetica crociana.

  9. Comunque Minzolini spaziale, icona pop devastante, da proporsi come prossimo conduttore di Art Attack solo in virtù della mimica facciale a metà tra Jim Carey e Tiziano Ferro:la testa che slitta orizzontalmente sull’asse del collo, quei timidi ammiccamenti benevoli e la prosodia da quinta elementare (tipo le pause che precedono l’abbassamento del tono di voce per gli incisi).

  10. La brevità del mio commento ha tolto chiarezza e lasciato spazio a zone d’ombra. Preciso. Quando richiamo il Pci di una volta come laboratorio di idee, non intendo ritornare a quella stagione fortemente identitaria evocata: certo sarebbe riduttivo avere solo intellettuali schierati nelle varie forze politiche. Quello che servirebbe è come dici tu uno spazio di autonomia degli intellettuali, grazie al quale non siano condizionati dai partiti, dai potenti e da tutto il resto, in modo tale che siano messi nella condizione di fare cultura. Però fare cultura vuol dire sporcarsi le mani. L’intellettuale non può limitarsi ad analizzare o interpretare la realtà. Deve si partire da questo, ma poi deve dare delle risposte, deve proporre delle prospettive, come dici tu nell’interesse della comunità. Ma quando si danno risposte queste hanno implicazioni politiche, perché hanno dietro visioni del mondo. Gli intellettuali devono quindi poter avere la libertà e l’autonomia di andare nelle università, di scrivere sui giornali, di andare nelle piazze (vere e virtuali) e anche in televisione, ma devono farlo con uno scopo ben preciso, altrimenti se lo fanno per campare, o per fare soldi, o in modo troppo distaccato si scade nell’intellettualismo.

    • Un’interpretazione è già per certi versi una risposta, perché mette sul piattino luci ed ombre. Quello che intendo dire è che proporre prospettive è un conto, dare risposte un altro. Queste ultime non le dà l’intellettuale. Egli può al massimo dire, che so, “ci vuole più coesione sociale”, “bisogna che i sindacati tornino a tirare fuori i coglioni e si svincolino dai partiti”, ma si tratterà sempre di una sintesi, come tutte le teorie, che potrà solamente avere valore di prospettiva. Certe cose spettano agli specialisti, tant’è che qualsiasi politico parte con un programma di belle parole che si traduce in manovre che spesso non corrispondono all’idealtipo. Manovre che raramente elabora di persona. Al massimo pone il suo placet in calce. Vedi, luminoso esempio, Obama e la sua amministrazione.
      Questo pci realtà è molto più sfaccettata e non si presta certo a seguire proclami o sentenze.

      Poi ovvio, le mani te le sporchi, certo, perché prendi una posizione, e ci mancherebbe. Anzi, diciamo piuttosto che l’intellettuale prende solo l’odore di fritto, mentre il politico – colui a cui spetta dare risposte ultime – si lorda trafficando con l’olio, il fuoco e la padella.
      Ribadisco comunque l’idea che l’intellettuale debba rivolgersi al popolo, prima che altrove. Non deve essere il consigliere di nessuno, ma deve dire a chi non ha le competenze o le possibilità per farlo come le cose secondo lui stanno e, certamente, come si potrebbe fare. Ma non adoriamo un vitello d’oro quando pensiamo all’intellettuale: non è un ente superiore che arriva come un deus ex machina sbandierando le sue pubblicazioni.

  11. Stando in Cina, ho semplificato, forse un po’ troppo, la mia mentalità. Perciò devo fare una domanda, la cui risposta penso sia di interesse per tutti i lettori:

    cos’è oggi un intellettuale?

    Provocazione? Solo per un 10-20%. Cinque mesi di lontananza dal dibattito politico italiano mi sono bastati a perdere familiarità con l’uso di alcuni termini. Chiedo venia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...