Dignità Calpestate

Milano Marittima centro, è sera.
Un gruppo di ragazzi in cerca di svago si addentra tra la folla.
Il paese è illuminato, sfarzoso, caotico. I negozi e i locali costosi sono tutti aperti, le persone che si incontrano sono tirate a lucido, camminano con un’aria quasi altezzosa.

I ragazzi, guardandosi intorno, vengono attirati da una luce blu che viene lanciata in cielo e poi cade con qualche piroetta.
Si avvicinano curiosi al punto in cui è caduto l’oggetto, e in mezzo alla gente vedono un vucumprà, con un sacchetto pieno di quei giochini, che mostra la sua merce.
Uno dei ragazzi si avvicina e indica l’oggetto: “Me lo regali?”
Il vucumprà, un uomo indiano di mezza età, gli sorride e glielo porge.
Il ragazzo lo afferra: “Grazie, ciao.”, fa per scappare via.
L’uomo gli mette una mano sulla spalla: “Amico, sono cinque euro.”
“Cinque euro per questa cazzata? Guarda, al massimo te ne do uno.” Il tono è sprezzante e prepotente.
L’uomo non sorride più. “Cinque euro o niente”, dice serio.
Il ragazzo lo manda a quel paese e butta per terra l’oggetto. L’uomo si china a raccoglierlo con la massima dignità, e se ne va senza dire una parola.

I ragazzi continuano il loro giro e dopo un pò entrano in un pub. Si mettono a sedere, chiacchierando animatamente e poi ordinano da bere.
Nel frattempo entra un altro vucumprà, nord africano, con una camicia bianca e un mazzo di rose rosse. Fa per avvicinarsi quando un altro dei ragazzi si mette a gridare “Puzzi!”, seguito a ruota dai degni compari.
Il sorriso gentile dell’uomo si raggela, ma offre ugualmente le sue rose ai ragazzi, che lo sbeffeggiano ridendo sguaiatamente.
Io guardo il primo che ha aperto bocca: “Smettila”
“Smettila cosa??”
“Di prenderlo in giro. Finiscila.”
Lui ride e mi guarda confuso.
“Perchè dovrei?”
“E’ una persona come te e me, e il suo è un lavoro come un altro. Perchè devi trattarlo così?”
Non è come me. Lui è un marocchino di merda.”

L’uomo ha già cominciato ad allontanarsi.
Ha ricevuto quaranta centesimi per una rosa che i ragazzi avevano spezzato a metà.
Lo guardo offrire ad altri sguardi carichi di disprezzo le sue rose rosse, con una cortesia che non si meritano.
Penso ai probabili figli che lo aspettano a casa, ai sacrifici che ha fatto per lasciare il suo paese, i suoi amici e la sua famiglia, e venire in Italia per ricominciare da capo, ricostruirsi tutto da zero, la fatica e l’impegno per inserirsi in un mondo nuovo.
E infine viene trattato come un pezzente da un ragazzino di diciassette anni.

Valentina Camac

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5 risposte a “Dignità Calpestate

  1. Bell’articolo.

    Voglio però farti un appunto, Valentina, sull’uso della parola “vucumprà”.
    Anche se è una precisa scelta stilistica, la sua sfumatura dispregiativa, inserita nella tua descrizione, stride col concetto e con la sensibilità che vuoi trasmettere.

    • Ti ringrazio per avermelo fatto notare, non ci avevo pensato. Però ora che lo so non saprei bene quale termine avrei potuto usare per rimanere coerente con la sensibilità dell’articolo… Le uniche parole che mi vengono in mente sono “venditore ambulante”, pensi che sarebbero state migliori?

  2. Incisivo, senza troppi fronzoli.
    A volte le teorie e le morali sul razzismo non hanno lo stesso effetto che può avere la diretta testimonianza di chi assiste alla demolizione di una dignità.
    Mi fai venire in mente un verso di una canzone…si chiama “something inside so strong”, di Labi Siffre.

    -The higher you built your barriers, the taller I become.-

    è esattamente ciò che hanno fatto il vucumprà (anch’io, come te, pronuncio questa parola senza alcuna sfumatura dispregiativa 🙂 )ed il venditore di rose. Sono diventati più alti degli insulti, della stupidità e dell’intolleranza di persone frustrate che evidentemente non hanno ancora trovato il loro posto nel mondo.

    Bell’articolo Vale, complimenti!!!

    • Grazie Very, infatti ciò che mi ha più colpito di tutta la scena che ho descritto è stata proprio la reazione dei due extracomunitari, che sono passati oltre, mantenendo la loro dignità.
      In questo intervento, inizialmente, avrei voluto inserire molti commenti, punti di vista e quant’altro sulla questione del razzismo, poi alla fine ho deciso di lasciare solo i fatti nudi e crudi, perchè penso che siano abbastanza incisivi da far pensare.

  3. Ciao Vale,
    complimenti per il modo in cui scrivi, tutto molto scorrevole e ben strutturato così com’è il tuo stile.
    Unico appunto, mancava un’ultima frase, magari velata, di commento.

    TVB
    Silvano

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