Tutta una questione di equilibrio (di F. M.)

Gabbia di luce. Mi sembra di essere in un forno, sto cuocendo. Il pollo a me piace croccante, bello dorato.

Un animale mi ha punto, sulla gamba, la destra.  È successo poco fa. Ora mi sento stanco, spossato, assente. Giro la testa  a sinistra e vedo erba, tanta erba, non finisce più, si fonde con l’orizzonte blu, no forse è azzurro. Ah ecco, ho capito, il cielo alto è blu ma più si avvicina al terreno e più si schiarisce fino a prendere il colore dell’erba, ecco perché non riesco più a capire dove sta la linea dell’orizzonte.

Notte chiara. La testa va per conto suo, è come se fosse un frullatore acceso con tutti i pensieri che vengono sballottati da una parte all’altra, sbattuti, sbattuti e sbattuti un’altra volta; però in effetti in un frullatore i pensieri verrebbero maciullati, più una centrifuga, ecco! Ecco cos’è la mia testa adesso una centrifuga. Sono leggerissimo, l’aria mi carezza dolcemente, passa su di me come un velo invisibile e mi rinfresca.

Ho caldo, sto sudando. Le gocce di sudore mi solcano il viso: una, due, tre, quattro, cinque gocce; non le conto più ormai tante ne sono passate. Giro la testa alla mia sinistra e vedo sabbia, tanta sabbia, sabbia che sembra mi voglia inghiottire, vuole che faccia parte del suo ecosistema. Diventare sabbia, non sarebbe un idea brutta però,  diventerei tanti piccoli sassolini; no qualcosa di più piccolo ancora, sarei un granellino, vivrei nel deserto, scolpirei le montagne trasportato dal vento, andrei a formare una duna insieme ad altri come me, non sarebbe  una vita brutta, non soffrirei certo di solitudine. Io odio la solitudine, sono stato sempre solo per tutta la vita. No, non è vero, hai avuto i tuoi genitori, ti hanno amato. Si ma l’amore di un genitore  non basta, non ti fa vivere una vita felice, serve  anche quello ma non è abbastanza. Già hai ragione, non è abbastanza, ma allora cosa serve per vivere felice? Non lo so, una  donna che ti ama e che sta al tuo fianco immagino. Oh ma ora basta non voglio pensare a questo adesso. Mi stanca. Cos’è che mi fa sentire cosi? Non riesco a ricordarlo, eppure lo so, l’ho visto con i miei occhi. Ah si è stato quel piccolo bastardo, non l’ho visto arrivare e mi ha punto, mi ha colto di sorpresa, si ma se lo ribecco… Non gli faresti niente. Si hai ragione tu, lo lascerei stare probabilmente, non mi importerebbe, in fondo gli animali non attaccano per cattiveria, solo per necessità. Certo mi verrebbe da chiedermi allora perché mi ha attaccato, l’ho forse spaventato? Non ricordo.

Non ricordo molto bene  niente in effetti. A parte qualcosa del passato che torna a galla, gli odori. L’odore che c’era in casa quando mamma faceva il pane, un odore caldo che mi riempiva  le narici, un odore cosi invitante che il gusto del pane perdeva a suo confronto, infatti prima  restavo ad odorare il pane appena sfornato, dopo quando l’odore era sparito e rimaneva solo il suo vago e confuso ricordo, addentavo il pane tiepido. Che momenti, potrei dire che uno vive solo per cose tipo queste. Ora vorrei sentirlo di nuovo quell’odore, vorrei tornare ad assaporare il pane appena fatto.

La gamba destra non la sento più, anzi no è la sinistra che non sento più. Non è che non riesca a muoverla, però mi ci devo impegnare ed ora non ho molta voglia, stare seduto con la schiena  poggiata  su questa pianta è tutto quello che  desidero dalla vita in questo momento, forse anche un altro po’ di venticello, qui l’ambiente si fa caldo. Sento la saliva che viene spinta dalla lingua giù per la gola, scende piano finche non arriva sull’orlo di quel precipizio chiamato gola, fa rumore quando si butta a picco e punta verso lo stomaco. Ora anche  l’aria che entra dalle narici fa rumore e pure questa la sento che passa e striscia per i cunicoli che la conducono ai polmoni, li irrora di ossigeno e torna ad uscire carica di anidride carbonica. Chissà come sono fatti i miei polmoni, dall’interno voglio dire. Non sono più rosa come quelli di un neonato, troppo smog e troppe sigarette. Che schifo le sigarette, quell’odore che lasciano sulle mani soprattutto, è principalmente per questo che  ho smesso, l’odore di fumo sulle mani. Ci ho messo tre anni a smettere definitivamente, ma c’è l’ho fatta. Cavolo per tre anni ho fatto tira e molla con le sigarette. Il fatto è che succedeva sempre qualcosa che mi ci faceva buttare di nuovo sopra. Non è facile smettere quando hai problemi, tra il lavoro, le ragazze e la famiglia non c’era male.  Anche se forse il problema maggiore era vedere gli altri fumatori in azione. Ho faticato abbastanza ma posso dire di avere smesso. E cosa ne hai guadagnato? Bé ne ho guadagnato in salute, andiamo da quando ho smesso mi sento meglio fisicamente, mi sento più in forma. E pensi veramente che questo possa contare qualcosa alla fine di tutto? Si magari ti eviti un cancro, ma il fatto di non avere avuto un cancro fa della tua vita una vita felice? Non saprei rispondere.

Le braccia  sono pesanti e la schiena incomincia ad infastidirmi, mi voglio sdraiare. Mi butto di schiena sul terreno, e mi distendo. Le braccia sopra la pancia. Il vento che mi avvolge e mi rinfresca.

I tuoi sogni, ricordi dei tuoi sogni? Certo che ricordo dei miei sogni, anzi non proprio, no in effetti non mi ricordo e non so perché ma lo trovo esilarante. Mi si appioppa un sorriso scemo sulle labbra. Ho sentito da qualche parte, in un film forse, uno che diceva che il suo sogno era avere  un sogno, esilarante. Soprattutto perché in sostanza quello ero io, non ho mai avuto una meta precisa, solo una voglia matta di cercare qualcosa, cercare un pezzo del puzzle che mi mancava per completare tutto, per avere una visione chiara. E a che conclusione sei arrivato? Sono arrivato alla conclusione che è tutta una questione di equilibrio, il senso di tutto è l’equilibrio, non bisogna mai eccedere troppo, perché poi ci si sbilancia e finiamo per cadere. Non è che magari sei tu che non hai mai voluto rischiare troppo? Si molto probabile, ma ormai che ci devo fare, è acqua passata.

Le palpebre  si fanno pesanti, prevedibile. Il sorriso scemo è rimasto, ora la gamba destra non la muovo proprio. Aspetta ma quella è la destra o la sinistra? Allora la sinistra  è quella che fa la elle con pollice e indice, quindi… ah ma tanto alla fine non riesco a muovere nemmeno l’altra, che differenza fa ormai?

Ho una canzone in testa, non riesco a capire chi la suona. Sto morendo? Non so, forse. Chissà chi mi piangerà al funerale, di sicuro qualcuno ci sarà, almeno qualcuno che ci vada. Il sorriso idiota s’allarga. Non mi importa di chi andrà al mio funerale, ne se ci sarà un funerale, fosse per me potrebbero buttarmi da qualche parte, o cremarmi e spargere le mie ceneri qua e là. Tanto una volta che son morto son morto. Ho sempre visto il tutto come l’interruttore della luce, accendi sei vivo, esisti; spegni sei morto, smetti di esistere.

Accendi vivo, spegni morto, accendi vivo, spegni morto… Certo non è un idea molto romantica della vita ma è sempre un idea, una possibile conclusione a  tutto questo parapiglia che è la vita, nasci, cresci, vai a scuola, studi per avere un futuro, esci da scuola, vai all’università e studi per crearti un futuro, poi lavori per avere un futuro da pensionato. Siamo sempre troppo impegnati a pensare al futuro che spesso ci dimentichiamo del presente e poi ci pentiamo del tempo passato che non ritorna.

Il vento ora soffia più forte, o forse sento fresco perché ho smesso di sudare ed il sudore rimasto sulla pelle diventa gelato. Chiudo gli occhi e sento un mondo di suoni, odori e quant’altro intorno a me, l’essenza scivola via leggera ed io divento sabbia, terra, acqua, aria.

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2 risposte a “Tutta una questione di equilibrio (di F. M.)

  1. Ho dovuto affrontare la lettura un paio di volte senza mai arrivarci in fondo. il perchè non mi è chiaro; probabilmente è sempre stata colpa dell’orario… anyway forse questa mia partenza balbuziente mi ha creato troppe aspettative perchè alla fine mi sembra che non si arrivi da nessuna parte ed io mi sono trovato così, senza niente, senza nemmeno più le parole da leggere perchè un punto le aveva separate dal resto. ma forse è esattamente quello che volevi darmi; dopotutto il massimo dell’azione di questo testo è racchiuso nella caduta a terra. quindi? non so, forse mi manca qualcosa o forse è soltanto che mi hai “involontariamente” offerto un altro po’ di Desiderio…

    Confuso da un notevole mal di testa…
    R.

  2. Ciao,questo è il mio primo “racconto” se cosi vogliamo chiamarlo, comunque il testo parla di una persona che delira. Il mio intento era cercare di descrivere uno stato in cui la mente divaga con domande e questioni apparentemente senza senso.
    Forse il messaggio che volevo imprimere si è perso nel testo o semplicemente è troppo confuso.
    Aspetto altre critiche o consigli, sono sempre ben accetti.
    Un saluto.

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