Bologna, 2 agosto 1980 (di Baldoni Fabio)

 

 

Quest’articolo non vuole parlare dei processi – che hanno portato a sentenze definitive per tre esecutori – e nemmeno sostenere verità storiche o politiche; queste parole vogliono semplicemente, ma fermamente, ricordare un episodio che ha segnato la vita degli 85 morti, dei 200 feriti, e delle decine di famiglie che da quelle 10,25 del 2 agosto 1980 sono in attesa di tutta la verità.

Perché è innegabile che molti, troppi, punti oscuri sono rimasti – tant’è vero che alcuni dipendenti dello Stato, dei nostri servizi segreti, sono stati condannati per depistaggio – e che, sopra ogni cosa, non si è mai arrivati ad alcun nome degli inevitabili mandanti.

Si potrebbe scrivere di verità scomoda, strage di Stato, delle innumerevoli domande irrisolte che i lunghi processi hanno lasciato in eredità, dei motivi che portano i servizi segreti italiani a voler intralciare l’azione della giustizia – e la strage di Bologna è, purtroppo, solo uno dei tanti episodi di questo tipo (da P.zza Fontana a Ustica, passando per l’Italicus) – e parlare di strategia della tensione sarebbe fin troppo facile.

Oggi invece vorrei che il Rasoio, questo non-luogo, questa piazza virtuale e vitale, dove veniamo per confrontarci, per dare valore alle parole ed ai pensieri utilizzando il mezzo più veloce che esiste oggi – la rete – diventasse per tutti noi quella sala d’attesa che 30 anni fa è stato teatro di uno degli episodi più cruenti della storia moderna d’Italia.

Una sala d’attesa. Agosto. Famiglie in partenza per le agognate vacanze. Gente in transito ed in arrivo. Centinaia di persone dentro una stazione – Bologna – che, in quegli anni forse più di oggi, era nodo strategico per gli spostamenti lungo la penisola (naturalmente questo semplicissimo pensiero sarà stato determinante anche per chi ha deciso di mettere proprio in quel luogo, proprio in quella data, quella maledetta bomba)

Per molti di voi, modenesi e non, sicuramente quella sala d’attesa sarà almeno un po’ famigliare: di passaggio verso mete più o meno lontane o luogo di arrivo e di partenza per chi – come me – ha studiato, o studia, a Bologna. Per alcuni anni ho fatto il pendolare da Modena, casa e università, università e casa, e la stazione era un momento di passaggio che ha scandito le mie giornate per tanto tempo. I ritmi delle lezioni e la voglia di tornare non mi hanno quasi mai lasciato lo spazio di riflessione che tale luogo merita e meritava. Ma quelle tre o quattro volte che mi sono soffermato su quella lapide, su quei nomi, lo stesso crampo allo stomaco nasceva dentro di me: quel luogo rumoroso e caotico diventava per alcuni terribili secondi silenzioso e solo.

ANTONELLA CECI anni 19
ANGELA MARINO “23
LEO LUCA MARINO ” 24
DOMENICA MARINO ” 26
ERRICA FRIGERIO IN DIOMEDE FRESA ” 57
VITO DIOMEDE FRESA ” 62
CESARE FRANCESCO DIOMEDE FRESA ” 14
ANNA MARIA BOSIO IN MAURI ” 28
CARLO MAURI ” 32
LUCA MAURI ” 6
ECKHARDT MADER ” 14
MARGRET ROHRS IN MADER ” 39
KAI MADER ” 8
SONIA BURRI ” 7
PATRIZIA MESSINEO ” 18
SILVANA SERRAVALLI IN BARBERA ” 34
MANUELA GALLON ” 11
NATALIA AGOSTINI IN GALLON ” 40
MARINA ANTONELLA TROLESE ” 16
ANNA MARIA SALVAGNINI IN TROLESE ” 51
ROBERTO DE MARCHI ” 21
ELISABETTA MANEA VED. DE MARCHI ” 60
ELEONORA GERACI IN VACCARO ” 46
VITTORIO VACCARO ” 24
VELIA CARLI IN LAURO ” 50
SALVATORE LAURO ” 57
PAOLO ZECCHI ” 23
VIVIANA BUGAMELLI IN ZECCHI ” 23
CATHERINE HELEN MITCHELL ” 22
JOHN ANDREW KOLPINSKI ” 22
ANGELA FRESU ” 3
MARIA FRESU ” 24
LOREDANA MOLINA IN SACRATI ” 44
ANGELICA TARSI ” 72
KATIA BERTASI ” 34
MIRELLA FORNASARI ” 36
EURIDIA BERGIANTI ” 49
NILLA NATALI ” 25
FRANCA DALL’OLIO ” 20
RITA VERDE ” 23
FLAVIA CASADEI ” 18
GIUSEPPE PATRUNO ” 18
ROSSELLA MARCEDDU ” 19
DAVIDE CAPRIOLI ” 20
VITO ALES ” 20
IWAO SEKIGUCHI ” 20
BRIGITTE DROUHARD ” 21
ROBERTO PROCELLI ” 21
MAURO ALGANON ” 22
MARIA ANGELA MARANGON ” 22
VERDIANA BIVONA ” 22
FRANCESCO GOMEZ MARTINEZ ” 23
MAURO DI VITTORIO ” 24
SERGIO SECCI ” 24
ROBERTO GAIOLA ” 25
ANGELO PRIORE ” 26
ONOFRIO ZAPPALA’ ” 27
PIO CARMINE REMOLLINO ” 31
GAETANO RODA ” 31
ANTONINO DI PAOLA ” 32
MIRCO CASTELLARO ” 33
NAZZARENO BASSO ” 33
VINCENZO PETTENI ” 34
SALVATORE SEMINARA ” 34
CARLA GOZZI ” 36
UMBERTO LUGLI ” 38
FAUSTO VENTURI ” 38
ARGEO BONORA ” 42
FRANCESCO BETTI ” 44
MARIO SICA ” 44
PIER FRANCESCO LAURENTI ” 44
PAOLINO BIANCHI ” 50
VINCENZINA SALA IN ZANETTI ” 50
BERTA EBNER ” 50
VINCENZO LANCONELLI ” 51
LINA FERRETTI IN MANNOCCI ” 53
ROMEO RUOZI ” 54
AMORVENO MARZAGALLI ” 54
ANTONIO FRANCESCO LASCALA ” 56
ROSINA BARBARO IN MONTANI ” 58
IRENE BRETON IN BOUDOUBAN ” 61
PIETRO GALASSI ” 66
LIDIA OLLA IN CARDILLO ” 67
MARIA IDRIA AVATI ” 80
ANTONIO MONTANARI ” 86

Scorrendo questi nomi non riesco a non immaginare quelle vite – quei sogni – spezzate per sempre. Ognuna di esse meriterebbe spazio e parole. Oggi vorrei ricordarle tutte scrivendo di due di loro: Maria e Angela Fresu. Madre e figlia. In attesa di un treno per vacanze che non faranno mai. Due vite cancellate in un battito di ciglia. Il corpo della piccola Angela ritrovato, come tutti gli altri, sotto le macerie. Maria, invece, sembrava scomparsa. La sua morte, tristemente inevitabile, non aveva un corpo sul quale poter piangere. Solo molto tempo dopo si è scoperta la spaventosa verità: i resti della donna sono stati ritrovati sotto il treno Ancona-Chiasso che era fermo sul primo binario. I resti. Maria era talmente vicina alla bomba, a quel muro portante giustamente scelto per colpire il maggior numero di persone, che ciò che è stato dato alla famiglia, ciò che è rimasto del suo corpo, stava dentro un’urna troppo piccola per racchiudere tutto il dolore di una vita spezzata. Maria è stata disintegrata da un gesto vile e sanguinario: come se non fosse mai esistita.

Queste mie poche e ingenue parole, vogliono invece ricordare quella vita e quelle di tutte le persone morte in quel maledetto giorno di 30 anni fa.

Per questo vi invito a soffermarvi un momento su questo sito.

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2 risposte a “Bologna, 2 agosto 1980 (di Baldoni Fabio)

  1. Da quando ho un po’ di coscienza civile ricordo che questa ricorrenza è sempre stata particolarmente sentita dai cittadini del nostro paese. Oggi mi chiedo il perché di questo sentimento nazionale, che conserva la memoria di quel tragico fatto. Sembrerebbe scontato pensare che le principali motivazioni di questa memoria siano l’efferatezza del gesto compiuto e la mancanza di chiarezza che ha fatto trascinare un nodo di dubbi fino ai giorni nostri sulla questione. Ma credo ci sia un altro elemento importante, che emerge dalla stessa analisi fatta da Fabio, determinante per comprendere il forte sentimento che sottende il ricordo della strage. La stazione di Bologna era ed è un luogo dal quale sono passate migliaia di persone, migliaia di italiani. Per tantissime persone quello è un luogo di passaggio e di attesa: chissà quante persone si sono trovate a vivere sentimenti d’amore, di speranza o di altro genere proprio tra quei binari. Intendo dire che quella stazione per tante persone era ed è un luogo COMUNE. Ed essendo comune, comune è stata stata la tragedia che lo ha attraversato, proprio perché in quella sala d’attesa potevano esserci tante persone che oggi sono qui a ricordare quel 2 agosto, tutte quelle persone che quando vedono le immagini di quel giorno maledetto ricordano nella propria mente la fisionomia di quel luogo, le persone in attesa del treno, quelle di corsa e anche quelle persone sfortunate per le quali la stazione è una seconda casa. La stazione di Bologna è un simbolo del nostro paese, un pezzo d’Italia, che è stato marchiato a fuoco da una ferita; un luogo che è stato lavato con il sangue di persone innocenti, di cittadini, probabilmente per affari di stato, al di sopra di essi. Questo, assieme all’efferatezza del fatto accaduto, rende il 2 agosto una data che non si può dimenticare, perché è una tragedia che ha colpito al cuore un’intera comunità.

  2. Grazie Fabio per aver ricordato la strage della stazione di Bologna. Io non ero ancora nato, ma tante volte, nella sala d’attesa della stazione mi sono trovato a rileggere i nomi e le rispettive età delle vittime. Mi sono sempre chiesto se fosse successo a me, o ad una persona a me cara. Nessuna risposta è immaginabile. Mi limito allo sdegno per l’omertà e i depistaggi che lo Stato ha messo in atto per coprire i colpevoli materiali e i mandanti.

    Oggi nessun ministro del nostro governo è presente alla cerimonia di commemorazione. Questo è un fatto molto grave, perché molti di quegli uomini nel 1980 facevano già parte dello Stato e delle Istituzioni.

    Sebbene il numero di noi del Rasoio sia molto piccolo se raffrontato a tutta la cittadinanza italiana, ai parenti delle vittime va la solidarietà di tutto il nostro blog, nella speranza che prima o poi sia fatta luce.

    La memoria non basta: deve fare male.

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