AMCM R.I.P.

Ho sempre trovato parecchio affascinanti i luoghi abbandonati. Le rovine, i casolari diroccati, le fabbriche dismesse. Quando un luogo viene abbandonato significa che ha smesso di essere adatto ad adempiere alle funzioni per cui fu progettato e diventa così inutile. La bellezza si nasconde ben oltre le spalle dell’utilità, spesso nelle più assurde cianfrusaglie, come  in una vecchia chitarra dalle corde malconce, nel libro del primo esame dell’università ripetuto tre volte, o nella collanina rotta regalata dal primo amore.

L’ex AMCM era così: una cosa ormai inutile e bella. Azienda Municipalizzata del Comune di Modena. Prima di tutto era per me ed i miei compagni il luogo più underground della città, perfetto per bersi una birra al ritorno dalle vacanze, perfetto per suonare il blues, perfetto per parlare tra noi, di noi, di Modena e del mondo, perché l’ex-AMCM ricorda un po’ altri luoghi del mondo a me cari, come il quartiere di San Lorenzo a Roma, una delle stazioni metro sgangherate di Pest o il birrificio di Tampere in Finalndia. Il resto di Modena, invece, non mi ricorda altro che Modena e ciò non rende certo agevole viaggiare con la mente…

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Non ci siamo mai fatti notare, noi altri laggiù, mai nessun abitante del vicinale ha chiamato la polizia per schiamazzi notturni. Anzi una volta, durante la stesura di un graffito una volante della polizia si fermò, i due agenti scesero, dissero: “Bello.” e se ne andarono. Insomma, la città non si preoccupava di noi, e quando le capitava di sbirciare, apprezzava.

uno scorcio dell'ex-AMCM

Proprio in questi giorni i vecchi muri dell’ex-AMCM sono in corso di demolizione. L’ultimo luogo “franco” del centro di Modena, l’ultimo baluardo rimasto della “municipalizzazione” è in corso di demolizione. Era un’azienda del Comune, quella, o meglio della Comunità. Il monumento all’acqua pubblica (oggi più che mai sarebbe utile ricordarlo), all’energia elettrica pubblica, del gas pubblico. Questo monumento oggi è in corso di demolizione per fare spazio ad un palazzo signorile (privato), ad un delizioso minimarket (privato), ad un raro cinema multisala (privato) e ad ampi e utilissimi parcheggi, il vero e proprio fiore all’occhiello della nostra amministrazione e in particolare di un assessore di cui proprio non ricordo il nome (secondo me con i parcheggi è proprio fissato, non è che il vicino di casa gli fotte sempre il parcheggio sotto casa con un enorme camper? Dovrebbe fare come a a Roma ‘a Si’, se’a ggente vo’ ‘er posteggio je mette ‘a sedia, nun te preoccupà. Comunque, niente da dire, largo al progresso e alla (privata) utilità E la chiamano riqualificazione. E la qualità dove sta, nel minimarket e nella palazzina? Per favore… Ci avessero costruito una residenza per giovani lavoratori a equo-canone, una fontana d’acqua pubblica potabile, un’area verde con orto sociale annesso, un asilo con pannelli solari autonomo per l’energia elettrica, un monumento a personaggi importanti della comunità, un qualcosa di bello!  E poi, perché ho sentito parlare mille volte di “riqualificazione”? A qualcuno verrebbe da chiedersi, se non si è ammattito del tutto: se a Modena sono 65 anni che governano gli stessi chi è stato a de-qualificare? Mo’ tocca ri-qualficare! Ci fossero stati gli altri a comandare, ci saremmo quasi quasi cascati nel tranello retorico! E poi l’edilizia, si sa, se si blocca quella si inceppa l’economia, scende la catena dei consumi, si bruciano posti di lavoro, si azzoppano famiglie. Insomma, senza l’edilizia è una disfatta, un’ecatombe monetaria, un bollettino di guerra.

Quell’assessore dice testualmente: “Il progetto è stato approvato in consiglio comunale da chi è stato eletto, ed è dunque l’espressione della volontà dei cittadini. […] Questi signori del “no” cercano di boicottarci, ma prima o poi dovranno arrendersi alla “politica del fare” ben diversa da quella dell chiacchiere. I depositari della verità non sono loro ma le istituzioni” (da il Resto del Carlino (21/08/2010).   Depositari della verità??? Abbiamo degli assessori “depositari della verità”? Ma pensa, se fosse veramente così, perché Del Bono a Bologna è sotto processo? Le istituzioni a volta si prendono libertà che non rispecchiano la volontà dei cittadini…

La “politica del fare” contro quella delle “chiacchiere”, “siamo l’espressione della volontà dei cittadini”, etc. Ma non vi ricorda proprio nessuno? Secondo me abbiamo un assessore che più che avere fatto scuola alla FIGC l’ha fatta ad Arcore!

Io non sono convintissimo che l’edilizia sia l’unica soluzione. Siamo proprio sicuri che l’edilizia sia la sola e più intelligente fonte di investimento utile alla comunità? Non ci sono esempi da cui trarre spunto per far girare al contempo l’economia, mantenendo spazi franchi e simbolici, sostenendo e sviluppando la memoria storica di una città?

Ferrara. Non c’è bisogno di andare in America, in Scandinavia o in Giappone. Fréra, lé dedlà dal Panér! (Ferrara, lì di là dal panaro n.d.a). Ferrara ha un centro storico, dal Po di Volano a via dell’Orlando Furioso (questa sì che è epica!) e dalla Stazione Ferroviaria all’Ospedale Universitario, che copre circa la metà dell’intera estensione urbana. Come dire: metà storia, metà progresso. Un’occhio al passato e uno al futuro. Gli architetti che dai tempi di Ariosto a oggi hanno lavorato su Ferrara hanno sempre tenuto ben presente questa banale regola. Non a caso Ferrara ha un’Università di Architettura tra le più importanti del Vecchio Continente. Modena no. A Modena, il centro, il cuore pulsante della città, è circa otto volte più piccolo della “Banlieu”, che vive in un eterno presente fatto di costruzioni, qualificazioni, demolizioni e riqualificazioni. E’ sotto gli occhi di tutti. La zona dell’ex-AMCM è centro storico, della nostra sotria recente! Ferrara invece, ma ne potremmo citare mille altre, è una città delicata, pacifica e allo stesso tempo viva, piena di manifestazioni (proprio in questi giorni si tiene lì il festival dei Buskers), e di giovani, di nuove idee, di intrattenimento e di ricerca (le discipline archeologiche, letterarie, biomediche, giuridiche ed economiche  sono eccellenze riconosciute della città e richimano studenti, ricercatori, indotto; insomma, denaro e idee). La loro amministrazione, che come la nostra è di centro-sinistra, ha investito molto sull’università, scommettendo su un cavallo vincente: giovani e sul futuro; mentre la nostra amministrazione investe sul cemento. Poi fra vent’anni tutti sappiamo perfettamente che ogni modenese, guardando quel palazzo e quel minimarket dirà “Mo ‘c lavòr…”, potevamo risparmiarcelo e invece è lì, e adesso mica si può evacuare un palazzo e un minimarket per far demolire tutto di nuovo! Potevamo fare diversamente come per molte altre storture edilizie. Potevamo… vabbè dài RIQUALIFICHIAMO!

C’è poco da fare a Modena continuano a costruire “servizi” senza che noi ne abbiamo bisogno. Siamo già ben serviti, basta cinema multisala, basta minimarket, basta negozi. I negozi chiudono e cosa costruiamo? Negozi. Ci sono case sfitte ovunque, e la popolazione di Modena è ferma a 180.000 abitanti dal 1991 e noi che facciamo? Palazzine. Abbiamo già tre multisala e che facciamo? Un cinema multisala. Non c’è che dire, noi modenesi siamo veramente geniali.

Mi chiedo: che differenza c’è tra il nostro senso estetico (un po’ cementato, va detto) e quello dei mafiosi che hanno speculato sull’edilizia di molti quartieri catanesi ai piedi di quella meraviglia che è l’Etna? Ci piace il mattone, ecco tutto, anche a noi modenesi, diciamolo. Che volete voi retrogradi, voi ambientalisti, voi giovani rompicoglioni e vecchi rincoglioniti! Che vi ha fatto il mattone? C’era pure il ballo della Pavone! Bei tempi, quelli…Ma che, c’ avete dei problemi con il mattone? Perfetto nella sua geometria euclidea, confortante nel suo caldo colore di argilla cotta, sublime al tatto e rotondo come i fianchi di una bella signora, duro come…ah bé non bisogna seguire la Lega sulla sua retorica, che poi ci giochiamo la base…secondo me l’assessore ha un conto in Svizzera di mattoni. Un caveau di laterizi. Poggiolini c’aveva i lingotti, lui c’ha i laterizi. Se gli fai vedere una colata di cemento, un parcheggio sotterraneo, un cavalcavia ciclabile, quello si eccita, va in visibilio, rischia la cleptomania di cazzuole. Secondo me c’ha avuto un trauma infantile, tipo gli hanno rubato una betoniera giocattolo o l’hanno sfrattato o che so viveva a Comacchio nelle case di legno e paglia…c’ha l’invidia del mattone. Le donne c’hanno l’invidia del pene, lui c’ha l’invidia del mattone.

Questa mia verve satirica è esplosa da quando il mio amico Davide, ingegnere civile ferrarese, mi disse: “Ma Modena è proprio una città del C***O!”. Io ho cercato di stemperare, di difendere l’orgoglio modenese, ma avendo girato l’Europa in lungo e in largo e lavorando a Ferrara e Roma, ho visto altri esempi positivi e negativi perciò, messo da parte l’orgoglio come si fa coi veri amici, ho dovuto francamente dargli ragione. Modena potrebbe essere una città bellissima, perla dell’Emilia, fucina dei migliori artisti, scienziati, politici, esempio perfetto di equilibrio tra ragione e sentimento. Tra memoria e progresso. Invece rimane mediocre, perché pensa solo all’utile e al presente. Pensa e non prova. Non sente e non rischia. E come dice uno dei miei maestri che vive tra Roma e Modena “Modena è diventata una città asfittica. Noi Romani vedevamo l’Emilia Rossa come un paradiso negli anni ’70. Oggi sono cambiate molte cose”.

Quanto fa soffrire vedere sparire i luoghi della propria giovinezza, delle proprie avventure urbane, vederli tramutati in un minimarket. Puf! Scomparso. Smaterializzato. Come se quel luogo non fosse mai esistito.

Passateci finché tutta l’opera di distruzione non è terminata. Ci troverete ancora l’Insegna del Teatro delle Passioni e qualche coppietta infrattata in camporella urbana. Lì a fianco c’è una scritta sul muro “Vendetta”, accanto c’è una falce-e-martello, una svastica, poco più in là “Non ti dimenticherò”. Appunto: il “teatro delle passioni”.

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13 risposte a “AMCM R.I.P.

  1. Io so che non faranno un multisala in senso tradizionale, ma che ci sposteranno la sala Truffaut e quell’altro di cui mi sfugge il nome per farvi un centro culturale che graviti attorno al teatro; solo che per pagare tutto devono costruire quella palazzina di dodici quindici piani, quelli che sono. Vediamo come viene, non facciamo romanticismo aprioristico. Al parcheggio favorevolissimo.

  2. Così come non funzionano considerazioni sentimentali che non rendono giustizia del merito della questione. Un minimarket è inutile tanto quanto una baracca – suggestiva, ok, io sono il primo suggestionato dall’estetica industriale, chiamiamola così – inutilizzata. Non è abbattendo una baracca e costruendo un minimarket che Modena si presenta come città retrogada quale è. Anzi, è più attiva di molte altre dal punto di vista delle iniziative. E’ quando si rifiuta il progetto di Gehry per St.Agostino perché dopo non si vede più la Ghirlandina nello skyline.

    Concordo con Claudio in buona parte, ma – ahimè – proiettare i propri affetti sulle cose è vano, dacché il mondo delle cose prescinde dai nostri sentimenti. Soprattutto se le cose riguardano una città, con un’amministrazione, che – cieca o lucida che sia – deve fare i conti con beghe di cui noi avremmo solo limitata conoscenza.

    • Caro Pietro, non pretendo che altri condividano un sentimento personale. Che venga rispettato però sì.
      Che tu poi riduca un articolo in cui si esprimono ben più che sentimenti, ma un’idea diversa di città, espressa attraverso un ragionamento (spero) organico, lo trovo molto scorretto e deludente rispetto all’idea che ho di te, dimostrando che o hai letto in modo superficiale, o non hai un parere serio in merito. Fortunatamente c’è molto spazio per discutere. Si può non condividere, ma sono le controproposte, i confronti con altre realtà che fanno la differenza. Io do informazioni, tu giudizi (sacrosanti), ma da cui i lettori non traggono alcun giovamento, e credo nemmeno la tua immagine.
      Il tuo giudizio può interessare a me, perché ti conosco, e mi duole sapere che ti sono parso molto “romantico” (non vedo poi che male ci sia, fortunatamente a quasi 30 anni riesco ancora a non disilludermi del tutto, mentre tu che ne hai 20 sì). Preferisco di gran lunga una critica costruttiva a giudizi sterili.

      P.s. A proposito dell’amministrazione che “deve fare i conti con beghe di cui noi abbiamo limitata conoscenza”, voglio sottolineare che io non sono candidato alle elezioni amministrative, però voto e tengo alla mia città. Se l’amministrazione prende provvedimenti che non condivido affatto, sarà pure un mio diritto dissentire ed esprimere la mia idea, presentare confronti e proporre alternative, o siamo in regime di censura? Mi sembra già un punto di merito per un normale cittadino che non gestisce soldi pubblici, informarsi e informare! Magari potessimo tutti esprimere la nostra idea senza fare per forza i “signor sì”. Poi, qualora intervenisse qualcuno che metta in discussione la mia idea e chiarirà quella dell’amministrazione, credo che il Rasoio e nsarebbe felicissimo.

  3. Nessuno sente il bisogno di un market e di una nuova sala per il circuito d’ essai ( Anche se posso supporre la decisione di spostare il cinema dal palazzo Santa Margherita sia dovuta a cose che non mi sono note ), oltre che ad unità abitative qualsiasi, dal momento che dappertutto stanno costruendo case.

    Che la palazzina sia o meno concezione di Vecchi direi che non importi, mi pare sia d’ interesse per qualsiasi tipo di occhio, in una città che in questo non eccelle. Non si tratta di estetica della rovina. Si tratta di mantenere edifici che permettano di rintracciare una storia architettonica cittadina ( Oltre che di godere della varietà che una scelta di questo tipo potrebbe indurre ).

    Un commento a parte credo andrebbe per le opere artistiche perdute ( Os Gemeos nel particolare ) che si sarebbero potute conservare ed esporre in sedi separate.

    Per quanto, poi, riguarda il parcheggio, non ti beare, Pietro, della decisione intrapresa, dal momento che crescerà, con l’ aggiunta di residenze, centri commerciali, cinema, la richiesta, mentre i posti macchina rimarranno invariati rispetto a quelli attuali.

    Oltretutto si potrebbe discutere della scelta di creare un market non lontano dal mercato Albinelli, non raggiungibile come il primo, peraltro, con l’ automobile.

  4. Dovrei rispondere ora per quanto riguarda il tema di cui si discuteva, ma lo farò inseguito per non appesantire il tutto; preferisco dare la precedenza a una questione che ritengo essenziale per la fondazione e prosecuzione dei dibattiti su questo blog.

    Claudio, tu mi accusi di interventi autolesionisti per quanto riguarda la mia immagine (e mi chiedo: scriviamo su questo blog per dimostrare qualcosa o per arricchimento personale?), con toni e parole inconsulti e immaturi che non ti rendono giustizia.
    Non ho sintetizzato il tuo intervento in un banale romanticismo, tant’è che mi sono detto d’accordo su larga scala (e questo già ti avrebbe dovuto far capire che criticavo solo una parte del tuo intervento, precisamente le ultime righe). Né mi sono limitato a critiche sterili.
    Nel primo commento ho riportato ciò che io sapevo, senza alcun giudizio. Nel secondo, in risposta all’acredine e la criticismo esasperato di Fabio – che puntualmente si traduce in sentenze arroganti, d’una sterilità di invece vengo accusato io -, mi sono lasciato andare a un commento più spinto, e lo riconosco, in cui però riportavo alcune critiche a mio avviso interessanti alla posizione. Non ne sono abbastanza di queste cose per poter lanciarmi in opinioni più elaborate, tant’è che la dimensione dei miei interventi ne ha risentito. Mi sono limitato a mettere in guardia da un sentimento che a Modena esiste – con i suoi pro e i suoi contro – e che ho ravvisato in Claudio.
    Qualora questo abbia offeso qualcuno, me ne dispiaccio. Ma non accetto che mi si venga ad accusare di sterilità, censura e altre sciocchezze.
    Se ritenete che i miei siano giudizi, mi sbagliate. Ometto se non quando necessario i “secondo me”, “credo” “mi pare” etc. perché li trovo abusati. Mi piace essere franco, e trovo la franchezza più consona a questo blog della supponenza. Seguo questo sito da molto, ho contribuito a dibattiti, e non lo faccio per gloria personale, ma perché trovo ci sia da imparare qualcosa.

    Questo non mi impedisce di accogliere le tue critiche, Claudio, per quanto inaspettate e immotivate, sulla scorta della convinzione personale che al di là della forma esistono sempre contenuti da considerare. Solo, che non sia una riflessione che compio da solo.

    Ciao Claudio, stai bene. Attendo la tua replica, qui o per posta, come riterrai più opportuno.

  5. No dai rispondo:
    Fabio, ti conosco e so che hai la tendenza a universalizzare le tue visioni. Il ‘nessuno sente il bisogno’ è ‘Fabio non sente il bisogno’? Attento a questo.
    Posto ciò, sono d’accordo su molte cose che dici. Non faccio il difensore del comune. Ho già spiegato il senso dei miei interventi: includere sentimento a cose di cui bisogna discutere con cognizione. Secondo me è sciocco costruire una palazzina lì, ancora di più un market. Ma prima di dirlo vorrei vedere il progetto, come lo vidi per la copertura della ghirlandina.
    Per quanto riguarda il parcheggio, io so che il novi sad diventerà a pagamento (chiedo conferma), e se ci fossero posti nelle vicinanze non mi dispiacerebbe. Più ce ne sono meglio è.

    • Ho letto con piacere l’articolo, che ho trovato intelligente e determinato – come il suo autore – e vorrei sottolineare un aspetto che Claudio ha segnalato: il massiccio investimento che a Modena e provincia viene focalizzato sull’edilizia (con scopi privati in massima parte)

      Vivendo in un nuovo quartiere che, dopo 2 anni dalla sua costruzione, è ancora praticamente deserto – cosa che non mi dispiace, visto che d’estate, di notte, sento i grilli e le rane – e sapendo di altre zone (nuovo quartiere vicino alla Rotonda) che rischiano nei prossimi anni la stessa sorte, credo che questo sia un punto dolente nella politica urbanistica della nostra città. Naturalmente comprendo che la nostra economia si basa sul mattone (sono diplomato geometra ed ho fatto ingegneria, quindi è un mondo che conosco abbastanza bene) e posso anche provare a capire le difficoltà che la gestione di una città comporta (non solo riguardo all’equilibrio tra politica ed economia) però gli appunti di Claudio sono sicuramente lucidi e ben esposti.

      Poi dire se un supermarket in quella zona è utile o meno io non lo so (ma so che per i piccoli negozi che resitono nel quartiere sarà una bella mazzata)

      Dire che un nuovo multisala è necessario questo faccio fatica (forse perchè il Victoria me lo descrivono spesso vuoto, sicuramente perchè amavo molti dei vecchi cinema che sono stati chiusi negli ultimi anni). Se invece si tratta di spostare la sala Truffaut e/o altro allora il discorso può essere diverso (ma non sono informato quindi non ne parlo)

      Che la palazzina privata serva per avere altre strutture di servizio questo è indubbio (per motivi economici puri e semplici, per il p.r.g. etc)

      Di certo mi trovo daccordo sul fatto che l’amministrazione dovrebbe considerare certi spazi (centrali e storici) in maniera differente: perchè avere più posto per parcheggiare deve servirci non solo per poter raggiungere meglio i locali serali di via Gallucci o altro. Sarebbe bello se diventassero luoghi vivi e non solo di sosta.

      Sopratutto se queste azioni di governo passano sotto il termine di riqualificazione.

      Per quanto riguarda il lato emozionale e romantico (e chi mi conosce sa che sono cose che fanno fin troppo parte di me, come la nostalgia) posso solo dire questo: essendo di qualche anno più vecchio di Claudio, i miei ricordi di questo luogo specifico vanno ad un tempo in cui i graffiti e le scritte non decoravano (o deturpavano a seconda di come la si pensi) quei muri (se penso ad alcuni graffiti, quasi sorrido pensando che ignoti ragazzi avevano già riqualificato quel luogo)
      Ricordo i visi degli amici dell’infanzia e le chiacchierate mentre, sulle nostre bici, attraversavamo quel luogo di Modena per andare o tornare dal centro (abitavo non lontano ed era sulla strada percorsa)

      Ammetto che non mi mancherà quel luogo: ma quella Modena sì, questo posso dirlo con certezza.

  6. Fabio, condivido con te l’affetto per certi luoghi, solo ho visto persone opporsi fondandosi sulla suggestione del luogo. Di qui i miei interventi.
    Anche sui parcheggi hai ragione; non era per via Gallucci, era per l’accessibilità generale al centro, che mi pare col tempo sempre più compromessa.
    Io sapevo che non si trattava di un multisala, ma di un polo con annessa sala Truffaut e altro cinema simile di cui non ricordo il nome non conoscendolo. Quindi un target ben diverso rispetto ad un Victoria, più in sintonia con il Teatro delle Passioni.

    Che il comune sia intrallazzato non c’è dubbio comunque; penso solo alla questione Esselunga vs Coop Estense di via Canaletto, che da un lato mi ha fatto molto ridere perché pare Montecchi vs Capuleti, Guelfi vs Ghibellini, con tutte le trovate carnevalesche del caso, tipo pagine di quotidiani acquistate per la causa.

  7. Io mi emoziono quando sento qualcuno arrabbiarsi, rattristarsi, ricordare con nostalgia qualcosa. Vuol dire che questa persona è viva, che crede in qualcosa per questo si arrabbia, per questo è triste se distruggono qualcosa che ha sempre fatto parte del suo mondo. Questo articolo è bello perché ragiona su un tema politico e sociale, ma anche personale e collettivo, sul passato, sul presente e sul futuro, insomma ha in sé una profondità UMANA. Per questo bisogna averne rispetto, come si deve avere rispetto per una persona.

    Poi dipende da quali valori orientano il proprio pensiero.

    Tornando alla pratica, si può discutere quanto si vuole sui costi economici dei progetti, sulle esigenze dell’economia italiana, ma qui stiamo parlando di uno spazio cittadino che per anni è stato pubblico o utilizzato come tale, tra l’altro vicino al centro. La natura di questo luogo è quindi sociale, e non privata. Il progetto del comune prevede che sorgano un piccolo supermercato (privato), un cinema multisala (privato), una palazzina (privata), dei parcheggi (privati), un centro regionale per il teatro (pubblico), e degli spazi verdi (pubblici). Questi ultimi devono esserci per legge, quindi non è una scelta politica. L’idea che sottende tutto questo mi sembra marcatamente economica e di profitto, e se andiamo a vedere da chi deve essere realizzata in termini di lavoro, apparirà anche clientelare. Quello che si tenta di fare è di indorare la pillola esaltando il centro del teatro, che va benissimo in sé, assieme al già esistente teatro delle passioni, per fare passare una discutibile idea di socialità e di fruizione culturale, quando in realtà si va ad agire su uno spazio per renderlo luogo fruibile a dei consumatori e non a dei cittadini. Questo è un processo che interessa l’intera città: pensate in quali spazi a Modena sia possibile ritrovarsi senza dover pagare qualcosa? Penso siano rimasti i parchi, le strade, le scuole (tra poco si pagheranno anche quelle), le chiese e le piazze. Allora mi chiedo come possa un’amministrazione di centro-sinistra attaccare in modo così subdolo un’idea di socialità e di collettività? Un’amministrazione che ha un passato illustre, che era riuscita a costruire un tessuto sociale e un’idea di città che non solo in Italia, ma in tutto il mondo erano invidiati. Ciò che fa una città e una comunità sono la sua storia e gli spazi collettivi, gli spazi vissuti assieme dai cittadini. Se questi vengono progressivamente eliminati, o svuotati del loro significato, come è il caso dei tanti parchi a Modena nei quali non si organizza quasi mai un’iniziativa, la città muore. Così non c’è più un’idea di città, rimangono un insieme di individui che la abitano e che potrebbero stare in qualsiasi altro posto, perché non sono legati al proprio territorio, che sono indifferenti a come si agisce su questo, che se gli chiudono via Gallucci si spostano alla Pomposa, che se non sanno cosa dire dicono che ci sono problemi più in alto di loro che non si possono comprendere se non si è dentro alle logiche di chi governa.

    L’ex-Amcm era un luogo nascostamente vivo e pulsante di storie viste accadere di notte da quelle strade, da quegli edifici abbandonati. Era la rappresentazione di un’idea di città che sta scomparendo a Modena e che resisteva fiera di fronte al luccichio artificiale dei banconi dei bar tutti uguali che ci sono oggi a Modena. Era un luogo che aveva storia e che aveva accolto storie.

    Lo hanno ammazzato, ma non hanno ucciso chi è legato a quel luogo, a quelle storie e a quell’idea di città, che continuerà a viverla e continuerà ad amarla, ad emozionarsi come hanno fatto prima coloro che l’hanno vissuta.

  8. Il problema è che l’ex-Amcm era un luogo come lo descrive Enrico, sì, ma era tale involontariamente. Questo non ha peso per il discorso, oltretutto perché è tale in modo elitario e non per la comunità. Le storie delle strade non c’entrano. Non mi piace questo confondere il sentimento con il concreto, ma non per ostilità, solo credo che il punto sia altrove, più precisamente dove Enrico parla di mancanza di luoghi per i cittadini dietro cui non ci sia lo spettro di un interesse.

    Più che altro vorrei capirne di più, nel senso che vorrei dati concreti circa la manovra, dati che ancora non ho visto. Pare che ci stiamo incarognendo su un’informazione ancora vaga. Mi sembra che si parli a sentimento. Poi, forse questa sarà una mia uscita impopolare che so già verrà fraintesa, ma va bé, la butto lì, servirà sempre: a me non importa che ci sia del profitto dietro, purché sia tutto in regola. Non è raro nè scandaloso che per dare qualcosa da qualche altra parte dovrai prendere. Poi ok, si può discutere del come, ma di per sé dietro tutto ciò che sembra bello per il bene comune c’è un interesse privato, o se non c’è vuol dire che non c’è perdita alcuna e allora si può fare.

  9. Top 5 Demolitions of ugly buildings.
    Io l’ex AMCM l’ho frequentata da quando avevo 13 anni e coi miei compagni di classe delle medie ci trovavamo per giocare a pallavolo. Oppure i primi anni dell’Uni a guardare i film gratis all’Estivo (oops). Oppure più di recente per assistere alla creazione di graffiti, o 4 chiacchiere con amici accompagnate da birre.
    Il posto è fantastico e siamo uno parte dell’altro, simbioti, quasi. Ci siamo sempre capiti, nei vari momenti delle nostre vite.
    La penultima volta che ci sono stato sono salito sul balcone, sentivo sarebbe stata un’”ultima volta”. Chiaro, ho sfumacchiato una sigaretta, chiaro, avevo un iPod nelle orecchie. Era l’ora di pranzo, domenica, la città immobile e il mondo sembrava dovesse finire da lì a poco.
    E così è stato. (?)
    Ora siamo entrambi pronti per cominciare…

  10. Pingback: Anno 2010: lo Strappo « Articoli per Modena e altre destinazioni·

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