Perché la Sicilia è femmina. Sull’amore e l’odio per una terra.

Aprite un qualsiasi libro che vi parli di Sicilia. Fatelo, e sulle prime vi chiederete disorientati se ciò che state leggendo sia realtà o pura fantasia. Non importa se quelli che la raccontano sono occhi indigeni o stranieri. Lei ha il potere di trasformare in mito ogni storia. Dico “lei”, perché la Sicilia è non solo grammaticalmente femminile, ma nella sua più pura essenza femmina.

Non a caso i siciliani amano e odiano la propria isola quasi morbosamente, ne sono gelosissimi e al contempo la offendono con scempi edilizi e noncuranti spargimenti di rifiuti. La stessa proprietà della terra in Sicilia si accompagna ad un sentimento inconscio di possesso, come un’uomo che possiede o vuole possedere la propria donna fatale, senza poterla domare completamente ma arrogandosi il diritto di violentarla a piacimento. Se così non fosse, poco senso avrebbe quel labirinto interminabile di muretti a secco, come se ne vedono tra i Monti Iblei che cingono terreni incolti, apparentemente abbandonati, d’aspetto più lunare che terrestre, privi degli agrumeti, delle serre per i pomodori, degli oliveti, dei mandorli e vigne che buona parte della Sicilia Orientale arricchiscono, ornano e nutrono. La proprietà del nulla, un ettaro di niente, ma la proprietà e proprietà, lascia stare cosa contiene, quelli sono dettagli!

La forma dell’Emilia è triangolare, scalena come la Sicilia tanto che si potrebbe quasi sovrapporle; persino i due nomi sono assonanti. Eppure qualcosa di diverso c’è. Anche per noi emiliani la terra è femminile, ma l’uomo ha domato questa inospitale pianura nel corso dei millenni, l’ha dissodata, canalizzata e resa fertile, l’ha vinta e sottomessa in ogni suo centimetro come si fa con un rispettabile nemico, reso infine utile e produttivo come un alleato fedele. In qualche modo il nostro è un rapporto con la terra regolato da un contratto, o da un patto, se preferite. Emilia è una donna da sposare, la Sicilia si può solo desiderare. Raramente ci soffermiamo a contemplare la nostra pianura o i nostri monti, in silenzio, affondando le nostre radici al di sotto del terreno arativo, che nasconde le tracce di una bellezza passata e presente, al pari della Sicilia, degna di mito. C’è rimasto qualcosa di bello nella nostra Emilia? Domanda impropria. C’è rimasto qualcosa di bello nei nostri occhi? Meglio.

Questa riflessione nasce da un banale fatto: io ed Eleonora, la mia compagna, ci trovavamo qualche giorno fa sugli Iblei sulla strada per Pantalica, dove sorge il celebre Anaktoron, il palazzo megalitico che fu eretto circa 3300 anni fa dalle genti che abitavano quelle zone, esempio maestoso di una civilità ricca ed evoluta, contemporanea e non meno grandiosa dei più celebri Micenei, così brillantemente raccontati da Omero nell’Iliade. Ci imbattemmo dunque in un vecchio, nei pressi di Ferla, al quale domandammo il percorso più breve per raggiungere i resti del palazzo. Ebbene lui rispose con la più completa naturalezza: “L’Anaktoron? Undici chilometri in quella direzione”. Lì per lì nulla di strano, se non ché ripensandoci qualche attimo dopo, feci notare ad Eleonora: “O questo vecchio parla il greco, o è archeologo!”, e lei: “ma che ddici? (Eleonora ha preso un po’ l‘accento romano da quando si è trasferita nella capitale…). Da Catania a Siracusa tutti sanno cos’è l’Anaktoron!”. Il ché sarebbe come dire che da Modena a Reggio Emilia tutti conoscono la terramara di Casinalbo o il Pescale…

Pantalica con le sue tre necropoli rupestri, l’Anaktoron e la meravigliosa valle incisa dell’Anapo è un luogo indescrivibile a parole. Come in paradiso, fichi e vite selvatica crescono spontaneamente fra le acque sorgive dell’Anapo, che forma lungo il suo corso incassato nella calcarenite piscine naturali di acqua così gelida e limpida che si può persino bere. Come all’inferno, le tombe si aprono sulle pareti bianche e vertiginose delle forre come le finestre della città dei morti. Dantesco.

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Non mentivo, quando si parla di Sicilia tutto diventa favoloso. Quale luogo al mondo poteva essere migliore scenografia per il racconto  fantasy più longevo della storia (per essere più precisi della preistoria e della storia), l’Odissea? E se ciò non bastasse, vi invito a percorrere il nero sentiero che dalla Valle del Bove sale sul Mongibello (Etna, per noi del continente) o a percorrere gli irti sentieri delle gole dell’Alcantara. Come dire Monte Fato e Moria. Tolkeniano.

Al museo di Siracusa, intitolato al grande Paolo Orsi, l’archeologo che ha contribuito a recuperare quel passato mitico, aggiunsi un ulteriore elemento alla mia trama. L’età dell’oro della Trinacria non è la nostra. E’ passata attraverso Siculi, Sicani, Fenici, Greci, Cartaginesi, Romani, barbari, Arabi, Normanni, Angioini, Aragonesi, Borboni, Italiani, Angloamericani e poi si è spostata altrove, è emigrata. Non voglio essere frainteso, si badi bene, la Sicilia è ancora un posto straordinario, come straordinari sono nella loro sacra ospitalità i suoi abitanti. Ma sono gli stessi siciliani a vederla così, anche se non te lo diranno mai esplicitamente. A forza di mitizzare i loro teatri, le loro cattedrali, le loro rovine (quelle archeologiche) hanno smesso di credere nel proprio presente e soprattutto nel futuro della loro terra. E qui veniamo all’odio. Non si può non amare visceralmente la Sicilia, senza odiarla con la stessa forza. I catanesi dicono di se stessi che occupano più tempo a lamentarsi che a fare qualcosa per migliorare la propria condizione. “i’è il traffico, un traffico votticoso, tentacolare, che ci mette famiglia contro famiglia” dice lo “zio” a Dante nella geniale scena dal fim Johnny Stecchino.

E quelli che non hanno tempo per lamentarsi o si sono stancati di farlo emigrano, passano lo Stretto e affrontano il continente. O addirittura scavalcano l’oceano e raggiungono i vecchi zii emigrati decenni fa. E se l’America è troppo lontana e la nostalgia divora lo spirito, allora non c’è da preoccuparsi perché tanto “Se è veru ca lu munnu gira, l’America a passari ri cà”. Il distacco dall’isola è qualcosa che noi “continentali” non ptremmo mai capire, perciò ci limitiamo qui a menzionarlo. Chiedete ad un emigrato siciliano e nessuno meglio di lui saprà descriverlo.

Sull’odio che i siciliani provano verso una terra che ha troppi padroni (la Mafia, lo Stato, le lobby), si potrebbe parlare all’infinito ed il problema rimarrebbe comunque aperto. Voglio però inserire qui un video tratto da quel capolavoro che è “I Cento Passi” di Marco Tullio Giordana. Così, in ricordo di Peppino Impastato, che non si limitava a contemplarne la bellezza, ma per quella Sicilia vedeva un futuro. Forse perché vedeva troppo avanti l’hanno ammazzato. C’è un equilibrio in quell’amore e odio di cui si parlava nel prologo di questo articolo, un equilibrio che è diventato stantìo. In Peppino Impastato quell’equilibrio si era rotto ed era l’amore che lo spingeva a lottare. Grande Peppino, il Rasoio rende onore a te e a tutti i ribelli siciliani.

Ciò che mi porto via dalla Sicilia, senza derubarla di niente, è un litro di quel sentimento. Quasi tutto amore, s’intende. Amore e Terra. Diceva Giovanni XXIII che siamo fatti di cielo, perciò alla morte torniamo ad essere cielo. Lui parlava per conto di Dio. Io direi piuttosto che siamo terra, e da lei infine torneremo. Per questo lui era papa ed io sono marxista.

Dedicato ad Eleonora, il mio Virgilio

nella terra del mito

Claudio Cavazzuti
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Una risposta a “Perché la Sicilia è femmina. Sull’amore e l’odio per una terra.

  1. La Mafia: io Siciliano sto con Grillo.
    Hanno sollevato un prevedibile polverone le affermazioni di Beppe Grillo rilasciate in Sicilia sul tema mafia. Anche sul nostro blog nazionale si sono levati commenti di disapprovazione. La mia opinione e che Grillo ha ragione. Lo dico a ragion veduta e per conoscenza diretta del fenomeno mafia a livello sociale. La mafia è uno stato nello stato. La mafia, in alcune regioni del sud (ma adesso anche il nord non è messo molto bene) ha preso il posto dello stato. Parliamo di Sicilia. Nella maggiorparte dei siciliani è presente il dna mafioso. Nella vita di tutti i giorni e nelle attivita quotidiane della gente si sviluppa e cresce l’intreccio di favori, partendo da quelli più banali per arrivare ai vertici della politica. Di qualsiasi cosa tu abbia bisogno, in Sicilia, devi farti “mandare” dall’amico di turno per risolvere il tuo piccolo o grande problema. Hai bisogno di un meccanico per la tua auto? Chiedi all’amico che ti indicherà dove andare, naturalmente devi dire:” Mi manda….”. Stesso discorso per il ristorante, per il negozio, fino ad arrivare al Comune, alle scuole, e in qualsiasi altra pubblica amministrazione, dove se hai bisogno di un certificato, di una pratica amministrativa, etc. e non sei amico dell’amico farai molta fatica ad avere rispettati i tuoi diritti di cittadino. Il diritto di tutti diventa privilegio per qualcuno. A me è capitato, essendo dipendente pubblico, cresciuto in Emilia ma per due anni in servizio in Sicilia, di fare il mio dovere e trattare professionalmente tutti gli utenti allo stesso modo: molti ci rimanevano male, non per la qualita del servizio offerto ma perchè nonostante li avesse mandati tizio o caio erano stati equiparati agli altri i quali avevano ricevuto lo stesso trattamento pur non avendo “santi in paradiso”. Ci vuole tempo e una gestione PULITA della cosa pubblica per cambiare la suddetta mentalità e fino a che al governo ci saranno … questo non succederà MAI. La maggiorparte dei politici siciliani erano e sono burattini nelle mani della mafia. Eletti con i voti dello stato-mafia. Con i ricatti alla povera gente. Con i voti in cambio di buoni spesa, gite e anche denaro (chi ha visto il film di A.Albanese sa di cosa parlo e purtroppo è vero). Tornando al discorso di Beppe, è vero che la mafia non ha interesse a far chiudere le attività imprenditoriali e commerciali. Sarebbe come se l’allevatore uccidesse le sue mucche da latte! Lo stato italiano se ne frega. Ti tartassa e ti spreme finchè non ce la fai più e chiudi bottega. Non si preoccupa se i tuoi figli oggi hanno mangiato e con i soldi delle tasse che ti succhia non ti da’ servizi decenti e certezze (se devi avere un credito o giustizia, con la burocrazia dello “Stato” fai in tempo a morire…) La mafia, a modo suo, funziona meglio in fatto di recupero crediti, di protezione e… quant’altro. Credo che noi tutti amiamo Falcone, Borsellino e tutti quelli uccisi perchè facevano il loro dovere. Chi li ha uccisi? La Mafia o gli apparati dello stato collusi? Chi li ha uccisi la mafia o moralmente alcuni politici al potere e difesi a spada tratta dai partiti di riferimento? La mafia è criminale, ma sono più criminali coloro i quali le hanno permesso dal dopoguerra ad oggi di governare nell’ombra questo paese.

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