IL SEGRETO DENTRO LA COLLINA*

Cronache di archeologia recente e remota del territorio formiginese

Alla fine della guerra, a Casinalbo i ragazzini erano tornati a giocare lungo la lieve discesa che dalla chiesa, attraversando la via del Montello scendeva giù verso la Giardini, le madri che li guardavano da lontano. Pochi di loro si sarebbero poi chiesti come mai, proprio lì nella pianura più piatta e noiosamente uniforme, ci fosse un “Montello”, una piccola collinetta sulla cui sommità, se così si può dire, sorgeva l’oratorio. Qualcuno, quasi cent’anni prima, invece se lo era chiesto eccome: trattasi di dotti gentiluomini, provvisti di barbe folte e cappelli vistosi che nelle università insegnavano le scienze naturali. Uno di questi, Giovanni Canestrini, era addirittura quello che avrebbe poi tradotto in italiano L’Origine delle Specie di Darwin. Questi studiosi, nell’800 visitavano Casinalbo, Montale e altre piccole località sempre dimenticate dalla Grande Storia, in cerca di qualcosa che sostenesse la loro teoria: che tutto l’esistente non era stato creato da dio il 23 ottobre 4004 a.C., come sostenevano da James Ussher in poi i creazionisti, ma che tutto avesse una storia assai più antica, una storia pre-biblica, priva di fonti scritte, insomma una pre-storia. Iniziarono scavi in tutta Europa e le ricerche continuano ancora oggi qui, in località a noi famigliari ma sconosciute a chi viene da fuori, come Casinalbo, Magreta e persino Tabina, solo per citarne alcune.

Scavi nella necropoli di Casinalbo nel 2005

Da questi siti, notissimi agli archeologi e non abbastanza al grande pubblico, furono portati alla luce i resti di insediamenti dell’età del bronzo (II millennio a.C.) importantissimi, non solo per la protostoria locale, ma anche per quella europea. Così fu scoperta la civiltà delle Terramare, il cui straordinario grado di organizzazione e sviluppo socioeconomico è stato reso indiscutibile dai lavori di centinaia di studiosi.

Ci sono luoghi dove le tracce della storia sono più labili e difficilmente leggibili, vuoi per la mano pesante dell’uomo, vuoi per l’intervento lento e irreversibile della natura. Fatti e persone sono come il vino, e il tempo è come l’acqua: più si aggiunge acqua a quel vino, più è difficile distinguerne il sapore originario.

Così più si va indietro nella storia, più lo sguardo si deve fare attento per chi è curioso e vuole rendere giustizia alle proprie radici.

A noi gente di pianura serve un occhio più attento, giacché le imponenti strutture dell’età del bronzo erano qui costruite in materiale deperibile e venivano perciò demolite e ricostruite periodicamente nello stesso posto spianando i resti delle precedenti, facendo “crescere” delle vere e proprie colline artificiali nella pianura altrimenti piatta. Così si spiega la via del “Montello” a Casinalbo, o il toponimo “Montale” per Montale Rangone.

Il mio invito è a ricordare sempre, quando passiamo da queste località tanto famigliari, che attraversiamo fisicamente le tracce del nostro passato, tanto nascosto, incompleto e sfuggente da conservare ancora il fascino antico della scoperta.

Dedicato alla redazione dell’APPUNTO, con tutta la stima

 che si può nutrire per chi non se ne sa stare fermo e zitto


*Articolo tratto da “L’APPUNTO”, n°2, trimestrale di informazione formiginese

Informazioni sui recenti scavi a Casinalbo
http://www.archeobo.arti.beniculturali.it/casinalbo_09.htm


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