Pomposa: terra di movida e violenza o terreno elettorale? (di Baldoni Fabio)

Lunedì 27 settembre, sulle prime pagine di tutti i quotidiani della nostra città (Gazzetta di Modena – Resto del Carlino – l’Informazione) una notizia ha colpito i miei occhi di barista: sabato scorso in un locale del centro storico, zona Pomposa, due nordafricani hanno picchiato i gestori di un locale. Ubriachi e molesti. Violenza gratuita verso una donna e suo figlio. Naturalmente ho pensato agli episodi – pochi per fortuna – in cui ho dovuto affrontare clienti ubriachi. Poi ho letto con attenzione gli articoli, praticamente uguali su tutti i giornali, ed ho chiuso “il caso” come balordi guidati sia dalla birra che dallo scarso rispetto per gli altri e per la legge.

Nei giorni seguenti ho continuato a seguire la notizia, che ha portato agli inevitabili interrogativi sulla sicurezza e sulla “movida” del centro. Concetti che muovono l’amministrazione cittadina e che indignano la cittadinanza, moventi per ordinanze e chiacchiere da bar. Sicuramente il caso è da stigmatizzare, e mi preoccupa come cittadino prima e come esercente poi. Però… C’è un grosso però che mi gira dentro da molti mesi, e lo sviluppo di questo fatto di cronaca non mi ha aiutato ad eliminarlo.

Violenti che rubano birre e che picchiano due persone. Concetto chiaro. Nessun dubbio su dove sta la ragione e dove il torto. L’amministrazione – nella persona dell’assessore Marino – che promette di intensificare la vigilanza nel quartiere, l’opposizione che lamenta di aver segnalato da tempo sia i problemi che le mancate soluzioni, i residenti che non si sentono sicuri sotto casa in certi orari della notte. Però… Però leggendo gli articoli è altrettanto chiaro che nel caso specifico si tratta di un piccolo gruppo (una decina di persone) conosciuto da tutti – abitanti, gestori di locali – che da tempo imperversa nella zona. Addirittura, sulla Gazzetta di Modena, è presente una testimonianza di un giovane che dice: “Vengono dall’altra parte della via Emilia; si trovano in via Carteria e nelle strade vicine. Arrivano qui ubriachi e gettano bottiglie e lattine vuote per la strada”. Questo non elimina il fatto in sé, certo, però se il problema è una decina di persone che, sempre parole de la Gazzetta di Modena, mette “paura nella zona invasa da una banda di nordafricani”, allora non servono soluzioni politiche – famigerate ordinanze o meno – ma una polizia più attenta. Stop.

Però… Però, mi sono detto in questi giorni, non posso permettermi di avere la certezza che tutti i problemi siano causati da un piccolo gruppo di persone: se i giornali scrivono in questa maniera deve esserci di più.

Se penso alle mie esperienze in quel quartiere, birra con amici sempre nello stesso locale – a due passi dal bar scenario dell’episodio di violenza – o chiacchiere mentre si passeggia in un centro deserto all’una del mattino, non posso dire di essermi mai sentito a disagio o poco sicuro. Però forse è minima la mia esperienza per dare delle risposte: fruitore del quartiere solo per poche ore. Allora ho continuato ad informarmi. Ho letto con attenzione gli articoli di questi giorni. Le soluzioni sbandierate dall’opposizione sono lineari e condivisibili – più controlli – ma poi, oggi, leggo che hanno istituito un corso per esercenti per poter affrontare i malintenzionati: capire chi può essere pericoloso e successiva autodifesa. E qui ho perduto del tutto la condivisione di vedute. Ma se il cittadino deve difendersi da solo, allora a cosa serve l’amministrazione? Se il balordo devo combatterlo io allora tanto vale prendere il porto d’armi e tenere la pistola dietro il bancone. Poi mi sono ricomposto. Mi sono ricordato di essere obiettore di coscienza – inutile quindi richiedere il porto d’armi – e di credere che in questi casi debbano essere le forze di polizia a dover affrontare questi problemi.

Ma tutti questi pensieri non danno una risposta alla domanda posta precedentemente: il quartiere è davvero pericoloso o no? L’episodio è un’inevitabile conseguenza di un trend o solamente un caso altrettanto inevitabile di piccola criminalità?

Oggi sull’Informazione credo di aver trovato una piccolissima traccia di risposta, almeno per me. Dico piccolissima perché in effetti era inserita nelle pagine centrali: piccolo articolo, poco appariscente, soprattutto dopo aver letto nelle pagine precedenti ancora parole di fuoco e titoli cubitali su sicurezza e soluzioni al problema. Era una lettera, firmata da una parte di gestori e residenti della zona: non posso sapere che percentuale di loro rappresenti, però posso farmi delle domande sul perché fosse così poco visibile e, soprattutto, sul perché fosse pubblicata solo su uno dei quotidiani della nostra città (non posso pensare che l’abbiano mandata solo a quello con meno copie vendute). Volevano dire la loro. Volevano alzare la voce. Perché trovano ingiustificate le voci negative sul loro quartiere. Dicono che non è mai stato così vivibile e bello – sì, bello – come negli ultimi anni. Che la movida ha portato vita sotto le loro case e, naturalmente, nei loro locali. Fermamente si chiedono perché sia in atto una campagna, non solo d’informazione – disinformazione a parer loro – contro quella zona del centro storico.

La verità spesso sta nel mezzo, almeno così mi ha insegnato la vita, però il problema è dove stai tu.

Se sei un barista di Maranello puoi chiudere il giornale e tornare a servire i tuoi clienti. Se sei un barista del centro storico potresti avere sempre meno clienti da servire (sempre di oggi le statistiche sulla drastica chiusura di locali nel centro rispetto alle altre zone della città, inutile dire che la cattiva pubblicità non fa bene alle attività commerciali). Se hai un appartamento in centro di certo il suo valore tenderà a calare nel tempo, visto che la richiesta non sarà delle migliori, sia che tu voglia venderlo od affittarlo. Se invece vuoi acquistare, allora basta avere pazienza ed aspettare che la situazione – vera o presunta – precipiti maggiormente.

Se sei un partito di centro-destra questo è il tuo ambiente: hai tutte le risposte e la faccia giusta per donarcele. Se sei il partito che governa la città questo è il campo sul quale – mi sembra – tu hai deciso di recuperare credibilità e voti: hai tutte le risposte ma, se ti guardo in faccia, non riesco più a riconoscerti.

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